{"id":15117,"date":"2013-05-23T16:41:58","date_gmt":"2013-05-23T15:41:58","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=15117"},"modified":"2013-05-23T16:41:58","modified_gmt":"2013-05-23T15:41:58","slug":"premio-racconti-nella-rete-2013-quore-di-veronica-de-carolis","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=15117","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2013 &#8220;Quore&#8221; di Veronica De Carolis"},"content":{"rendered":"<p>Se fossi un piede ricondurrei questa sensazione di prigionia a quella che questo prova quando \u00e8 costretto a calzare una scarpa di un paio di numeri pi\u00f9 piccola, con la differenza che, proprio per il fatto di essere un semplice arto, vivrei in maniera inconsapevole il dolore che quella spiacevole situazione mi provocherebbe. La realt\u00e0 \u00e8 che sono un cuore, e lo dico anche con una certa fierezza. Sono millenni che l\u2019essere umano s\u2019interroga su quanto ci sia di mio nelle emozioni, e sfortunatamente l\u2019attuale corrente di pensiero mi vede sconfitto su tutta la linea a favore del mio storico nemico: il cervello.<\/p>\n<p>Se si tratta di infarti o palpitazioni nessuno ha dubbi che l\u2019unico artefice sia io, ma quando si parla d\u2019amore, di pena o di puro entusiasmo, allora sembro non contare pi\u00f9 nulla, se non per qualche romantico cantante o abile disegnatore. Nell\u2019iconografia non mi lamento, sono iper utilizzato\u2026 onestamente, chi di voi puoi dire di non aver mai disegnato un cuoricino in vita sua? Anche a livello del comune sentire sembro avere ancora l\u2019importanza che sono certo di meritare, ma poi se si parla sul serio, tra gente che ne studia, tutto cambia. Divento strumento di espressione, quando invece ritengo di essere l\u2019artefice di ogni sentimento che sconvolge e travolge l\u2019essere umano, quello stesso che servo dal primo all\u2019ultimo respiro\u2026 e non per modo di dire.<\/p>\n<p>I miei non sono discorsi generici, quella che racconto \u00e8 l\u2019esperienza che ho vissuto attraverso la persona a cui appartengo fisicamente. Facendo un bilancio, devo dire che fino a poco tempo fa non mi sarei per nulla lamentato della gestione che era stata fatta di me: avevo vissuto momenti un po\u2019 critici, ma quale cuore pu\u00f2 dire di esserne stato esente?<\/p>\n<p>Facevo il mio dovere e mi sentivo rispettato, anche se a tratti, in effetti, mi sembravo un po\u2019 sprecato, quasi sottoutilizzato. Sentivo racconti da miei simili che a volte mi facevano invidia: parlavano di montagne russe, di contrazioni da capogiro, di momenti in cui avevano come l\u2019impressione di smettere di battere! Tra me e me pensavo che forse provare queste sensazioni non sarebbe stato male, magari cos\u00ec solo per curiosit\u00e0 avrei voluto che il mio luogo di lavoro fosse un po\u2019 pi\u00f9 dinamico!<\/p>\n<p>Adesso rimpiango anche solo di averlo pensato.<\/p>\n<p>Tutto \u00e8 iniziato come per gioco: a volte mi capitava di sentirmi pi\u00f9 forte e manifestavo quest\u2019aumentata energia con un\u2019attivit\u00e0 non frenetica, ma comunque oltre le mie abitudini. La prima impressione era del tutto positiva: facevo le stesse cose, ma con una voglia del tutto nuova e iniziavo ad appassionarmi a qualcosa che non avevo ancora ben compreso. S\u00ec, facevo le stesse cose, ma la motivazione era diversa, era come se non battessi pi\u00f9 per tenere in vita la mia ospite, ma solo per adorare qualcuno che ancora non conoscevo.<\/p>\n<p>Ora, a distanza di tempo, non c\u2019\u00e8 nessun altro invece che posso dire di conoscere meglio: sulla mia superficie arteriosa spiccano dei solchi che, se riempiti con del colore, traccerebbero inconfondibilmente un nome, il suo nome.