{"id":14314,"date":"2013-05-09T18:24:32","date_gmt":"2013-05-09T17:24:32","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=14314"},"modified":"2013-05-09T18:24:32","modified_gmt":"2013-05-09T17:24:32","slug":"premio-racconti-nella-rete-2013-lamore-e-un-cane-che-viene-dallinferno-1-di-gabriella-ferrari-curi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=14314","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2013 \u201cL\u2018amore \u00e8 un cane che viene dall\u2019inferno\u201d 1)  di Gabriella Ferrari Curi"},"content":{"rendered":"<p><b><ins cite=\"mailto:Gabriella%20Ferrari%20Curi\" datetime=\"2013-03-26T10:54\"><\/ins><\/b><\/p>\n<p>Renata l\u2019ho notata in III elementare, alla scuola <i>A. Stoppani<\/i>, che poi da noi \u00e9 l\u2019unica. Di solito le bambine non m\u2019interessavano un granch\u00e9, delle pappemolli incapaci. Stavano sempre a ridere e a parlottare tra di loro e se gli lanciavi addosso, che so, una lucertola morta, strillavano come galline. Quando ci ho fatto caso la prima volta, era seduta due banchi davanti a me. Aveva alzato la mano per rispondere alla maestra Sensini. Da dove ero vedevo solo i suoi capelli, marroni, corti e leggermente ricci sulla nuca. D\u2019un tratto si volt\u00f2. Aveva gli occhi color delle castagne, tondi e con le ciglia corte e folte come spazzolini. Non era bella. Appena appena graziosa. Mi sorrise. Le mancava un dente davanti. Provai ugualmente una strana felicit\u00e0. Quel giorno alla fine della scuola la seguii. Mano nella mano con la sua compagna di banco Loredana, and\u00f2 in fretta a casa. Abitava poco distante, un centinaio di metri. Una casa modesta. Anche la mia lo era, un edificio grigio in un piccolo paese, che si era sviluppato senza grazia n\u00e9 ordine attorno a una strada di scorrimento. Una frazione senza nome. Non c\u2019erano palazzi, ma solo abitazioni di tre, quattro piani. La mia casa era dall\u2019altra parte. Quando Renata e Loredana entrarono nel portoncino di vetro spesso, tornai indietro.\u00a0 Babbo mi accolse con un potente ceffone. \u201cSei in ritardo. Dove sei stato?\u201d mi domand\u00f2 con la sua voce fonda. Dentro c\u2019era gi\u00e0 un sacco di vino, anche se era solo fine mattinata. Era incazzato nero perch\u00e9 di solito cucinavo io. A lui non andava neanche di mettere su l\u2019acqua per la pasta, cos\u00ec come non gli andava di lavorare. Gli piaceva solo stare seduto su una sedia col suo fiasco davanti. Mamma era morta da qualche anno.<\/p>\n<p>Da quel giorno non potei fare a meno di seguire Renata dopo la scuola e a prendere un ceffone da babbo quando tornavo a casa.<\/p>\n<p>Renata mi sembrava a posto, con il grembiulino bianco e le scarpe pulite. I suoi ci tenevano a lei, si vedeva da come veniva in classe, la cartella in ordine, i compiti fatti e la merenda dentro il cestino. Il mio contrario. Ci parlammo veramente, io e lei, solo alla fine delle elementari. Eravamo nell\u2019atrio della scuola davanti ai tabelloni. Entrambi promossi. Mi feci coraggio e le chiesi: \u201cAdesso che farai? \u201c \u201dAndr\u00f2 alle medie a Merate\u201d \u201cCi sar\u00f2 anch\u2019io, \u201d la informai sicuro di me. Non avrei potuto starle lontano. A casa babbo non era proprio della stessa idea. Me lo disse con qualche sganassone supplementare a quelli che mi appioppava di solito. Non c\u2019erano soldi. Era meglio che muovessi il culo per guadagnarmi il pane invece che stare sui libri come un signorino. Promisi che dopo \u00a0la scuola nel pomeriggio avrei lavorato al <i>Bar<\/i> <i>Sport<\/i>. Ero gi\u00e0 andato a parlare con Attilio, il proprietario. Cos\u00ec m\u2019iscrissi anch\u2019io alle medie. Il primo giorno di scuola presi posto nel banco dietro di lei. Vicino le stava Loredana. Ma la professoressa d\u2019italiano ordin\u00f2: \u201dI maschi da una parte e le femmine dall\u2019altra.