{"id":14530,"date":"2013-05-14T17:24:09","date_gmt":"2013-05-14T16:24:09","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=14530"},"modified":"2013-05-14T17:24:09","modified_gmt":"2013-05-14T16:24:09","slug":"premio-racconti-nella-rete-2013-a-canestro-di-domenico-restucci","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=14530","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2013 &#8220;A Canestro&#8221; di Domenico Restucci"},"content":{"rendered":"<p>Anche adesso, mentre siedo su una panca dello spogliatoio, guardo distratto gli altri compagni di squadra e vedo mia madre. Sta scuotendo la testa misurandomi con gli occhi. Mi sono alzato da tavola dopo il pranzo e lei, dalla sua sedia, sembra contemplarmi con espressione strana: \u201cSei cresciuto troppo, Thomas, pi\u00f9 di un metro e novanta. Metti gli altri fuori gioco.\u201d E non aggiunge altro. La parola \u201cgioco\u201d non deve indurci in errore. Sino a pochi anni prima faceva indossare ai miei fratelli i miei pantaloni e le mie giacche. Ne ho quattro. Non di pantaloni e giacche. Di fratelli. Una gerarchia ordinata con differenza di un anno. Io diciassette, sedici il secondo e, a proseguire decrescendo, si arriva a Mario, il pi\u00f9 piccolo, di quattordici anni. Quest\u2019uso collettivo di indumenti serve all\u2019economia. Non quella nazionale, che ne \u00e8 danneggiata in termini di vendite, solo a quella familiare. Mia madre lo ripete spesso.\u00a0 \u201cRisparmiamo sul vestire e abbondiamo a tavola.\u201d Allude al suo stipendio di bidella. Prima c\u2019era anche mio padre a tirarci su, con il suo lavoro di rappresentante. Poi \u00e8 partito. America Latina, ignoro il paese in cui si trova. Sino a qualche anno fa sembrava sempre sul punto di tornare. Ora la mamma ci ha detto che non torner\u00e0 ancora per molto tempo. Lo dice e torna a scuotere la testa, con disapprovazione, come fa quando mi dice che sono molto cresciuto. Troppo per permettere ai miei fratelli di usare i miei indumenti.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>\u201cPer fortuna hai i due metri che servono a tutti noi\u201d dice una voce. Non \u00e8 la voce di mia madre. Sarei contento se lo fosse. Avrebbe manifestato una nuova opinione sugli svantaggi derivanti dalla mia statura all\u2019economia familiare.\u00a0 Davanti a me c\u2019\u00e8 l\u2019allenatore. E\u2019 lui il padrone della voce. Mi fissa fiducioso. \u201cDobbiamo vincerla questa partita. Devi far scuotere le cordicelle del cesto come passeggeri in piedi su un bus che accelera e frena d\u2019improvviso. E\u2019 in palio la promozione alla serie superiore.\u201d. Tace un attimo. \u201cRicorda pure che un\u2019importante squadra della massima serie ha inviato un osservatore. Potrebbero offrirti un contratto per la prossima stagione. Tutto dipende da come ti vedr\u00e0 giocare&#8230;\u201d<\/p>\n<p>\u201cGioco per la mia squadra, non solo per me.\u201d Intanto ripenso alle sue parole. \u2018Per fortuna hai i due metri che servono a tutti noi\u2019. Mi avevano spiazzato, ma aveva ragione. Ho quasi due metri e non il metro e novanta che mi attribuisce mia madre a causa della sua deformante abitudine di risparmiare su tutto.<\/p>\n<p>L\u2019allenatore si allontana, poi un trapestio mi d\u00e0 un sussulto. I miei compagni sono tutti in piedi e, uno dietro l\u2019altro, escono nel corridoio che porta al parquet.