{"id":15048,"date":"2013-05-23T16:15:51","date_gmt":"2013-05-23T15:15:51","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=15048"},"modified":"2013-05-23T16:15:51","modified_gmt":"2013-05-23T15:15:51","slug":"premio-racconti-nella-rete-2013-il-ruolo-di-francesca-cognata","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=15048","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2013 &#8220;Il ruolo&#8221; di Francesca Cognata"},"content":{"rendered":"<p>Ed eccoci giunti al primo di una serie di giorni, apparentemente interminabili, che d\u00e0 l\u2019avvio al tanto \u2013 poco &#8211; atteso anno scolastico.<\/p>\n<p>La sveglia ha cominciato a distruggere il mio dolce far niente e la calda quiete offerta dalle mie lenzuola. Prima di poggiare il piede a terra, la mia mente ha cominciato a vagare. E quello \u00e8 un serio problema perch\u00e9 quando inizia non la smette pi\u00f9 fino a quando non urta contro le finte pareti della realt\u00e0. Colleghi, studenti, bidelli, banchi, tutto ci\u00f2 che avrei rivisto da l\u00ec a poco ha cominciato a prendere consistenza. Il rumore maledetto del gesso sulla lavagna, il frastuono dei banchi spostati con disattenzione, il suono di quella maledetta campanella hanno cominciato a martellarmi in testa. Per non parlare poi del chiacchiericcio del Balducci in corridoio, delle urla raccapriccianti della Zanetti e degli improperi di Schifani. Che poi il motivo per cui ci si ostina a chiamarsi per cognome non l\u2019ho ancora capito: si passa pi\u00f9 tempo insieme che con se stessi. Un obbligo istituzionale o semplice cortesia? Rispetto della cultura che si ostenta o semplice presa per il culo? \u00a0La cosa \u00e8 abbastanza opinabile, forse per questo rimarr\u00e0 sempre un mistero, una delle tante domande, sul mondo del lavoro, che rimarr\u00e0 senza una risposta, nei secoli dei secoli.<\/p>\n<p>Fatto sta che appena si varca quella maledetta soglia e si riprendono le sembianze di comune cittadino, come per miracolo, Balducci diventa il fidatissimo Enrico, Zanetti\u00a0 si trasforma in un\u2019attraente Francesca e Schifani riprende le sembianze del buon padre di famiglia pronto a sopportare i capricci della figlia adolescente.<\/p>\n<p>Ho sbuffato cos\u00ec forte da alzare il lenzuolo, fino a quando la sveglia ha ricominciato a strillare e a ricordarmi che, da bravo cittadino e infaticabile lavoratore, dovevo alzarmi di gran corsa e rimettere la maschera dello stimatissimo &#8211; e sottopagato &#8211; docente di Filosofia.<\/p>\n<p>\u00abMa chi me lo ha fatto fare?!\u00bb. E\u2019 una frase che, da anni ormai, mi ripeto continuamente e a cui, onestamente, non riesco a dare una risposta esauriente. Potevo scegliere di fare l\u2019operaio, l\u2019impiegato, il medico, il macellaio, un mestiere insomma che mi avrebbe dato l\u2019autorizzazione di guardarmi allo specchio e riconoscermi come uno che, in un modo o in un altro, contribuisce comunque alla sussistenza di questa societ\u00e0.<\/p>\n<p>E invece no! La vita da professore era quella che, all\u2019epoca della mia giovinezza, faceva sognare, quella che avrebbe contribuito alla costruzione di un mondo migliore &#8211; o di castelli in aria &#8211; \u00a0che avrebbe accompagnato i giovani alla scoperta dei piaceri della conoscenza &#8211; e al disgusto dell\u2019ignoranza &#8211; o alla distruzione totale della cultura scolastica. E quale disciplina migliore della filosofia, che per opinione comune \u00e8 la materia \u201ccon la quale o senza la quale la vita resta tale e quale\u201de che, detto in altri termini o con altri toni, non \u00e8 mai servita a un cazzo!? Ecco, io sono stato un eroe in questo senso, un martire che ha deciso, per amore della <i>sapienza<\/i>, di gettarsi nelle fauci delle belve feroci.