\u201d Mi mise\u00a0due file dietro. Nell\u2019estate non l\u2019avevo mai vista, anche se ero capitato spesso nella pausa pranzo dalle parti di casa sua, per spiare nel suo cortile. Seppi che era stata mandata dagli zii a Cesenatico, a respirare l\u2019aria buona. Non mi misi il cuore in pace.<\/p>\n<p>Nei tre anni delle medie cercai ogni giorno di sedermi sul pullman vicino a lei, sperando che quell\u2019impicciona della sua amica Loredana ogni tanto la lasciasse sola.\u00a0 Riuscii a parlarle alla fine della terza media quando nell\u2019atrio le chiesi: \u201cE adesso?\u201c \u201dVado alle magistrali.\u201d Io non potei continuare la scuola, ma appena avevo l\u2019occasione andavo all\u2019uscita dell<i>\u2019Istituto Cattaneo<\/i> per guardarla da lontano. La spiavo senza farmi vedere. Lavorai duro in quegli anni. Mettevo via i soldi di nascosto da babbo, perch\u00e9 volevo farle un bel regalo, magari un anello, che \u00e8 per sempre. La persi di nuovo di vista. Ci incontrammo alcuni anni dopo una domenica di primavera davanti alla chiesa. Si era fatta una ragazza graziosa. Aveva i capelli pi\u00f9 lunghi e gli occhi un po\u2019 truccati. Non era molto alta. Mi sembr\u00f2 proprio il mio tipo, anche se non avevo molto chiaro in mente chi era il mio tipo.\u00a0 Di solito quando volevo una donna sceglievo una puttana all\u2019inizio della superstrada. Non m\u2019interessava che tipo era.<\/p>\n<p>In quegli anni da operaio semplice ero diventato specializzato. Guadagnavo bene e avevo messo da parte un bel gruzzolo. Babbo finalmente era morto. Sotto un camion, una delle rare volte che era uscito da casa.<\/p>\n<p>Dopo quella mattina in chiesa la vidi quello stesso pomeriggio in gelateria. Non fu un incontro casuale, perch\u00e9 avevo sentito che si dava appuntamento l\u00ec, con la solita Loredana e altri amici. Attaccai bottone. \u201cQui fanno il gelato migliore d\u2019Italia.\u201d Mi guard\u00f2 stupita. Avevo esagerato per farmi notare. Le feci un sorriso e le strizzai l\u2019occhio. Lei mi scrut\u00f2: \u201cTu sei Morelli. Abbiamo frequentato le elementari e le medie insieme.\u201c\u00a0 \u201cMi hai riconosciuto!\u201d \u201cCerto! non sono passati molti anni. Cosa fai adesso?\u201d \u201cLavoro. Alla <i>Panforex<\/i>.\u201d\u00a0 \u201cOh, anche mio zio Gino lavora l\u00ec.\u201d \u00a0Ne fui contento. Mi sembr\u00f2 di essere entrato in famiglia e lei era gi\u00e0 mia.<\/p>\n<p>Cominciammo a chiacchierare. Da quel giorno feci di tutto per incontrarla. La aspettavo davanti alla scuola del nostro paese, dove faceva delle supplenze, andavo in gelateria, capitavo per caso nell\u2019unica pizzeria del posto quando era l\u00ec con i suoi amici.\u00a0 Un sabato le chiesi di uscire per andare al cinema a Merate. \u201cTu ed io da soli? \u00a0I miei genitori non mi daranno il permesso. Verr\u00e0 Loredana con noi.