<\/p>\n<p>Dicono che le cicatrici pi\u00f9 profonde siano lasciate da eventi che prendono spazio piano piano e questo \u00e8 proprio il mio caso. All\u2019inizio mi ritrovavo a battere per lui solo in determinati giorni o momenti della giornata, che coincidevano con i momenti in cui l\u2019oggetto del mio interesse diventava visibile agli occhi, organo essenziale che d\u00e0 spesso il via alle mie improvvise accelerazioni. Non vorrei offendere l\u2019orecchio perci\u00f2 ammetto che anche attraverso l\u2019udito riuscivo a raggiungere picchi non indifferenti&#8230; con il passare del tempo per\u00f2 la visione di lui aveva cominciato ad astrarsi rispetto alla sfera sensoriale ed era diventata completamente opera della mia percezione interiore. Anche se non lo vedevo e non potevo ascoltare la sua voce, incredibilmente si concretizzava in me un pensiero sempre pi\u00f9 forte, pi\u00f9 invadente, i solchi cominciavano a tracciarsi e lui era ormai diventato parte di me.<\/p>\n<p>Ero il suo cuore.<\/p>\n<p>Me ne ero accorto un giorno quando, dopo una settimana in cui i miei sensi accessori non erano stati sollecitati in alcun modo, avevo sentito una stretta indescrivibile. Non potevo espandermi e mi percepivo rimpicciolito, come risucchiato dall\u2019interno. Parlando con altri cuori pi\u00f9 esperti avevo saputo che quella sensazione aveva un nome ben preciso: la chiamavano mancanza. Stupito da quella rivelazione, iniziavo a temere le conseguenze che tutti mi descrivevano come devastanti: \u201c non riuscirai pi\u00f9 fare il tuo dovere\u201d \u201cti sembrer\u00e0 inutile e vuoto ogni tuo battito\u201d, \u201cil dolore sar\u00e0 tale che maledirai l\u2019involontariet\u00e0 del tuo funzionamento\u201d.<\/p>\n<p>Inutile anticipazione poich\u00e9 di l\u00ec a breve ne avrei avuta esperienza diretta. La forza iniziale si era trasformata in una spossatezza senza limiti: non riuscivo a mantenere gli standard che un cuore giovane e sano come me avrebbe dovuto garantire. Non riconoscevo pi\u00f9 il corpo che mi ospitava come mio e mi sentivo inutile perch\u00e9 non ero io a mantenere in vita Lui. S\u00ec, incredibilmente solo ora realizzavo che l\u2019oggetto di tutto il mio amore pi\u00f9 profondo conduceva una vita felice sorretto nel suo esistere da un cuore altro, un cuore che non ero io. Come se non bastasse, al contrario di me non viveva come straziante questa estraneit\u00e0 a cui eravamo costretti. Si andava cos\u00ec ad aggiungere alla lista delle mie sofferenze un altro sentimento se possibile ancora pi\u00f9 lacerante: la gelosia. Chi era quel cuore, come poteva preferirlo a me che vivevo per Lui seppur fisicamente legato a un altro corpo? Non credevo possibile che tutto quest\u2019amore non fosse premiato con la giusta corrispondenza di sentimento, se non era giusto provare quest\u2019amore allora perch\u00e9 io non riuscivo a evitarlo?<\/p>\n<p>Non mi sarei sentito tanto inadeguato neanche se qualcuno scrivendo di me mi avesse trascritto su carta con la lettera Q. Forse solo questo poteva spiegare l\u2019insensatezza della mia esistenza, forse sono davvero un quore, posso amare, ma non mi \u00e8 dato di essere amato, ed esprimersi parzialmente \u00e8 come essere fatto a pezzi senza la consolazione di una fine reale, perch\u00e9 fisicamente, a parte i solchi, non si vede niente. Non si coglie lo strazio, non si direbbe che la mia contrazione sia diventata cos\u00ec faticosa, che il mio battere mi sia diventato tanto odioso.<\/p>\n<p>Essendo un cuore poi mi rendevo conto di non possedere il vocabolario adeguato ad esprimere la mia apnea emotiva, per questo spesso mi servivo di fedeli alleate in grado mandare un messaggio all&#8217;esterno, affinch\u00e9 il dolore fosse manifesto e magari qualcuno si volgesse a placarlo: le lacrime, come mi avrebbero spiegato poi i miei amici cuori, stupiti della mia totale inesperienza. Il piangere, cos\u00ec si chiama questo rilascio di liquido dagli occhi, non \u00e8 che mi recasse sollievo, ma mi serviva come valvola di sfogo in quei momenti in cui mi sembrava di stare sul punto di esplodere. Una volta imparato ad usarle mi riusciva difficile trattenerle: io soffrivo e il loro sgorgare oltre a sembrarmi terribilmente romantico, faceva sentire meno sola la mia sofferenza. Solitudine era un&#8217;altra parola che era entrata prepotentemente nella mia esistenza: mai come in questo periodo avevo colto la parzialit\u00e0 del mio battere. Era come se in maniera cadenzata, quasi musicale sentissi che il ritmo cardiaco saltasse un battito. E\u2019 incredibile quanto possa diventare impossibile fare qualcosa che fino a poco fa sembrava automatica, non solo non riuscivo pi\u00f9 a gioire di niente, ma peggio: le stesse cose che prima mi facevano stare bene ora erano per me fonte di estremo dolore, e cominciando quindi a dubitare della temporaneit\u00e0 di questa condizione avevo preso la mia decisione: non volevo pi\u00f9 battere.