{"id":15249,"date":"2013-05-26T18:16:00","date_gmt":"2013-05-26T17:16:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=15249"},"modified":"2013-05-27T15:53:08","modified_gmt":"2013-05-27T14:53:08","slug":"premio-racconti-nella-rete-2013-il-caso-del-triste-invidioso-di-michael-gaddini","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=15249","title":{"rendered":"Premio Racconti per Corti 2013 &#8220;Il caso del triste invidioso&#8221; di Michael Gaddini"},"content":{"rendered":"<p>La stanza era ampia e fredda; l\u2019unica finestra che si affacciava sulla strada, quella strada, era stata del tutto sigillata da vecchie tavole che il sig. Olfini aveva preso in garage. Vi erano delle piccole fessure tra una tavola e l\u2019altra da far penetrare pochissima luce, ma sufficiente, ad illuminare il volto sconvolto dell\u2019uomo. Quest\u2019ultimo fumava come una ciminiera nonostante non avesse mai fumato in tutta la sua vita. Era da poco tornato dal commissariato per rilasciare una sua testimonianza. Che cosa era capitato? Finita l\u2019ultima sigaretta dell\u2019intero pacchetto and\u00f2 in salotto per cercare dei sigari. Magari il suo vecchio ne aveva dimenticato qualcuno sul tavolo. Scese molto lentamente. Cercava di fare meno rumore possibile. Entr\u00f2 nel salotto. Di fronte al tavolo vi era un camino intagliato in pietra serena sormontato da una rozza e polverosa mensola. Prese la scatola di fiammiferi ma niente sigari. Sul divano trov\u00f2 un manoscritto, o meglio, il manoscritto. La causa di tutti i suoi mali. Lo prese gettandolo nel camino. Sfreg\u00f2 un fiammifero nella pietra gettandolo nel camino. Aliment\u00f2 la fiamma buttandoci un po\u2019 di alcol. Vi fu una grossa fiammata. Il manoscritto era ricoperto dalle fiamme che pian piano lo stavano consumando. Del fumo si proiett\u00f2 negl\u2019occhi dell\u2019uomo facendogli chiudere. In quel ebbe come un flashback del giorno in cui conobbe Davide Ferzi. Il suo vicino. Circa otto mesi fa. Il giovane Ferzi, neanche trentenne, si era da poco trasferito con la moglie Catherine e il loro cane. Ottone si chiamava. Vennero ad abitare di fronte al sig. Giacomo Olfini. Tra i due non vi fu nessuno scambio di parole o cortesie. Solo un buongiorno e buonasera. Olfini era un programmatore informatico che nel tempo libero si dilettava con la scrittura. Purtroppo con scarso successo. Aveva pubblicato qualche opera, partecipato ad alcuni concorsi, ma restando sempre un autore mediocre. C\u2019ho lo faceva dannare. Non aveva moglie e figli. Ogni tanto il padre gli faceva visita. L\u2019unica valvola di sfogo era la scrittura. Avrebbe voluto pubblicare un libro o una raccolta delle sue opere ma nessuna casa editrice credeva nelle sue storie. Ferzi invece veniva dalla citt\u00e0. Era di Milano. Sin da bambino voleva fare il pilota di paramotore e infatti lo era diventato. In pi\u00f9 anche istruttore di volo. Ogni tanto lo chiamavano per girare qualche scena aerea di film o documentari per la tv. Anche lui amava la lettura, ma soprattutto, scrivere. Tra Olfini e Ferzi correvano circa diciotto anni di differenza. Nonostante ci\u00f2 avevano qualcosa in comune. Infatti durante un pomeriggio estivo si incontrarono per caso in un bar del centro. Fecero colazione assieme. Oltre all\u2019abituale \u201cbuongiorno\u201d vi fu un piacevole scambio di idee. Parlarono del tempo, delle donne, per