{"id":14795,"date":"2013-05-17T17:54:21","date_gmt":"2013-05-17T16:54:21","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=14795"},"modified":"2013-05-17T17:54:21","modified_gmt":"2013-05-17T16:54:21","slug":"premio-racconti-nella-rete-2013-distacco-di-dana-carmignani","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=14795","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2013 &#8220;Distacco&#8221; di Dana Carmignani"},"content":{"rendered":"<p>Spianate 21 ottobre 2001<\/p>\n<p>Siamo ancora vicino ai morti e stamane ho sognato mia sorella. Un sogno strano e tormentato che mi ha fatto alzare presto\u2026e scrivere.<br \/>\nDi che poi? Mi sembra di non aver pi\u00f9 niente da dire.<br \/>\nIeri dopo cinque anni dalla sua morte ho capito che potevo stare finalmente in camera sua.<br \/>\nQuella camera \u00e8 rimasta smontata e chiusa fino ad ora. Non riuscivo neanche ad entrarci in quella camera. La visione di quanto avevo visto quella mattina mi ossessionava.<br \/>\nNon ne avevo paura, solo quell\u2019immagine mi seguiva ovunque\u2026e mi segue ancora ovunque.<br \/>\nUn\u2019altra immagine che mi segue ovunque \u00e8 quella dell\u2019ultima volta che l\u2019ho vista viva.<br \/>\nLa sera prima quando sono tornata a casa avevo freddo. Lei stava bevendo del latte caldo e come si fa di solito senza pensare aveva sfiorato le mie ginnocchia gelate, per constatare ridendo, la verit\u00e0 che dicevo e che pu\u00f2 sembrare strano d\u2019agosto.<br \/>\nLa sua mano calda sul mio ginocchio \u00e8 l\u2019ultima sensazione viva che ho di lei. Un tocco particolare, quasi neanche fosse proprio un saluto, un addio.<br \/>\nDopo solo quelle mani gi\u00e0 rattrappite e gelide.<br \/>\nErano quelle che mi avevano scosso da ci\u00f2 che anche se vedevo non volevo credere. Erano quelle che mi avevano dato la misura di ci\u00f2 che stava accadendo realmente.<br \/>\nMia sorella non dormiva e non si sentiva male.<br \/>\nMia sorella era morta.<br \/>\nL\u2019avevo trovata cos\u00ec quella mattina. La gattina accucciata fra le sue gambe rannicchiate, in una morte che sembrava ancora un sonno tranquillo.<br \/>\nAnche mia madre le dormiva accanto.<br \/>\nNon si era accorta di niente.<br \/>\nInvece dell\u2019urlo che avrei voluto fare, gliele presi quelle mani gi\u00e0 cos\u00ec rigide alla \u201cTata\u201d.<br \/>\nGliele presi fra le mie e rassicurai mia madre facendola uscire dalla camera.<br \/>\nMia madre vuole sempre essere rassicurata.<br \/>\nForse \u00e8 vero, forse ad una certa et\u00e0 si scambiano i ruoli e sono i figli che diventano genitori, ma io mi chiedevo se mia madre si rendesse conto di quanto invece avrei avuto bisogno io di essere rassicurata in quel momento. Mi domandavo dopo, nei giorni seguenti se si rendeva conto che di figlie lei ne aveva ancora una.<br \/>\nQuesta domanda me la sono in fondo sempre posta, gi\u00e0 da quella lontana volta del tavolo me lo domandavo.<\/p>\n<p>Erano venuti a prendermi con la macchina.<br \/>\nDa quando stavo con nonna era la prima volta che andavo a Milano e che viaggiavo in macchina<br \/>\nFu un viaggio lunghissimo e notturno, o almeno cos\u00ec sembrava a me perch\u00e9 eravamo partiti \u201cgi\u00e0 di buio\u201d, come diceva nonna, quando insomma \u00e8 l\u2019ora di stare in casa.