\u00a0 Corro dietro l\u2019ultimo di loro. Un cicaleccio mi viene da pi\u00f9 lontano. Viene dal pubblico o chiss\u00e0 da dove. Socchiudo gli occhi. Mia madre scuote la testa. I miei troppi centimetri. Centonovanta dice, ignorando gli ultimi dieci centimetri. Sono quelli, credo, che dall\u2019orecchio salgono sin sopra i miei capelli tagliati sempre corti. Centimetri maledetti. Dal primo all\u2019ultimo cospirano contro l\u2019economia familiare. Lo dicono anche i telegiornali. Spending review, la correzione di bilancio, il debito statale, una voragine. Una iattura per il paese. Debiti su debiti. Ho le mani bucate anch\u2019io. Non mi bastava un metro e ottanta? Che roba. I governi passati non hanno pensato alle generazioni future. Facevano crescere il debito in cambio di voti. Crescevo anch\u2019io senza pensare alle generazioni future. Quelle rappresentate dai miei fratelli. Tutti sotto il metro e ottanta con nessuna possibilit\u00e0 di sfruttare il mio vestiario. Le varie lobby hanno indotto i governi a spendere. Anch\u2019io mi sono trasformato in lobby. Crescevo senza dare a mia madre la possibilit\u00e0 di recuperare la spesa. Come dicono i telegiornali? Out spendig?<\/p>\n<p>E lei, la sensuale Doris? Mi piaceva da morire, pardon: anche adesso mi piace da morire. E\u2019 la ragazza che, durante l\u2019ultimo anno di liceo, mi ha dato emozioni grandi facendomi sentire piccolo. Mi correggo: facendomi desiderare di essere pi\u00f9 piccolo. So di certo che \u00e8 tra il pubblico e che assister\u00e0 al derby. Tifa per l\u2019altra squadra cittadina di cui il suo attuale fidanzatino \u00e8 uno dei dirigenti. Un piccoletto di un metro e sessanta. L\u2019ha incontrato pochi giorni dopo che le avevo detto che mi piaceva. Lei. Doris. Mi ero dichiarato dopo molte incertezze. Nell\u2019attimo che era seguito, la fissavo attendendo una risposta. Intanto la vedevo crescere. O forse ero io che mi facevo piccolo. Con gli occhi arrivavo al suo ombelico che mostrava sotto la camicia. E, per di pi\u00f9, li tenevo bassi per non affondare nel blu dei suoi occhi. Il silenzio era assordante. Potevo sentire la sistole e la diastole come se si stesse mandando in onda una lezione televisiva notturna di anatomia. Mi accorsi del suo sorriso nascosto. \u201cSei splendido, Thomas, ti voglio bene, ma non metterei mai a rischio la tua salute. Ti verrebbe la scoliosi a furia di piegarti ad abbracciarmi\u201d. Rise. \u201cCi sono abituato. Per ogni allenamento faccio centinaia di flessioni.\u201d<\/p>\n<p>Mi aveva scrutato, riflessiva. Poi aveva fatto partire la stoccata decisiva addolcendola con un sorriso. \u201cTi voglio troppo bene per rendere pi\u00f9 faticosi i tuoi allenamenti.\u201d E, rendendo vana ogni mia possibile resistenza, aveva troncato: \u201cDai, non siamo fatti l\u2019uno per l\u2019altra. I centimetri che ci dividono stanno nei nostri caratteri. Che si pu\u00f2 fare, a questo punto?\u201d. Quelle parole mi risuonavano in testa e facevano male, il suono dei ferri del canestro dopo un tiro decisivo sbagliato era una dolce melodia al confronto.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Sono gi\u00e0 a met\u00e0 del corridoio e il fracasso del pubblico si fa assordante. Il pubblico in generale e quello dei sostenitori\u2026 i nostri. Li avrei fatti esplodere con i miei tiri. Il pallone. Lo vedevo. Stava girando sul bordo del canestro. Incerto se cadere dentro o restare fuori. \u00a0UN ATTIMO DI TERRORE E DI SPERANZA. I giocatori immobili ad aspettare. Gli spettatori senza fiato. Doris guarda la maledetta sfera beffarda e le sue pupille vorticano dentro le orbite seguendone il movimento. Vacci dentro, s\u00ec, dentro il canestro. Non lo dice lei, che tifa contro la mia squadra. Lo dice mia madre, guardando la TV, seduta sul divano tra i miei fratelli, con i loro abiti di taglia pi\u00f9 piccola danneggiati dal mio egoismo. Vai dentro, maledetto pallone. Lo dicono anche loro. Le vittime del fratello crudele. Dentro, dentro, dentro. Dentro il canestro. Poi Thomas parte per un\u2019altra citt\u00e0 con il contratto in tasca. Un bel contratto. Denaro. Vestiti nuovi. Li regala ai fratelli per farsi perdonare. Adesso che ha messo a frutto il suo metro\u2026i suoi due metri, s\u00ec, sono due metri e due, diciamola, la verit\u00e0, adesso che guadagno bene e non \u00e8 pi\u00f9 necessario negare gli ultimi dieci centimetri per ottenere un piccolo risparmio.