{"id":14181,"date":"2013-05-07T18:38:31","date_gmt":"2013-05-07T17:38:31","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=14181"},"modified":"2013-05-07T18:38:31","modified_gmt":"2013-05-07T17:38:31","slug":"premio-racconti-nella-rete-2013-le-perle-di-rue-soukarno-di-silvia-bello-molteni","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=14181","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2013 &#8220;Le perle di Rue Soukarno&#8221; di Silvia Bello Molteni"},"content":{"rendered":"<p>Il cartello all\u2019esterno dice \u201cCentre national de sant\u00e9 reproductrice, La Maternit\u00e9 des Orangers\u201d, il nome \u00e8 gi\u00e0 luce, profumata di fresco, prima aspra e poi dolce, un\u2019arancia fredda mangiata a Natale.<\/p>\n<p>Palme alte dietro il muro di cinta che continua lungo Rue Soukarno e s\u2019interrompe ad un cancello. Dopo il cancello ancora il muro e un altro cartello \u201c Centre Lalla Meryem pour enfants priv\u00e9s de famille\u201d.<\/p>\n<p>Un colpo sordo d\u2019ariete nel ventre, una morsa s\u2019insinua nelle mie viscere, \u00e8 un\u2019intima spremuta di stomaco che si proietta ai miei occhi con un vero e credibilissimo d\u00e9j\u00e0-vu.<\/p>\n<p>Li guardo. Quattro occhi adolescenti, impregnati di una storia intensa, fatta di giorni ed emozioni: d\u2019incubi notturni, sempre meno incubi e sempre pi\u00f9 sogni, di compleanni e Natale in famiglia, di vacanze al mare e gite in montagna, di topino dei denti e fiabe nel lettone, di un pap\u00e0 forte che guida l\u2019automobile e di una mamma che sposeranno, di nonni che li incitano con un \u201cMangia tutto che diventi forte!\u201d e di una nonna che balla con loro.<\/p>\n<p>Una storia a volte in salita, con una faticosa ricerca di limiti e risposte, attraverso una costante agitazione, seguita da arrabbiature d\u2019insegnanti e genitori, giudizi e castighi, con ferite medicate, riaperte e di nuovo medicate. Cicatrici di vita.<\/p>\n<p>Vita che, monca di radici, muove la terra sotto i loro piedi. Ed essi, piccoli esploratori su un sentiero ignoto che abbiamo tracciato per loro, con piedini di bambini, camminano, inciampano e cadono in problemi di bambini giudicati dagli adulti, spesso distanti dai loro pancini, sicuramente sazi di cibo ma affamati di attenzioni e carezze, perdute per sempre in quel loro primo periodo di vita, che \u00e8 un ingombrante \u201cnon so\u201d e soprattutto \u201cnon so perch\u00e9\u201d.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Siamo in anticipo e aspettiamo in giardino. C\u2019\u00e8 una nuova costruzione con uffici al piano terra e camere al primo piano. Di fronte, l\u2019orfanotrofio come lo ricordavo, con l\u2019entrata principale. In giardino ancora palme, le stesse di allora, e i loro occhi le guardano, indovinando chiss\u00e0 quale particolare collegamento con quel passato misterioso.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>E io ricordo il piccolo Reda che tocca la corteccia della palma, si spaventa e si accuccia tra le mie braccia. Mi guarda, gli prendo una manina e con lui accarezzo la palma; trema, ma si lascia condurre, poi mi guarda e sorride. Taha \u00e8 l\u00ec vicino, non cammina ancora, non ne ha la forza, il pancione lo sbilancia e la testa dondola dolcemente sul collo. Siede a terra tranquillo, allarga le sue gambine e con l\u2019indice disegna divertito ghirigori nella terra, poi apre tutta la manina la riempie ben bene e se la porta alla bocca. Il tempo di capire che quello che assaggia non \u00e8 di suo gradimento e poi sputa tutto, insieme alla saliva, sotto gli occhi di pap\u00e0, che gli dice:<\/p>\n<p>\u201cBeehhh, la terra non si mangia!\u201d. Taha lo guarda, la bocca aperta, grande come i suoi occhioni neri, e, senza cambiare espressione, si lascia pulire mani e viso.