{"id":1529,"date":"2009-05-23T11:45:34","date_gmt":"2009-05-23T10:45:34","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=1529"},"modified":"2009-05-23T11:45:34","modified_gmt":"2009-05-23T10:45:34","slug":"anzac","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=1529","title":{"rendered":"Racconti nella Rete 2009 &#8220;Anzac&#8221; di Cristiano Caracci"},"content":{"rendered":"<p class=\"MsoNormal\" style=\"none;\"><span style=\"Arial;\">Forse perch\u00e9 sono nato qui, dove mio padre aveva cercato fortuna, forse perch\u00e9 non ho mai viaggiato, certo perch\u00e9 insegno nella nostra piccola universit\u00e0, comunque nessuno in famiglia, ha mai immaginato mio figlio studente a Oxford. <\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"none;\"><span style=\"Arial;\">Altrettanto senza discussione \u00e8 stata la scelta degli studi, cos\u00ec diversi dai miei e dal mio insegnamento; una scelta serenamente motivata dal grande amore sempre mostrato da mio figlio per gli animali e l\u2019ambiente naturale; insomma, questo autunno sar\u00e0 della nostra facolt\u00e0 di zoologia, come ha sempre detto di volere osservando con passione ogni cosa di questa bella, nuova terra sterminata. <\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"none;\"><span style=\"Arial;\">Considero, anzi, assai pi\u00f9 logica la scelta di lui, legata alle cose che ci stanno intorno, di quella mia, di tanti anni fa, apparsa sicuramente astrusa; ma l\u2019indole umana \u00e8 segreta per cui alcune immagini su un libro mi avevano spinto a leggere pagine antiche con una passione coltivata dall\u2019insegnante di liceo. <\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"none;\"><span style=\"Arial;\">Cos\u00ec, per quanto vivessi la mia adolescenza e la bellezza della natura dominasse, mi trasformai quasi in un fenomeno, studente di archeologia e letteratura classica, compagno di pochi altri, dediti alla biblioteca. Ancora adesso, da professore, io stesso mi sento strano, un originale senza volerlo essere, perch\u00e9 le storie dei greci, dei persiani dei latini ancora mi appassionano, come fossi un ragazzo sorpreso e stupito dalla magia di quei nomi e di quelle lotte; ricordo gli anni belli, in gita con Maria, quando raccontavo al nostro piccolo di correre come a Maratona, le colline laggi\u00f9 si chiamavano Termopili e quell\u2019isola Salamina; guardasse bene come su quella barca si riconoscesse Temistocle, il sommo stratega; ma, assai pi\u00f9 saggio, il piccolo giocava col cane. Sono trascorsi gli anni, abbiamo visto la fine di un secolo, pure se qui, nel luogo pi\u00f9 lontano, che sia l\u2019800 o il \u2018900 poco cambia nella serena immobilit\u00e0 della pace del nostro mondo dove mancano quasi notizie dall\u2019Europa e neppure interessano. Andati gli anni, sono il professore, ma gli studenti di archeologia e belle lettere rimangono pochi; tuttavia, con orgoglio la nostra facolt\u00e0 \u00e8 aperta per quei pochi perch\u00e9 non si dica ignorante la Nuova Zelanda. Mancano, per\u00f2, i denari per gli studi classici; la madrepatria e la nostra comunit\u00e0 sostengono, a ragione, le scienze, cos\u00ec n\u00e9 io n\u00e9 i miei studenti abbiamo mai potuto visitare il Mediterraneo; e al club, brutta copia, credo, degli originali londinesi, al club, tentando un\u2019improbabile britannica ironia, percepisco un amichevole dileggio per il greco che non ha mai veduto la Grecia; per me, ormai, ho rinunciato a quel sogno, ma sinceramente spero per i ragazzi, cos\u00ec pochi ma appassionati e meritevoli.<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"none;\"><span style=\"Arial;\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"none;\"><span style=\"Arial;\">Nessuno di noi al sole del mattino, all\u2019impiedi nell\u2019erba del giardino, nessuno capiva cosa significasse quella sigla stampata netta, nera in cima al foglio, ANZAC. Nessuno di noi voleva credere a ci\u00f2 che, pure chiaramente, era scritto di seguito ad ANZAC; non si voleva credere, ma, ormai, mia moglie piangeva mentre John e io ci guardavamo muti, inebetiti una mano ciascuno a reggere quel pesantissimo, odioso foglio dell\u2019ANZAC. Quando la nave stacc\u00f2, stipata di soldati, noi ormai soli sul molo, circondati da migliaia di altri come noi, disperati come tutti, eravamo sorpresi dal precipitare della disgrazia. Cupa, lugubre muggiva la sirena della nave, nessuno sentiva la banda suonare sul molo marce patriottiche; soltanto quella sirena entrava nelle orecchie; soltanto il fazzoletto agitato dal suo braccio, non vedevamo bandiere e coccarde; ogni bene quella nave ci portava via.