{"id":14664,"date":"2013-05-14T18:24:07","date_gmt":"2013-05-14T17:24:07","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=14664"},"modified":"2013-05-14T18:24:07","modified_gmt":"2013-05-14T17:24:07","slug":"premio-racconti-nella-rete-2013-impotenza-di-natalia-lenzi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=14664","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2013 &#8220;Impotenza&#8221; di Natalia Lenzi"},"content":{"rendered":"<p>Maria era felice.<\/p>\n<p>La primavera esplodeva: profumi e odori inondavano il parco colmo di gente. C\u2019era voglia di sole, di tepore. C\u2019era voglia di maniche corte e scarpe da ginnastica. C\u2019era voglia di passeggiate assolate e chiacchiere sciocche. C\u2019era il profumo delle rose. Rose rosse, freschissime, anche quel giorno di primavera. Consegnate quella mattina dal fioraio a casa.\u00a0 La terza volta in una sola settimana.<\/p>\n<p>Maria era felice.<\/p>\n<p>Le piaceva essere corteggiata. All\u2019inizio pensava che non sarebbe durata, che lui si sarebbe presto stancato di tutte quelle attenzioni. Invece, non era accaduto. Lui non si era stancato. Lui continuava ad avere per lei sempre una parola gentile, un biglietto, un piccolo regalo. E quelle rose. E ci\u00f2 che pi\u00f9 la sorprendeva, era che sembrava sempre sapere quando quell\u2019attenzione che le rivolgeva le fosse pi\u00f9 necessaria. La aspettava alla fermata dell\u2019autobus per accompagnarla al lavoro proprio quando aveva la macchina dal meccanico. Le portava un ombrello fin sotto casa quando pioveva forte, sapendo che lei dimenticava sempre il suo dappertutto. E poi, quelle rose. Mazzi di rose rosse ad ogni occasione. In ricordo del loro primo incontro, del loro primo bacio, della loro prima romantica cena, della prima volta che lui l\u2019aveva vista da lontano. Era appassionato e romantico.<\/p>\n<p>Maria era felice.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 &#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8211;\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 &#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8211;\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 &#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;-<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Anna sorrise con una certa tristezza e strascicando appena la gamba si accomod\u00f2 a sedere su di una panchina, all\u2019ombra di un vecchio albero con lunghe fronde gremite di grandi foglie verdi. Era davvero una bella giornata di sole e, il giardino, ancora affollato, risuonava di rumori e profumava di fiori. Pieg\u00f2 con cura il giornale che teneva in mano, l\u2019edizione locale del quotidiano che comprava ogni giorno, e lo appoggi\u00f2 accanto a s\u00e9. Chiuse gli occhi per un istante e assapor\u00f2 l\u2019aria densa di fragranze diverse. Con una mano sfior\u00f2 il giornale e ripens\u00f2 a se stessa, a quasi dieci anni addietro. Si rivide giovane, allegra e spensierata, forte di una famiglia salda e generosa d\u2019affetto, di un lavoro che la gratificava e di un paio di storie importanti alle spalle che, seppur non l\u2019avevano condotta all\u2019altare, le avevano almeno insegnato a conoscere gli uomini. Aveva imparato che cosa chiedere e che cosa offrire. Cos\u00ec, credeva. Perch\u00e9 niente l\u2019avrebbe preparata all\u2019incontro con l\u2019uomo che le avrebbe cambiato la vita per sempre. Adesso lo sapeva, dieci anni dopo. Aveva superato i sensi di colpa e aveva imparato a convivere con certi ricordi pi\u00f9 duri di altri. Ma dieci anni prima era una donna diversa ed era certa che anche quella ragazza, la ragazza dell\u2019articolo che aveva appena finito di leggere, avesse solo immaginato un amore importante. Un amore che forse avrebbe anche potuto spezzarle il cuore o, forse, renderla la donna pi\u00f9 felice al mondo. Ma certo non aveva pensato di andare incontro al suo carnefice, accecata da quanto di buono c\u2019era in tutto ci\u00f2 che lui le mostrava di s\u00e9. Proprio come anche Anna aveva fatto.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 &#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;- &#8212;&#8212;&#8212;&#8212;\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 &#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8211;\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 &#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8211;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><b>Maria<\/b> inizi\u00f2 a comprendere in quale prigione fosse finita a poco a poco, cercando di scacciare quei pensieri maligni che insidiavano la sua felicit\u00e0.<\/p>\n<p>Il giorno che, per la prima volta, lui le parl\u00f2 del loro futuro insieme immaginandoli felicemente sposati e che per questo lei avrebbe dovuto lasciare il suo lavoro, lei vacill\u00f2 appena nel suo amore. Il giorno che lui, per la prima volta, le spieg\u00f2 quanto fosse necessario per lui poter controllare il suo cellulare, per il suo bene, Maria si stup\u00ec, imponendosi di non dare troppa importanza a quel gesto, in fondo, quasi protettivo.<\/p>\n<p>Il giorno che lui, per la prima volta, si present\u00f2 all\u2019uscita dal lavoro, quel lavoro che lei non aveva ancora lasciato, perch\u00e9 da sola, di sera, era pericoloso, Maria non riusc\u00ec pi\u00f9 a tacitare quei pensieri insidiosi.<\/p>\n<p>Eppure, le rose e i biglietti di parole dolci, continuavano ad arrivare, ma lei cominciava a guardarli con altri occhi.