{"id":14790,"date":"2013-05-17T17:45:50","date_gmt":"2013-05-17T16:45:50","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=14790"},"modified":"2013-05-17T17:45:50","modified_gmt":"2013-05-17T16:45:50","slug":"premio-racconti-nella-rete-2013-pavel-di-simone-giusti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=14790","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2013 &#8220;Pavel&#8221; di Simone Giusti"},"content":{"rendered":"<p>La luce a incandescenza tremolava nella stanza di Pavel. Lui era steso sulla panca e si stava allenando al bilanciere quando sent\u00ec un lieve fastidio tra le scapole, come qualcosa che lo pungeva. Poggi\u00f2 il bilanciere sui sostegni e si alz\u00f2 in piedi, poi torse le braccia per arrivare a toccarsi dietro, un po\u2019 impacciato per via dei muscoli sviluppati. Con l\u2019unghia del pollice sent\u00ec un rigonfiamento grande come una capocchia di spillo, bastava che lo sfiorasse che pungeva, pungeva nel profondo, come scosse elettriche. Pavel pens\u00f2 che fosse un brufolo, in passato gli era capito di averne alcuni con la radice cos\u00ec profonda che andava a toccare i nervi e gli davano brividi al corpo intero, fino al cervello.<\/p>\n<p>Quella sera Pavel rimase nella sua stanza. Di solito usciva coi compagni di turno, una birra allo spaccio, due chiacchiere alla luce verde della sala svago, ma quella sera no. Si chiuse nel suo piccolo loculo, si rannicchi\u00f2 nel letto e alla luce di una lampada a gas pass\u00f2 l\u2019indice sulle copertine consunte dei libri che teneva allineati nell\u2019incavo del muro, poi scelse quello che parlava delle stringhe dimensionali, degli universi paralleli, dei buchi di tarlo e di altre teorie della fisica non tradizionale. Pavel non aveva studiato, per\u00f2 ci capiva in quelle cose. Se avesse avuto l\u2019opportunit\u00e0 avrebbe fatto il fisico, il fisico teorico che studia l\u2019infinito e l\u2019irrazionale. Si addorment\u00f2 sul suo libro, e dorm\u00ec male.<\/p>\n<p>Al mattino si svegli\u00f2 grattandosi con foga la schiena. Sotto le dita il brufolo si era fatto pi\u00f9 grande ed era diventato grosso come un bottone. Pavel digrign\u00f2 i denti provando a spremerlo con le dita, a stringerlo, a cavarlo fuori, ma fu uno sforzo inutile, si faceva solo male. Mancava un\u2019ora al suo turno di lavoro, e allora and\u00f2 nel piccolo bagno, accese la lampadina a incandescenza che penzolava sopra il lavandino e si contorse per guardarsi la schiena alla specchio, sebbene i muscoli gli impedissero torsioni complete. Le mense della miniera somministravano razioni iperproteiche per rendere i lavoratori pi\u00f9 forti e resistenti, ed era facile l\u00e0 sotto sviluppare una potente muscolatura. Al centro della schiena, Pavel not\u00f2 qualcosa di strano, era come un piccolo cratere, ma vuoto e nero. Prov\u00f2 ancora a spremerlo, punt\u00f2 il piede sulla tazza del cesso e si torse cos\u00ec tanto da farsi scricchiolare la spina dorsale mentre con le mani premeva e strizzava, poi inizi\u00f2 a graffiarlo con le unghie perch\u00e9 prudeva, prudeva tantissimo, avrebbe voluto infilarci dentro la punta di un cacciavite e grattarlo fino in fondo, fino a farlo sanguinare. Ma si era fatto tardi, la luce rossa sopra la porta gli ricordava che mancavano quindici minuti all\u2019inizio del turno di lavoro, e Pavel doveva andare. Indoss\u00f2 la tuta blu e scese in miniera.<\/p>\n<p>Per buona parte della mattina Pavel si dimentic\u00f2 di quella noia, il lavoro duro lo assorbiva, solo durante la pausa pranzo, mentre stava rannicchiato nel carbone e alla luce gialla della lanterna rimestava nella sua garitta, Pavel ricominci\u00f2 a dar peso a quel fastidio, e trov\u00f2 un gran sollievo a strofinare la schiena sui contrafforti che tenevano su la galleria. Quando riprese il lavoro col piccone, se ne dimentic\u00f2. Solo alla sera, quando entr\u00f2 nella piccola doccia del suo bagnetto e tir\u00f2 la catenella per far scendere l\u2019acqua, Pavel si accorse che quel brufolo che la sera prima era stato grande come una capocchia di spillo e al mattino quanto un bottone, adesso si era fatto grande quanto il palmo della mano. La sua mano insaponata quasi ci spar\u00ec dentro mentre si lavava, e Pavel si spavent\u00f2 come un bambino.