{"id":1498,"date":"2009-05-21T16:11:20","date_gmt":"2009-05-21T15:11:20","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=1498"},"modified":"2009-05-21T16:11:20","modified_gmt":"2009-05-21T15:11:20","slug":"lascensore","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=1498","title":{"rendered":"Racconti nella Rete 2009 &#8220;L&#8217;ascensore&#8221; di Alessandra Ponticelli Conti"},"content":{"rendered":"<p>\u00a0\u00a0\u00a0 Nell&#8217;ascensore erano in due: una madre e suo figlio. Non sapevano perch\u00e9 si trovavano l\u00ec. Non ricordavano nulla di quello che era accaduto; entrambi, per\u00f2, avvertivano una strana sensazione, una grande leggerezza, una levit\u00e0 assoluta, l&#8217;impressione di non possedere pi\u00f9 niente, nemmeno il loro corpo. Eppure tutto sembrava normale: &#8220;Mamma!&#8221;, disse sconvolto il ragazzo, &#8220;le mie mani! Guarda, guarda, sembrano ali di farfalla! E le gambe, \u00e8 come se si fossero svuotate, e i miei occhi, ti scongiuro, dimmi, sono ancora al loro posto? Dimmelo! Dimmelo! Ti prego&#8221;. La donna aveva le stesse percezioni e col pensiero, solo con quello, si rese conto di essere impaurita, terribilmente scossa e in preda ad un attacco di panico. Ma il suo cuore era immobile; n\u00e9 una palpitazione, n\u00e9 un tremore, nessun rivolo di sudore.<\/p>\n<p>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0Presumibilmente l&#8217;aria cominciava a scarseggiare, ma, ciononostante, doveva fare un discreto freddo, dato che sul soffitto si erano formati grandi ghiaccioli azzurrognoli che crescevano a vista d&#8217;occhio. Stalattiti coniche e colonnari, s\u00ec, come quelle che aveva visto tante volte molti, molti anni prima, con l&#8217;immaginazione, quando, ancora adolescente, ascoltava una canzone di Battisti della quale in quel momento non riusciva pi\u00f9 a ricordare il titolo. Il giovane, infuriato, url\u00f2:&#8221; Allora, ti decidi o no\u00a0 a rispondere?&#8221;. La donna prov\u00f2 a rilassarsi, ma tutto rest\u00f2 tremendamente uguale. &#8220;Mamma! Mamma! Sto piangendo eppure nei miei occhi non ci sono lacrime! Per favore, rispondimi, sono ancora al loro posto i miei maledetti occhi? Guardami, guardami, per Dio!&#8221;. La\u00a0donna non vide niente di diverso se non il fatto che fossero completamente asciutti. &#8220;Va tutto bene&#8221;, disse con tono pacato, presa dal timore di spaventarlo.<\/p>\n<p>\u00a0\u00a0\u00a0 &#8220;Come siamo capitati qui?&#8221;, continu\u00f2 il ragazzo &#8220;non ricordo pi\u00f9 niente; n\u00e9 da dove veniamo, n\u00e9 chi siamo. So solo che tu sei la mia mamma. Dove stiamo andando? E chi ci ha chiusi qui dentro?&#8221;. In realt\u00e0 le porte erano aperte, ma una muraglia incolore ostacolava il passaggio. La donna fu presa da un&#8217;improvvisa voglia di piangere, di gridare, di cominciare a battere la testa contro una di quelle quattro pareti che separavano lei e la sua creatura dal mondo, da quel mondo infame che da tempo le era diventato insopportabile, ma che mai come ora desiderava ritrovare. Tent\u00f2 di stringere a s\u00e9 il suo amore, l&#8217;unico grande amore della sua vita, quel tesoro incommensurabile al quale era riuscita a dare vita. Ma le mani le scivolavano via, prendevano un&#8217;altra direzione, per poi riassumere la posizione iniziale. Doveva a qualunque costo tirarlo fuori di l\u00ec, non poteva deluderlo. Mai, prima di allora, era successo. Lo aveva curato come un fiore delicato, lo aveva sorretto nei momenti di crisi, lo aveva sostenuto quando il vento soffiava forte, quando mulinava imbizzarrito e portava con s\u00e9 tutto quello che incontrava; quando, con il suo impeto, sembrava volesse cancellare ogni moto dell&#8217;animo. E ora, cosa avrebbe fatto?<\/p>\n<p>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Ad un tratto si accorse che da una punta di ghiaccio cominciavano a scendere con ritmo lento piccole gocce tondeggianti, dense e corpose. Volt\u00f2 gli occhi e le vide poggiarsi con grande grazia e sincronia su uno dei\u00a0 tasti di comando. L&#8217;ascensore cominci\u00f2 faticosamente a muoversi per poi trovare un andamento costante. Flebili luci si accesero sulla mascherina, ad indicare che la cabina stava salendo. Uno, due, tre &#8230; fino a toccare con una rapidit\u00e0 inaudita il settimo piano. La donna, disperata, si lanci\u00f2 in avanti e con le labbra protese verso quelle fosforescenze che si rincorrevano prov\u00f2 invano a premere il simbolo TERRA. Come un missile impazzito quella gabbia di lamiera\u00a0prese a scalare il cielo ad una velocit\u00e0 impressionante: dieci, undici, dodici &#8230; diciotto piani bruciati in un istante, in un batter d&#8217;occhio. Lo sguardo terrorizzato della mamma s&#8217;incoll\u00f2 a quello del figlio. Con fissit\u00e0, lui impietrito la osservava, ammutolito, e lei, come accecata, lo vide in tutta la sua bellezza e paradossalmente pens\u00f2 che niente e nessuno avrebbe potuto mai cancellare quella straordinaria armonia di forme. Nella sua testa risuonavano lontane, lunghe\u00a0cantilene di ninna nanna, voci narranti\u00a0di fiabe, che in punta di piedi spengevano con passi leggeri\u00a0pianti disperati di bambino.<\/p>\n<p>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Di colpo un bagliore si stagli\u00f2 in alto, immensi raggi luminosi e guizzi di luce scintillanti aprirono vasti orizzonti di cielo e, senza avvertire alcun dolore, i due corpi si trovarono catapultati oltre l&#8217;infinito. Il giovane apr\u00ec gli occhi; la sua mamma era l\u00ec, accanto a lui. Sconfinate distese di verde, ampi terrazzamenti fioriti, e una tranquillit\u00e0 assoluta dominavano quel luogo dove il sole batteva incessantemente senza bruciare. I due si sorrisero e, finalmente sereni, si strinsero in un abbraccio perenne.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_1498\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"1498\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00a0\u00a0\u00a0 Nell&#8217;ascensore erano in due: una madre e suo figlio. 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