{"id":15200,"date":"2013-05-24T18:20:51","date_gmt":"2013-05-24T17:20:51","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=15200"},"modified":"2013-05-24T18:20:51","modified_gmt":"2013-05-24T17:20:51","slug":"premio-racconti-nella-rete-2013-acqua-di-alessandro-sicoli","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=15200","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2013 &#8220;Acqua&#8221; di Alessandro Sicoli"},"content":{"rendered":"<p>Dieci tavoli, non di pi\u00f9, una corte interna, piccola. Tre grossi ombrelloni quadrati a riflettere le luci soffuse e le fiammelle tremolanti delle candele, protette nei contenitori di vetro. Quel ristornate non lo avresti ma trovato senza conoscerlo. L\u2019ingresso da una via minuscola, stretta non lontano da Corso Magenta, nella vecchia Milano. Costruita quando gli spazi urbanistici non contemplavano il traffico, le automobili. Lo aveva suggerito Barbara, aveva una capacit\u00e0 sorprendente nel trovare posti come quello. Belli, inusuali. Cucina siciliana.<\/p>\n<p>Ogni volta che la rivedevo, i ricordi prendevano a scorrere. Un fiume.\u00a0Dentro, noi due, gli anni insieme, la dolcezza l\u2019amore, i viaggi, le incomprensioni, il rancore, la fine. Avevo fatto l\u2019abitudine ad affrontarlo, avevo imparato a non farmi travolgere dalle acque di quel fiume, spesso tumultuose, a fluttuare sopra la corrente senza annegare, senza neanche toccare la superficie. Ma era impossibile non restare bagnanti, qualche goccia di memoria incontrollata mi raggiungeva portando un po\u2019 di dolore, nostalgia, rimpianti.<\/p>\n<p>Come le pietanze nei piatti, stavano finendo anche gli argomenti neutri, o quasi, di conversazione. Avevamo riempito, colmandoli, i vuoti tra le nostre vite ormai separate, formatisi, accumulatisi dall\u2019ultimo nostro incontro, pochi mesi prima. Nuove persone e nuovi luoghi conosciuti, le letture, il lavoro, le notizie sugli amici comuni. Portando alla bocca l\u2019ultima forchettata di pasta alla Norma, decisi che era venuto il momento di affrontare il vero argomento de quella serata, il motivo per il quale avevo chiesto a Barbara di vederci.<\/p>\n<p>\u201cVorrei parlarti di una cosa importante.\u201d<\/p>\n<p>Alz\u00f2 gli occhi e mi fiss\u00f2 sorridendo con quell\u2019espressione maliziosa, appena accennata, che sapeva avere un effetto travolgente su di me, mi portava a desiderarla, subito, da sempre.<\/p>\n<p>\u201cImmaginavo che ci fosse qualcosa oltre alla semplice voglia di vedermi.\u201d<\/p>\n<p>Avrei voluto dirle di non essere inutilmente crudele, ma il fatto che avesse in sostanza ragione, mi fren\u00f2.<\/p>\n<p>\u201cDimmi qualcosa di Roberto, Barbara. Il marito di Giovanna.\u201d<\/p>\n<p>Non cambi\u00f2 di un millimetro la sua espressione. Il sorriso rimase uguale, quasi congelato. Non mi avrebbe dato la soddisfazione di rendere evidente quanto le mie parole l\u2019avessero colpita. Continuammo a fissarci negli occhi, quasi una sfida. Lei non avrebbe mollato per prima, neanche io l\u2019avrei fatto. Era un atteggiamento infantile, lo sapevamo ma avremmo resistito. Arriv\u00f2 il cameriere, ci chiese se desiderassimo il secondo o un dolce. In altri tempi avremmo risposto senza guardarlo, continuando a fissarci. Mi venne quasi da ridere all\u2019idea, forse una volta avrei riso davvero. Non adesso, non con quello che c\u2019era da dire, non senza noi due a dare un senso a una cosa tanto buffa e assurda. Guardai il ragazzo.