{"id":14498,"date":"2013-05-14T17:19:53","date_gmt":"2013-05-14T16:19:53","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=14498"},"modified":"2013-05-14T17:19:53","modified_gmt":"2013-05-14T16:19:53","slug":"premio-racconti-nella-rete-2013-a-volte-ritornano-di-alberto-giusti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=14498","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2013 &#8220;A volte ritornano&#8221; di Alberto Giusti"},"content":{"rendered":"<p>A volte, ritornano. E spaccano prepotentemente il cuore in due, pretendendo di dare un colpo di spugna, quando i colpi, quelli duri, sono gi\u00e0 stati incassati.<\/p>\n<p>Devastare la tomba di un passato a cui forse ho fatto troppo presto il funerale, come se fosse del tutto normale. Gi\u00e0, perch\u00e9 chiunque, succube dello scorrere del tempo, sedimenta esperienze, emozioni talmente fresche e diverse le une dalle altre, che finisce per seppellire &#8211; realmente &#8211; il dolore.<\/p>\n<p>Ma io no. Io sono come i cani: associo persone, cose, luoghi, alle sensazioni che ricevo. E se c&#8217;\u00e8 una cosa che ho imparato col tempo, con quello stesso, inevitabile sbriciolamento degli anni, \u00e8 che la memoria &#8211; quella della coscienza; quella che sta dentro, inconsciamente incontrollabile &#8211; ha impresso nitido, inviolato negli anni, solo lui. Solo il dolore.<\/p>\n<p>Togliere la pelle, penetrare nel vivo della carne pi\u00f9 rossa, per infilarsi nelle cavit\u00e0 ossee e mangiarti un po\u2019 alla volta, giorno per giorno, fin quando ormai non te ne accorgi nemmeno; e ti senti leggero, anzi, come sgravato da un peso di sofferenza esistenziale a cui ormai ti sei affezionato.<\/p>\n<p>E poi c&#8217;\u00e8 quel momento, che irrompe in una tranquilla giornata di novembre, quando il telefono squilla ed una voce femminile ti sconquassa le budella: \u00abSei tu? sono La Lu.\u00bb<\/p>\n<p>Panico. Vuoti cosmici accompagnano l&#8217;affannosa ricerca di un senso, di un qualcosa a cui aggrapparsi per tenersi lontano dalla vertigine vorticosa. E&#8217; il virus, che si \u00e8 improvvisamente ridestato dopo anni di quiescenza zen, immerso nella viscosit\u00e0 di un posto &#8211; probabilmente il subconscio &#8211; di cui non sai, o meglio, non vuoi sapere, l&#8217;esistenza.<\/p>\n<p>\u00abNon mi dice niente, mi spiace.\u00bb<\/p>\n<p>La verit\u00e0: confermare, con voce incerta, il timore che ho dentro.<\/p>\n<p>\u00abMa si dai\u2026 In classe assieme\u2026 Alle medie&#8230;\u00bb<\/p>\n<p>\u00abAh&#8230; S\u00ec.\u00bb<\/p>\n<p>Convincente quanto basta, in particolar modo per me stesso, quello che ha attraversato la palude stigia che ho nello stomaco ed \u00e8 ri-uscito a riveder le stelle, portando a galla tutti quei ricordi.<\/p>\n<p>\u00c8 qui, pallido, di fronte a me: porta i segni della lotta con il suo gemello &#8211; la sua nemesi &#8211; per la supremazia su questi brandelli di esistenza preadolescenziale funestati dalla colpa (meravigliosa, oggi) di un diavoletto tutto rosso e speciale, che gi\u00e0 in tenera et\u00e0 abitava dentro di noi.<\/p>\n<p>Dentro di me.