<\/p>\n<p>Si asciug\u00f2 in fretta, si infil\u00f2 mutande e canottiera, poi prese i pantaloni dal suo armadietto e si decise ad andare dal medico della compagnia mineraria. Pavel era un umo duro, non aveva mai fatto un giorno di malattia e il medico quasi non lo conosceva, ma il prurito si era risvegliato e quella cosa adesso lo rodeva, s\u00ec, gli rodeva la schiena, sentiva scavare dentro, graffiare, come tanti topi affamati che gli rosicchiavano le carni, e scavavano, rodevano, graffiavano in profondit\u00e0, come scavavano e graffiavano gli uomini di quella miniera. E poi quel buco si allargava, si allargava sempre di pi\u00f9, non si fermava.<\/p>\n<p>Pavel sgusci\u00f2 fuori dal suo loculo come una furia e corse gi\u00f9 per il corridoio nella luce rossa a intermittenza. Spinse via i compagni di turno che incroci\u00f2 per strada e tutti quelli che cercarono di fermalo, poi smanacci\u00f2 la tenda dell\u2019infermeria entrandoci con tal foga che inciamp\u00f2 sulla soglia e cadde per terra. Pavel aveva la schiuma alla bocca, quella cosa lo divorava. Si alz\u00f2 in piedi sotto gli occhi sbigottiti del medico che iniettava antibiotici a un minatore seduto sul lettino, poi si strapp\u00f2 la canottiera e gli mostr\u00f2 la schiena. Pavel non sapeva quanto quella voragine si fosse allargata, ma dalla faccia che fece il medico cap\u00ec che era qualcosa di grave. Si torse per cercare di guardarsi allo specchio appeso al muro, poi lo frantum\u00f2 con un pugno in uno scatto d\u2019ira, quindi ne prese un pezzo, si aggrapp\u00f2 ai fianchi contorcendosi fin quasi a rompersi le ossa e finalmente riusc\u00ec a specchiarsi la schiena. I bordi della voragine era rialzati come quelli di un vulcano in eruzione, la caldera era profonda e buia, senza fondo, come uno di quei pozzi d\u2019areazione che ci guardi dentro e non vedi dove vanno a finire. Pavel sgran\u00f2 gli occhi. Quella cosa cresceva a dismisura.<\/p>\n<p>Lo specchio gli cadde dalle mani mentre quella cosa sbucava dai fianchi lambendogli le dita. Pavel lasci\u00f2 la presa mentre le carni dell\u2019addome si rigiravano dentro e sparivano nel nero come gli argini di un fiume divorati dalla piena. Le gambe si accartocciarono nella voragine come pagine di giornale\u00a0consumate dal fuoco, poi spar\u00ec tutta la schiena. Rimasero fuori solo la testa e le punte delle dita aggrappate al pavimento, poi la voragine sal\u00ec ancora e lo inghiott\u00ec.<\/p>\n<p>L\u2019abisso non si ferm\u00f2 e si allarg\u00f2 ancora. Agguant\u00f2 il medico per le gambe mentre cercava di fuggire e lo trascin\u00f2 dentro divorando lui e le sue grida, poi prese il minatore sul lettino e\u00a0 prese l\u2019infermeria intera, e poi si allarg\u00f2 di pi\u00f9, come un abisso infinito. I minatori scappavano per i corridoi come formiche impazzite, come quelle formiche impazzite su cui Pavel aveva riso da bambino mentre gli spruzzava addosso l\u2019alcol e le incendiava. Ogni uomo cerc\u00f2 la salvezza scappando, rintanandosi, pregando, ma la cosa si allarg\u00f2 cos\u00ec tanto da ingioiarli tutti, da ingoiare tutta la miniera. E si allarg\u00f2 ancora e divor\u00f2 tutta la regione, tutta la nazione, tutto il continente, e alla fine divor\u00f2 il mondo intero. E continu\u00f2 a vorticare come se volesse divorare ancora.<\/p>\n<p>In una dimensione parallela, Pavel aveva studiato, era diventato un fisico teorico e aveva vinto il premio Nobel. Aveva scoperto come creare un buco nero.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_14790\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"14790\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La luce a incandescenza tremolava nella stanza di Pavel. 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