{"id":14380,"date":"2013-05-10T17:39:39","date_gmt":"2013-05-10T16:39:39","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=14380"},"modified":"2013-05-11T11:16:20","modified_gmt":"2013-05-11T10:16:20","slug":"premio-racconti-nella-rete-2013-maria-di-lucia-focarelli","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=14380","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2013 &#8220;Maria&#8221; di Lucia Focarelli"},"content":{"rendered":"<p><!--[if gte mso 9]&gt;-->All\u2019odore forte del mirto che veniva dalla parte del mare non si era mai abituata. Le entr\u00f2 nelle narici insieme all\u2019aria tersa settembrina appena apr\u00ec la porta. Spalanc\u00f2 anche le finestre. Non c\u2019erano vetri. Due portelloni che riparavano solo in parte dal freddo dell\u2019inverno e obbligavano al caminetto acceso per il caldo e per la luce. Non avevano corrente elettrica. Avesse potuto spalancare il tetto lo avrebbe fatto. Invece no. Quel tetto le stava sopra come un macigno. Le zolle erbose che lo ricoprivano sembravano una lapide sottomessa all\u2019incuria.<\/p>\n<p>Da piccola\u00a0 stava in una casa che aveva pi\u00f9 o meno le stesse caratteristiche di questa. Ma lei ci stava bene. Qualche pecora dormiva con loro la notte e poi al mattino quell\u2019odore acre svaniva lasciando il posto all\u2019odore fresco del mirto. Per questo le piaceva tanto. Il profumo le entrava dentro, arrivava alla gola e pi\u00f9 gi\u00f9, la riempiva di energia nuova. I fratelli e il padre si alzavano all\u2019alba per andare con le pecore e le capre al pascolo. Loro neanche si spogliavano la sera per andare a dormire. Vestiti dormivano. Tutti. L\u2019acqua era fuori. Una sorgente che veniva gi\u00f9 da i sassi del monte che stava dietro. La madre scaldava il latte per tutti, ma lei, Maria, si alzava pi\u00f9 tardi, per lavarsi, specialmente in certi giorni,\u00a0 quando gli uomini se ne erano andati. Si lavava anche la mamma, Angela. Scaldavano l\u2019acqua gelida d\u2019inverno e riempivano una piccola tinozza. Prima si spogliavano la parte di sopra del corpo e poi quella di sotto. Tremavano e ridevano. Dopo sapevano di pulito. La madre conosceva un\u2019erba profumata che cresceva poco lontano e loro se la passavano sul corpo, la strusciavano sul collo e poi sulle braccia e le mani e qui davanti, sopra il petto. E ridevano. Maria si era sempre chiesta perch\u00e9 la madre rideva solo la mattina quando erano sole e le raccontava anche qualche storia dei nonni: di quando gli avevano rubato tutte le bestie e il nonno aveva preso il fucile ed era andato via per qualche giorno e non era pi\u00f9 tornato perch\u00e9 \u00a0aveva ammazzato Efisio Sannia con soli due colpi. Cos\u00ec \u00a0l\u2019avevano messo in galera e la nonna lo andava a trovare una volta al mese. A piedi. Un giorno per andare e uno per tornare. Andava insieme a Pietro che all\u2019inizio aveva otto anni e quando il nonno era morto ne aveva ventotto e Angela ne aveva venticinque.<\/p>\n<p>Un giorno era venuto a casa uno, aveva anche lui le pecore e due capre, abitava a sole tre ore di cammino.<\/p>\n<p>Voleva sposare Angela. Angela aveva ventisette anni. La nonna disse di s\u00ec. Angela in dote port\u00f2 tre pecore. Le altre rimasero a Pietro. Non ci fu matrimonio. Stavano lontano dal paese. E cos\u00ec era nata lei, Maria e i due fratelli.<\/p>\n<p>I fratelli erano come il padre, non parlavano mai. Si caricavano gli agnellini sulle spalle e andavano fuori tutto il giorno con le pecore. A volte dormivano anche fuori. Angela gli dava\u00a0 del pane e il formaggio. Nella fiasca c\u2019era l\u2019acqua e qualche volta invece il vino.<\/p>\n<p>Maria e Angela se ne stavano in casa ad aspettare. Non avevano molto da fare. Solo lavarsi e lavare qualcosa. Non il pavimento che era in terra battuta. Avevano un paiolo e due tegami. Dovevano fare il pane. Magari una volta alla settimana. D\u2019estate facevano tanti bucati per tenere puliti il fratelli e il padre, ma d\u2019inverno lavavano poco perch\u00e9 la roba non si asciugava e davanti al caminetto ci stavano loro a levarsi l\u2019umido di dosso mentre il paiolo bolliva.