poi piombare sull\u2019argomento tanto agognato da entrambi; la letteratura. Entrambi erano scrittori dilettanti, anche se, dai loro discorsi volevano far credere a qualcosa di pi\u00f9. Finita la colazione Ferzi decise di invitarlo a casa per fargli leggere un suo soggetto. Abitavano l\u2019uno di fronte all\u2019altro. Solo una lunga strada ben trafficata li separava. I due si sbottonarono entrando cos\u00ec in argomentazioni pi\u00f9 sciolte e fluide. \u00a0Ferzi gli fece leggere il suo soggetto. Dieci pagine. Olfini ne rimase del tutto incantato. Era una storia originale. Avvincente. Con dei personaggi ben strutturati. Eppure pens\u00f2 era solo una bozza. E avrebbe gi\u00e0 funzionato come racconto breve. \u201cChe cosa aveva in mente quel giovane di citt\u00e0?\u201d Dopo la lettura Olfini non fu pi\u00f9 lo stesso. D\u2019un tratto divenne loquace. Si fece prendere da un\u2019improvvisa invidia nei confronti del giovane Ferzi. Era decisamente pi\u00f9 bravo di lui a scrivere. Invent\u00f2 la prima scusa che gli venne in mente per andarsene. Tornato a casa incominci\u00f2 a parlare da solo. Volle convincersi del fatto che era solo un dilettane e che quella bozza sarebbe rimasta tale. La solita fortuna del principiante. Niente di pi\u00f9! Mai e poi mai sarebbe divenuto un racconto completo. Passati tre mesi i due si ritrovarono di nuovo allo stesso bar. Fecero colazione. Ferzi non stava pi\u00f9 nella pelle. Del tutto galvanizzato gli disse che aveva finito il suo racconto. Ottantotto pagine in tutto. L\u2019aveva spedito a Milano da un amico editore. Entro poche settimane gli avrebbe fatto sapere per la pubblicazione. Olfini non profer\u00ec parola alcuna. \u201cMa come era potuto succede?\u201d Si domand\u00f2. \u201cSono oltre vent\u2019anni che scrivo e non ho ancora pubblicato niente!\u201d Si rimprover\u00f2 l\u2019uomo. Ferzi not\u00f2 qualcosa di strano nei suoi occhi del sig. Olfini che si alz\u00f2 dal tavolo scappando via dal bar. Se ne and\u00f2 senza alcuna spiegazione. Non salut\u00f2 nemmeno. Da una semplice invidia passeggera pass\u00f2 ad una stomachevolmente ossessione nei confronti del giovane Ferzi. D\u2019un tratto inizi\u00f2 ad elencarne i pregi; giovane, alto, bello, con una moglie altrettanto giovane e bella, una casa pi\u00f9 grande, un cane, simbolo di fedelt\u00e0 coniugale, un auto nuova di pacca, un maghetto che al posto della bacchetta magica aveva una penna. Una grande mente! Questo sentimento d\u2019indivia ossessiva corrose l\u2019anima inquieta del sig. Olfini. Uno scapolo, senza moglie e figli, senza un cane, ma soprattutto, un mediocre scrittore. L\u2019unica cosa che lo teneva in vita erano proprio i suoi racconti che mai avevano riscosso il successo del pubblico o della critica. Di colpo si guard\u00f2 dentro e vide solo un fallito. \u201cLa colpa \u00e8 di Ferzi!\u201d esclam\u00f2. \u201cMi ha sbattuto in faccia il suo successo senza alcun moralit\u00e0!\u201d aggiunse. Olfini si chiuse nella sua camera. Passarono delle ore prima che si calmasse del tutto. Decise di scendere per cena. Dalla finestra vide con la coda dell\u2019occhio il giovane Ferzi uscire di casa. Nelle mani aveva un blocco di fogli. Un manoscritto. Probabilmente era il suo racconto. Arriv\u00f2 sul ciglio della strada aspettando che non passassero macchine. L\u2019uomo intu\u00ec l\u2019intenzione di Ferzi. Voleva venire a casa sua per fargli leggere il manoscritto. \u201cMa perch\u00e9 mi vuole umiliare in maniera cos\u00ec esplicita?