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8211;\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 &#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8211;\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 &#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;-\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 &#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8211;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><b>Anna <\/b>pensava che, a volte, ci sono dei segni. Non sempre \u00e8 un temporale che scoppia all\u2019improvviso in un cielo sereno. A volte ci sono tuoni e fulmini ad annunciare una pioggia torrenziale. Lei, quei segni, li aveva avuti. Era stata fortunata, eppure non aveva saputo riconoscerli; non subito, almeno.<\/p>\n<p>Seduta, nel tepore primaverile, ripensava al suo uomo, al modo che aveva di guardarla, alle sue belle mani, al suo sorriso aperto. Le era parso perfetto. Un uomo d\u2019altri tempi. Quello era un segno. Era talmente perfetto, che a volte non sembrava neppure vero. Ma quel suo modo di essere sempre disponibile, di avere modi garbati, di vestirsi con cura, non sarebbe mai potuto apparire un difetto, un problema. Eppure, era un segno. Come quel suo essere presente, troppo presente; davanti casa, fuori del lavoro, persino al supermercato. Anche quello era un segno. Ma Anna non poteva che pensare di lui tutto il meglio possibile, perch\u00e9 lui, il suo uomo, era capace persino di anticipare i suoi stessi pensieri, di darle quello che lei ancora non aveva chiesto. Non avrebbe mai pensato che fosse tutto frutto di un calcolo.<\/p>\n<p>Si sfior\u00f2 la gamba offesa e torn\u00f2 a pensare a quella ragazza e all\u2019inferno in cui si era ritrovata a vivere<i>.<\/i><\/p>\n<p><i>\u00a0<\/i><\/p>\n<p><i>&#8212;&#8212;-<\/i>&#8212;&#8212;&#8212;-\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 &#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;-\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 &#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;-\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 &#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;-<\/p>\n<p><i>\u00a0<\/i><\/p>\n<p><b>Maria<\/b> decise allora che avrebbe dovuto parlargli. Per il loro bene; per il loro futuro insieme.\u00a0 Gli parl\u00f2 con dolcezza, cercando le giuste parole temendo di offenderlo, ancora convinta che quel suo atteggiamento fosse solo un eccesso di premura nei suoi confronti, fosse, persino un eccesso d\u2019amore; convinta che lui potesse comprendere facilmente il suo disagio e cambiare, cambiare per lei, che diceva di amare tantissimo. Era solo un\u2019incomprensione, una cosa da niente.<\/p>\n<p>Maria si arrabbi\u00f2 dinanzi a quello che le parve ottusit\u00e0. Come poteva non capire che lui rischiava di soffocarla? Come poteva non capire che era ingiusto cercare di controllare ogni movimento della sua giornata? Come poteva non capire che era assurdo telefonare alle sue amiche, ordinando loro di starle lontano, toglierle il cellulare, controllare il contachilometri della sua auto per immaginare i suoi spostamenti? Come poteva non capire, lui, che diceva di amarla come mai aveva amato prima di lei. Come poteva.<\/p>\n<p><i>\u00a0<\/i><\/p>\n<p>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 &#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;-\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 &#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><b>Anna <\/b>sorrise ad un bimbo che rincorreva la sua palla, doveva essere la sua prima giornata di sole dell\u2019anno; pallido e felice.<\/p>\n<p>Aveva ventisei anni, quando lui entr\u00f2 nella sua vita quasi in punta dei piedi e ne aveva trenta, quando lui ne usc\u00ec, in modo tragico e definitivo. Quattro anni che si portava ancora addosso, come un macigno.<\/p>\n<p>Lui l\u2019aveva cercata e scelta. L\u2019aveva scelta tra chiss\u00e0 quante altre. L\u2019aveva voluta per la sua allegria, per la sua fiducia nel mondo, per la luce che le brillava negli occhi, per spengere tutto quanto. L\u2019aveva cancellata, trasformandola nell\u2019ombra di se stessa. Anna lo aveva lasciato, una, due volte, ma lui ritornava sempre. La cercava, la pregava, la minacciava. Piangeva.<\/p>\n<p>Anna chiuse e apr\u00ec pi\u00f9 volte la mano, in quel giorno di sole non sentiva troppo male, le cicatrici si facevano sentire solo con la pioggia e l\u2019umidit\u00e0<i>.<\/i><\/p>\n<p>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;-\u00a0\u00a0 &#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8211;\u00a0\u00a0 &#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8211;\u00a0\u00a0 &#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8211;<\/p>\n<p><i>\u00a0<\/i><\/p>\n<p><b>Maria <\/b>soffriva. Voleva lasciarlo ma si rimproverava di non aver chiarito tutto subito, di aver aspettato troppo, di avergli lasciato credere che quel suo modo di fare la lusingava.<\/p>\n<p>Maria non voleva arrendersi alla prima difficolt\u00e0. Voleva costruire un rapporto stabile, duraturo, maturo, e non poteva lasciare che un litigio distruggesse la sua futura felicit\u00e0.<\/p>\n<p>Maria inizi\u00f2 ad aver paura la prima volta che lui la sbatt\u00e9 contro un muro.<\/p>\n<p>Passeggiavano per strada, in un tardo pomeriggio poco affollato; il saluto casuale ad un\u2019amica, solo poche parole scambiate in fretta, e la collera di lui, immediata, totale.