{"id":14186,"date":"2013-05-07T18:41:51","date_gmt":"2013-05-07T17:41:51","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=14186"},"modified":"2013-05-07T18:41:51","modified_gmt":"2013-05-07T17:41:51","slug":"premio-racconti-nella-rete-2013-notte-surreale-di-ilenia-goffredo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=14186","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2013 &#8220;Notte surreale&#8221; di Ilenia Goffredo"},"content":{"rendered":"<p>Daniela schiacciava forte il pedale della sua utilitaria percorrendo velocemente la piana Lucchese. Aveva da poco lasciato casa di Roberto per il loro ultimo incontro da amanti, e si sentiva svuotata. In verit\u00e0, a stancarla in quei due anni di relazione, era stato il fatto di aver creduto ad ogni promessa di lui, e di essersi resa conto improvvisamente che la realt\u00e0 era ben diversa: Roberto aveva due figli, e il mutuo della casa acceso con la moglie dieci anni prima. Ma non erano solo queste due motivazioni a lasciar presupporre che i progetti di vita insieme sarebbero stati irrealizzabili: mancava l\u2019amore da parte di lui. Quella sera, approfittando del fatto che Mariarita passava il week end nella loro casa di Viareggio coi bambini, lui aveva invitato Daniela a casa sua per dirle che non era disposto a lasciare la sua famiglia, e che continuare la loro relazione era irragionevole.<\/p>\n<p>Daniela, trentuno anni e un matrimonio fallito alle spalle &#8211; durato solo otto mesi \u2013 era attraente e sexy, ma piena di irrisoluzioni sentimentali da placare, dovute al fatto che suo padre se n\u2019era andato quando lei aveva solo tredici anni. Trasferitosi in Kenya in seguito ad uno dei suoi viaggi di lavoro, aveva abbandonato lei e la madre, per intraprendere una nuova attivit\u00e0 a Nairobi, e successivamente, aveva sposato una donna Keniota. Daniela, dall\u2019et\u00e0 di tredici anni, non aveva mai pi\u00f9 visto suo padre, ma qualche anno dopo, attraverso una lontana parente con la quale lui era ancora in contatto, aveva avuto modo di vedere delle foto di lui insieme alla sua nuova \u201csposa\u201d. Quelle immagini \u2013 accompagnate da continui e dolorosi flashback \u2013 le tornavano sempre alla mente. In una, c\u2019era solo lei in primo piano, una donna di colore abbigliata in maniera semplice, le labbra grandi, come tipicamente grandi sono le labbra delle donne di etnia africana. Da piccola Daniela si era sempre domandata come fosse potuto accadere che lui si fosse innamorato di un\u2019altra donna. Ma soprattutto, nella sua mente fragile di ragazzina, l\u2019abbandono da parte di suo padre, non era stato mai accettato.<\/p>\n<p>Cresciuta con del rancore nei confronti del genere maschile, non a caso forse, \u00a0aveva avuto solo relazioni distruttive, e anche quella con Roberto non faceva eccezione.<\/p>\n<p>A conclusione di quella serata con lui, c\u2019era stata la rottura definitiva. Lui era rimasto in silenzio, e si era messo a guardare fuori dalla finestra, scostando di poco la tenda del salone \u00a0\u2013 il cui affaccio dava sul lato destro del Duomo di Lucca illuminato e poco distante &#8211; e con lo sguardo rivolto verso l\u2019esterno, aveva pronunciato calmo delle parole che erano risuonate come degli echi dolorosi e realistici nella testa di lei: \u201cCosa ti aspetti che faccia?\u201d<\/p>\n<p>Daniela non aveva risposto: Era arrivata in un secondo, alla consapevole conclusione di chi ormai sa che una storia \u00e8 al capolinea, e qualsiasi tentativo di ripresa, \u00e8 ormai vano. Finirla dipendeva solo da lei. Non era pi\u00f9 tempo di negarsi una gioia, o di credere che Roberto potesse diventare il suo uomo.<\/p>\n<p>Lui non aveva aggiunto altro. L\u2019aveva solo osservata mentre se ne andava. Camminava a testa bassa attraversando San Martino, completamente deserta nella notte fredda e poco illuminata. Soffriva. La sua figura si perse attraverso le tre arcate della facciata, dalla pi\u00f9 stretta alla pi\u00f9 ampia, cosicch\u00e9 anche la sua esile persona, gli sembr\u00f2 dapprima grande, e poi pi\u00f9 piccola rispetto allo sfondo, per una questione di illusione ottica. Esattamente come quando si erano conosciuti: all\u2019inizio era \u201cgrande\u201d e sicura di s\u00e9. Ora invece, con la navata pi\u00f9 ampia che faceva da sfondo, era tornata lo scricciolo di sempre.