<br \/>\nMia sorella e il fidanzato furono costretti a fermarsi spesso sulla montagna, perch\u00e9 io vomitavo in continuazione. La macchina mi dava noia e chiss\u00e0 se non mi desse noia anche la situazione in cui ero. Quella partenza improvvisa, il viaggio a Milano per ci\u00f2 che doveva essere un assaggio della mia vita futura. L\u2019incontro con mia madre che era quasi una sconosciuta per me..<br \/>\nOra \u00e8 cosa di tutti i giorni, ma allora viaggiare diventava un\u2019impresa. Non c\u2019erano autostrade. Si dovevano attraversare dei passi, e anche con la macchina, lo spostarsi diventava faticoso.<br \/>\nA me sembrava di andare lontanissimo. Non si arrivava mai. Ma dov\u2019era questo Milano?<br \/>\nStavo male, l\u2019odore del chiuso mi \u201cfaceva venire su l\u2019anima\u201d, come diceva nonna. Ero abituata all\u2019aria aperta. Il massimo delle vetture erano i barrocci e i carri di fieno e non quell\u2019abitacolo stretto che sapeva di plastica.<br \/>\nArrivai esausta senza capire bene dove mi avessero portato.<br \/>\nArrivai in un posto luminoso che mi parve strano a quell\u2019ora.<br \/>\nEra il ristorante dove i miei lavoravano.<br \/>\nAbituata alla lucina che nonna teneva la sera sotto il camino, tutta quella luminosit\u00e0 da giorno mi dette fastidio. Scesi dalla macchina ringraziando Dio, feci il percorso che dall\u2019entrata, attraverso una serie di tavoli bianchi portava alla cucina e davanti a mia madre che si asciugava le mani al grembiale dissi \u201c Ohioi\u2026mi sono strappe tutte le budella\u2026\u201d<br \/>\nParlavo solamente in toscano, anzi il dialetto arcaico di nonna e di quella vecchia gente che avevo avuto intorno fino ad allora.<br \/>\nAlla luce del giorno dopo mi pass\u00f2 l\u2019effetto tremendo dell\u2019incontro con Milano.<br \/>\nSvegliandomi in quelle stanze in cui non ricordavo di essere nata pensai che non erano tanto distanti da quelle a casa di nonna. Erano grandi e gelide col pavimento a mattoni rossi. Tutte le \u201ccase di ringhiera\u201d erano cos\u00ec.<br \/>\nErano cos\u00ec tutte quelle case vicino alla stazione dove passavamo per andare a prendere il tram. Mia sorella mi portava dentro perch\u00e9 io volevo andare \u201csulle scale che si muovono\u201d e, seduta ad un tavolino di un bar, mi fece scoprire \u201cil cappuccino\u201d.<br \/>\n\u201cIl caffellatte con la schiuma\u2026?\u201d dissi io davanti la tazza marrone fumante, stringendomi al petto i tesori che inevitabilmente ogni mattina, facendo lo stesso percorso, lei finiva per comprarmi.<br \/>\nAnatre con le ruote e con le caramelle dentro, e fiabe, librini con immagini deliziose. Me li facevo leggere e me li portavo sempre dietro sotto il braccio ovunque andassi.<br \/>\nSi andava semplicemente dalla zona dove i miei avevano avuto il vecchio ristorante, e dove avevano ancora quelle \u201cdue stanze\u201d da letto in cui la sera tornavano a dormire, al nuovo posto di lavoro.<br \/>\nDalla stazione centra erano passati a quella di Lambrate in un ristorante che era anche un albergo. Non tenevano in gestione la parte alberghiera ma avevano l\u2019obbligo delle colazioni, per questo si alzavano prestissimo ed erano costretti ad attraversare la citt\u00e0 da una parte all\u2019altra, perch\u00e9 il nuovo ristorante non prevedeva spazi in cui alloggiare i dipendenti.<br \/>\nPer me il tutto divenne presto un gioco\u2026(mi chiedo cos\u2019\u00e8 che per me non diventa un gioco). Il passaggio per quel luogo altissimo e pieno di gente\u2026le scale mobili\u2026il cappuccino\u2026il tram\u2026 Coi miei libri sotto il braccio che di giorno in giorno aumentavano, arrivavo sorridente ogni mattina con mia sorella, al ristorante, dove mia madre stava gi\u00e0 lavorando da un po\u2019.