<\/p>\n<p>Il resto del dialogo fu interpretato in maniera magistrale da un performer di rara perizia, il quale prese fiato, mi diede una pacca affettuosa sulla spalla \u2013 segno che dovevo necessariamente farmi da parte \u2013 prese fiato e cominci\u00f2 a far emergere un\u2019insicurezza ragionata, un\u2019incertezza artificiosa ed artificiale, nel rispondere vago alle domande dell\u2019interlocutrice di una galassia lontana:<\/p>\n<p>\u00abGuarda, in realt\u00e0 devo pensarci, perch\u00e9 probabilmente quel weekend l\u00ec sar\u00f2 via. C\u2019\u00e8 un\u2019interessante ciclo di conferenze sugli orsi grizzly, quei bestioni di una tonnellata, sai?, e in quanto tesserato al WWF non posso assolutamente mancare. Comunque grazie per il pensiero.<br \/>\n\u00abNon ti garantisco nulla\u2026 Si, si, tutto apposto, tu? Ti richiamo io, certo, stammi bene, ciao, ciao\u2026Ciao.\u00bb<\/p>\n<p>Cinque minuti. Ininterrotti. Fiumi di parole senza senso, descrizioni minuziose erette sul nulla, dissertazioni sulla consistenza dell\u2019aria fritta. Che gran figlio di puttana, questo bizzarro caratterista, che mi lascia sbigottito, inebetito, con la cornetta in mano, quasi non fossi stato io a ricevere quella chiamata.<\/p>\n<p>Ma di fatto \u00e8 questa la realt\u00e0: cuore che batte forte; respiro lento, a catturare ogni microparticella d\u2019ossigeno del bagno da cui stavo uscendo, e tante, tante lacrime, uscite da chissadd\u00f2ve, perch\u00e9 mi sa che non sono i miei occhi, quelli che piangono.<\/p>\n<p>Sono quelli di un tredicenne spaventato e paffuto, piccoli e neri, resi quasi brillanti dall\u2019umido che li gonfia. \u00c8 l\u00ec, allo specchio, che mi fissa con aria interrogativa, quasi a chiedermi chi fossi; ed \u00e8 giusto cos\u00ec, perch\u00e9 lui, quella parte di me di dieci anni fa, non sa chi ha di fronte; sa solo, nella sua ingenuit\u00e0, che sta male, che nessuno lo capisce, ma proprio nessuno, e cazzo \u00e8 dura cercare, in mezzo alla gente, una risposta che solo il tempo ti pu\u00f2 dare.<\/p>\n<p>Allora stai fermo: conta i mesi, le settimane, i giorni, fin quando tutto questo finir\u00e0, e ti assicuro che finir\u00e0, quando sarai disperso in quelle corriere blu verso la citt\u00e0, vedere facce mai viste, sentire l\u2019aria che ti taglia la faccia la mattina presto, perch\u00e9 sarai sempre il primo ad arrivare al portone, aspettando che ti aprano appoggiato alla colonna del portico, maledetto personale ATA, che mica si chiamano pi\u00f9 bidelli adesso; quando il buio della sera ti far\u00e0 venir voglia che venga subito mattina, prestissimo, per renderti ancora una volta conto che ne sei uscito del tutto.<\/p>\n<p>Il buio, che adesso mi sta conducendo verso sensazioni che avevo completamente rimosso, e proprio non ce la faccio, mi sento tremare la terra sotto i piedi, cado.<\/p>\n<p>Il buio.<\/p>\n<p>Quando ritorno dentro di me e riunisco i pezzetti sparsi delle mie dramatis personae, sono disteso sul divano, la faccia umida.<\/p>\n<p>\u00c8 successo. Davvero.<\/p>\n<p>Mi alzo, ho bisogno di una doccia. Stacco dalla presa la tripolare del telefono, perch\u00e9 non si sa mai che ritornino a chiamare proprio ora, nel momento in cui sono pi\u00f9 debole, nel momento in cui non ho la forza di dire di no e sono ancora qui che gioco a pallone con gli altri, e probabilmente mi diverto anche.<\/p>\n<p>Meglio non correre rischi.<\/p>\n<p>Perch\u00e9, a volte, ritornano.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_14498\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"14498\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>A volte, ritornano. 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