<\/p>\n<p>Considerato che queste belve mi attendevano, impazienti e pronti a sbranarmi, nell\u2019atrio della scuola, ho deciso di velocizzare i tempi e,\u00a0 accompagnato da queste divagazioni nostalgiche, mi sono lavato, vestito e sono giunto a quel rituale magico che riesce a dare un senso al mattino: il mio consueto caff\u00e8 amaro che riesce, delicatamente, a portarmi all\u2019attualit\u00e0 del mio stato.<\/p>\n<p>Giunto a scuola, ho accennato lievemente qualche sorriso di \u201cbenvenuto\u201d e \u201cben ritrovato\u201d a ragazzi nuovi e vecchi che, con lo zaino alla moda sulle spalle, ostentano un\u2019 allegria e un\u2019 energia, che ben presto si trasformeranno in noia e stanchezza.<\/p>\n<p>Con la solita\u00a0 pacca sulle spalle, Balducci mi ha salutato e mi ha consigliato di evitare il solito monologo, di presentazione-programma, che ai giovani sembra un turpiloquio. E\u2019 come se, da buon presentatore, io esponessi, all\u2019inizio di una commedia o, sarebbe pi\u00f9 appropriato dire, all\u2019inizio di una tragedia, le trame della vicenda che sta per essere narrata, i protagonisti e l\u2019atmosfera che, inconsciamente, determina le loro azioni. I miei uditori aborriscono, sbuffano, si annoiano e si guardano basiti di fronte a quell\u2019accozzaglia di sillabe che costituiscono il vocabolario filosofico.<\/p>\n<p>Io parlo di <i>immanenza<\/i>, <i>maieutica<\/i>, <i>monade<\/i>; loro parlano di <i>emoticons<\/i>, <i>browser<\/i>, di <i>plug-in<\/i>. Due mondi paralleli che non si incontreranno mai\u00a0 e se qualcuno, come un professore, ci prova viene additato come un attentatore alla libert\u00e0 altrui.<\/p>\n<p>Ho accettato il suggerimento del mio collega e sono entrato in classe. Il mio \u201cbuongiorno a tutti\u201d si \u00e8 scagliato come un fulmine a ciel sereno. Ho disturbato l\u2019animato chiacchiericcio dei ragazzi. Pochi mi hanno risposto, molti mi hanno ignorato.<\/p>\n<p>Si sono accomodati ed \u00e8 cominciato l\u2019appello che io ,personalmente, farei durare una vita. E\u2019 uno dei pochi sistemi che la societ\u00e0 contemporanea possiede per ricordarci chi siamo. Nome e cognome seguiti da un \u201cpresente\u201d, urlato, sussurrato o taciuto a seconda della consapevolezza che ognuno ha di se stesso o della voglia che si ha di esserlo. Tutti presenti!<\/p>\n<p>E, finalmente, si comincia con la prima lezione di filosofia, alla quale ho deciso di dare un\u2019impostazione diversa dal solito. Chiedo ai ragazzi di esporre le loro aspettative nei miei confronti e, soprattutto, nei confronti di autorevoli signori come Kierkegaard, Feuerbach e Heidegger. Loro si guardano e pensano che evitare di incrociare i miei occhi significa eludere la questione. Sembrano cani bastonati, vittime sacrificali, individui soggetti alle pretese maniacali di uno che non ha capito un cazzo di cosa significhi vivere. Dopo lunghi e interminabili minuti di imbarazzante silenzio, si alza, dal quarto banco della terza fila, un tipo occhialuto le cui lenti non riescono a nascondere uno sguardo che sembra voglia andare oltre.<\/p>\n<p>&#8211;\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Prof, mi sa che lei vuole sapere pi\u00f9 di ci\u00f2 che \u00e8 lecito sapere!<\/p>\n<p>&#8211;\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Cosa intendi dire?<\/p>\n<p>&#8211;\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Intendo dire che noi non abbiamo aspettative nei confronti di uomini del passato che pretendono di insegnarci a vivere o a pensare. Noi viviamo e pensiamo e in questo nostro vivere e pensare ci sta pure la storia della filosofia. Ci tocca studiarla e la studiamo, ma non ci chieda di pi\u00f9 per favore!<\/p>\n<p>&#8211;\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 E se io vi chiedessi di ricominciare a rivedere il vostro modo di vivere e pensare??