<br \/>\nPer accedere alla cucina c\u2019era un corridoio a scivolo con una porta che si apriva nei due sensi , come quelle dei saloon.<br \/>\nLa cucina attrezzatissima era enorme. Dalla cucina si arrivava ad un cortile interno, dove c\u2019era la lavanderia dell\u2019albergo.<br \/>\nIl mio campo giochi giornaliero era l\u00e0.<br \/>\nAvevo fatto amicizia con due bambine, due sorelle che erano le figlie del proprietario e che nella lavanderia tenevano un\u2019infinit\u00e0 di giocattoli.<br \/>\nIo non avevo mai visto bambole e carrozzine di quel genere e poi lavagne e banchettini con le seggioline di legno, corredi e vestitini, piatti tazzine e arredi di casa in miniature perfette che sembravano gli originali in piccolo. Cavalli a dondolo e teatrini con le marionette.<br \/>\nIn un lettino in ferro che somigliava a quello di nonna, con mia grande sorpresa, scoprii una gatta con quattro gattini.<br \/>\nIMPAZZII!!!<br \/>\nQuelle bambine di citt\u00e0 non avevano dimestichezza con gli animali. Ne avevano paura e mi guardavano con stupore quando rimaneggiavo chiacchierando con le bestiole e con la madre. Mi guardavano con stupore anche perch\u00e9 non capivano niente di quello che dicevo, e pi\u00f9 non capivano, pi\u00f9 io, in toscano, mi arrabbiavo\u2026 \u201cUn capiscan nullaaa\u2026!\u201d-dicevo alterata a mia madre o a mia sorella che arrivavano ad arginare gli alterchi che inevitabilmente finivano per esserci fra noi.<br \/>\nVisto che non andavo ancora a scuola, mi sembrava \u201cnormale\u201d fare la maestra. La logica era che siccome io non sapevo leggere n\u00e9 scrivere, non potevamo giocare se le scolare non le facevano loro\u2026.e cos\u00ec quando una cameriera dell\u2019albergo disse a mia madre\u2026 &#8220;Venga a vedere cosa fa sua figlia\u2026\u201d\u2026lei mi trov\u00f2 alla lavagna con una bacchetta in mano e un paio di vecchi occhiali sul naso che \u201cinsegnavo\u201d a due scolare diligenti che facevano gi\u00e0 la seconda elementare.<br \/>\nQuesta sottomissione era data un po\u2019 dalla mia fantasia e dall\u2019estrosit\u00e0 che finivano sicuramente per affascinarle e un po\u2019 da quel particolare rapporto che si crea sempre fra i popoli pi\u00f9 evoluti e i barbari.<br \/>\nIo venivo da un paese diverso, parlavo una lingua diversa, e, anche se non ero vestita di pelli di animale, avevo una dote che con la raffinata educazione, loro avevano perso; ero determinata!<br \/>\nIl rapporto che instaurai con quei gatti fecero di me una domatrice di leoni e le bimbe restavano per ore a bocca aperta ad ascoltare \u201cnella mia lingua\u201d storie improbabili di streghe e boschi del mio \u201cpopolo contadino\u201d, che raccontavo con calore e ricchezza di particolari. Ai loro occhi forse questa cultura sembrava meglio della loro, perch\u00e9 facevano tutto ci\u00f2 che volevo e mi seguivano come canini.<br \/>\nNevic\u00f2.<br \/>\nUna mattina trovammo il cortile imbiancato. Era il periodo di carnevale e Margherita, cos\u00ec di chiamava la pi\u00f9 grande, aveva un bellissimo vestito da fatina azzurro e pieno di veli. Tanto lei che Patrizia,l&#8217;altra sorella, non volevano uscire mai. Faticavo a portarle fuori. Al freddo non erano abituate, avevano paura di una goccia d\u2019acqua. Figuriamoci della neve!