{"id":15180,"date":"2013-05-24T18:09:22","date_gmt":"2013-05-24T17:09:22","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=15180"},"modified":"2013-05-25T11:36:09","modified_gmt":"2013-05-25T10:36:09","slug":"premio-racconti-nella-rete-2013-insomnia-di-annamaria-vargiu","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=15180","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2013 &#8220;Insomnia&#8221; di Annamaria Vargi\u00f9"},"content":{"rendered":"<p>Gli occhi aperti fissavano il raggio di luce che, attraversando i forellini della persiana, si trasformava in mille bolle gialle sul soffitto. Quelle bolle rallegravano l\u2019atmosfera livida da obitorio \u00a0creata dalla luce notturna fissata sulla porta d\u2019ingresso.<\/p>\n<p>Eternamente accesa.<\/p>\n<p>Ormai aveva rinunciato da tempo a rigirarsi nel letto nel tentativo di trovare una posizione migliore che le conciliasse il sonno. Restava immobile, supina con gli occhi fissi al soffitto come un cadavere\u00a0 a cui Atropo, la pi\u00f9 crudele o dolce delle Parche, aveva reciso il filo della vita in un momento di stupore.<\/p>\n<p>Quando era cominciata? Non ne aveva memoria. Da sempre.<\/p>\n<p>Da bambina i racconti di sua madre sulla guerra appena passata, le creavano incubi dai quali si risvegliava terrorizzata e la sua camera si riempiva dei cadaveri ammassati sui carretti dopo un bombardamento. Dietro la porta poi, erano appostati crudeli soldati tedeschi pronti a irrompere per strapparla dal letto, portarla via e rinchiuderla in uno spaventoso campo di concentramento.<\/p>\n<p>La luce del mattino la trovava cos\u00ec, inchiodata nel lettino con lo sguardo fisso sulla porta.<\/p>\n<p>Il <i>sei gi\u00e0 sveglia? <\/i>della madre era diventato una consuetudine senza risposta.<\/p>\n<p>Altre volte, quando la guerra le dichiarava un armistizio, erano le urla della madre che aggrediva suo padre in preda\u00a0 a uno dei soliti violenti attacchi di gelosia, che la paralizzavano. Allora niente cadaveri e soldati, ma sadiche matrigne che, come aveva sentito raccontare dalle compagne di scuola, si divertivano a torturare le figliastre con sistemi atroci e disgustosi. In classe era uno degli argomenti <i>splatter<\/i> preferiti dalle bambine, che si impegnavano a inventare sempre nuove forme di tortura per malcapitati orfani e figli abbandonati dalle madri.<\/p>\n<p>Scarafaggi infilati su per i nasini innocenti, cantine buie e piene di topi popolavano allora le sue notti.<\/p>\n<p>Altre volte a lasciarla sveglia era il brontolio dello stomaco rimasto vuoto perch\u00e9 mammina per punire il\u00a0 presunto tradimento del marito, invece di urlare aveva buttato la cena nella spazzatura.<\/p>\n<p>Qualche volta per\u00f2 mamma e pap\u00e0 passavano per la camera a controllare se stesse bene e vedendola ancora sveglia, cercavano di consolarla abbracciandola e cantandole una ninna nanna a cui, ancora adesso, non poteva pensare senza che le venisse da piangere.<\/p>\n<p><i>E nonna nonna nunnarella<\/i><\/p>\n<p><i>O lupo s\u2019ha mangiata a pecorella<\/i><\/p>\n<p><i>Ohi pecorella mia come faciste<\/i><\/p>\n<p><i>Quanno \u2018mocca a lu lupo te vedisti?<\/i><\/p>\n<p>Chiudeva gli occhi, in preda alla tristezza pi\u00f9 totale e lacrime silenziose le rigavano il volto. Fingeva di dormire per non vedere pi\u00f9 la pecorella sbranata dal lupo. \u00a0Ma la domanda continuava a tormentarla, come si era sentita la pecorella in bocca al lupo?<\/p>\n<p>Sola, disperata, abbandonata.