<\/p>\n<p>L\u2019aveva agguantata per un braccio, non appena l\u2019amica si era allontanata per la sua strada, pretendendo di sapere che cosa aveva da dirsi con quella stupida che non avrebbe dovuto pi\u00f9 vedere, ordinando di svelare che cosa nascondeva, quale trama stavano architettando alle sue spalle. Parlava a bassa voce, sibilava, attento a nascondere la rabbia; e intanto le stringeva il braccio con forza, tanta forza, fino a costringerla a piegarsi; e intanto pretendeva che continuasse a sorridere e le ordinava di non dare spettacolo, che non stava bene farsi vedere discutere dalla gente; e intanto la insultava, preda di una gelosia incontrollabile e inspiegabile. Ad un tratto la trascin\u00f2 fuori della strada, nell\u2019ombra, e la scaravent\u00f2 contro il muro di una casa.<\/p>\n<p>Maria, ventitr\u00e9 anni, aveva pianto quella sera, in silenzio, chiusa nella sua camera, attenta a non farsi sentire dalla madre, che non doveva preoccuparsi, e che non poteva aiutarla.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;-\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 &#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;-\u00a0\u00a0 \u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8211;\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 &#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8211;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><b>Anna <\/b>sapeva che il silenzio era figlio della paura. La paura di quell\u2019uomo nella tua vita e la paura della vita senza quell\u2019uomo. Un intreccio pericoloso.<\/p>\n<p>Anna non aveva parlato di quanto quel suo uomo si fosse insinuato nella sua vita, n\u00e9 ai suoi genitori, n\u00e9 a suo fratello. Lei era una donna adulta, viveva da sola, si guadagnava da vivere da quando era solo una ragazzina, sapeva badare a se stessa, per questo aveva taciuto la sua angoscia per molto tempo. Poi, aveva parlato. Si era confidata con la madre, si era consigliata con il padre. Non aveva raccontato tutto, ma quanto bastava a far capire che viveva un momento pesante, difficile; quanto bastava per chiedere aiuto senza concedere troppo all\u2019orgoglio. E cos\u00ec, lo aveva lasciato. La prima volta.<\/p>\n<p>Anna era felice della sua scelta; era stato difficile, ma lo aveva fatto. Era andata da lui e gli aveva detto che tutto era finito, che non potevano pi\u00f9 condividere una strada comune, che i loro bisogni erano diventati troppo diversi, che gli sarebbe mancato perch\u00e9 lei lo amava ancora e lo avrebbe sempre portato con s\u00e9, nel cuore, ma che voleva essere la sua compagna e non la sua ossessione. Aveva pianto, aveva sofferto, ma si sentiva di nuovo libera.<\/p>\n<p>Dopo un mese, solo un mese, l\u2019incubo era cominciato.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 &#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 &#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;-\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 &#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><b>Maria <\/b>non lo lasci\u00f2. Aveva paura di stare con lui. Ma era pi\u00f9 forte la paura della rabbia che avrebbe scatenato respingendolo. La paura divent\u00f2 presto la sua compagna pi\u00f9 fedele. Le rose che le addolcivano il cuore, cominciarono ad avvelenarlo. Ogni volta che le riceveva la mano le tremava un po\u2019 di pi\u00f9; diventarono presto solamente ambasciatrici di angoscia. Maria lo lasciava parlare, cercando di dominare il timore che le parole che lui le rivolgeva scatenavano in lei. Lui continuava a parlare di matrimonio, di figli, di quella vita in comune che la terrorizzava, e lo faceva come se niente fosse accaduto tra loro, come se lei fosse solo stata una bambina rimproverata per un capriccio ormai archiviato. Lui la carezzava, la abbracciava, le sorrideva, fingendo di non vedere quanto Maria si sentisse a disagio. A volte, pareva che lui la guardasse pi\u00f9 con la mente che con gli occhi, che la guardasse vedendo ci\u00f2 che pi\u00f9 desiderava vedere. Ma, per Maria, era difficile ogni giorno di pi\u00f9. Il suono del campanello di casa, lo squillo del telefono, era sufficiente a scuoterla. Lui la veniva a prendere a casa, l\u2019accompagnava al lavoro, le telefonava tre, quattro volte al giorno. Maria non sapeva pi\u00f9 come comportarsi con la madre e non riusciva pi\u00f9 a nascondere la paura che provava per lui e, lui, non ammetteva le sue debolezze. Quando la vedeva indecisa, sfuggente, la biasimava per la sua scarsa forza d\u2019animo, le diceva che era solo un\u2019incapace, che il mondo era fatto per chi sapeva difendersi e non per quelli come lei, cos\u00ec insignificanti. E allora le spiegava che le avrebbe insegnato, che sotto la sua guida sarebbe diventata forte, alla sua altezza. In quelle\u00a0 occasioni, lui le gridava contro, la spintonava, la umiliava e, a volte, la schiaffeggiava. Maria si rifugiava dall\u2019unica amica che le era rimasta, passava la notte da lei, e tornava a casa solo quando i segni degli schiaffi erano sbiaditi o quando aveva trovato una scusa convincente per il volto arrossato. Tutto, ma non voleva coinvolgere sua madre.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8211;\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 &#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 &#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;-\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 &#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8211;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><b>Anna <\/b>lo incontrava ovunque. Lo incrociava per strada, lo trovava al bar la mattina, lo vedeva dalla finestra dell\u2019ufficio, lo trovava nella sala d\u2019attesa del suo medico, l\u2019aspettava fuori della banca, si accodava con lei allo sportello dell\u2019ufficio postale. Non diceva niente; la guardava. Un giorno dopo l\u2019altro. Lentamente, Anna smarr\u00ec la sua allegria, cominci\u00f2 a dubitare della bont\u00e0 della fiducia che aveva sempre riposto negli altri. Dubit\u00f2 di se stessa, della sua capacit\u00e0 di giudizio. Pioveva il giorno che lui, dopo mesi, le parl\u00f2 per la prima volta. Piagnucol\u00f2, preg\u00f2, la provoc\u00f2.