<br \/>\nIn mezzo al cortile, mentre volteggiavo fra i fiocchi che cadevano e pesticciavo quella gi\u00e0 in terra, le vedevo far capolino dalla porta. Loro si guardavano e tutt\u2019e due guardavano me. Non volevano attraversare il cortile per paura di bagnarsi. Io avevo un ombrellino di carta di quelli cinesi. Le convinsi che le avrebbe riparate da tutti i mostri che nella traversata potevano colpirci e persino dalla neve stessa. Me le misi sotto braccio e partimmo alla volta del ristorante.<br \/>\nFu l\u2019unica volta che non funzion\u00f2. Noi arrivammo sane e salve, ma giunte a destinazione l\u2019ombrellino si afflosci\u00f2 come un cencio..<br \/>\nIo bisticciai con mia sorella. Ero convinta che con \u201cquell\u2019altro\u201d avrebbe funzionato.<br \/>\nQuella mattina era successo un fatto.<br \/>\nCon mia sorella ero andata in un grande mercato di verdure. Ad un banchetto una bambina mi squadr\u00f2. Io squadrai lei. Come due pistoleri che si sfidano ci guardavamo una dirimpetto all\u2019altra. Poi lei volt\u00f2 lo sguardo e lo pos\u00f2 sull\u2019ombrellino di carta che tenevo al braccio. Era bello, forte e robusto. La \u201cTata\u201d me lo aveva comprato quella mattina per \u201cfarmi\u201d un po\u2019 di carnevale, io ne avevo gi\u00e0 fatto il mio scudo, il mio paracadute, il guscio di protezione verso le avversit\u00e0 del mondo.<br \/>\nMi accorsi che la bambina lo guardava\u2026ma se ne accorse anche mia sorella.<br \/>\n\u201cDaglielo-mi diceva- io poi a te te lo ricompro\u2026\u201d<br \/>\nChiss\u00e0 perch\u00e9 quelli che hanno poco elargiscono sempre tanto. Era l\u2019unica cosa che avevo e ci tenevo, perch\u00e9 mai dovevo darlo ad una sconosciuta?<br \/>\nLa differenza fra me e mia sorella, oltre all\u2019et\u00e0, si vedeva gi\u00e0 da l\u00ec. La sua generosit\u00e0 mi faceva sentire sempre egoista e cattiva.<br \/>\nA malincuore cedetti l\u2019ombrellino alla bimba e, come promesso, mia sorella me ne acquist\u00f2 un altro, che secondo me per\u00f2 non aveva le caratteristiche del primo.<br \/>\nNon avrei pi\u00f9 avuto un ombrello come quello!!<br \/>\nCos\u00ec quando sotto la neve, il nuovo non resse, io mi convinsi ancor di pi\u00f9 che invece il precedente l\u2019avrebbe fatto.<br \/>\n\u201cTe lo avevo detto io!\u201d-dicevo a mia sorella con i resti dell\u2019ombrellino penzoloni. Era inutile che mi parlassero di carta e di neve\u2026non mi convinsero mai!<br \/>\nFu quella la volta del tavolo.<br \/>\nIo stavo vivendo in un mondo che non mi apparteneva\u2026e lo sapevo.<br \/>\nSapevo che il mio mondo era con nonna, e stando con lei, avevo gi\u00e0 imparato ad essere distaccata dalle cose.<br \/>\nDistaccata per forza dalle cose che amavo e dalle persone, altrimenti la sofferenza sarebbe stata dopo troppo grande.<br \/>\nAvevo anche imparato a riflettere sulle emozioni.<br \/>\nNonna mi aveva insegnato che qualsiasi esaltazione \u00e8 sbagliata in bene e in male.<br \/>\n\u201cNon si muore solo per un grande dispiacere-mi diceva spesso- si pu\u00f2 morire anche per una grande gioia\u201d\u2026e mi raccontava la storia di quella donnina che mor\u00ec per la felicit\u00e0 di veder nascere un vitellino.<br \/>\nIo dosavo le mie emozioni e cercavo di viverle equilibratamente.<br \/>\nA volte osservavo mia madre di nascosto, come quando da sopra la scala osservavo nonna che faceva il pane. Non sapevo come comportarmi con lei.