<\/p>\n<p>Tante volte in primavera e estate stavano fuori, Angela e Maria, si mettevano a correre fra il mirto e i cisti\u00a0 bianchi e rosa e scendevano fino al mare per un sentiero che solo loro conoscevano. Due volte avevano anche fatto il bagno, ma non sapevano nuotare. In casa non avevano detto niente, perch\u00e9 il padre non avrebbe capito e avrebbe battuto Angela.<\/p>\n<p>Anche per Maria un giorno era arrivato un uomo. Maria aveva diciotto anni e lui quarantaquattro. Se la port\u00f2 via, mentre Angela piangeva. E cos\u00ec Maria aveva cambiato casa. Era questa, con il tetto che la soffocava e lei che lo avrebbe voluto spalancare come le finestre. All\u2019inizio aveva sperato di stare bene. Non fu cos\u00ec. L\u2019uomo che l\u2019aveva portata via si chiamava Giovanni. Appena furono a casa le disse: \u201cOra tu per nove mesi non devi farti vedere da nessuno\u201d e non la lasci\u00f2 pi\u00f9 uscire. Dopo nove mesi un giorno arriv\u00f2 a casa con una neonata fra le braccia e le disse: \u201cQuesta \u00e8 tua figlia, anzi nostra figlia\u201d e le consegn\u00f2 la piccola. \u201cCome si chiama?\u201d chiese a Giovanni, e lui \u201cCome vuoi, non ce l\u2019ha un nome\u201d. \u201cLa posso chiamare Angela?\u201d chiese. \u201cChiamala come vuoi\u201d disse\u00a0 Giovanni. E di quella bambina, di dove venisse non ne parlarono pi\u00f9.<\/p>\n<p>Maria la am\u00f2 come non sapeva neanche di saper amare, forse pi\u00f9 di quanto aveva amato Angela, sua madre.<\/p>\n<p>Se la teneva per ore in grembo a dondolare e le parlava come se capisse. Le faceva tutti i versini e la baciava sulla fronte. Lei \u00a0non aveva latte e cos\u00ec Angela fu allevata a latte di capra. Cresceva ogni giorno fra i mirti, i cisti e i lecci. Profumava come loro. Potevano essere una famiglia, ma Giovanni non fu un padre. Fu solo un padrone. Era lui che faceva la spesa in paese. Portava\u00a0 le pecore e le capre al pascolo tutto il giorno e quando tornava pretendeva che tutto fosse fatto e la cena pronta. E dopo cena che Maria fosse disponibile. La piccola Angela neanche la guardava. Non l\u2019aveva pi\u00f9 guardata dal giorno che l\u2019aveva portata in braccio e consegnata\u00a0 a Maria.<\/p>\n<p>Quando Angela ebbe circa un \u00a0anno, Maria, che fino ad allora l\u2019aveva vestita di stracci, dovette scendere in paese per comprarle qualche vestitino. Giovanni non ne era capace. Si leg\u00f2 Angela sulle spalle e scese a Burichisu in una mattina di primavera.<\/p>\n<p>Ci volevano due ore a piedi. Maria era felice. Sembrava volare saltando di sasso in sasso verso il mare per il sentiero appena segnato. A destra e a sinistra albatri e lecci secolari, querce, olivastri e\u00a0 roverelle. Lei non ne conosceva il nome ma ne conosceva bene le foglie\u00a0 e i tronchi. Poi fu sul sentiero in piano fra i campi recintati dai muretti a secco a cui le ferule facevano da sentinelle e le querce da sughero, nude nei loro tronchi, davano il colore intenso della vita.<\/p>\n<p>Le veniva da cantare mentre si avvicinava al negozio con la cucciola sulle spalle. Le grid\u00f2 con dolcezza, come se le cantasse la ninna nanna: \u201cTue ses sa prenda \u2018e oro e mamma\u201d. E Maria rideva guardando verso \u00a0il mare. E ancora: \u201cSes su fiore bello e mamma, s\u2019angheleddu adoradu e mamma tua\u201d. Dietro anche Angela rideva, quasi singhiozzava tanto si divertiva ai salti della mamma e al suono della sua voce.\u00a0 Cant\u00f2 l\u2019unico canto che conosceva, una ninna nanna, sottovoce, ma avrebbe urlato, per dire a tutti che questa era sua figlia.<\/p>\n<p>\u201cAnninnia, anninia, drommidi fiza mia \u2013 anninnia anninnoro, mamma di d\u00e0 su coro<\/p>\n<p>Anninnia anninnare canto po di pasare \u2013 anninnia a fizu meo de mamma su recreu\u201d<\/p>\n<p>Quando arriv\u00f2 al paese, c\u2019era gi\u00e0 stata con la madre, si rec\u00f2 direttamente al negozio che vendeva un po\u2019 di tutto, dalla farina a qualche pezzo di stoffa che le sarebbe servito per fare qualcosa per Angela. Tolse la piccola dalle spalle e se la port\u00f2 davanti come un trionfo. Era sua figlia. Era certa che Giovanni sapeva quello che faceva quando le aveva impedito di farsi vedere pernove mesi. Proprio perch\u00e9 tutti pensassero poi che la figlia era veramente sua.