{"id":1422,"date":"2009-05-17T18:20:47","date_gmt":"2009-05-17T17:20:47","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=1422"},"modified":"2009-05-17T18:20:47","modified_gmt":"2009-05-17T17:20:47","slug":"primo-giorno-di-scuola","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=1422","title":{"rendered":"Racconti nella Rete 2009 &#8220;Primo giorno di scuola&#8221; di Andrea Polini"},"content":{"rendered":"<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: left;\"><span style=\"small;\"><span style=\"Times New Roman;\">Il primo giorno a scuola di un figlio \u00e8 sempre un giorno speciale. <\/span><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: left;\"><span style=\"small;\"><span style=\"Times New Roman;\">Lo pensavo accompagnandovi Michele poche mattine fa. Erano quasi le otto, e il sole ancora estivo avvolgeva di un aureo tepore le strade, gli alberi, i palazzi e le villette che punteggiano il quartiere. Tenevo mio figlio per mano, e di tanto in tanto lo osservavo mentre camminava con la testa abbassata, senza fare parola. <\/span><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: left;\"><span style=\"small;\"><span style=\"Times New Roman;\">Mi domandavo se non andasse volentieri a scuola, oppure se in qualche modo avesse intuito che tra me e sua madre le cose non andavano pi\u00f9 bene. Anzi, andavano cos\u00ec male che pure quel mattino abbiamo litigato, poi Simonetta si \u00e8 rifiutata di accompagnarlo, e cos\u00ec ho dovuto farlo io. I bambini hanno una sensibilit\u00e0 particolare, ritengo che capiscano molto pi\u00f9 di quello che supponiamo noi adulti. Ci vuole poco, del resto, a rendersi conto che Michele non \u00e8 un bambino felice. Non fa mai domande del tipo \u201cmamma e pap\u00e0 si vogliono bene?\u201d, per\u00f2 temo che l\u2019atmosfera di tensione che si respira in casa abbia riflessi nefasti sul suo umore. Mi sento colpevole per questo, ma la fragilit\u00e0 della famiglia non \u00e8 forse una maledizione dei tempi moderni? Lungo la strada, incontrammo altri bambini accompagnati dai genitori o dai nonni, che, approfittando del bel tempo, avevano deciso, come noi, di andare a piedi. <\/span><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: left;\"><span style=\"small;\"><span style=\"Times New Roman;\">Quando arrivammo di fronte la scuola, gi\u00e0 una piccola folla attendeva il suono della campanella che segnava l\u2019inizio delle lezioni. In quel momento l\u2019emozione in me si accrebbe. Ricordai il tempo quando, oltre trent\u2019anni prima, fu mia madre ad accompagnarmi per il mio primo giorno di scuola. Era questo stesso edificio, con la stessa facciata dipinta di giallo, uguale ad ora il giardino che lo circondava da ogni lato, vasto e ricoperto di un folto manto di erba. <\/span><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: left;\"><span style=\"small;\"><span style=\"Times New Roman;\">Identici pure i locali interni che<span style=\"yes;\">\u00a0 <\/span>intravedevo dalle vetrate dell\u2019ingresso, molto ampi, estesi soprattutto in senso longitudinale. Anche i bambini assomigliano ai bambini della mia generazione, tranne per il fatto che al posto delle cartelle adesso imperano gli zainetti. Un particolare importante, per\u00f2, \u00e8 diverso dai miei tempi: le mamme. Allora le mamme, bench\u00e9 mediamente pi\u00f9 giovani di adesso, avevano un aspetto sobrio, da vere madri di famiglia. Ora sembrano ragazze. Abbigliamento e pettinature pi\u00f9 civettuoli, danno l\u2019impressione di essere le sorelle maggiori dei loro figli, pi\u00f9 che le madri. Michele riconobbe alcuni suoi compagni dell\u2019asilo, anche loro al primo giorno di scuola. I bambini presero a rincorrersi sul prato che occupava uno slargo del marciapiede dove ci trovavamo. <\/span><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: left;\"><span style=\"small;\"><span style=\"Times New Roman;\">Con vago imbarazzo mi presentai ai genitori e ai nonni degli altri bambini, ed insieme ci demmo da fare per calmare i ragazzi ed evitare cos\u00ec che entrassero in classe sudati, sporchi e spettinati. Io, per\u00f2, intimamente ero felice. Almeno per una volta, avevo visto Michele sorridere. Improvvisamente, lo squillo della campanella vibr\u00f2 nell\u2019aria, suscitando nell\u2019animo dei bambini un misto di euforia, impazienza e timore. Subito, un piccolo, vociante fiume in piena di ragazzini e accompagnatori si rivers\u00f2 nell\u2019ingresso della scuola, dove troneggiava il busto del pittore Giovanni Fattori, cui la scuola \u00e8 intitolata, e irruppe poi nel vastissimo atrio dove alcune maestre gi\u00e0 cercavano di radunare gli alunni per classi e sezioni. Anche le maestre ebbero un bel da fare per ricondurre a un minimo di ordine la scatenata torma urlante. Alla fine, Michele fu assegnato alla sezione A della prima classe. Lo salutai con un bacetto sulle guance magre, poi rimasi ad osservarlo mentre al seguito della maestra, insieme ai compagni, si allontanava nel lungo corridoio che conduceva alle aule. Con un gruppetto di genitori e nonni lasciai il vasto atrio, poi attraversai l\u2019ingresso e uscii dalla scuola. Discesi i pochi gradini che portavano nel giardino, e in quel momento notai, tra le altre persone, una giovane donna che a tutta prima mi sembr\u00f2 una figura familiare. Continuai a fissarla fino a quando entrambi raggiungemmo il cancello del giardino prospiciente l\u2019edificio, e stavamo per uscire in strada. Forse sentendosi osservata, lei si volt\u00f2 verso di me. Aveva grandi occhi azzurri che spiccavano sul volto ovale dai lineamenti delicati, i lunghi capelli castani le arrivavano fino alle spalle. Non era molto alta, ma le sue proporzioni armoniose si sposavano bene al senso di dolcezza che evocava il viso.