<\/p>\n<p>Pochi istanti dopo, guidava veloce, piangendo nel buio della campagna verso casa sua, in una notte nera, coi capelli ancora \u201cspettinati dalla passione\u201d. L\u2019ultima. Erano le undici di sera di un marted\u00ec freddo, e lungo la strada, vide un autobus da turismo che si allontanava. Rallent\u00f2 e si accod\u00f2 dietro all\u2019autobus aspettando che questo aumentasse la velocit\u00e0, per poi superarlo. Ad un tratto, una figura scura pass\u00f2 dalla parte posteriore dell\u2019autobus, correndo per tagliare la minuscola carreggiata, e gettandosi letteralmente sotto le ruote della sua auto. Era qualcuno spuntato dal nulla, che aveva attraversato la strada buia senza nemmeno guardare. Daniela aveva frenato di colpo, ma inutilmente. Il corpo di quella che nell\u2019impatto le era sembrata una donna di colore, si era schiantato come un calabrone in volo sul parabrezza di lei, e rotolando sulla parte anteriore del veicolo, si era accasciata ai piedi del parafango. In preda al panico, Daniela spense il motore, balzando fuori dall\u2019auto come un demone. Faceva freddo e la strada era illuminata solo dalla flebile luce rossa di un lampione. Il corpo della donna era voltato su un fianco, inerme, e le dava le spalle; Senza sapere bene cosa fare, osserv\u00f2 per dieci secondi la testa di treccine. Guard\u00f2 le luci posteriori dell\u2019autobus ormai in lontananza. Percorreva la sua strada dritto, coi lunghi fari che illuminavano la campagna. Grid\u00f2 \u201caiuto\u201d, ma sulla strada non c\u2019era pi\u00f9 nessuno, e nessuna macchina passava pi\u00f9.<\/p>\n<p>Tremante, si avvicin\u00f2 al corpo della donna, che giaceva sull\u2019asfalto sofferente. Non parlava, emetteva solo dei lamenti. Si guard\u00f2 ancora intorno, e url\u00f2 di nuovo \u201cAiuto!\u201d due o tre volte. Niente. Nessuna auto. Solo buio, freddo, nebbia, e pi\u00f9 avanti, tre lampioni che illuminavano male.<\/p>\n<p>\u201cDio, che faccio ora?\u201d. Prese il telefono dalla tasca e compose il numero per chiamare un\u2019ambulanza. \u201cMandate subito un\u2019ambulanza al chilometro diciotto della Strada Provinciale ventitre\u2026ho investito una donna e sta molto male\u2026\u201d. L\u2019operatore dall\u2019altro capo fece qualche domanda di routine.<\/p>\n<p>Daniela riagganci\u00f2 e corse verso la macchina a cercare dei fazzolettini nella sua borsa. Poi torn\u00f2 dalla donna che si lamentava sommessamente, e inizi\u00f2 a pulirle il viso con un Kleenex. All\u2019improvviso trasal\u00ec. Gett\u00f2 via la salvietta insanguinata che teneva in mano, e riconobbe nel volto della donna, lo stesso viso della foto che aveva visto a tredici anni. Era incredibile e assurdo: la donna che aveva investito, era la nuova compagna Keniota di suo padre, che da piccola aveva visto in fotografia. Non era una persona che le somigliava, era proprio lei.<\/p>\n<p>\u201cNon \u00e8 possibile\u2026\u201d mormor\u00f2 cercando di studiare meglio quel volto. La donna mosse la testa e la gir\u00f2 verso di lei. A quel punto ne ebbe la certezza: Non si stava sbagliando, e non era nemmeno vittima di pensieri poco lucidi: aveva chiaro nella mente quel volto, anche se erano passati molti anni. Ancora spaventata per l\u2019impatto dell\u2019incidente, ora sentiva le gambe tremarle per quella consapevolezza. Dall\u2019et\u00e0 di tredici anni, aveva perfettamente stampato nella sua mente, il viso della donna che le aveva portato via suo padre. Non c\u2019erano dubbi: era lei.<\/p>\n<p>In lontananza ud\u00ec una sirena e vide dei fari allungarsi lungo la cunetta; inizi\u00f2 a sbracciarsi per farsi vedere, e qualche secondo dopo, l\u2019ambulanza si ferm\u00f2 accanto a loro. Un paramedico e due infermieri scesero con una lettiga. Il paramedico, con una piccola torcia da tasca, illumin\u00f2 gli occhi della povera Keniota, ed esclam\u00f2:<\/p>\n<p>\u201cE\u2019 viva, ma dobbiamo portarla via subito, sta perdendo molto sangue\u2026 La portiamo al Nuovo Ospedale. Lei come sta?\u201d<\/p>\n<p>\u201cIo sto bene, ma vengo al Pronto Soccorso con la mia auto! Voglio sapere se \u00e8 in pericolo\u2026\u201d.