{"id":14622,"date":"2013-05-14T18:00:41","date_gmt":"2013-05-14T17:00:41","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=14622"},"modified":"2013-05-14T18:00:41","modified_gmt":"2013-05-14T17:00:41","slug":"premio-racconti-nella-rete-2013-le-parole-del-vento-di-matteo-scarrone-sezione-racconti-per-bambini","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=14622","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2013 &#8220;Le parole del vento&#8221; di Matteo Scarrone (sezione racconti per bambini)"},"content":{"rendered":"<p>(racconto per bambini)<\/p>\n<p>Nella foresta pi\u00f9 profonda, dove la natura soltanto risuona, in una mattinata di neve fresca mentre tutto tace e le tane si risvegliano, il primo sole scaldava la neve appena caduta. Un lupo grigio con addosso ancora il calore della sua tana dove, fino a poco prima era stretto attorno ai suoi cuccioli, con il muso toccava i primi raggi di sole, chiudendo appena gli occhi. La foresta lo vide, lo riconobbe, e non ne ebbe paura. Il lupo con indosso il suo pelo dell\u2019inverno aveva mangiato a saziet\u00e0, e solo la calma precedeva, quel giorno, i suoi passi. Cominciarono a danzare attorno a lui i piccoli uccelli della foresta appena svegli dalla notte. Mentre si rintanavano quelli che, durante la notte, avevano dato vita al buio. Come i piccoli topolini ed i grandi gufi, che, dopo aver scampato il pericolo, o dopo essersi fatti un\u2019abbuffata, in ogni caso, ora andavano a riposare. Solo la volpe quella mattina era ancora fuori dalla sua tana scavata nella terra. Il lupo la vide inquieta, titubante, con il muso al vento. Tutta la foresta sa che le rocce conoscono quello che \u00e8 accaduto molto tempo prima sulla terra, poich\u00e9 loro c\u2019erano. Gli alberi sanno come sta la terra, con le loro radici profonde. Gli uccelli vedono cosa accade nel cielo. Ma solo il vento conosce ci\u00f2 che \u00e8 ancora lontano tanto da non saperne neanche l\u2019esistenza, e che lui stesso porter\u00e0 con se. Con la sua voce muta parla con le parole degli altri poich\u00e9, quando tutto fu creato, Vento era cos\u00ec potente da schernire gli altri elementi quando li spostava con se. Allora venne deciso di levargli qualcosa per renderlo pi\u00f9 umile, cos\u00ec gli tolsero le parole. Ma Vento, folle, non cambi\u00f2 mai. Capace di aiutare tutti e nessuno. Se da una parte con se portava acqua, dall\u2019altra lasciava la siccit\u00e0. Se una volta portava dolce brezza con il polline per i prati di primavera, un\u2019altra volta portava con se tempesta e fulmini che creavano sconquasso e frastuono. Tutti ascoltavano Vento, stando attenti ai suoi segni, ascoltando la voce di ci\u00f2 che avrebbe portato con se al suo passaggio. Con il soffiare di quel vento, quella mattina, alle orecchie di Volpe era arrivato qualcosa che, solo adesso che era fuori dalla sua tana, anche Lupo arriv\u00f2 a percepire. Sembrava essere un lamento, un lontano grido. Lupo e Volpe, come tutta la foresta, sapevano che Vento, con la sua forza, portava dispetto e rumori. I fruscii continui e forti che arrivavano dal valico fra le rocce appuntite nella valle a nord, quello sordo e secco fra i rami degli alberi sulle colline. Quello violento e tagliente fra le fronde di foglie degli alberi stanchi di Vento che giocava con loro. Ma Gufo stesso, bianco come la neve, prima di entrare nell\u2019albero cavo per riposare, rimase a fissare un punto in lontananza, contro Vento che portava quel lamento. Nemmeno lui lo seppe riconoscere, e senza guardare Volpe e Lupo entr\u00f2 dentro la sua tana nell\u2019albero. Quella volta quell\u2019urlo era diverso, ed era cos\u00ec violento e carico d\u2019odio che Volpe, all\u2019ennesima frustata di Vento, si rintan\u00f2, lanciando un\u2019ultima occhiata a Lupo, come a consigliargli di fare la stessa cosa. Ma Lupo e Volpe erano diversi. Come sono diversi Corvo e Aquila. Volpe e Lupo avevano tutti e due il pelo e le zanne, erano forti e veloci, proprio come Corvo e Aquila hanno piume e artigli, sanno volare e vedere bene da lontano Ma tutta la foresta sapeva che nessuno, a parte Vento, sfida Lupo ed Aquila. Lupo si gir\u00f2 impaurito verso la tana dove i suoi cuccioli tranquilli ed ignari dormivano ancora. Si sporse appena, fece pochi passi affondando nella neve, si fid\u00f2 di tutto