<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"none;\"><span style=\"Arial;\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"none;\"><span style=\"Arial;\">Tutti in citt\u00e0 si leggeva giornali mai letti; giornali di Londra, censurati e vecchi di un mese; notizie dalla radio poche e ciascuno le riferiva al vicino, all\u2019amico, ai genitori dell\u2019amico del figlio, partito con lui; la posta viaggiava con i giornali o pi\u00f9 lentamente e ugualmente censurata, mentre i padri di tutto quel mondo impazzito potevano dire alle madri come nessuna nuova fosse buona nuova, ma n\u00e9 i padri n\u00e9 le madri credevano a una simile sciocchezza; tranne che per un telegramma rassicurante all\u2019arrivo, i primi mesi del 1915 trascorsero senza notizie; poi, durante la loro primavera e il nostro autunno, venne atroce, quella che l\u2019ANZAC combatteva, cio\u00e8 nostro figlio combatteva. Quando, come ogni giorno, il postino consegn\u00f2 le carte, era come gi\u00e0 lo sapessimo; per estrema beffa, un vecchio giornale di Londra, pervenutoci allora, riportava una dichiarazione dell\u2019Ammiragliato,\u201d \u00e8 difficile immaginare un\u2019operazione che dia pi\u00f9 speranza\u201d.<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"none;\"><span style=\"Arial;\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"none;\"><span style=\"Arial;\">Quattro anni, per quasi quattro anni si uccisero, in Europa, sopra il corpo di nostro figlio, chiamato dalla Nuova Zelanda; a combattere i turchi, si diceva, nemici di Cristo,<span style=\"yes;\">\u00a0 <\/span>anche i tedeschi cristiani loro alleati e a sostegno dei nostri alleati russi ortodossi. Quattro anni, non bastarono a curare la nausea, il lutto, l\u2019inutilit\u00e0 della nostra perdita irrimediabile. Tutto fin\u00ec in Europa e anche da noi, nelle isole agli antipodi, qualcuno festeggi\u00f2 la vittoria; discorsi, fanfare, bandiere come alla partenza, mentre il cuore era gonfio. Allora, al rettore della mia universit\u00e0 domandai di concedermi l\u2019anno sabbatico, mai richiesto da nessuno ma dissi come lo richiedesse i miei studi, da concludere nel mar Egeo; tutti compresero e nessuno si oppose.<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"none;\"><span style=\"Arial;\">Quanto fu lungo e disagiato il viaggio, povero figlio mio, e il nostro: era pi\u00f9 agevole raggiungere direttamente Londra, piuttosto di Salonicco. Nelle cabine di ciascuno dei battelli, porto dopo porto, mia moglie piangeva, come il primo giorno, e si assopiva la mattina \u201cun poco pi\u00f9 vicina a lui\u201d. Imparammo come i ragazzi dell\u2019ANZAC fossero stati riuniti nell\u2019isola di Lesbo dove navi inglesi attendevano in uno dei grandi golfi. Da l\u00ec cominci\u00f2 la nostra ricerca e per abitudine dissi qualcosa, entrando nel porto di Mitilini, di ci\u00f2 che, in quell\u2019isola, aveva scritto Saffo e a ragione mia moglie mi guard\u00f2, una maschera greca, quasi con odio: \u201cper lui\u201d era quel viaggio. Lavoravano ancora uffici militari inglesi proprio per sostenere i parenti alla ricerca dei caduti; anche i greci ci riconoscevano, suppongo per l\u2019aspetto anglosassone, il dolore scritto sui volti, la lingua; ogni cosa ci rendeva amici, spesso, loro ospiti. L\u2019ordine meticoloso della conta dei caduti, per cui quegli uffici andavano fieri, capaci di seguire il morto dal colpo fatale alla tomba, consent\u00ec di sapere in quale isola il nostro John fosse sepolto e in quale dei tanti cimiteri di guerra; scriveva ad alta voce il sergente, qualifica cognome nome divisione battaglione compagnia date alfa e omega, luogo della morte e della sepoltura: Gallipoli e Lemno; di nuovo a Salonicco a imbarcarci per Lemno, altri giorni di navigazione.<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"none;\"><span style=\"Arial;\">Non so descrivere mia moglie in vista del porto di Mirina, non so; per me, tutta la vita avevo sognato Lemno, la pi\u00f9 misteriosa, \u201cla ben costruita\u201d; ma, forse, era un\u2019isola maledetta, insidiosa, meta di eserciti. Ormai era inverno, nevicava intenso e neppure entrando nel porto dominato, come sapevo, dalla pi\u00f9 grande fortificazione di Grecia, riuscii a distinguere nulla delle opere n\u00e9 bizantine n\u00e9 genovesi n\u00e9 turche coperte dallo spesso manto bianco. La nave attraccava, dunque, nel piccolo porto, la nostra meta; al freddo, abbracciato a sua madre, pensavo al terrore toccato a nostro figlio prima della morte, magari tentando di scalare, sotto il fuoco, una fortificazione altrettanto ripida e insidiosa, mentre suoi amici cadevano, l\u00ec accanto, prima di lui. Nevic\u00f2 la notte intera.