<\/p>\n<p>Non c\u2019era nessuno per la strada. Due o tre finestre si chiusero mentre passava. Entr\u00f2 nel negozio. Dietro il bancone\u00a0 c\u2019era zia Eufrasia. La conosceva. Quando ci andava con mamma Angela, zia Eufrasia era sempre sorridente e gentile e faceva anche credito se erano in difficolt\u00e0. Questa volta, quando Eufrasia la vide, si aggiust\u00f2 il fazzoletto nero sul capo e ci \u00a0si copr\u00ec quasi tutta la bocca.<\/p>\n<p>\u201cA Burichisu sei scesa? E a cosa?\u201d . Maria mostr\u00f2 la piccola Angela. \u201cPer lei sono scesa. Per mia figlia. Volevo della stoffa\u00a0 per un vestitino\u201d \u00a0disse.<\/p>\n<p>La frase di zia Eufrasia la colp\u00ec a morte: \u201cPer la figlia de sa bagassa stoffa non ne ho\u201d.<\/p>\n<p>Maria si appoggi\u00f2 ad alcuni sacchi che erano l\u00ec di lato.<\/p>\n<p>Con un filo di voce soffi\u00f2: \u201cIo non sono una bagassa\u201d<\/p>\n<p>\u201cTu no ma sua madre s\u00ec.\u201d<\/p>\n<p>Si fece buio negli occhi di Maria e Angela cominci\u00f2 a piangere. Fiza mea \u2018e su coro\u2026<\/p>\n<p>Le parole della ninna nanna le battevano nella tempia destra. Anninnia anninnia. Si dovette sedere.<\/p>\n<p>La gente sapeva, sapeva che non era sua figlia e che era figlia di bagassa. Lei invece non se lo era mai chiesto.<\/p>\n<p>\u201cNoooooooooooooo. Figlia mia \u00e8, figlia mia!\u201d. Maria arretr\u00f2 verso la porta.<\/p>\n<p>Zia Eufrasia non ebbe piet\u00e0, la maledetta. \u201cNon \u00e8 tua figlia. Figlia della sorella di Giovanni \u00e8. Quella che fa la bagassa nel continente\u201d. Questo glielo disse sottovoce anche se erano sole.<\/p>\n<p>Maria ascoltava il cuore batterle nelle orecchie. Non era pi\u00f9 una ninna nanna, era un ritmo di tamburo. Strinse Angela e la bambina pianse pi\u00f9 forte. La port\u00f2 via, verso casa. \u201cS\u2019angheleddu adoradu e mamma tua\u201d\u2026<\/p>\n<p>Perch\u00e9 le avevano sporcato quella figlia cos\u00ec bella, cos\u00ec rosa come il cisto quando il cisto \u00e8 fiorito di fiori rosa e bianchi? Strapp\u00f2 tutti i fiori che trov\u00f2 sul sentiero e se li butt\u00f2 dietro le spalle dove Angela rideva felice. E l\u2019odore dell\u2019elicrisio e del mirto sembravano voler coprire il dolore\u00a0 di una madre che non era pi\u00f9 madre. Si sent\u00ec nuda, violata, violentata.<\/p>\n<p>In quel punto la costa era alta. Sotto, scogli e spuntoni di roccia entravano come chiodi nel mare. Maria guard\u00f2 di sotto. Pens\u00f2 che era la cosa migliore, come scoperchiare la casa. Si fece pi\u00f9 vicina al bordo . Di l\u00ec il salto era sicuro. Le rocce a punta non avrebbero dato scampo. Prese Angela fra le braccia e le tolse dai capelli piccoli fiori gialli e azzurri. La bimba rideva. La baci\u00f2 con dolcezza. Si gir\u00f2 verso il mare calmo di smeraldo. Un gabbiano stall\u00f2 proprio davanti a lei, quasi poteva toccarlo. Fu un attimo e il gabbiano and\u00f2 in picchiata gi\u00f9 verso l\u2019acqua e riemerse subito con un piccolo pesce nel becco. Maria si riscosse. No, quella era sua figlia. Doveva difenderla. Maledetto gabbiano.\u00a0 Era sua figlia per tutti quei giorni che aveva avuto cura di lei. A lei questo bastava.<\/p>\n<p>Sal\u00ec verso casa. Sent\u00ec forte il profumo del mirto. Voleva scoperchiare il tetto, ma non ci riusc\u00ec. Non ci riusc\u00ec mai .<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"line-height: 150%;\"><span style=\"font-size: 14.0pt; line-height: 150%;\"><span>\u00a0<\/span><\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_14380\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"14380\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>All\u2019odore forte del mirto che veniva dalla parte del mare non si era mai abituata. 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