<\/p>\n<p>Arriv\u00f2 il momento della prima comunione e finalmente le notti si popolarono di vestiti bianchi tutti pizzo e merletto, di confetti, bomboniere e regali fantastici. Rimaneva sveglia per ore a immaginare il modello che le piaceva di pi\u00f9, la coroncina da principessa sulla sua testolina che finalmente avrebbe sentito le mani del parrucchiere per farle boccoli e ricci, e non per tagliarle i capelli infestati dai pidocchi presi a scuola o diventati troppo lunghi per essere pettinati con facilit\u00e0 dalla madre.<\/p>\n<p>Dur\u00f2 poco.<\/p>\n<p>Seppe che avrebbe messo il vestito gi\u00e0 indossato da sua sorella prima e da sua cugina poi, che la coroncina non era da principessa, ma una semplice ghirlanda di fiori bianchi di stoffa, un po\u2019 ammaccati a furia di stare chiusi sul fondo della scatola, soffocati dal sottogonna di tela inamidata.<\/p>\n<p>L\u2019entusiasmo diminu\u00ec ma non si spense. Ricevette il colpo di grazia quando cominci\u00f2 il catechismo.<\/p>\n<p>I racconti delle amichette erano romanzi rosa a confronto di quelli delle dolci suorine. Le porte dell\u2019inferno si spalancavano ogni sera nella saletta della sagrestia dove si teneva il corso per diventare bravi bambini degni dell\u2019ostia. \u00a0Diavoli scatenati tormentavano anime che avevano osato dire bugie, rubato soldi dal borsellino della mamma, fumato sigarette di nascosto o spiato qualcuno che si spogliava. I tormenti peggiori, tutti presentati sul muro con efficaci diapositive\u00a0 a colori (una rarit\u00e0 per l\u2019epoca), erano per\u00f2 riservati a quelli che avevano osato bestemmiare o addirittura masticare l\u2019ostia!<\/p>\n<p>Da quel momento la cameretta di notte divent\u00f2 un girone infernale. Quello che le procurava maggior angoscia, che le stringeva la bocca dello stomaco e le bloccava il petto togliendole il respiro era il pensiero di toccare l\u2019ostia con i denti. Come avrebbe fatto quel giorno? Come sarebbe riuscita a ingoiare quella cialda appiccicosa che si attaccava al palato e che rischiava di soffocarla ogni volta che faceva le prove con quelle non benedette?<\/p>\n<p>Fu un periodo di terrore che quasi oscur\u00f2 quello nazista.<\/p>\n<p>Il giorno tanto atteso con tenaci e orrende notti di veglia arriv\u00f2 e tutti scambiarono il suo panico per emozione mistica. Quando il prete le avvicin\u00f2 sadicamente l\u2019ostia alla bocca temette di svenire ma si fece forza e, \u00a0abbassata la testa, nascose il volto tra le mani, si concentr\u00f2 e ingoi\u00f2 tra mille difficolt\u00e0 e acrobazie della lingua il temuto disco bianco.\u00a0 Tutti l\u2019ammirarono per il raccoglimento nella preghiera\u00a0 e la seriet\u00e0, inusuali in una bambina della sua et\u00e0.<\/p>\n<p>Per poter sopravvivere all\u2019 Ade cre\u00f2 uno stratagemma. Le avevano detto che la Madonna \u00e8 una madre buona e pietosa e che la sua intercessione faceva perdonare anche peccati gravi, allora la sera, quando gli occhi non volevano saperne di chiudersi, immaginava di essere presa tra le braccia e cullata da quella madre che non raccontava storie di guerra n\u00e9 cantava ninna nanne paurose. Si rasserenava e riusciva a chiudere gli occhi per qualche ora stretta in quell\u2019abbraccio immaginario.<\/p>\n<p>Finalmente arriv\u00f2 l\u2019adolescenza e le notti furono dedicate a sogni ad occhi aperti di amori e principi azzurri. \u00a0Nella buia solitudine attori bellissimi le facevano una corte sfrenata, calciatori famosi le dedicavano il gol vincente, cantanti dalle voci suadenti scrivevano canzoni d\u2019amore per lei.<\/p>\n<p>Erano fantasie che le procuravano uno stato di grazia, le dipingevano il sorriso sul volto e causavano un piacevole batticuore.