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>La nuova direttrice ci parla dell\u2019istituto; tante cose sono cambiate in questi 14 anni. Loro ascoltano seri, si esprimono bene in francese, ma nessuna domanda esce dalle loro bocche. Nessuno dei loro dubbi riesce a trasformarsi in parola. Entriamo nella vecchia costruzione da una porta laterale, non passiamo dagli scalini della grande entrata, come si faceva in passato.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Da quegli scalini Reda scende con noi e poi, sorridente, insegue la palla che gli abbiamo portato. \u00c8 gioioso, tonico e reattivo. Appena sente rumori di piatti ed odori di cucina, molla tutto e si muove diretto e piangente verso le scale. Calmarsi negli istanti che precedono i pasti, sar\u00e0 una conquista che far\u00e0 in qualche mese, il tempo per lui di capire che il cibo non \u00e8 pi\u00f9 una speranza quotidiana, ma una certezza. La fame conduce i suoi movimenti e accende la miccia delle sue emozioni, che esplodono in scariche di pianto, sempre difficili da controllare. Taha \u00e8 meno stimolato dal cibo, sembra pi\u00f9 interessato alla compagnia di chi lo nutre; si lascia imboccare tranquillamente, mi fissa, e quando vede che il piatto \u00e8 quasi vuoto, inizia a piangere a sirena e, dopo ogni imboccata, cerca di trattenere il cucchiaio con i suoi dentini e non capisco se voglia dire: \u201c Stai qui, non andare via!\u201d oppure \u201cDammene ancora!\u201d.<\/p>\n<p>Al primo piano incontriamo un viso di donna, tondo e olivastro. I capelli coperti da un foulard, ci guarda e sorride. La riconosco. Ci riconosce. \u00c8 la pi\u00f9 anziana tra le inservienti, si occupava dei bambini nella stanza di Taha e Reda. Guarda i ragazzi. \u201cIls sont beaux!\u201d Parla calma. E io guardo loro, splendidi nei loro visi seri. Respiro la sensazione di una sconcertante attesa di conferma, che si materializza parzialmente con un \u201cJe me rappelle de vous\u201d.<\/p>\n<p>La direttrice ci accompagna nelle camere dei bambini, piccoli ospiti di un mondo che li ha accolti dalla porta di servizio, perch\u00e8 senza biglietto, rubato loro ingiustamente al primo vagito.<\/p>\n<p>I bambini sono divisi per et\u00e0, noi entriamo nelle camere dei pi\u00f9 grandicelli che stanno in piedi sui tappetini e ci guardano. D\u2019istinto mi abbasso e prendo la mano di un piccolo piangente, gli asciugo le lacrime e mi dicono che ha la febbre. Non lo sento particolarmente caldo; se \u00e8 febbre, \u00e8 di quelle che si abbassano con anni di coperte d\u2019amore e, recidive, possono risalire al primo spiffero di freddo che le porte della vita, immancabilmente, lasciano passare.<\/p>\n<p>I ragazzi si fanno coinvolgere dai bambini, li accarezzano, tengono loro le manine e sorridono. Nei loro gesti c\u2019\u00e8 un rispettoso ritegno che, man mano che ci muoviamo nelle altre stanze, si scioglie in complicit\u00e0 con tutti i piccoli che incontrano. Si fermano pi\u00f9 a lungo con quelli che reagiscono alle loro attenzioni, li fanno sorridere, li prendono in braccio. C\u2019\u00e8 una relativa calma, fuori.<\/p>\n<p>Ma io dentro mi accendo, il detonatore di ricordi s\u2019innesta: situazioni gi\u00e0 vissute, proprio qui, esplodono come bombe e io saltello tra un botto e l\u2019altro, cercando di mantenere un sorriso d\u2019equilibrio ed evitando che il polverone delle emozioni mi faccia piangere.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Intuisco quale stanza possa essere quella dove li abbiamo visti la prima volta. Dovevamo solo vedere l\u2019orfanotrofio e depositare la nostra domanda di adozione, nessun atto formale riguardava i bambini. Ricordo per\u00f2, tra i tanti, quel bambino ricciolino che tirava un resto di filo elettrico che pendeva dal muro. Il filo era un po\u2019attorcigliato, lui lo tirava e osservava come cambiava la sua forma, poi mi guardava e zampettava allegro sul posto. In un altro lettino, un bambino molto pi\u00f9 piccolo se ne stava sdraiato sulla schiena, con un coniglietto disegnato sul vestito. Mi fissava con i suoi grandi occhi scuri. Gli accarezzai la pancia, lui mi guard\u00f2 e sorrise. Feci di nuovo un po\u2019 di pressione sulla pancia e lui di nuovo sorrise.