\u201c Mi sembr\u00f2 una scusa, \u00a0ma non me ne preoccupai. Avevo i miei piani. Quel giorno feci lo splendido. Pagai il biglietto a tutte e due e poi le portai alla Pasticceria Ravasi, la migliore, e offrii dolci a volont\u00e0 e coca cola.\u00a0 La settimana dopo mi presentai all\u2019uscita della scuola con un mazzo di fiori. Ne fu sorpresa e anche colpita. Intensificai gli sforzi perch\u00e9 notasse quanto tenevo a lei. Non arrivavo mai a mani vuote. Cioccolatini, dolcetti, perfino un libro che andai a scovare alla libreria di Imbersago. Poi un foulard di seta vera. Un paio di orecchini. \u201cCome li ho visti ho pensato a te.\u201d Renata per gli orecchini e anche per il foulard aveva protestato. \u201cNon puoi farmi cos\u00ec tanti regali. Siamo amici. Non occorre altro.\u201d\u00a0 Ma io sapevo quello che facevo. Mi ero iscritto a una scuola serale a Monza. Volevo diventare impiegato e fare carriera. Ottenni il diploma di ragioneria. Quattro anni in uno. Mi massacrai sui libri. Ne valse la pena. A Renata non dissi niente. Avevo ormai tutte le carte in regola per chiederle di fidanzarmi con lei che era la figlia di un impiegato del Comune. Non mi sembr\u00f2 entusiasta della proposta.\u00a0 \u201cCi conosciamo poco e poi io sono troppo giovane. Voglio godermi la vita.\u201d La risposta, soprattutto l\u2019ultima frase, non mi piacque per niente.\u00a0 Frenai un moto d\u2019ira. \u201cHo intenzioni serie. Voglio sposarti. Stare sempre con te.\u201d<\/p>\n<p>Tanto feci che un giorno andai a casa dei genitori. Al padre, da uomo a uomo, dissi delle mie intenzioni. \u201cHo un diploma, una buona posizione e far\u00f2 carriera. Sono una persona tranquilla. Non uno di quei ragazzi d\u2019oggi che fanno tardi la sera e passano la notte in discoteca. Che una volta ci sono capitato anch\u2019io al <i>Millennium <\/i>dove va anche Renata con i suoi amici.<i> <\/i>Ne ho viste di tutti i colori. Che certo lei non lo sa. Droga, ragazze sfrontate, che si fanno mettere le mani addosso e anche peggio, senza nessun ritegno. Mi scusi la parola: un puttanaio, che io a mia figlia non farei mai frequentare.\u201d\u00a0 Fui convincente. Nel giro di alcuni mesi ci sposammo. Avevamo ventidue anni.<\/p>\n<p>Fin dai primi giorni fu un idillio. Le facevo un sacco di regali, adesso che potevo. Avevo affittato un piccolo appartamento a Merate, sopra un negozio di casalinghi. Le avevo lasciato scegliere i mobili che desiderava.\u00a0 La accompagnavo io. Non volevo sua madre tra i piedi. Di sera stavamo sempre in casa. Non mi stancavo mai di lei. Avevo esplorato il suo corpo in ogni modo. L\u2019avevo baciato, carezzato, graffiato, succhiato, leccato, morso per ogni dove, centimetro per centimetro, e poi ogni cavit\u00e0, ogni piega, in un incontro continuo di gomiti, ginocchia, denti.\u00a0 Sono sicuro che a lei piaceva. Teneva gli occhi spalancati. Lacrime certamente di felicit\u00e0 scorrevano silenziose sulle sue guance. Dalla sua bocca uscivano dei gemiti sommessi. Ma io la riempivo, quella bocca, perch\u00e9 i vicini non sentissero. Anche se di sera di vicini non ne avevamo. Anzi avevo fatto mettere le sbarre dovunque, e finestre con vetri fissi e blindati \u201c\u2026 con tutti i malviventi che ci sono.\u201d Le avevo proibito di continuare con l\u2019insegnamento: \u201c\u2026preferisco che te ne stia in casa, come una vera signora.\u201c \u201dMi annoio.