{"id":15101,"date":"2013-05-23T16:34:40","date_gmt":"2013-05-23T15:34:40","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=15101"},"modified":"2013-05-23T16:34:40","modified_gmt":"2013-05-23T15:34:40","slug":"premio-racconti-nella-rete-2013-urlare-si-puo-di-alessandra-bertini","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=15101","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2013 &#8220;Urlare si pu\u00f2&#8221; di Alessandra Bertini"},"content":{"rendered":"<p><!--\np { margin-bottom: 0.21cm; }\n-->La diagnosi fu attacco di panico. Il medico di turno, rivolgendosi ad Emma disse: &lt;&lt;Signora non ha niente, sa quante ne capitano di casi cos\u00ec, \u00e8 solo stress, cerchi di stare tranquilla&gt;&gt;. Ma si pu\u00f2 stare tranquilli dopo aver passato una notte a credere di essere destinati alla morte, con il respiro che manca, il cuore che scoppia in petto, la testa che gira? Di quella notte era rimasta in Emma una paura quasi ancestrale, troppo grande per essere scacciata con un semplice &lt;&lt;non ha niente&gt;&gt;, tanto grande da far diventare insormontabili perfino le normali faccende di vita quotidiana. Nei momenti pi\u00f9 impensabili, e senza preavviso il panico tornava a farsi sentire: alla riunione del gruppo di free climbing, distesa sul lettino dell&#8217;estetista o ancora in poltrona leggendo un libro.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">&lt;&lt;Qualsiasi cosa decida di fare, anche la pi\u00f9 semplice, diventa per me un&#8217;impresa epica, come cercare di scalare una montagna con l&#8217;infradito&gt;&gt;, ripeteva spesso Emma nei rari momenti di autoironia.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Con questa stessa frase si present\u00f2 al dottor Florenzi, psicoterapeuta al quale si era rivolta nella vana speranza che tutto sarebbe tornato a posto in poco tempo. Niente di pi\u00f9 sbagliato. Il dottore fu molto chiaro, si prospettava un percorso di guarigione lungo e faticoso, un procedere a tentoni nei territori sconosciuti dell&#8217;inconscio, negli oscuri meandri dei molti se, con l&#8217;arduo obiettivo di portarli allo scoperto.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Ogni mercoled\u00ec Emma sedeva per un&#8217;ora sulla poltrona di pelle blu sistemata al centro dell&#8217;ufficio del dottor Florenzi. Parlava tanto, a volte senza nemmeno aver chiaro di cosa, ancora meno capendone l<span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\">\u2019<\/span>utilit\u00e0, ma quello che pi\u00f9 di tutti la meravigliava erano le risposte del dottor Florenzi, brevi, categoriche e spesso incomprensibili. Per i primi tempi, uscendo dallo studio, non poteva fare a meno che ripetersi quanto sarebbe stato pi\u00f9 facile con una pasticca, eppure con il passare delle settimane sentiva che qualcosa stava cambiando, per esempio la fatica provata nell&#8217;andare alle sedute si era trasformata in desiderio.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Del resto i nodi pian piano venivano al pettine. Uno di questi il dottor Florenzi lo aveva chiamato <i>mancanza di sfumature<\/i>. Disse proprio cos\u00ec, che ad Emma mancavano le sfumature, cio\u00e8 quelle predisposizioni mentali che ci consentono di vedere l&#8217;infinito campo di possibilit\u00e0 che sta nel mezzo agli opposti: al bene e al male, al giusto e allo sbagliato, al bianco e al nero.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">&lt;&lt;E&#8217; quello che lei ha fatto e sta ancora facendo con suo padre e con la sua rabbia &#8211; disse il dottor Florenzi. L&#8217;ha catalogata come nera, sbagliata, senza mai sforzarsi di capirne i motivi che la precedessero o i bisogni che esprimesse. La manifestazione della rabbia \u00e8 per lei atteggiamento semplicemente aggressivo e in ogni caso deprecabile, mentre invece molto pi\u00f9 spesso dovrebbe essere considerata come rivelazione di un disagio. Allo stesso modo definisce suo padre spregevole e cattivo, quando invece, probabilmente, dovrebbe vederlo come un uomo estremamente fragile. Questo sarebbe cogliere le sfumature&gt;&gt;.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Cosa c&#8217;era mai da capire? Si domandava Emma. Come poteva meritarsi comprensione un padre che, quando era solo una bambina, pi\u00f9 spesso che proteggerla l&#8217;aveva impaurita, con le sue improvvise e ingiustificate perdite di controllo, le sue urla, le sue imprecazioni, i piatti rotti e i calci alle porte. Di quei momenti la Emma di adesso, nonostante i tanti anni passati, ricordava tutto, la paura, i pianti, le braccia della madre tra cui si nascondeva, l&#8217;odio per quel padre.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">E da quei momenti aveva imparato che, come con il fuoco se ti avvicini brucia, anche la rabbia va tenuta a distanza. Tanto da crescere rifuggendola e ritenendo saggio proibirsi di manifestarla, a costo di congelarla dentro di s\u00e9, in un angolo dei pi\u00f9 remoti.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">&lt;&lt;La rabbia che non esprime, \u00e8 il suo panico&gt;&gt;, ecco la sentenza del suo terapeuta. Una sentenza dura da mandar gi\u00f9 per Emma costretta ad ammettere che la sua pi\u00f9 profonda convinzione si era trasformata nel suo pi\u00f9 grande errore. Ma fu proprio in questo istante, ovvero nel momento in cui riusc\u00ec a comprendere ed accettare che c&#8217;\u00e8 un&#8217;altra prospettiva da cui vedere il mondo e le persone, che Emma comp\u00ec il primo passo verso la guarigione.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Le parole del dottor Florenzi avevano trovato spazio nella sua mente ed immancabilmente ritornavano a farsi vive durante le discussioni di lavoro o nei diverbi familiari, e lottavano contro la sua abitudine ad evitarli, reprimerli, fino a che Emma, invece di scappare, cominci\u00f2 a tenergli testa. E allora lo sent\u00ec nitidamente quello che stava succedendo, quasi lo vide, da dove la rabbia saliva, tanta rabbia. E fu estremamente chiaro ci\u00f2 che il dottor Florenzi aveva voluto dirle con quella frase che sul momento aveva detestato: che si pu\u00f2 perdere il controllo, che \u00e8 lecito arrabbiarsi, che si pu\u00f2 perfino urlare.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Ed Emma finalmente ci riusc\u00ec. Fu in una domenica di inizio estate. Dopo molto tempo aveva deciso di tornare a scalare, ed arrivata sulla vetta, provata per lo sforzo fisico, con il fiato corto ed il cuore in gola, in bilico tra sopraffazione e reazione, cominci\u00f2 ad urlare. Ed in quell&#8217;urlo prov\u00f2 prima di tutto meraviglia, poi gioia, libert\u00e0 e soddisfazione, ma soprattutto si riconobbe e si vide migliore.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_15101\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"15101\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La diagnosi fu attacco di panico. 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