<\/p>\n<p>In quella stessa camera ritornammo dopo sei mesi, i bambini erano sempre tanti. Ricordo come avevo immaginato, nei mesi precedenti, il momento del primo incontro, mi chiedevo come sarei stata capace di <i>scegliere<\/i>, di prendere una decisione cos\u00ec importante, sapendo che nessuno ci avrebbe detto che questo e quel bambino sarebbero diventati i nostri figli. Mi fece forza il pensiero che avremmo potuto incontrarci ed accoglierci, come accade nelle grandi storie d\u2019amore.<\/p>\n<p>Di fronte alla porta della camera, riconobbi i riccioli del bambino che tirava il filo; dormiva, in un lettino vicino al fasciatoio. Lo accarezzai, non si svegli\u00f2. Mi avvicinai a mio marito e passammo tra i bambini, guardandoli incerti; eravamo due capitani senza bussola, in un mare mosso di occhi, che ci fissavano se ci avvicinavamo, e che si rituffavano nei loro pensieri appena ci vedevano distratti da altri occhi, di altri bambini. Cosa passava nelle loro teste in quel momento? Quante altre coppie come noi avevano visto?<\/p>\n<p>Tante, immagino, perch\u00e9 sembravano abituati a farsi passare accanto, a non essere considerati per un tempo pi\u00f9 lungo di uno sguardo, quasi a non essere degni di essere visti. Due occhioni per\u00f2, iniziarono a fissarci, quando non li guardavamo. Erano quelli di Taha, magro magro, con un gran testone, in un lettino tra due bambini magri pi\u00f9 di lui, con occhi pi\u00f9 grandi della testa e deboli nei loro movimenti. Taha, approfittando con dolcezza della sua migliore agilit\u00e0, si era appropriato di un\u2019automobilina di plastica, lasciata dal vicino in un angolo del letto. Ci guardava e non mollava il gioco.<\/p>\n<p>\u201cMadame, il s\u2019est r\u00e9v\u00e9ill\u00e9!\u201d, mi chiam\u00f2 un\u2019inserviente. Reda, il bambino del filo, si era svegliato (ma ancora oggi penso che sia stata la donna a svegliarlo, per non far mancare, a lui e a me, una partita che lei riteneva importante). Mi avvicinai, mi sorrise. Piegai la testa di lato, la pieg\u00f2 anche lui, gli toccai il nasino, sorrise, gli presi la mano, l\u2019avvicinai al mio naso e me lo lasciai toccare.<\/p>\n<p>Non saprei quantificare la durata del nostro incontro, so con certezza per\u00f2, che in un battito di cuore, avevamo riconosciuto il bambino del coniglietto e quello che tirava il filo. Ritrovammo il nostro Nord e puntammo a vele spiegate verso la porta della camera, con Reda e Taha in braccio. Uscimmo con la sensazione di aver trovato due perle, ma di doverne lasciare in mare tante altre, perch\u00e9, per portarle con naturalezza, era necessario silenzio, tempo e tanta forza. Cose che in quella camera non trovavamo.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>E rieccoci qua. Reda \u00e8 diventato alto, le lunghe leve, gazzella veloce sempre sul chi vive. Dolce e gentile, condivide il tormento di re Giorgio VI quando incespica nelle parole, ma, al tempo stesso, ama gli eroi impenetrabili di Clint Eastwood e l\u2019intelligenza di Odisseo quando inganna Polifemo.<\/p>\n<p>Taha \u00e8 un guerriero in eterna lotta a difesa degli straordinari, come si \u00e8 sempre sentito lui. Un <i>Forrest Gump<\/i> sempre in movimento, con un ritmo dentro come <i>Billy Elliott<\/i> in una danza che parla a tutti i <i>Rain Man <\/i>che lo affascinano.<\/p>\n<p>Diventati fratelli, uniti da un filo e un coniglietto, si specchiano emozionati davanti a questi piccoli eroi.<\/p>\n<p>\u201cPortiamone a casa uno mamma, per favore.\u201d<\/p>\n<p>E tutto ricomincerebbe, esattamente da qui.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_14181\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"14181\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il cartello all\u2019esterno dice \u201cCentre national de sant\u00e9 reproductrice, La Maternit\u00e9 des Orangers\u201d, il nome \u00e8 gi\u00e0 luce, profumata di fresco, prima aspra e poi dolce, un\u2019arancia fredda mangiata a Natale. 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