quello che lo rendeva il migliore della foresta. Cos\u00ec abbass\u00f2 il muso per odorare, ma il freddo e la neve non sapevano di nulla di spaventoso come quel grido. Alz\u00f2 il muso ad osservare le raffiche di vento, ma gli alberi della foresta gli impedivano di vedere in lontananza, e comunque non c\u2019era nulla in pi\u00f9 di tutte le altre mattine. L\u2019unica cosa che impregnava l\u2019aria era quell\u2019urlo intermittente, a volte soffocato, a volte semplice e cattivo nella sua naturalezza. Era disperato, e Lupo guard\u00f2 Vento spostare tutto al suo passaggio, alzando anche piccoli cumuli di neve nelle sue sferzate. Quando Lupo decise di allontanarsi e cercare la fonte di quel rumore, fece un passo in avanti. Il rumore della neve schiacciata sotto la sua zampa fu un richiamo: fece fare capolino a Gufo, fuori dall\u2019incavo del suo tronco. Perfino un piccolo roditore usc\u00ec dal suo piccolo nido fra le fronde, e cos\u00ec lo imit\u00f2 anche\u00a0 Volpe. Nessuno era attento ad altro, se non a Lupo. Gufo gli disse di convincere Vento a smettere, che quel grido gli faceva rizzare le penne dalla paura. Volpe, senza coraggio, gli disse di rimanere e badare ai suoi cuccioli, e che Vento prima o poi avrebbe smesso da solo con i suoi scherzi crudeli. Anche Topo gli disse di andare, come aveva fatto Gufo. Topo gli disse di andare proprio perch\u00e9 quell\u2019urlo nel vento gli faceva pi\u00f9 paura di Gufo stesso. Lupo non diede retta a nessuno e a tutti. Si incammin\u00f2 con le sue grosse falcate alla ricerca della fonte. Gli alberi lo osservavano e lo custodivano, lo proteggevano dalla neve che continuava a cadere, ma non riuscivano a fargli da scudo contro Vento, che si faceva strada fra i tronchi, arrivando a Lupo violento, impetuoso, ad alzargli il pelo per colpirlo meglio. Lupo ascolt\u00f2 quel suono cos\u00ec a lungo che l\u2019inquietudine gli entr\u00f2 nel cuore. Un lamento disperato di qualcuno che chiede aiuto. Ma Vento, invece di smettere, glielo fece sentire sempre pi\u00f9 forte, portandolo sempre pi\u00f9 lontano. La foresta avvert\u00ec Lupo, che si era allontanato molto da casa sua, che aveva smesso di nevicare, e perfino le radici lo avvertivano che l\u00ec la terra non era pi\u00f9 come prima. Il suo naso gli portava odori cos\u00ec acri ed aspri in alcuni momenti da farlo starnutire. Ma Lupo non aveva paura di nulla. Nella sua vita aveva abbattuto centinaia di prede per dare da mangiare ai suoi cuccioli. Era stato ferito decine di volte. Aveva combattuto perfino un orso che era finito nel suo territorio. Lupo non aveva paura neanche di Vento, per questo continu\u00f2, nonostante gli alberi gli dicessero di fermarsi. Lupo cerc\u00f2 cos\u00ec a lungo, che quel rumore divenne un\u2019ossessione. L\u2019angoscia di quel rumore, portato dalla follia di Vento, divenne per Lupo un peso sul suo cuore. Voleva a tutti i costi scoprire chi poteva lamentarsi cos\u00ec tanto. Solo Vento poteva essere cos\u00ec crudele, ma Lupo sapeva che Vento non aveva voce, e quindi quel lamento doveva appartenere per forza a qualcuno. Quando ebbe oltrepassato la foresta e le sue fronde leggere spostate da Vento, cariche di neve, arriv\u00f2 alle montagne appuntite. Riconobbe anche delle grida diverse, ma lui sapeva che appartenevano a Vento fra quelle rocce. Non si era mai allontanato dal valico, poich\u00e9 oltre, il suo olfatto ed il suo udito sentivano solo quello che Vento gli diceva di sentire. Non poteva fidarsi di nessun altro. La foresta non esisteva pi\u00f9 l\u00ec. Aquila aveva detto a Lupo, tempo prima, che qualcosa aveva distrutto alberi e rocce, animali e terra oltre il valico. Lei lo aveva visto, e non avrebbe voluto pi\u00f9 tornarci. Lo aveva messo in guardia, gli aveva detto che quel qualcosa si era costruito una tana che neanche Vento poteva oltrepassare. Ma Lupo non si pot\u00e9 fermare, perch\u00e9 era pi\u00f9 coraggioso di Aquila. Dovette continuare, ora che il suo cuore sapeva di dover andare avanti e scoprire da dove provenisse quel grido cos\u00ec straziante. Arriv\u00f2 ad una montagna di pietre rosse, lontane da tutto, da foresta ed animali, in mezzo ad un enorme spiazzo di terra bruciata, il cui odore copriva ogni cosa. Qui una nuova specie aveva fatto il suo nido. Lupo non volle crederci: conosceva gi\u00e0 il