<\/p>\n<p>Gli occhi di Anna vagavano senza meta per il giardino, si soffermarono sorridendo su due ragazzini che si baciavano, giovani e innamorati.<\/p>\n<p>Non sapeva nemmeno spiegarlo, forse per paura o per piet\u00e0, ma Anna ritorn\u00f2 con lui, con il suo uomo. Non lo spieg\u00f2 a se stessa e non lo spieg\u00f2 in famiglia. Torn\u00f2 con lui e basta. Pens\u00f2 che tutti avevano diritto a pentirsi, a cambiare, ad una seconda occasione. Un\u2019occasione che forse dava pi\u00f9 a se stessa che a lui, ma che in quel momento le sembr\u00f2 la scelta pi\u00f9 giusta. Pens\u00f2 che, con il suo aiuto, sarebbe cambiato, avrebbe capito.<\/p>\n<p>Anna sorrise mestamente. I due ragazzini, mano nella mano, stavano andando via.<\/p>\n<p>Era stato proprio in quel giardino, un pomeriggio d\u2019estate, che lui aveva promesso di ucciderla.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;-\u00a0 &#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8211;\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 &#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 &#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;<\/p>\n<p><i>\u00a0<\/i><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><b>Maria<\/b> non era pi\u00f9 libera. Guidava pochissimo l\u2019auto, non aveva pi\u00f9 un cellulare, non andava pi\u00f9 da sola da nessuna parte. Solo la sera, nella sua camera, quando chiudeva gli occhi stesa sul letto, le sembrava di respirare davvero. Ma lui, cominci\u00f2 a chiamarla anche di notte. E se tardava a rispondere, era persino capace di andare a casa sua a controllare che fosse sola. E quando rincasava dal lavoro, in quelle rare occasioni che lui non andava a prenderla, il telefono squillava non appena varcava la soglia, ma se era stata trattenuta, ed era sua madre a rispondere, lui andava a cercarla. E se lei prendeva l\u2019auto senza il suo permesso, lui la minacciava, le rinfacciava i suoi comportamenti sconsiderati e le chiariva, se ancora non avesse capito, che quando lui sarebbe diventato suo marito, avrebbe imparato a comportarsi meglio. Lui, le avrebbe insegnato.<\/p>\n<p>Per Maria non era pi\u00f9 vita. Aveva solo ventitr\u00e9 anni, viveva da reclusa in casa, sobbalzava ad ogni rumore, spesso balbettava. Non aveva che una sola amica, costretta ad incontrarla di nascosto, come una ladra. Un\u2019amica che le resisteva ancora accanto perch\u00e9 le voleva un gran bene, che le ripeteva di lasciarlo, di denunciarlo, di parlarne con la madre, con lo zio, di reagire in qualche modo. Maria non si decideva. Non aveva solo paura per se stessa, lui, una volta, le aveva fatto capire che anche sua madre, una povera vedova l\u2019aveva chiamata, avrebbe imparato a comportarsi bene e che avrebbe insegnato anche a lei a stare al modo. Cos\u00ec, le aveva spiegato, con poche parole, ma molto chiare.<\/p>\n<p><i>\u00a0<\/i><\/p>\n<p><b>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 &#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;-\u00a0\u00a0\u00a0 &#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 &#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;-<\/b><\/p>\n<p><b>Anna <\/b>si era talmente spaventata che aveva deciso che non avrebbe pi\u00f9 voluto vederlo. Non ci sarebbero state n\u00e9 lacrime, n\u00e9 suppliche a convincerla a tornare con lui. Non si sarebbe pi\u00f9 lasciata intenerire e sarebbe diventata sorda a qualsiasi sua parola. La luce di follia che aveva visto nei suoi occhi quel pomeriggio, l\u2019aveva terrorizzata a tal punto che avrebbe voluto nascondersi nel buco pi\u00f9 profondo della terra e scomparire per sempre. Lui l\u2019aveva vista parlare con un uomo, si erano persino sorrisi, stretti la mano.\u00a0 Si era convinto che lei avesse un amante, che lo volesse di nuovo lasciare, e a nulla erano valse le spiegazioni di Anna, che continuava a ripetergli che quell\u2019uomo era un amico del fratello e che di lui stavano parlando. Lei era stata cortese, gentile, come sempre era stata educata ad essere, nient\u2019altro. Ma qualcos\u2019altro c\u2019era sicuramente, le ripeteva il suo uomo, lei lo avrebbe lasciato ancora e si sarebbe costruita una nuova vita. E, questo, lui non poteva permetterlo. O con me, o con nessuno. L\u2019aveva guardata dritto negli occhi e le aveva detto che piuttosto che vederla con un altro, l\u2019avrebbe uccisa. E Anna ci aveva creduto.<\/p>\n<p><i>\u00a0<\/i><\/p>\n<p>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 &#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 &#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8211;\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 &#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><b>Maria<\/b>, un pomeriggio di fine inverno, con un lieve sorriso che le increspava le labbra, spieg\u00f2 all\u2019amica che le cose si stavano sistemando. Lui non era pi\u00f9 cos\u00ec assillante, da qualche tempo non parlava di matrimonio e le aveva persino lasciato usare l\u2019auto. Era pi\u00f9 gentile, premuroso, e pareva essere tornato quello dei primi tempi. La dimostrazione pi\u00f9 evidente di quel cambiamento era la sua presenza l\u00ec, dall\u2019amica, in pieno giorno, alla luce del sole.<\/p>\n<p>Maria intravide la possibilit\u00e0 di poter arrivare di comune accordo alla conclusione del loro rapporto. Maria sperava ancora di lasciarlo e forse avrebbe potuto farlo senza disgraziate conseguenze.<\/p>\n<p>Maria sembrava di nuovo felice.