<\/p>\n<p>Poi arriv\u00f2 il suo principe azzurro.<\/p>\n<p>Fu il periodo insonne pi\u00f9 turbolento della sua vita. Gli ormoni contribuivano a creare agitazione e, unendosi alla fantasia, davano vita a notti peccaminose. Di tanto in tanto qualche diavolo veniva a punire le oscenit\u00e0 immaginarie, ma ormai non le faceva pi\u00f9 paura. Aveva smesso di credere a demoni e madri consolatrici.<\/p>\n<p>Credeva per\u00f2 ancora nell\u2019amore, nella tenerezza.<\/p>\n<p>Sognava notti abbracciata serena al suo uomo, addormentata dopo l\u2019amplesso con la testa appoggiata nell\u2019incavo della sua spalla. Occhi chiusi e sonno senza sogni, libero, ristoratore, rinvigorente.<\/p>\n<p>Cap\u00ec presto che neanche i sogni belli si avverano, come nessun nazista aveva mai sfondato la sua porta, neanche nessun abbraccio di tenerezza era arrivato dopo l\u2019amplesso. Un bacio sfuggente e la schiena voltata, poi un sonno pesante come il respiro. Non il suo naturalmente, ma quello del suo principe azzurro.<\/p>\n<p>Si scopr\u00ec incinta. Fu un momento di pura felicit\u00e0.<\/p>\n<p>La gravidanza non le fece mancare neanche uno dei suoi disturbi. Nausea, vomito, voglia continua di urinare, pesantezza di stomaco, di gambe, di testa\u2026di tutto le fecero buona compagnia nelle lunghe notti dei nove lunghissimi mesi.<\/p>\n<p>Ma arriv\u00f2 la gioia del bambino: tutto sua madre! La notte piangeva come un forsennato e di giorno riposava beato, lei per\u00f2 non poteva riposare di giorno, va bene non potevano somigliarsi in tutto!<\/p>\n<p>Il tempo pass\u00f2 e il respiro pesante del marito si trasform\u00f2 in un possente russare.<\/p>\n<p>Ben presto si decise\u00a0 a non rimare ad ascoltare quei sospiri profondi, quelle sinfonie da trattore a scoppio che le comunicavano il ristoro di un altro, allora cominci\u00f2 ad alzarsi nel cuore della notte, ad andare nel soggiorno e a sopportare immagini grigiastre che uscivano semimute dallo schermo.<\/p>\n<p>Decise che era meglio leggere e allora pass\u00f2 finalmente notti in compagnia di persone interessanti e ora decideva lei se dovevano farle paura, farla piangere o volare. Esplor\u00f2 terre lontane, vol\u00f2 su draghi e thestral, abbracci\u00f2 pirati e sent\u00ec la morte raccontare in prima persona, conobbe addirittura un amico immaginario che aveva salvato il suo bambino creatore, da un rapitore.<\/p>\n<p>Furono notti insonni bellissime. Quando la luce del giorno arrivava ne era infastidita, doveva lasciare il suo mondo di carta per rientrare in quello reale pi\u00f9 deludente e pi\u00f9 crudele di\u00a0 Vlad, lui almeno era diventato vampiro per amore della sua Elisabeta. Vagava di notte come lei in cerca di amore e di vita, non era diventato un indifferente, banale omuncolo appagato da una birra e dalla partita della squadra del cuore.<\/p>\n<p>Il figlio ormai adulto le aveva fatto il regalo pi\u00f9 bello della sua vita, un lettore di libri digitali.\u00a0 Leggero, facile da usare e da poter riempire con una biblioteca intera. Ora la notte con il suo silenzio e le lunghe ore di solitudine era il momento pi\u00f9 atteso \u00a0della giornata.