{"id":15301,"date":"2013-05-27T16:20:43","date_gmt":"2013-05-27T15:20:43","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=15301"},"modified":"2013-05-27T16:20:43","modified_gmt":"2013-05-27T15:20:43","slug":"premio-racconti-nella-rete-2013-san-giorgio-e-il-drago-di-fumo-di-ilaria-cecchini","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=15301","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2013 &#8220;San Giorgio e il drago di fumo&#8221; di Ilaria Cecchini"},"content":{"rendered":"<p>Il mezzogiorno stava per prendere il posto della mattina. C\u2019erano volute alcune ore \u2013 gran parte della mattinata in effetti \u2013 ma la nebbia che nella notte era salita dai laghi che circondano la citt\u00e0 di Mantova era pian piano svanita. Nell\u2019aria limpida, sotto il sole pallido e invernale di quel giorno di febbraio, freddo e a cavallo degli zero gradi, le persone assembrate sotto le mura di Castel San Giorgio battevano i piedi intirizziti e si spostavano verso la parte assolata del prato. Era una folla eterogenea, variopinta. Alcuni erano di mezza et\u00e0, altre giovanissime. Alcune tenevano per mano un\u2019altra ragazza, altre o altri si tenevano stretti a un ragazzo. Alcuni indossavano piumini o cappotti anonimi e scuri, altre portavano sciarpe o contrassegni arcobaleno. Un buon numero portava all\u2019occhiello o fra i capelli un giglio bianco, preso da una cesta che riposava sul muricciolo che circondava il fossato del castello.<\/p>\n<p>Un uomo giovane sal\u00ec la scalinata che portava in cima alle mura del fossato. Da l\u00ec cominci\u00f2 a parlare, senza microfono, alla folla sparuta che si faceva pi\u00f9 vicina e a portata di voce. Parl\u00f2 a lungo e con molte parole, alcune delle quali tornavano spesso, come \u2018festa\u2019 o \u2018diritti\u2019. Prediligeva i verbi al futuro rispetto a quelli al passato, soffermandosi tuttavia con forza tra i verbi al presente, sempre accompagnati dalla locuzione di tempo \u2018oggi\u2019. La gente guardava lui e si guardava attorno, ancora battendo i piedi intirizziti, ancora spostandosi anche solo di pochi passi per passare dall\u2019ombra del castello alla luce calda del sole, che lento cambiava posizione nell\u2019alto del cielo.<br \/>\nLa folla non vide la nebbia che spunt\u00f2 improvvisa alle loro spalle, nel punto in cui le acque del lago incontrano il ponte che le attraversa. Se ne accorse solo dopo, seguendo lo sguardo del giovane uomo che aveva smesso di parlare nel mezzo di una frase. Se ne accorsero quando il suono delle esplosioni giunse fino a loro dalla distanza del prato, che a malapena li divideva ora da un corteo di uomini sorto di colpo dal ponte, intruppati a coorte, vestiti di nero, il volto coperto da passamontagna scuri, striscioni e megafono fra le mani, bandiere nere con sigle a due lettere sventolanti nell\u2019aria ormai grigia di fumo. I botti delle bombe carta scoppiavano due volte sulla folla: la prima, attutiti, direttamente attraverso il gran prato; la seconda, amplificati, provenivano come eco dalle pareti massicce di Castel San Giorgio.<\/p>\n<p>Uno sparuto numero di uomini in divisa, con le insegne delle forze dell\u2019ordine, si avvicin\u00f2 agli uomini in nero, che rallentarono l\u2019avanzata ma alzarono repentinamente il volume delle urla amplificate e distorte dai megafoni, e si sparsero a ventaglio a ridosso dei pochi agenti.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>In silenzio, senza nessun ordine impartito, una parte della folla \u2013 quella dall\u2019aspetto pi\u00f9 anonimo e comune \u2013 si mise in mezzo al prato, fra la strada dove scoppiavano i fumogeni e la scalinata attorno a cui erano raccolti gli altri, formando una barriera di corpi: senza striscioni, senza simboli. Senza particolarit\u00e0, se non per la posizione che avevano deciso di prendere; in cui avevano deciso di raccogliersi e rimanere ben dritti in piedi.