<\/p>\n<p>Quando si chiuse alle spalle la porta di casa dell\u2019amica, alz\u00f2 gli occhi e lui era davanti a lei.<\/p>\n<p>Maria comprese tutto in un istante. L\u2019aveva messa alla prova. L\u2019aveva seguita, controllata. Aveva allentato la corda che le aveva messo al collo solo per vedere che cosa ne avrebbe fatto di quella ritrovata libert\u00e0 e quello che aveva visto non gli era piaciuto affatto. Si vedeva dal bel viso contratto in una smorfia di rabbia, dai suoi occhi verdi, scuri come la notte, che brillavano d\u2019odio. Lo cap\u00ec dal modo in cui lui la afferr\u00f2 per un braccio, trascinandola per strada e poi in macchina. E poi gli insulti urlati con voce roca, le botte date al volante, la guida rigida, a scatti, a gran velocit\u00e0. Un semaforo rosso affrontato senza nemmeno alzare il piede dall\u2019acceleratore. Maria, terrorizzata, sper\u00f2 che qualcuno li fermasse, carabinieri, polizia, vigili urbani, chiunque. Niente. Fren\u00f2 davanti al cancello di casa, scese, apr\u00ec lo sportello dalla sua parte, afferr\u00f2 la borsa e la gett\u00f2 nel vialetto, poi afferr\u00f2 lei, e, cos\u00ec, come tutto era iniziato, all\u2019improvviso, fin\u00ec. Un attimo dopo, giusto il tempo di un battito del cuore, e lui era gi\u00e0 andato via. Lei, davanti alla porta di casa, sola, con la paura e le lacrime.<\/p>\n<p>Quella sera, raccont\u00f2 tutto a sua madre. Ogni cosa, ogni parola, ogni dettaglio. Decise che non l\u2019avrebbe mai pi\u00f9 voluto vedere, che l\u2019avrebbe denunciato, che avrebbe fatto qualsiasi cosa pur di non doverlo mai pi\u00f9 incontrare. Quella notte, aveva capito che lui l\u2019avrebbe uccisa.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8211;\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 &#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8211;\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 &#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;-\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 &#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8211;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><b>Anna <\/b>aveva deciso di non rinunciare alla sua vita. Non poteva lasciare che le minacce di quell\u2019uomo, un uomo che non sentiva pi\u00f9 suo, le rovinassero l\u2019esistenza. Non poteva credere di avergli permesso di intromettersi a tal punto nella sua vita. Anna aveva deciso che doveva scuotersi, che doveva reagire, che con l\u2019aiuto della sua famiglia si sarebbe liberata di lui.<\/p>\n<p>Anna lo lasci\u00f2 di nuovo. And\u00f2 a dirglielo accompagnata dal fratello. Non voleva restare da sola con lui. Si infil\u00f2 le mani in tasca, per non fargli vedere che le tremavano, lo guard\u00f2 dritto negli occhi e gli disse che era finita. Per sempre. Ricordava ancora perfettamente i suoi occhi increduli che si spostavano da lei al fratello, che la valutavano, la soppesavano, studiavano il suo viso, seguivano il suo respiro. Poteva sentire ancora la tensione che riempiva l\u2019aria, pura elettricit\u00e0. I muscoli tesi del fratello, pronti a scattare; il proprio respiro interrotto nell\u2019attesa di una parola o di un gesto; l\u2019ira crescente di lui che gli sfigurava a poco a poco il volto, e che, in silenzio, era andato via.<\/p>\n<p>Anna, ancora seduta sulla panchina, guard\u00f2 distrattamente l\u2019orologio e scosse, divertita, impercettibilmente la testa. Aspettare non era pi\u00f9 un problema. L\u2019attesa non era che un noioso trascorrere del tempo. Ma non era sempre stato cos\u00ec.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;\u00a0\u00a0 \u00a0\u00a0&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8211;\u00a0\u00a0\u00a0 &#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8211;\u00a0\u00a0 &#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;-\u00a0 &#8212;&#8212;-<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>La primavera era vicina. Era trascorso quasi un anno dall\u2019inizio dell\u2019incubo. Ancora tremava quando il telefono squillava e la sola vista delle rose le provocava la nausea. L\u2019amica, la confidente, che l\u2019aveva sostenuta durante tutto quell\u2019orrendo anno, spesso dormiva da lei, giusto per non farla sentire troppo sola. Sua madre l\u2019accompagnava al lavoro il mattino e lo zio si era offerto di scortarla la sera. Per un po\u2019 di tempo si era sentita di nuovo in prigione, controllata a vista. Una prigione d\u2019amore che per\u00f2 era molto pi\u00f9 facile da sopportare. Lui intanto la tempestava di telefonate, lasciava biglietti farneticanti attaccati alla macchina, alla porta di casa. Messaggi sul cellulare, messaggi sulla segreteria. Ripeteva sempre la stessa cosa. Lei gli apparteneva. Doveva diventare sua moglie, la madre dei suoi figli. Era stata la sua famiglia a metterla contro di lui, lei non era abbastanza intelligente da farlo da sola. Lei doveva, doveva assolutamente, tornare da lui.