<\/span><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"justify;\"><span style=\"small;\"><span style=\"Times New Roman;\">\u201cLaura\u2026sei Laura?\u201d domandai esitante, senza smettere di fissarla.<\/span><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"justify;\"><span style=\"small;\"><span style=\"Times New Roman;\">Lei per un attimo abbass\u00f2 lo sguardo, poi per la prima mi fiss\u00f2 dritto negli occhi. \u201cS\u00ec,\u201d rispose in un soffio. \u201cE tu, tu sei Massimiliano\u2026Oh Dio, quanto tempo \u00e8 passato! Come stai? Anche tu hai un bambino?\u201d Accompagn\u00f2 le domande con un sorriso che sembrava irradiare innocenza. Lo stesso sorriso che aveva da bambina, pi\u00f9 di un quarto di secolo prima. Rimanemmo come pietrificati proprio davanti il cancello, e dovemmo scansarci per far uscire dal giardino gli altri accompagnatori. Ci mettemmo a conversare sul marciapiede, a pochi passi dalla scuola. Mentre parlavo, pensavo quanto, a volte, sa essere strana e imprevedibile la vita. Avevo ritrovato il mio primo amore d\u2019infanzia il primo giorno di scuola di mio figlio. Uno di quegli amori dell\u2019et\u00e0 in cui non si sa che cosa sia l\u2019amore. O magari \u00e8 dopo, nell\u2019adolescenza, che si smarrisce il vero senso dell\u2019amore. Chiss\u00e0. Di sicuro posso dire che quella mattina, per la seconda volta, mi sentii felice. Non mi capita spesso. Prima avevo visto sorridere Michele, e ora c\u2019era Laura, bella e dolce come una volta, proprio di fronte a me. Ma un quarto di secolo era trascorso per entrambi, cos\u00ec appresi che era sposata, e aveva appena accompagnato sua figlia Carla, che frequenta la quarta classe. Dalle sue parole, se sia felicemente sposata non saprei dire. Anch\u2019io le raccontai di me, e del mio matrimonio prossimo al fallimento. Stemmo pi\u00f9 di mezz\u2019ora a scambiarci confidenze sul marciapiede. Un record, o quasi, per due persone che la vita aveva reso a tutti gli effetti degli sconosciuti. Ero talmente preso da quei momenti, cos\u00ec felice, che quasi dimenticavo di andare ad aprire l\u2019ufficio. Salutandoci con una stretta di mano e un bacio sulle guance, ci ripromettemmo di riprendere la nostra amicizia. Ci saremmo visti di nuovo quando sarei tornato ad accompagnare Michele. Ripercorsi la strada dove sorge la scuola, e come sempre succede quando nell\u2019animo si agita un nuovo gradito fermento tutto mi sembrava pi\u00f9 bello, anche i raggi del sole che si riflettevano sulle facciate dei palazzi e delle villette avevano per me una sfumatura pi\u00f9 vibrante e gradita. Presto raggiunsi il viale principale del quartiere, e quando arrivai vicino l\u2019agenzia vidi che la segretaria aveva gi\u00e0 sollevato le saracinesche. Certo, Monica deve essersi meravigliata per il mio ritardo e per quell\u2019espressione vagamente ilare che certo dovevo avere stampata sul viso, ma \u00e8 molto discreta e fece finta di niente. Il mattino trascorse meno monotono del solito, ed anche il cliente che venne a protestare per il premio dell\u2019assicurazione RCA a suo avviso troppo alto mi sembr\u00f2 sopportabile. Alle una chiusi l\u2019agenzia per la pausa pranzo. Con mia moglie eravamo d\u2019accordo che sarebbe andata lei a prendere Michele a scuola alle undici. Peccato, sarei andato volentieri io, e lo ammetto con vergogna, non per stare di pi\u00f9 insieme a mio figlio. A casa, la situazione era la stessa di sempre. In cucina la minestra fumava nelle scodelle, ed emanava un buon odore di pomodoro. Con Simonetta ci scambiammo due parole di circostanza. Michele nell\u2019attesa di mangiare sbocconcellava qua e l\u00e0 quello che c\u2019era in tavola. Solita routine, quando le cose non andavano peggio.<\/span><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"justify;\"><span style=\"small;\"><span style=\"Times New Roman;\">Tre giorni sono passati. Nel frattempo si \u00e8 sempre occupata mia moglie di accompagnare Michele a scuola. Domani, per\u00f2, toccher\u00e0 di nuovo a me. Chiss\u00e0 se rivedr\u00f2 Laura, e chiss\u00e0 che piega prenderanno gli eventi. Non lo so proprio. Approfittando che stamani c\u2019\u00e8 poco da fare in agenzia, ho scritto queste righe a mo\u2019 di diario, fingendo di lavorare. Gi\u00e0, fingendo. La mia vita \u00e8 stata soprattutto un fingere. Temo, per\u00f2, che se vorr\u00f2 vivere secondo i sentimenti che realmente si agitano in me, avr\u00e0 un prezzo troppo alto la mia felicit\u00e0.<span style=\"yes;\">\u00a0 <\/span><\/span><\/span><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_1422\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"1422\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il primo giorno a scuola di un figlio \u00e8 sempre un giorno speciale. 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