<\/p>\n<p>\u201cIo prendo una fetta di cassata. Tu Barbara?\u201d<\/p>\n<p>Lei resse ancora qualche istante, poi cap\u00ec, a sua volta, che non aveva senso di continuare.<\/p>\n<p>\u201cIo un cannolo, grazie.\u201d<\/p>\n<p>Restammo in silenzio, fissando la tovaglia, dove pochi istanti prima c\u2019erano stati i nostri piatti. Toccava a me parlare.<\/p>\n<p>\u201cPerch\u00e9? Cosa volevi dimostrare?\u201d<\/p>\n<p>Si vers\u00f2 dell\u2019altro vino, finendo la bottiglia senza lasciarne neanche una goccia per me, apposta.<\/p>\n<p>\u201cNiente, non volevo dimostrare niente. Comunque non sono cazzi tuoi.\u201d<\/p>\n<p>Barbara usava espressioni volgari solo quando era davvero allegra. Oppure quando si trovava molto a disagio, quando stava male.<\/p>\n<p>\u201cGiovanna \u00e8 una nostra amica, dai tempi del liceo. Sono eccome cazzi miei, visto che si tratta di una persona alla quale voglio bene.\u201d<\/p>\n<p>Io non avevo bisogno di nulla di particolare per diventare volgare, persino scurrile. Continuai.<\/p>\n<p>\u201cSoffre come un cane per quello che \u00e8 successo. Quindi, vorrei capire perch\u00e9. Vorrei sapere se sei solo una grandissima stronza, oppure se c\u2019\u00e8 qualcos\u2019altro. Qualcosa per cui abbia avuto senso quello che hai fatto.\u201d<\/p>\n<p>Vuot\u00f2 il bicchiere d\u2019un sorso, evitando di guardarmi, girando di lato il viso in modo evidente.<\/p>\n<p>\u201cPerch\u00e9 Barbara? Perch\u00e9 lui?\u201d<\/p>\n<p>Rispose continuando a guardare altrove.<\/p>\n<p>\u201cSono cose che succedono, lo sai. Tutti i giorni, a milioni di persone. Capitano. Quante ne hai sentite di queste storie?\u201d<\/p>\n<p>Sorrisi, versandomi un po\u2019 d\u2019acqua.<\/p>\n<p>\u201cNe succedono tante, \u00e8 vero. Ma non a una come te, alla persona che ho amato e credevo di conoscere.\u201d<\/p>\n<p>Riprese a guardarmi.<\/p>\n<p>\u201cLo sai, le persone cambiano. E\u2019 una frase fatta, ma \u00e8 vera. Si cambia.\u201d<\/p>\n<p>Arrivarono i dolci. Ordinai del passito, anche per lei senza neanche chiedere se lo volesse.<\/p>\n<p>\u201cSi cambia, hai ragione. Ma non si scompare, dentro. Qualcosa rimane. Se sei la persona che conosco, ancora un po\u2019, se non sei un clone sostituito dagli alieni che vogliono invadere il pianeta, deve esserci un motivo pi\u00f9 profondo di quello banale che vorresti spacciarmi.\u201d<\/p>\n<p>Non sapevo perch\u00e9 avessi fatto la battuta idiota sugli alieni. Era fuori luogo, brutta. Un tentativo maldestro di alleggerire la tensione. Mi fiss\u00f2, mordendo il cannolo, mastic\u00f2 e deglut\u00ec in fretta, per parlare.<\/p>\n<p>\u201cVisto che sei qui a farmi la morale, dimmi tu perch\u00e9 lo avrei fatto? Stupiscimi con la tua grande capacit\u00e0 di analisi, con la tua intelligenza, la sensibilit\u00e0 proverbiale.\u201d<\/p>\n<p>Guardai oltre la sua figura, alle sue spalle. I nostri vicini di tavolo ci stavano osservando. Lanciavano occhiate veloci e parlavano a bassa voce. Riportai il fuoco del mio sguardo su di lei.<\/p>\n<p>\u201cVorrei che fossi tu a dirmelo. Voglio sentirlo da te.\u201d<\/p>\n<p>Mi fissava di nuovo, sembrava tanto stanca. Un velo di tristezza negli occhi, il viso inclinato appena. Era meravigliosa.