<\/p>\n<p>Una notte, mentre era in compagnia di Rieux e Castel che stavano scoprendo che le morti a Orano erano dovute alla peste, si sent\u00ec male. Pens\u00f2 di essere diventata ipocondriaca, di farsi influenzare dall\u2019argomento del libro di Camus, ma all\u2019improvviso tutto scomparve e precipit\u00f2 nel nulla. Quando riemerse si accorse di non poter muovere il braccio destro e di non poter esprimersi come voleva. Le parole venivano formulate nel suo pensiero, ma ne uscivano scomposte e sminuzzate come carne da un tritatutto. Il figlio le disse che aveva \u201cdormito\u201d due giorni di seguito, le chiese anche se fosse contenta di aver recuperato il sonno perduto. Chiss\u00e0 perch\u00e9 tutti si sentono in dovere di fare gli spiritosi con chi sta male, come se la leggerezza delle parole alleggerisse anche la malattia, non immaginano che nei momenti bui si vorrebbe solo accoglienza e comprensione, invece no, battute sceme per sdrammatizzare.<\/p>\n<p>Avrebbe voluto rispondergli che non se n\u2019era accorta, che quel sonno era uguale al nulla, un abisso nero senza fondo e senza memoria, che non era di quel sonno che aveva bisogno, ma ci rinunci\u00f2 scoraggiata dall\u2019umorismo idiota che la circondava e dalla difficolt\u00e0 di fare andare d\u2019accordo le lettere delle parole.<\/p>\n<p>Rinunci\u00f2 a provare a parlare, e ovviamente con la sensibilit\u00e0 che contraddistingue i familiari degli ammalati, i suoi decisero anche che non era pi\u00f9 in grado di leggere, perch\u00e9 se non poteva pronunciare le parole sicuramente non aveva neanche\u00a0 la capacit\u00e0 di riconoscerle su una pagina.<\/p>\n<p>Naturalmente non era cos\u00ec, ma non poteva comunicarlo.<\/p>\n<p>Per <i>il suo bene<\/i> fu messa in una casa di riposo, dove si potevano prendere cura di lei <i>ventiquattro ore su ventiquattro <\/i>, scopr\u00ec presto che era veramente cos\u00ec.<\/p>\n<p>Sorvegliata a vista, anche la notte.<\/p>\n<p>L\u2019avevano messa in una stanza con un\u2019altra madre di figli amorevoli che volevano fosse seguita anche lei ventiquattro ore su ventiquattro e che ne passava 12 a russare come una sega elettrica col singhiozzo. Quando qualche notte, aveva tentato di alzarsi per andare nel soggiorno e sottrarsi alla tortura, era stata subito riacciuffata dall\u2019infermiera e riaccompagnata a letto.<\/p>\n<p>Era riuscita a impadronirsi di una rivista di gossip e a portarsela in camera, gliel\u2019avevano permesso pensando che le fotografie potessero essere uno stimolo per esercitarsi a parlare.<\/p>\n<p>Qualche volta,nel buio livido, era riuscita ad alzarsi dal letto e ad andare in bagno cos\u00ec, seduta sul water, leggeva di modelle, attricette e calciatori. Dopo un mese per\u00f2 sapeva a memoria tutti gli articoli.<\/p>\n<p>Rinunci\u00f2 ad alzarsi.<\/p>\n<p>Prese a girarsi e a rigirarsi nel letto in cerca di una posizione che l\u2019aiutasse, ma non la trov\u00f2.<\/p>\n<p>E ora era l\u00ec a guardare le bolle gialle di luce sul soffitto, mentre la sega elettrica sul letto accanto continuava a ronzare.<\/p>\n<p>In fondo alla stanza vide tre figure di donna, diafane, una era intenta a filare, un\u2019altra avvolgeva sul fuso quel filo un po\u2019 rozzo e\u00a0 l\u2019ultima era pronta con un paio di forbici.<\/p>\n<p>Allora cap\u00ec, ecco perch\u00e9 tutta la sua vita le era apparsa in quel momento, anzi tutte le sue notti le si erano presentate. Sorrise rivolta a quelle donne, solo \u00a0la terza la guard\u00f2 e ricambi\u00f2 poi alz\u00f2 le forbici e in un attimo tagli\u00f2 il filo.<\/p>\n<p>Finalmente chiuse gli occhi e si addorment\u00f2.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_15180\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"15180\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Gli occhi aperti fissavano il raggio di luce che, attraversando i forellini della persiana, si trasformava in mille bolle gialle sul soffitto. 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