\u201d Pens\u00f2 l\u2019uomo. \u201cNo, non voglio leggerlo! Anzi, non voglio proprio vederlo quello spocchioso ragazzino di citt\u00e0!\u201d Lo fiss\u00f2 intensamente augurandogli le peggior cose, tra cui: \u201cSpero ti metta sotto un\u2019automobile!\u201d Disse con furia omicida. E in un batter di ciglia ecco che il giovane Ferzi nel tentativo di attraversare la strada venne preso in pieno da un furgone. Il tempo si ferm\u00f2! Il cuore del sig. Olfini inizi\u00f2 a battere fortissimo. Scese le scale pi\u00f9 in fretta che pot\u00e8. Usc\u00ec di casa precipitandosi verso la strada. Il conducente del furgone cerc\u00f2 di svegliare il giovane Ferzi ma era tutto inutile. Mor\u00ec sul colpo! Olfini vide una pozza di sangue intorno alla sua testa del giovane. Era morto! Non c\u2019era pi\u00f9 polso. L\u2019uomo baffuto che conduceva il furgone scoppi\u00f2 a piangere. Olfini raccolse dall\u2019asfalto il manoscritto. In quel momento usc\u00ec Catherine. Anch\u2019essa si precipit\u00f2 in soccorso del marito. Era troppo tardi. Ferzi era morto! Si crebbe un cerchio di curiosi attorno al tragico incidente. Il sig. Olfini gir\u00f2 i tacchi. Rapito dal sospetto che era tutta colpa sua si chiuse in casa. La sera pi\u00f9 tardi si present\u00f2 al commissariato per denunciare la morte del suo vicino. \u201cSono stato io ad ucciderlo!\u201d disse \u201cHo desiderato cos\u00ec intensamente la sua morte che si \u00e8 avverata!\u201d Disse di nuovo. Il maresciallo cerc\u00f2 di farlo ragionare. \u201cStia calmo! Non possiamo arrestare una persona perch\u00e9 ha fatto il \u201cmalocchio\u201d al suo vicino.\u201d Spieg\u00f2. \u201cNon \u00e8 stato un incidente! Lui attraversava la strada ed un furgone l\u2019ha investito! Per\u00f2 sono io che l\u2019ho voluto, mi creda!\u201d Aggiunse. \u201cSenta! \u00c8 successa una disgrazia e ce ne stiamo occupando. Capisco il suo dolore! A meno che non fosse lei alla guida di quel furgone non abbiamo motivo di trattenerla.\u201d Infine aggiunse; \u201cSe dice di essere un testimone oculare dell\u2019accaduto procederemo la sua testimonianza ma non possiamo trattenerla senza alcun motivo.\u201d Spieg\u00f2 nuovamente il maresciallo. Il sig. Olfini riapr\u00ec gli occhi. Il manoscritto era del tutto bruciato. Prese l\u2019attizza fuoco e inizi\u00f2 a spargere le ceneri. Si era sentito incolpa per la morte del suo vicino ma non appena vide le ceneri del racconto del giovane Ferzi l\u2019uomo accenn\u00f2 un lieve sorrisetto compiaciuto. Nove mesi dopo l\u2019accaduto il sorrisetto \u201ctrionfante\u201d del sig. Giacomo Olfini si tramut\u00f2 in un&#8217;orrenda smorfia deformata dall&#8217;invidia non appena vide il libro del giovane Ferzi, che la moglie decise lo stesso di pubblicare in nome del marito scomparso, distribuito in qualsiasi libreria del paese. Destinato ha divenire un bestseller di successo.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_15249\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"15249\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La stanza era ampia e fredda; l\u2019unica finestra che si affacciava sulla strada, quella strada, era stata del tutto sigillata da vecchie tavole che il sig. 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