<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"none;\"><span style=\"Arial;\">Di prima mattina, un\u2019auto militare ci accompagn\u00f2; era spuntato il sole e il cielo si era fatto meno opprimente; il soldato taceva e guidava prudente lungo una traccia di strada, ma spesso fu costretto a fermarsi e spalare; lei stringeva i pochi fiori ritrovati in paese, i primi e gli ultimi da deporre sulla tomba del figlio. Il portone era aperto su un cortile vuoto, tutto innevato; l\u00ec, sul portone, ferm\u00f2 l\u2019auto; il manto era intatto a dire, pensai, di come quel sergente che ci si faceva incontro, uscendo da una piccola costruzione, non abbandonasse mai i ragazzi; le sue erano le prime impronte a violare la neve della notte e fui felice indossasse la vecchia divisa dell\u2019ANZAC. Teneva gi\u00e0 con se il grande libro dei morti e fu sufficiente dirgli il nome; dopo alcune pagine ci restitu\u00ec scritti <span style=\"yes;\">\u00a0<\/span>una lettera e un numero; torn\u00f2 in casa e di nuovo ci venne incontro senza libro ma con un badile, lentamente ci aiut\u00f2 a seguirlo, sprofondando tutti fino al ginocchio in quella coltre intatta dove egli, distingueva dei pioli poco pi\u00f9 alti della superficie. Immergeva la pala, poi la ritraeva e dava piccoli colpi sotto la neve; presto trov\u00f2 il suono della pietra e cominci\u00f2 a scavare, rimuovendo mucchi di neve che lanciava lontano; continu\u00f2 quel lavoro per noi tanto doloroso, slargando tutto intorno alla pietra come lui sapeva; con rispetto, ci sembr\u00f2, abbandonato il badile, senza guanti, rimosse un ultimo strato fino a quando apparve il suo nome, il nome che gli avevamo dato e avevamo perduto: scalpellato in rilievo, insieme a una piccola croce e alle date, un piccolo cubo di pietra infisso in terra. L\u00ec sotto pensai, sotto la neve e la terra, era deposta una bara militare, uguale a migliaia d\u2019altre; \u201cmolti, tuttavia\u201d, disse a nostro conforto il sergente, \u201cnon hanno nome; e sulla pietra vi \u00e8 spazio perch\u00e9 la famiglia aggiunga una breve frase\u201d; nulla si poteva dire mentre il dolore pareva, finalmente, volerci sopprimere. Guardavo lei, ormai fradicia, in ginocchio nella neve, poggiare i suoi modesti tre fiori, regalo prezioso di qualche casa di Mirina; l\u2019aiuto a rialzarsi, sprofondiamo nella neve, ci solleva il guardiano e gli restituisce il quaderno su cui, tremolante, aveva scritto; \u201cdomani sar\u00e0 pronto\u201d; ci avviamo con fatica. Tornai da solo il giorno dopo; la neve un poco si era disciolta al sole, tuttavia il grande manto bianco dei caduti nascondeva ancora le altre pietre tombali; soltanto intorno la nostra la neve era stata rimossa, per il lavoro promesso. \u201cMai avremmo immaginato cos\u00ec lontano\u201d era l\u2019iscrizione voluta da lei. <\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"none;\"><span style=\"Arial;\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"none;\"><span style=\"Arial;\">Finiva il mio anno sabbatico di ridicolo professore di lettere classiche in Nuova Zelanda; altri mesi di navigazione per ritrovare la nostra casa vuota, non abbastanza lontana da salvarci dalla follia europea. Rinunciai al lavoro e presto dimenticai gli studi che per una vita avevo amato; confondo i miti, il nome degli dei, dimentico le date; molti degli animali amati da mio figlio e ormai da me, sono ospiti della nostra casa; spesso un miagolio \u00e8 un sussulto<span style=\"yes;\">\u00a0 <\/span>di giovent\u00f9, perch\u00e9 somiglia a qualcosa. Soltanto della guerra di Troia non riesco a dimenticare nulla.<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"none;\"><span style=\"Arial;\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"none;\"><span style=\"Arial;\">Cristiano Caracci<\/span><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_1529\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"1529\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Forse perch\u00e9 sono nato qui, dove mio padre aveva cercato fortuna, forse perch\u00e9 non ho mai viaggiato, certo perch\u00e9 insegno nella nostra piccola universit\u00e0, comunque nessuno in famiglia, ha mai immaginato mio figlio studente a Oxford. 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