<\/p>\n<p>Mi ero per\u00f2 dovuto rendere presto conto che l\u2019espressione \u201cmorire di crepacuore\u201d era solo un inganno delle parole, per quanto lo volessi, da solo non avrei potuto porre fine alle mie sofferenze. Avevo un piano B, ma serviva la collaborazione degli altri organi. Avevo iniziato raccontando allo stomaco la condizione d\u2019infelicit\u00e0 in cui versavo, facendo ben attenzione a non fargli capire che la mia liberazione avrebbe portato irrimediabilmente anche alla sua fine. Dopo avevo fatto due chiacchiere con i polmoni, quelli che mi erano sembrati pi\u00f9 sensibili al mio dolore poich\u00e9 in parte, mi avevano confessato, sembravano risentire anche loro di questo mio malessere. Avevo anche bussato alle porte dell\u2019apparato locomotore, ma ogni volta mi ero sentito rispondere solo: \u201dChe possiamo mai fare noi, qua tutto dipende dal cervello!\u201d<\/p>\n<p>Ecco di nuovo di fronte a me il mio rivale, la lotta atavica a cui credevo non avremmo mai potuto sottrarci si sarebbe arricchita di una nuova battaglia. Questa volta per\u00f2 ero pronto a scendere a compromessi, perch\u00e9 senza il suo aiuto per me sarebbe stata la fine, o per meglio dire,\u00a0 senza di lui non avrei mai potuto raggiungere la fine che tanto desideravo.<\/p>\n<p>Ero arrivato al suo cospetto pronto ad affrontare la peggiore delle umiliazioni: gi\u00e0 lo vedevo vantarsi fiero della sua superiorit\u00e0 e ridere di me dall\u2019alto del suo meccanismo perfettamente funzionante, ma quello che mi ero trovato davanti mi aveva lasciato al contrario senza parole. Aveva un aspetto terribile, sembrava invecchiato di cento anni e giurerei di aver letto comprensione sin dal primo reciproco sguardo. Le sue caratteristiche pieghe sembravano scavate nel profondo e con mia immensa sorpresa avevo notato dei solchi che scendevano pi\u00f9 in profondit\u00e0 seguendo una curvatura specifica, che avrei riconosciuto tra mille perch\u00e9 se vi fosse stato versato del colore, avrei potuto leggervi un nome, il suo nome.<\/p>\n<p>Solo allora avevo capito che non c\u2019era alcuna rivalit\u00e0: se io stavo male lui si stava consumando, se io mi contraevo senza sosta lui era lacerato da uno strumento affilato e logorante, il pensiero. Entrambi stavamo soccombendo a questo sentimento con l\u2019unica differenza che il tormento della ragione a me era risparmiato. Ero pronto a morire perch\u00e9 vivevo solo di emozioni; al contrario lui viveva una lotta interna perch\u00e9 se da una parte era del tutto dominato dall\u2019amore per lui, dall\u2019altro vedeva anche con lucidit\u00e0 la sua triste condizione. In fondo era grazie alla sua forza che ancora stavo battendo. Avevo passato tutta la mia esistenza a ritenermi l\u2019unico luogo di reale espressione dei sentimenti umani, ma mi sbagliavo: l\u2019amore non si pu\u00f2 limitare a uno spazio, non c\u2019\u00e8 confine che il tempo possa imporgli.<\/p>\n<p>Si manifesta senza preavviso, tutto il corpo lo sente scorrere, alcuni organi lo lasciano esprimere, altri sembrano combatterlo, ma tutti ne subiamo la forza uscendone trasformati. Io non sono pi\u00f9 quello di prima, mi sono sentito vivo per la prima volta seppur nel dolore e adesso, consapevole di questa nuova alleanza, posso solo sperare di poter cogliere un giorno la ricchezza di questo cambiamento.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_15117\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"15117\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Se fossi un piede ricondurrei questa sensazione di prigionia a quella che questo prova quando \u00e8 costretto a calzare una scarpa di un paio di numeri pi\u00f9 piccola, con la differenza che, proprio per il fatto di essere un semplice arto, vivrei in maniera inconsapevole il dolore che quella spiacevole situazione mi provocherebbe. 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