\u201d \u201dQueste sono idee che ti mettono in testa i tuoi genitori.\u00a0 Un amore come il nostro non credo che l\u2019abbiano mai provato. E anche quella appiccicosa della tua amica Loredana, non mi va.\u00a0 Non ti basto? Non farmi arrabbiare.\u00a0 Fuori ci sono troppi pericoli e tu sei un bene prezioso. Devo difenderti dal mondo. Voglio che quando torno, tu sia qui tutta per me. La spesa la faccio io. Cos\u00ec non devi trascinare borse che ti possono affaticare&#8230; \u201c Renata non protestava pi\u00f9. Anche quando parlava al telefono con i suoi genitori, e lo faceva alla sera perch\u00e9 avevamo solo il mio cellulare, diceva sommessa: \u201cS\u00ec, s\u00ec, tutto bene. Non preoccupatevi.\u201c\u00a0 Io la ascoltavo e approvavo. Aveva capito l\u2019intensit\u00e0 del mio amore speciale e assoluto. Si era arresa silenziosa a una passione che mai avrebbe immaginato, al desiderio insaziabile che avevo del suo corpo, una fame continua. Avrei voluto penetrarle nella testa, nei pensieri come penetravo in lei. Per ore, senza mai stancarmi.<\/p>\n<p>Questa mattina sono tornato prima. Mi sono licenziato. Ho pensato che ogni ora che sto in ufficio, \u00e8 un\u2019ora in meno che passo con Renata. Entro in casa. Sento rumore in camera. Vedo che sta preparando la valigia.\u201dCosa fai?\u201d \u201cVado via.\u201c\u00a0 \u201cPerch\u00e9? Siamo felici. Ti porto un sacco di regali. Non devi fare nessuna fatica. Faccio tutto io. Non puoi andartene, sei mia, mi appartieni.\u201d<\/p>\n<p>\u201dI miei genitori sono riusciti a mettersi in contatto con me. Hanno chiamato i carabinieri. Non puoi pi\u00f9 tenermi prigioniera\u201d. \u201dNoi ci amiamo,\u201d le ho detto.\u00a0 \u201cIo non ti amo. Non ce la faccio pi\u00f9.\u201d \u201cQueste sono parole senza senso! Tu non te ne puoi andare, io non te lo permetto!\u201d \u201cTra un po\u2019 verranno a prendermi. Faranno buttare gi\u00f9 la porta, \u00e8 finita.\u201d \u201cCosa? Di qua non ti muovi, sei mia moglie!\u201d \u201cTu sei un pazzo da manicomio\u201d mi ha risposto. Urlando.<\/p>\n<p>\u201cVaffanculo porca troia e stronza, guarda cosa mi fai\u2026 Mi hai fatto arrabbiare. Ecco cosa mi costringi a fare. E\u2019 colpa tua, eravamo cos\u00ec felici\u2026\u201d Piango. Di rabbia. Di dolore.<\/p>\n<p>Con il coltello che ho trovato in cucita, le sono penetrato dentro, sempre pi\u00f9 in fondo in ogni posto che ho amato. Lei da principio ha dato un grande grido. E adesso tutto questo sangue\u2026L\u2019ho presa e l\u2019ho adagiata sul letto. E\u2019 molto sporca. Ma ormai \u00e9 tutto finito.<\/p>\n<p>Bussano alla porta, urlano, non capisco tutto questo scompiglio. Sono molto calmo, stanco come dopo una grande fatica. Guardo Renata sul letto. Cos\u00ec imbrattata e con gli occhi spalancati non sembra pi\u00f9 lei. Apro la porta. Ci sono due carabinieri con le pistole in mano. Io alzo le mie per far vedere che non ho niente da nascondere. Mi guardano con orrore. Li capisco. La fine di un amore come il mio fa sempre una certa impressione.<\/p>\n<p>1)\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 C. Bukowski.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_14314\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"14314\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Renata l\u2019ho notata in III elementare, alla scuola A. 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