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8211;\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 &#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 &#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;-\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 &#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><b>Anna <\/b>non poteva pi\u00f9 dimenticare quanto fossero diventate lunghe le ore di un giorno, dopo averlo lasciato. Si aspettava di vederlo comparire da un momento all\u2019altro, dietro un angolo, davanti alla porta di casa, nella sala d\u2019aspetto del medico. Si aspettava di sentire il cellulare squillare in piena notte. Si aspettava di sentire la voce di lui che riempiva di parole quel silenzio assordante con il quale l\u2019aveva lasciata. Si aspettava di accendere la luce, quando rincasava la sera, e di trovarlo seduto sul divano. Si aspettava di trovare una sua lettera nella posta, un foglietto infilato di nascosto nella borsa della spesa. Si aspettava di tutto, e non pass\u00f2 troppo tempo, prima che qualcosa accadesse. Lui cominci\u00f2 a telefonare a sua madre, litig\u00f2 con suo padre. Telefon\u00f2 persino a casa del fratello, alla cognata, si present\u00f2 a scuola del nipote. Chiedeva a tutti del nuovo uomo di Anna, perch\u00e9 un uomo doveva esserci per forza, altrimenti lei non lo avrebbe mai lasciato. Voleva sapere chi fosse, voleva conoscere, incontrare, chi lo aveva derubato dell\u2019amore della sua vita. Voleva guardarlo negli occhi, vedere che cosa avesse pi\u00f9 di lui. Ma, Anna, non aveva altri uomini. Anna, non voleva altri uomini. Voleva solo riappropriarsi della sua vita, voleva solo tornare allegra e sorridente, anche se sapeva che qualcosa, dentro di lei, si era infranto per sempre. Lui non ci credeva, non poteva crederci. Non poteva ammettere il suo fallimento.<\/p>\n<p>Anna, respirando profondamente l\u2019aria della primavera, ricord\u00f2 la prima volta che lo vide seguirla. Non si limitava pi\u00f9 a presentarsi davanti a lei, all\u2019improvviso, ma la seguiva ovunque, da quando usciva il mattino a quando rientrava a casa la sera. Voleva incontrare il suo rivale. Un rivale che non c\u2019era.<\/p>\n<p><i>\u00a0<\/i><\/p>\n<p>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;-\u00a0 &#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;\u00a0\u00a0 &#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8211;\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 &#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8211;\u00a0\u00a0\u00a0 &#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8211;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>La macchina rigata con una chiave, il vetro di una finestra rotto con un sasso, la spazzatura rovesciata davanti la porta di casa, le piante del giardino divelte. Lei sapeva che era stato lui, ma non poteva dimostrarlo in alcun modo. Era arrabbiata, frustrata, spaventata. Si sentiva addosso gli occhi di tutti che la compativano. Ammirava il coraggio di sua madre che, risoluta, aveva deciso che quel pazzo non avrebbe rovinato la vita della figlia, aveva deciso di non farsi spaventare dalle sue minacce assurde e, pi\u00f9 volte, si era detta pronta anche ad ucciderlo, se si fosse di nuovo avvicinato a loro. Maria sapeva che parlava seriamente. L\u2019aveva vista cambiare le sue abitudini per consentirle di mantenere il lavoro, l\u2019aveva sentita parlare al telefono con le madri delle sue amiche per spiegare loro che la figlia non meritava di essere isolata, che lei era la vittima e non aveva colpe. La vedeva correre a rispondere al telefono e poi litigare con lui, minacciarlo. Ogni tanto la sentiva piangere in silenzio.<\/p>\n<p>Maria si sentiva sfuggire la vita tra le mani.<\/p>\n<p><i>\u00a0<\/i><\/p>\n<p>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;\u00a0 &#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 &#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8211;\u00a0\u00a0 &#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8211;\u00a0 &#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;-<\/p>\n<p><i>\u00a0<\/i><\/p>\n<p>Due anni di quella vita, e <b>Anna<\/b> pens\u00f2 di andarsene. Non erano servite le denunce. Non servivano pi\u00f9 le scorte del padre e del fratello. Anna non riusciva pi\u00f9 a vivere. Era come una lenta agonia, un giorno dopo l\u2019altro; si sentiva i suoi occhi addosso anche quando lui non c\u2019era. Lui la guardava da lontano, la spiava, non le rivolgeva parola, ma le ricordava che lui sarebbe sempre stato nella sua vita. In un modo o in un altro, lei sarebbe stata di nuovo sua. Lei, era, una sua propriet\u00e0.<\/p>\n<p>Anna era stanca e spieg\u00f2 ai suoi genitori che forse avrebbe dovuto rifarsi una vita altrove. Un posto lontano, dove lui non potesse seguirla. Un posto nuovo, dove ricominciare. Era ancora giovane, brava nel suo lavoro. Era certa che se avesse venduto il suo appartamento, avrebbe avuto abbastanza soldi per ricominciare a vivere. Decise di andar via. Passarono mesi, ma riusc\u00ec a vendere casa. Fu doloroso. Era andata ad abitare in quel piccolo appartamento appena maggiorenne, quattro stanze ed un bagno, ereditate dalla nonna paterna, e lei lo aveva venduto. Lo aveva venduto per scappare e si era ritenuta persino fortunata di averlo fatto tanto in fretta. Mesi che aveva messo a frutto cercando un nuovo lavoro, un paio di stanze in affitto, tanto per cominciare, e, ancora una volta, aveva pensato alla fortuna di essere riuscita a trovarsi tanto in fretta una nuova esistenza.<\/p>\n<p>La fortuna le concedeva una nuova occasione e lei l\u2019afferr\u00f2 subito.<\/p>\n<p>Lui era alla stazione, il giorno che part\u00ec.