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Sono a pezzi. Soprattutto nel morale. La mia squadra ha perso. E questo \u00e8 il dato pi\u00f9 sconfortante. Da quell\u2019egoista che sono, devo ritenere che non \u00e8 meno sconfortante un altro dato. La mia prestazione \u00e8 stata pessima, sono confuso sul mio futuro. Quasi non ho voglia di cenare. Addio ingaggio generoso con la grande squadra. Sono al tavolo della cucina. Mia madre mi siede di fronte, all\u2019altro capo. Ai lati vi sono i miei fratelli. Nessuno di loro ha un mio indumento. N\u00e9 tra quelli usati da me n\u00e9 tra quelli che avrei potuto comprare loro con l\u2019ingaggio che ho sperato di avere. La mia carriera, per ora, \u00e8 come un passeggero fermo ad aspettare un autobus ancora lontano. \u201cSei stato sfortunato\u201d dice il pi\u00f9 piccolo immergendo il cucchiaio nella minestra fumante.<\/p>\n<p>\u201cUn corno! Sono stato impreciso, che c\u2019entra la fortuna?\u201d<\/p>\n<p>\u201cTi applaudivano tutti!\u201d esclama mia madre.<\/p>\n<p>Sulla camicia del secondogenito cade una macchia di brodo. Arrossisco pensando che non potr\u00f2 dargli la mia, ma non dico nulla. Diventerei patetico. \u201cHa telefonato Doris per complimentarsi con te\u201d dice un altro dei miei fratelli.<\/p>\n<p>Mi stringo le spalle. \u201cE\u2019 sempre pronta ad addolcire la pillola.\u201d<\/p>\n<p>Interviene anche mia madre. \u201cTra il pubblico c\u2019era ad applaudirti anche il tuo ex professore di lettere. Voleva sapere in quale corso di laurea ti iscriverai, ora che hai finito la scuola. Mi ha spiegato che faresti bene a metterti a scrivere. Magari cominciando con un breve racconto.\u201d S\u2019interrompe e mi fissa rinunciando a portare il cucchiaio in bocca.\u00a0 \u201cPotresti prendere spunto dalla partita di stasera. Mettigli gi\u00f9 tutte le tue emozioni, non \u00e8 detto che chi sa giocare non sappia scrivere.\u201d<\/p>\n<p>\u201cIo non so giocare mamma.\u201d<\/p>\n<p>\u201cSei un campione, invece. Ti aspettano milioni di canestri. E continuerai cos\u00ec per il secolo che ti resta.\u00a0 Prova a mescolarli con un piccolo racconto, hai sempre amato la scrittura. Il primo assaggio di una futura esperienza di scrittore in erba.\u201d<\/p>\n<p>Mi rabbuio. Nella mia mente il pallone vortica sull\u2019orlo del canestro. Vortica pure l\u2019idea di scrivere il mio primo racconto. Sento la libert\u00e0 di cominciare, quella libert\u00e0 che si possiede una sola volta nella vita. E se facessi centro, stavolta?<\/p>\n<p>Lei mi scruta. \u201cPerch\u00e9 quella faccia?\u201d<\/p>\n<p>Torno a stringermi le spalle. S\u00ec, l\u2019idea di raccontare qualcosa su quanto successo stasera mi solletica, potrebbe servire a\u00a0 comprendermi. Scrivere \u00e8 leggere in se stessi. Sarebbe davvero splendido ma non mi sento all\u2019altezza\u2026 qualcosa potrebbe impedirmelo. Magari questi maledetti centimetri di troppo. Non sembrano decisamente troppi anche a tutti voi per un racconto breve come questo?<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_14530\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"14530\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Anche adesso, mentre siedo su una panca dello spogliatoio, guardo distratto gli altri compagni di squadra e vedo mia madre. 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