<\/p>\n<p>Ovviamente, questa mia ultima domanda non ha avuto una risposta diversa dai loro sguardi di disapprovazione e di piet\u00e0. Io ero il povero pazzo che non aspetta altro che essere deriso e mandato a quel paese.<\/p>\n<p>Non potevo fare altro che riprendere le sembianze di un professore ordinario, uno di quelli che segna le presenze, spiega, interroga e assegna le pagine da studiare. Ero solo questo, nient\u2019altro che questo.<\/p>\n<p>Cosa mi aveva portato ad essere quello che ero???<\/p>\n<p>Alla fine delle mie ore di lezione, decisi di non rientrare a casa. Andare in giro con l\u2019auto senza m\u00e8ta mi \u00e8 sempre piaciuto. Il paesaggio che mi scorre davanti gli occhi, la solitudine del viaggio e la velocit\u00e0 mi aiutano ad entrare in un\u2019altra dimensione: quella del tempo che scorre senza utilit\u00e0 alcuna. Capii che con la domanda che avevo posto ai ragazzi, avevo proprio toccato il fondo. Non loro ma io dovevo rivedere il modo di vivere e pensare.<\/p>\n<p>Con lo sguardo completamente perso lungo la strada che stavo percorrendo, mi accorsi, dopo non so quanto tempo, che non stavo andando da nessuna parte. Gi\u00e0\u2026da nessuna parte. Mi stavo semplicemente allontanando. Ma da cosa non saprei dirlo. Avevo solo una voglia incontenibile di andare. Forse stavo semplicemente fuggendo da quello che ero diventato.<\/p>\n<p>Non ero pi\u00f9 un Io ma un Qualcuno che, pur di essere cellula anonima di questa societ\u00e0 che non guarda in faccia nessuno &#8211; nel senso pi\u00f9 vero e significativo del termine &#8211; aveva smesso di vivere e aveva cominciato ad esistere. Non ero pi\u00f9 \u201cmister Vinci\u201d ma il professore Vincenzo Asta. \u201cMister Vinci\u201d\u2026chiss\u00e0 quante volte Gigi mi aveva chiamato in quel modo. Un modo come un altro per battezzare un compagno d\u2019avventure o un modo come un altro per creare quello strambo legame che si suole definire amicizia?<\/p>\n<p>Me lo ricordo ancora quel mio primo e ultimo compagno di giochi, di amori e di simpatiche cazzate con cui passavo ore spensierate e che mi aiutava a non pensare che a me stesso e alla voglia di dare libero sfogo a tutte le mie emozioni.<\/p>\n<p>E proprio Gigi, il suo ricordo, mi spinse ad aprire il finestrino dell\u2019auto e respirare l\u2019aria fresca del mare che mi si spalanc\u00f2 davanti.<\/p>\n<p>Ero giunto al mare, quello stesso mare!!!<\/p>\n<p>Accostai, scesi e guardai l\u2019orologio. Un\u2019ora e venti minuti di viaggio per arrivare l\u00ec.<\/p>\n<p>Quale parte di me aveva stabilito i chilometri che dovevo percorrere e la destinazione? Chi mi aveva portato l\u00ec? Vinci o Vincenzo?<\/p>\n<p>L\u2019unica cosa certa \u00e8 che adesso Vincenzo era seriamente incazzato con se stesso per aver perso il controllo. Per di pi\u00f9 il desiderio di assecondare Vinci era davvero forte. Indeciso sul da farsi, con una mano sul fianco e una sul cofano, cercavo un nonsoch\u00e8 che, timidamente e con discrezione, mi convincesse a restare. Ovviamente, in quell\u2019istante dovevo avere dentro l\u2019 anima qualcosa di veramente insolito per uno come me, talmente insolito da convincermi che tutto ci\u00f2 che desideravo era ascoltare quei suoni, sentire quegli odori e rivedere quelle immagini che avevo deciso di mettere in cantina. Decisi di proseguire quel viaggio di ritorno.<\/p>\n<p>Altri quindici chilometri mi separavano dalla casa in cui ero nato e dall\u2019amore a cui avevo rinunciato. Li avrei fatti anche a piedi. Perch\u00e9? Perch\u00e9 avevo una incontenibile, smisurata e terribile voglia di ritornare.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_15048\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"15048\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ed eccoci giunti al primo di una serie di giorni, apparentemente interminabili, che d\u00e0 l\u2019avvio al tanto \u2013 poco &#8211; atteso anno scolastico. 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