<br \/>\nNonna diceva di non eccedere nelle cose, non di non viverle, e trasmetteva con trasporto quello che sentiva. Mia madre no. Non si capiva. O forse non la capivo io. Aveva una dolcezza infinita che traspariva anche da come metteva il sale nella minestra e avevi sempre paura di comportarti in modo che le facesse male. Io la vedevo come qualcosa di distante a cui non riuscivo ad arrivare.<br \/>\nIl nostro distacco aveva creato una frattura, e ,come quei gattini che togli precocemente alla gatta ,io, stando con nonna, avevo ormai imparato nuovi modelli di comportamento e anche se sentivo per lei tutto quell\u2019amore, non riuscivo a viverlo o ad esprimerlo.<\/p>\n<p>Spianate 23 novembre 2001<br \/>\nChiss\u00e0 se mia madre provava lo stesso struggimento che provavo io? E quanto anche lei avr\u00e0 sofferto per la morte di sua madre.?<br \/>\nMia madre era orfana. La nonna Fine mor\u00ec quando lei aveva dodici anni.<br \/>\nSe le figlie sono condizionate dalle madri, se io lo sono stata per la mia, chiss\u00e0 quanto mia madre lo sar\u00e0 stata per la sua. Questa donna che si allett\u00f2 e mor\u00ec prematuramente. Ancora adesso lei, fedele a se stessa e al suo carattere schivo, te lo racconta cos\u00ec con poche parole. Sono io che mi immagino il tormento del suo cuore per questa donna malata, che vedi spegnersi ogni giorno di pi\u00f9 fino all\u2019esaurimento. Non posso nemmeno pensarci. All\u2019idea mi sento male e soffro per lei o come penso abbia sofferto lei senza dirlo.<br \/>\nNonna lo diceva.<br \/>\nLe tremava la bazza e le venivano ancora i lucciconi, quando mi raccontava di cose lontanissime\u2026la sofferenza che aveva provato il giorno della prima Comunione perch\u00e9 lei era vestita con un vestito blu di lana\u2026i genitori non avevano soldi da scialare per un abito bianco\u2026.\u201dE io piangevo\u2026- diceva-\u2026piangevo\u2026ho fatto tutta la processione piangendo\u201d.<br \/>\nRaccontava i dettagli e descriveva la scena, tracciava le parti come se si trattasse di una commedia.<br \/>\n\u201cE allora lui disse \u201cGiulia vi posso accompagnare\u201d\u2026(era l\u2019incontro con nonno)\u2026e io dissi \u201cSi\u201d\u2026poi per la via mentre si tornava dal vespro arriv\u00f2 quell\u2019altro\u2026(era un corteggiatore di nonna che non era serio)\u2026e disse a nonno\u2026\u201dArturo scansati che ho da parl\u00e0 con Giulia\u201d\u2026\u201dMe lo deve dire lei \u2013disse nonno- senn\u00f2 io non mi sposto\u201d\u201d<br \/>\nGiulia fece aspettare Arturo un attimo e liquid\u00f2 l\u2019intruso \u201cNon potete vantare nessuna pretesa su di me \u2013 disse \u2013non avete nessun diritto e io fo\u2019 come mi pare!\u201d Poi \u201cBuongiorno\u201d \u2013 ribad\u00ec altera e si riavvi\u00f2 con Arturo.<br \/>\nSi innamorarono.<br \/>\nE io me li vedo con i vestiti scuri . Il cappello in mano lui, lei con quella particolare pettinatura dell\u2019epoca tonda e gonfia, con la gonna lunga e la camicetta abbottonata fino al collo, che camminano per i viottoli chiacchierando e dandosi del voi.<br \/>\n\u201cSa\u2026era di poche parole nonno\u2026quando aveva detto\u2026aveva detto!\u201d<br \/>\nSi sposarono velocemente perch\u00e9 lui andando soldato aveva paura che lei trovasse qualcun altro. E infatti lei era stata un po\u2019 allettata da un \u201csignorino\u201d che veniva in casa.