nido dell\u2019uomo, era quello il motivo per cui, anni prima, aveva lasciato il suo branco, per rintanarsi nel profondo della foresta, dove nessuno sarebbe giunto a renderlo schiavo. E per nessun motivo si sarebbe avvicinato all\u2019animale pi\u00f9 pericoloso, l\u2019animale che foresta, lupi ed aquile temono. Se non fosse stato per quel pianto. Quando Lupo fece altri passi a testa bassa, oltre la tana di mattoni, vide la sorgente di quel richiamo infernale: inorrid\u00ec. Gli si rizzarono i peli sulla schiena, il cuore pianse nel suo petto, le zampe volevano solo tornare a calpestare morbida neve, il suo naso voleva andare a respirare aria fresca, pulita, non bruciato e morte. Vento smise di agitarsi e tutto si ferm\u00f2. Uomini con uomini si erano uccisi. Erano in molti a terra stesi, senza vita. Solo uno di questi piangeva il suo branco perduto. Tenendo un infante con un braccio stretto al petto, e nell\u2019altro una femmina della sua razza senza vita, piangeva tutte le sue lacrime. Tirava a Vento tutte le sue maledizioni. Uomo non si accorse di Lupo che era rimasto impietrito ad osservarlo. Egli non sapeva se ad uccidere i suoi simili era stato Uomo, Vento, o qualcuno peggiore di Uomo stesso, poich\u00e9 non c\u2019\u00e8 fine al male. Sapeva solo che non voleva pi\u00f9 ascoltare quel pianto, divenuto per lui un\u2019ossessione. Esisteva solo quello da quando lo aveva udito, ed aveva abbandonato tutto per inseguirlo. Ma ora che l\u2019aveva trovato voleva fuggire. Fece appena in tempo a girarsi senza fare rumore, che Uomo si accorse di lui. Gli occhi di Uomo e Lupo si incontrarono, rimasero in contatto per un istante e, proprio in quell\u2019istante, Uomo smise di urlare. Affannato e allo stremo delle forze, forse interpretando la venuta di Lupo come una minaccia, affid\u00f2 la sua rabbia a Vento. Gli disse qualcosa che Lupo non comprese. Non ne comprese di certo il senso, ma ne sent\u00ec l\u2019odio pieno. Uomo, in un gesto di follia, prese una fiaccola, strappandola dalle mani di un morto vicino a lui. Minacci\u00f2 di nuovo Lupo, e subito dopo fece quello che Lupo non si sarebbe mai aspettato: diede fuoco ad ogni cosa. Le vesti e le carni vennero mangiate dal fuoco in pochissimo tempo, impregnando l\u2019aria d\u2019angoscia e di umori malsani. Lupo era l\u2019animale pi\u00f9 veloce della foresta, come Aquila lo era dei cieli, ma Vento d\u2019improvviso ricominci\u00f2 a far sentire la sua furia, vivo di follia nuova. Il fuoco fu cos\u00ec improvviso che anche l\u2019uomo vivo venne arso con tutto ci\u00f2 che lo circondava, e le fiamme mangiarono carne e terra, divampando e distruggendo. Fuoco si pales\u00f2 distruttivo e folle insieme a Vento che lo agitava e montava come montano le onde del mare. Divor\u00f2 tutto quello che lo circondava. Correva veloce, correva pi\u00f9 di Lupo. Questi rimase a guardare senza fiato, non molto lontano dalle rocce, uniche a poter contrastare Vento e Fuoco. I due, presi dalla follia, muti e fragorosi entrambi, mischiavano le loro voci e le loro intenzioni. Quando Lupo torn\u00f2 ad udire la calma, vide che neppure il potere della foresta era servito per combattere la follia della distruzione di Fuoco e Vento. Trov\u00f2 tutto bruciato. A terra solo i segni del combattimento, i cadaveri di chi era rimasto, e dei vincitori neanche l\u2019ombra. Vento era scomparso, e di Fuoco era rimasto il fumo. Il cuore di Lupo era cos\u00ec distrutto che non sapeva pi\u00f9 neanche il suo nome, non sapeva dove andare. L\u2019ira di Uomo aveva distrutto tutto attorno a s\u00e9, e quando Lupo istintivamente si ferm\u00f2 davanti ad una tana, vide che aveva distrutto anche la sua. In preda alla disperazione, cominci\u00f2 un pianto ed un lamento cos\u00ec forti, che anche Vento riprese a soffiare, folle di gioia, poich\u00e9 aveva di nuovo una voce da portare. Da portare lontano da l\u00ec.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_14622\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"14622\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>(racconto per bambini) Nella foresta pi\u00f9 profonda, dove la natura soltanto risuona, in una mattinata di neve fresca mentre tutto tace e le tane si risvegliano, il primo sole scaldava la neve appena caduta. 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