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 &#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8211;\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 &#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;-\u00a0\u00a0 &#8212;&#8212;&#8211;\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 &#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8211;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Una sera come tante, rincas\u00f2 dal lavoro in compagnia dello zio. Suon\u00f2 il campanello, ma poi si ricord\u00f2 che la madre era dal medico. Prese la sua chiave dalla borsa e la infil\u00f2 nella serratura; il piccolo portone scivol\u00f2 piano in avanti. Era aperto. Sua madre non lasciava mai le porte aperte. Rimase ferma per qualche istante, con la chiave in mano sospesa in aria. Tremava appena. Suo zio, le appoggi\u00f2 piano una mano sulla spalla e, con un invito silenzioso, le fece cenno di spostarsi. Entr\u00f2 per primo. L\u2019ingresso era in ombra. Le luci spente. Silenzio. <b>Maria<\/b> cerc\u00f2 istintivamente il cellulare in borsa, nel caso avesse dovuto chiamare aiuto; le chiavi finirono per terra. Tremava sempre pi\u00f9 forte e non riusciva a trovarlo. Quella borsa era troppo grande e quel maledetto telefonino troppo piccolo. Lo zio accese la luce, l\u2019ingresso era tranquillo. Non c\u2019era niente di strano. Maria si affacci\u00f2. Era tutto a posto. Si tranquillizz\u00f2, respir\u00f2 profondamente. Entr\u00f2 anche lei, mentre lo zio controllava anche le altre stanze e accendeva tutte le luci della casa, una dopo l\u2019altra. Niente. Maria, che finalmente aveva trovato il cellulare, lo ripose nella borsa e la appoggi\u00f2 in terra, vicino alla porta. Entr\u00f2 in salotto, in cucina; non vide niente di strano. Era tutto come lo aveva lasciato quella mattina. Poi, entr\u00f2 nella stanza da letto. Non se ne accorse subito. Ad una prima occhiata le parve tutto come sempre.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 &#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8211;\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 &#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;-\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 &#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8211;\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 &#8212;&#8212;&#8212;-<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><b>Anna <\/b>si sent\u00ec di nuovo libera. Viva. Ma come poteva ignorare che, con lei lontana, lui tormentava la sua famiglia. Padre e madre, che continuavano a ripeterle che tutto andava bene, che lei doveva proseguire lungo la strada che aveva scelto e che non doveva guardarsi indietro. Ma lei sapeva che i loro telefoni squillavano di notte e di giorno, che lui si presentava spesso a casa loro, che chiedeva di lei, della sua nuova vita, che fermava la cognata per strada, che si era preso a male parole con il fratello. Aveva ancora amici ai quali poteva chiedere e che, seppur riluttanti, temendo che lei tornasse, la tenevano costantemente informata. Anna soffriva, lieta della sua ritrovata libert\u00e0 ma disperata di aver lasciato quello che considerava il suo fardello sulle spalle di altri.<\/p>\n<p>Anna, a distanza di dieci anni, non si rimproverava il suo ritorno. Aveva pensato spesso alla bont\u00e0 di quella scelta e aveva concluso che tornando indietro mille volte, avrebbe rifatto per mille volte la stessa scelta. Doveva porre fine a quella situazione. La sua nuova vita non le dispiaceva, e non voleva rinunciare anche a quella, ma non poteva scappare per sempre. Non era giusto.<\/p>\n<p>Torn\u00f2 a casa un giorno come tanti, in treno. Sembrava che lui ne avesse fiutato l\u2019odore, perch\u00e9 poche ore dopo, era gi\u00e0 dall\u2019altra parte della strada. L\u2019aspettava.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 &#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8211;\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 &#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;-\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 &#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8211;\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 &#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;-<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><b>Maria <\/b>mosse un passo incerto in avanti, poi, pi\u00f9 decisa, ne mosse un altro paio. La cornice con la foto di lei bambina con il suo gatto in braccio, sopra il comodino, non era esattamente dove si trovava di solito. Si avvicin\u00f2, la sfior\u00f2 con un dito. Lei la metteva sempre al centro e non vicino ad un angolo dove in quel momento la vedeva. Ma poteva sbagliarsi. La voce di suo zio, che nelle altre stanze parlava di restare fino al ritorno della sorella, cominci\u00f2 ad arrivarle ovattata, indistinta. Sentiva solo il suo cuore battere furiosamente. Il cassetto della piccola scrivania era appena aperto, ma lei era certa di averlo lasciato chiuso. Da un\u2019anta dell\u2019armadio spuntava la manica di una camicetta, ma lei sapeva che quello sportello lo aveva chiuso con cura. La lampada era appoggiata sul lato sbagliato del cassettone. I suoi anelli, i bracciali, erano fuori del portagioie. Il flaconcino delle gocce che usava per dormire, non c\u2019era pi\u00f9.<\/p>\n<p>Maria indietreggi\u00f2. Lui era stato l\u00ec; nella sua camera. Aveva toccato le sue cose, i suoi vestiti. Il rombo del suo cuore era talmente forte che le dolevano le orecchie. Doveva andarsene. Subito.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8211;\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 &#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;-\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 &#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 &#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>C\u2019era una splendida vista. I tetti rossi addossati gli uni agli altri; i nastri grigi delle strade; l\u2019azzurro intenso del cielo e il verde vivace delle chiome degli alberi, gli stessi alberi di quel giardino dove <b>Anna<\/b>, dieci anni dopo, seduta su di una panchina, aspettava.