<\/p>\n<p>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;<\/p>\n<p>\u201cHanno appena portato una donna di colore qui da voi con un\u2019ambulanza. Pu\u00f2 dirmi come sta?\u201d<\/p>\n<p>L\u2019operatrice allo sportello la guard\u00f2 sgranando gli occhi, come se cercasse di ricordare se era stata registrata una donna rispondente alla descrizione fornita da Daniela, poi si avvicin\u00f2 al microfono dello sportello, e le disse:<\/p>\n<p>\u201cE\u2019 sicura che l\u2019abbiano portata in questo ospedale?\u201d<\/p>\n<p>\u201cQuesto \u00e8 il Nuovo Ospedale vero?\u201d fece Daniela avvicinandosi ancora di pi\u00f9 al vetro dello sportello che la separava dall\u2019operatrice.<\/p>\n<p>\u201cSi certo. Ma lei \u00e8 sicura che l\u2019ambulanza l\u2019abbia portata proprio qui?\u201d<\/p>\n<p>\u201cNe sono pi\u00f9 che sicura! Ho parlato col paramedico che l\u2019ha assistita\u2026 \u201d non pot\u00e9 finire la frase che riconobbe dietro l\u2019operatrice la figura del paramedico col quale aveva parlato solo pochi minuti prima \u201cEccolo! Si ricorda di me?\u201d gli url\u00f2 sperando che il microfono funzionasse da cos\u00ec lontano.<\/p>\n<p>Quello si avvicin\u00f2 al vetro, la guard\u00f2 e disse: \u201cVeramente no signorina. Dove ci siamo conosciuti?\u201d<\/p>\n<p>\u201cEravamo sulla Provinciale ventitre un quarto d\u2019ora fa. Lei \u00e8 venuto insieme ad altri due infermieri a prelevare la donna che ho investito! Voglio sapere se \u00e8 viva\u2026\u201d Daniela sent\u00ec le lacrime salirle agli occhi. Era una notte surreale quella.<\/p>\n<p>\u201cSignorina, forse lei non si sente molto bene. Io ho iniziato il turno un\u2019ora fa, e non sono ancora mai uscito per nessun intervento. Vuole accomodarsi, le misuriamo la pressione?\u201d.<\/p>\n<p>L\u2019operatrice aggiunse preoccupata \u201cNon abbiamo ricoverato nessuna donna di colore da oggi pomeriggio\u2026\u201d<\/p>\n<p>Daniela indietreggi\u00f2 ammutolita e si pass\u00f2 una mano sulla fronte. Sentiva che le gambe stavano per cederle. Non riusciva pi\u00f9 a parlare.<\/p>\n<p>\u201cSignorina, si sente bene?\u201d url\u00f2 il paramedico da dietro il vetro.<\/p>\n<p>\u201cSto bene\u201d rispose lei guardandosi intorno. \u201cNon ho bisogno di niente\u2026\u201d<\/p>\n<p>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;<\/p>\n<p>La mattina successiva, il risveglio nel suo letto non era stato del tutto traumatico, ma non le sembrarono reali nemmeno le mura di casa sua. Per un momento volle fare mente locale, cercando di capire dove si trovasse. Desider\u00f2 non essersi mai svegliata, e per qualche secondo, la accarezz\u00f2 l\u2019idea di farla finita.<\/p>\n<p>Barcollando attraverso il corridoio antistante l\u2019ingresso, trov\u00f2 una busta sotto la porta d\u2019entrata, e arrest\u00f2 il passo, cercando di riflettere con la mente ancora annebbiata, su come era potuto accadere che il postino fosse arrivato fino alla porta della sua villetta. Ripens\u00f2 alla donna di colore che aveva investito la sera prima, e della quale non aveva saputo pi\u00f9 niente, e un brivido le attravers\u00f2 la schiena, scuotendola. Raccolse la busta: non c\u2019era un mittente, ma nella parte posteriore, era attaccato un francobollo raffigurante la bandiera del Kenya, e il timbro postale appena pi\u00f9 in basso diceva \u201cNairobi\u201d. A quel punto, davvero ebbe paura.<\/p>\n<p>Apr\u00ec la busta strappandola da un lato. Un foglio ingiallito e stropicciato dal lungo viaggio, fu tra le sue mani: suo padre con quella lettera le comunicava che stava tornando a Lucca in seguito alla morte della sua compagna Keniota, avvenuta sei mesi prima in un incidente. Daniela sent\u00ec la momentanea sensazione di un arresto nel petto. Respir\u00f2 profondamente ma non riusciva, e col foglio scritto a mano ancora tra le dita, prese a guardare le mura della cucina, come a voler stabilire che la sua vita era reale, cos\u00ec come la casa in cui viveva, e gli anni di vita che erano passati.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_14186\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"14186\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Daniela schiacciava forte il pedale della sua utilitaria percorrendo velocemente la piana Lucchese. 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