<br \/>\nGiulia, Amelia e Argia erano tre sorelle in et\u00e0 da marito, era evidente che in casa di nonno Cherubo e nonna Rosa ci fosse la processione. Ma nonno Arturo torn\u00f2 con le idee chiare\u2026 &#8220;Me lo sentii battere all\u2019uscio di notte e mi disse\u2026 \u201cGiulia voglio una risposta\u2026ti do tre giorni di tempo\u2026o mi sposi o \u00e8 finita O o \u00e8 si o \u00e8 no!\u201d..\u201d<br \/>\nLei, come per la Comunione pianse tre giorni. La decisione era dura, come dura sapeva che sarebbe stata la vita con lui a differenza di quella, che come avevano fatto le sorelle, lei avrebbe avuto sposando un uomo pi\u00f9 benestante e alla quale le sorelle la spingevano.<br \/>\nMa quando Arturo torn\u00f2, sempre di notte, lei disse si a lui e a tutto quello che ci\u00f2 significava e dopo solo il noce sotto il quale andarono sa cosa si dissero\u2026e cosa fecero, perch\u00e9 lei, ghignando non me lo ha mai raccontato.<\/p>\n<p>Quel febbraio del tavolo tornai da questa donna.<br \/>\nLasciai mia madre e il suo mondo, per un mondo che come lei, come mia nonna, sapevo che era quello destinato a me. Ne ero cos\u00ec consapevole che mi sembrava del tutto normale.<br \/>\nTornai in treno con mia sorella.<br \/>\nArrivammo la sera.<br \/>\nTornai carica di tutte le emozioni possibili, di tutto ci\u00f2 che avevo visto di diverso e di nuovo.<br \/>\nTornai carica di una valigia piena dei miei tesori.<br \/>\nLa aprii davanti a nonna. Lei era seduta nel suo cantuccio. La solita lucina accesa sotto il camino, la gamba tirata su.<br \/>\n\u201cTi fa male nonna?\u201d\u2026sapevo che il suo male alle gambe la tormentava spesso\u2026le dissi mentre tiravo fuori i libri di fiabe, e le ochette, l\u2019orso gonfiabile, le caramelle, i chicchi.<br \/>\nSpargevo tutto sul pavimento in esibizione.<br \/>\nLa cucina mi pareva enormemente spoglia e lunga\u2026ma LEI era l\u00e0\u2026e ci sarebbe sempre stata!<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_14795\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"14795\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Spianate 21 ottobre 2001 Siamo ancora vicino ai morti e stamane ho sognato mia sorella. Un sogno strano e tormentato che mi ha fatto alzare presto\u2026e scrivere. Di che poi? Mi sembra di non aver pi\u00f9 niente da dire. Ieri dopo cinque anni dalla sua morte ho capito che potevo stare finalmente in camera sua. [&hellip;]<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_14795\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"14795\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"author":3674,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[84],"tags":[],"class_list":["post-14795","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-premio-racconti-nella-rete-2013"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/14795"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/3674"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=14795"}],"version-history":[{"count":3,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/14795\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":14860,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/14795\/revisions\/14860"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=14795"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=14795"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=14795"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}