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>L\u2019alba pettinava di luce delicata le dune dell\u2019erg. Avevamo raggiunto il bivacco la sera prima, sui dromedari, con le guide berbere e altri turisti, da Merzouga. Una deviazione dal giro delle citt\u00e0 imperiali. Era uno dei pochi luoghi, in Marocco, dove si potesse trovare il paesaggio sahariano vero. Quello che nel nostro immaginario \u00e8 stato modellato dai film, le foto, le descrizioni magistrali. Dune alte come colline, sabbia fine dai toni rossi, ferrosa. L\u2019alba pettinava di luce anche Barbara, rendendola ancora pi\u00f9 bella. Il viso inclinato nello stesso modo, lo stesso gioco di ombre. Litigavamo sempre pi\u00f9 spesso. Quel mattino no. Ma notando il velo di tristezza nel suo sguardo, avevo avuto paura, per la prima volta. Avevo capito che tra noi poteva finire, davvero.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Il gusto della cassata era cos\u00ec dolce da bruciare in gola. Forse per questo \u00e8 il mio dolce preferito.<\/p>\n<p>\u201cTi sta bene quel rossetto.\u201d<\/p>\n<p>Mi disse.<\/p>\n<p>\u201cAnche se ormai non ne \u00e8 rimasto molto. Non sei mai stata brava a conservarlo, quando mangi.\u201d<\/p>\n<p>Sorrisi.<\/p>\n<p>\u201cSar\u00e0 per questo che lo uso poco?\u201d<\/p>\n<p>Sorrise anche lei.<\/p>\n<p>\u201cSei una stupida, hai le labbra pi\u00f9 belle del mondo e non vuoi mettere il rossetto. Ti ricordi quante volte te lo dicevo?\u201d<\/p>\n<p>Annuii pi\u00f9 volte, con lentezza. Mi ricordo tutto di noi due.<\/p>\n<p>Erano arrivati i passiti. Cominciai a sorseggiarlo. Barbara bevve anche quello d\u2019un fiato e prese un lungo respiro.<\/p>\n<p>\u201cCredevo di essermi innamorata di Giovanna. Lei mi \u00e8 stata tanto vicino quando ci siamo lasciate. Ha sempre capito alla perfezione i miei sentimenti, l\u2019angoscia. Ho creduto che capisse troppo. Ho frainteso, forse, ho voluto credere che ci fosse altro. Le ho detto quello che\u2026credevo di provare. E\u2019 stata gentile, dolce, ma mi ha respinto con forza. Ho voluto punirla, per il dolore che sentivo. Quasi non mi ricordavo come si facesse con un uomo. \u201c<\/p>\n<p>Si ferm\u00f2, quasi spossata dallo sforzo di verbalizzare a me, e a se stessa, quei pensieri.<\/p>\n<p>\u201cSto tanto male.\u201d<\/p>\n<p>Appoggiai la mano sulla sua, mi straziava vederla cos\u00ec. La prese e la port\u00f2 sul viso stringendola forte. Feci scorrere le dita della mano libera sui suoi occhi, le labbra, quasi cercando di lenire il dolore. Avrei voluto vedere cosa facessero in quel momento i nostri vicini di tavolo tanto curiosi, ma non volevo staccare il mio sguardo dal suo. \u201cEro\u2026sono disperata, Francesca. Ti amo ancora tanto. Non ha senso niente, senza di te.\u201d<\/p>\n<p>Aveva gli occhi lucidi. Baci\u00f2 il palmo della mia mano, che teneva ancora stretta.<\/p>\n<p>Sentivo le acque del fiume intorno a me, mi ero tuffata, dentro. La corrente, forte, rischiava di trascinarmi. Avevo paura, non molta, solo un po\u2019. In fondo, sono sempre stata molto brava a nuotare.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_15200\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"15200\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Dieci tavoli, non di pi\u00f9, una corte interna, piccola. 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