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Il giovane uomo aveva ripreso a parlare, con voce acuta e concitata, sovrastando a malapena i botti che schioccavano irregolari ma continui; talora la sua voce veniva cancellata dal clamore sempre meno lontano. Riprendeva con forza. Poi si spezzava. Ciclicamente.<\/p>\n<p>Fu allora che una persona di fianco alla scalinata, molto alta, magra sebbene di ossatura pesante, in abiti e trucco femminili, con una borsetta rossa lucente alla spalla, cominci\u00f2 a urlare: \u201cVergogna! Vergogna!\u201d sovrastando in volume e vigore sia il giovane uomo che le bande nerovestite. \u201cVergogna, vergogna!\u201d esclam\u00f2 ancora, e nonostante occhieggiasse oltre il prato, mentre urlava, il giovane uomo ammutol\u00ec del tutto, guardandola allo stesso modo in cui aveva fissato gli uomini in nero nei momenti in cui la voce gli si spezzava.<\/p>\n<p>Prima che le grida riprendessero, una donna anziana affianc\u00f2 il giovane in cima alla scalinata e prese la parola al suo posto. L\u2019incedere del discorso era regolare e sonoro: senza esitazioni, nitido; cresceva in forza ad ogni parola. Non si spezzava, non ammutoliva. Ogni volto della folla si rivolgeva lei.<\/p>\n<p>Le parole fluivano costanti: le pi\u00f9 frequenti furono \u2018ignoranza\u2019, accompagnata da un gesto della mano che indicava lontano, e \u2018figli\u2019, con un allargare delle braccia rivolto a tutti, al di qua e al di l\u00e0 del prato. Man mano che parlava, gli occhi della folla ai suoi piedi si facevano pi\u00f9 lucidi. Le schiene, pi\u00f9 dritte. Risuon\u00f2 per un\u2019ultima volta la parola \u2018madre\u2019, la parola con cui si era presentata all\u2019inizio.<\/p>\n<p>Quando smise di parlare gli uomini in nero se n\u2019erano andati. Rimaneva giusto un po\u2019 di fumo, una foschia sottile diradata dal sole, e gli uomini in divisa ancora al limitare del prato.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>La folla si fece pi\u00f9 compatta; molti si misero in fila, a due a due, per salire a turno i primi gradini della scalinata, dove una persona li accoglieva e faceva loro domande, a cui assentivano: solennemente. Ogni frase conteneva la parola \u2018sposo\u2019 o \u2018sposa\u2019. La persona che li accoglieva non era sempre la stessa: una indossava una fascia tricolore al petto e rideva spesso, alla maniera di chi ha bevuto troppo vino a tavola \u2013 altre erano pi\u00f9 serie \u2013 altre timide ed emozionate. Le coppie continuarono a presentarsi per lungo tempo. C\u2019erano coppie di uomini, coppie di donne, coppie miste di donne e uomini, ragazzi, ragazze, in ogni combinazione: a turno salivano la scalinata, a turno ne scendevano sorridendo, o abbracciandosi, o baciandosi, o tutte e tre le cose assieme. Altri applaudivano. Nei discorsi ad alta voce e nelle frasi mormorate fra la folla appariva sempre pi\u00f9 spesso, con pi\u00f9 frequenza di tutte le altre, la parola \u2018festa\u2019.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Se ne andarono cos\u00ec come erano arrivati: a coppie e a piccoli gruppi. Rimase sul prato il sole alto nel cielo, a seguire il suo corso.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_15301\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"15301\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il mezzogiorno stava per prendere il posto della mattina. 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