<\/p>\n<p>Anna guardava dall\u2019alto la sua citt\u00e0, imponendosi di concentrarsi sui dettagli del panorama, cercando di ignorare il battere forte del suo cuore. Con la mano avvinghiata sulla borsa, in piedi vicino ad un bel muretto di pietre chiare, lo vide arrivare, parcheggiare l\u2019auto, scendere e dirigersi verso di lei. Camminava piano. Era ben vestito, curato. Le scarpe nuove, lucide. Sorrideva.<\/p>\n<p>Anna drizz\u00f2 la schiena e deglut\u00ec. Doveva essere forte. Doveva essere chiara. L\u2019avrebbe fatto arrestare. Da quel momento, sarebbe stata lei a dettare le regole di quel gioco perverso.<\/p>\n<p>Anna per\u00f2 comprese immediatamente che quell\u2019incontro per lui significava tornare con lei. Lo lesse nei suoi occhi, nei suoi modi, nel suo cercare di abbracciarla, nel tono della sua voce, un\u2019inflessione accondiscendente, disposta al perdono.<\/p>\n<p>Anna lo invit\u00f2 a tenersi a distanza. Non lo vedeva da mesi, e sembrava che per lui fossero passati solo dei minuti; pronto a riprendere da dove aveva lasciato, come se niente fosse stato. Anna, con voce ferma, gli spieg\u00f2 le sue ragioni, gli ordin\u00f2 di lasciare stare lei e la sua famiglia. Lo minacci\u00f2. Lui sembr\u00f2 svegliarsi da un lungo sonno all\u2019improvviso. Si agit\u00f2, alz\u00f2 la voce. Due donne, poco lontano, voltarono la testa. Lui le punt\u00f2 contro un dito e le disse che l\u2019unico futuro possibile era insieme e che se lei voleva morire era solo colpa sua. Anna indietreggi\u00f2 di qualche passo, lui scatt\u00f2 in avanti, l\u2019afferr\u00f2 per le spalle, e la gett\u00f2 oltre il muretto. Un versante molto ripido e molto lungo.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 &#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 &#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8211;\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 &#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 &#8212;&#8212;&#8212;&#8212;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><b>Maria<\/b> sentiva lo stomaco vuoto rivoltarsi. Si port\u00f2 una mano alla bocca; si sforz\u00f2 di ispirare con calma e profondamente. Dapprima indietreggi\u00f2 piano, poi sempre pi\u00f9 velocemente. Lo zio scorse solo la sua ombra sfilare veloce nell\u2019ingresso. Maria si gett\u00f2 fuori di casa, respirando a pieni polmoni. L\u2019ultima cosa che vide fu la sagoma di lui e il luccichio di un coltello.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;-\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 &#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 &#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8211;\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 &#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8211;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><b>Anna <\/b>si stir\u00f2 la schiena e si alz\u00f2. La gamba cominciava a farle male.<\/p>\n<p>I suoi ricordi non riuscivano mai a spingersi oltre quel momento. Ricordava solo l\u2019odore dell\u2019erba, l\u2019umido sulle braccia, il respiro che non usciva dal corpo, vaghi rumori di ossa e di rami rotti e poi solo buio.<\/p>\n<p>La fortuna ancora una volta era stata dalla sua parte. Si era svegliata in ospedale, con il fratello accanto. Sembrava una bambola rotta, le disse molti mesi dopo, molti interventi chirurgici dopo.<\/p>\n<p>Lui era scappato, le raccontarono. Era fuggito con la sua auto, accompagnato dalle grida delle due donne e le imprecazioni dei passanti. Si era impiccato appena arrivato a casa.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Anna lo vide arrivare da lontano.<\/p>\n<p>Sorrise.<\/p>\n<p>Suo marito non era mai puntuale. Non era perfetto.<\/p>\n<p>Per fortuna.<\/p>\n<p>Riprese il giornale dalla panchina e gli and\u00f2 incontro.<\/p>\n<p>La pagina di cronaca locale si apriva con la foto di una bella ragazza, ventiquattro anni appena, uccisa brutalmente dal compagno, incapace di accettare il suo rifiuto. L\u2019aveva massacrata a coltellate, ferendo anche un suo parente.<\/p>\n<p>Anna pens\u00f2 che avrebbe voluto salvarla, che avrebbe voluto insegnarle a vedere quei segni.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_14664\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"14664\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Maria era felice. La primavera esplodeva: profumi e odori inondavano il parco colmo di gente. C\u2019era voglia di sole, di tepore. C\u2019era voglia di maniche corte e scarpe da ginnastica. C\u2019era voglia di passeggiate assolate e chiacchiere sciocche. C\u2019era il profumo delle rose. Rose rosse, freschissime, anche quel giorno di primavera. Consegnate quella mattina dal [&hellip;]<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_14664\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"14664\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"author":3635,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[84],"tags":[],"class_list":["post-14664","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-premio-racconti-nella-rete-2013"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/14664"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/3635"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=14664"}],"version-history":[{"count":5,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/14664\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":14745,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/14664\/revisions\/14745"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=14664"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=14664"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=14664"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}