{"id":14070,"date":"2013-05-06T11:58:16","date_gmt":"2013-05-06T10:58:16","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=14070"},"modified":"2013-05-06T17:40:53","modified_gmt":"2013-05-06T16:40:53","slug":"premio-racconti-nella-rete-2013-wally-di-matteo-tella","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=14070","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2013 &#8220;Wally&#8221; di Matteo Tella"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: left;\" align=\"CENTER\"><span style=\"font-size: large;\">Paolo era quel che si dice un onesto lavoratore. Puntuale, obbediente, non aveva mai<br \/>\ncreato problemi. Svolgeva i compiti che gli venivano assegnati come il pi\u00f9 diligente<br \/>\nfra gli scolari, senza lamentarsi dei pur frequenti, nonch\u00e9 immotivati, cambiamenti.<br \/>\nDal di fuori\u00a0 Paolo poteva apparire semplicemente un impiegato modello, come ce ne<br \/>\nsono altri, sebbene non molti. Ma era molto pi\u00f9 di questo; era l&#8217;antistress del suo<br \/>\nufficio, la vecchia porta a cui tirare calci e pugni quando si \u00e8 arrabbiati . E pensare<br \/>\nche Paolo era il dipendente con pi\u00f9 anni di servizio alle spalle, ben trenta; e mai una<br \/>\npromozione, mai un premio, solo lavoro, lavoro e basta.<br \/>\nIl fatto era che quell&#8217;ufficio, per tutti coloro che ci lavoravano,\u00a0 era soltanto una tappa<br \/>\nobbligata nella loro carriera. Chi non riusciva a migliorare la propria posizione entro<br \/>\nun anno al massimo, si licenziava, e, curriculum alla mano, si\u00a0 cercava un posto<br \/>\nmigliore di quello, impresa tutt&#8217;altro che ardua. Solo il Fuck Totum non saliva di<br \/>\ngrado n\u00e9 se ne andava altrove. Fuck Totum era il simpatico nomignolo che i colleghi<br \/>\navevano adottato per Paolo, canzonandolo per l&#8217;incredibile remissivit\u00e0 con la quale si<br \/>\nsobbarcava ogni lavoro gli venisse affidato. Avevano inglesizzato il factotum latino<br \/>\nper significare il disprezzo che nutrivano per quell&#8217;omunCulo, ch\u00e9 questo, omunCulo,<br \/>\nera un altro dei suoi epiteti. I meno arguti lo chiamavano Letame.<br \/>\nI soprannomi del povero Paolo se li trasmettevano gli impiegati che si avvicendavano<br \/>\nfra loro, quasi si trattasse di una tradizione antichissima da perpetuare nei secoli. Lui<br \/>\nnon diceva niente, ma a testa china faceva quello che doveva fare, e anche quello che<br \/>\ndovevano fare gli altri, senza profferire parola. Credere che se la prendesse per le<br \/>\noffese e per il continuo motteggiare sarebbe un errore. Paolo accettava tutto, come<br \/>\nuna discarica abusiva o come una vecchia pornodiva. Non rispondeva mai alle<br \/>\ncontinue provocazioni.<br \/>\nQualcuno, addirittura, se la prendeva\u00a0 per la calma ostinata con la quale sopportava<br \/>\ninsulti e ingiurie. Uno di costoro, esasperato dal comportamento di Paolo, dopo<br \/>\naverlo dileggiato per oltre un&#8217;ora senza ottenere risposta, gli lanci\u00f2 con forza un<br \/>\nfoglio di carta che aveva appallottolato. Il caso volle che il giorno prima Paolo,<br \/>\nferendosi al sopracciglio destro, era stato costretto a mettere dei punti, in numero di<br \/>\ntre. L&#8217;ironia, poi, che mai si lascia sfuggire un&#8217;occasione, devi\u00f2 la palla di carta<br \/>\nproprio sulla fresca cucitura. Allora un fiotto di sangue rosso ne usc\u00ec fuori, bagnando<br \/>\nil viso attonito di Paolo. Se non fossero intervenuti gli altri colleghi ad esortarlo<br \/>\nperch\u00e9 si recasse in ospedale, sarebbe rimasto in ufficio a finire il lavoro iniziato. Il<br \/>\nlanciatore, da parte sua, era shoccato, ammutolito, paralizzato. Non era poi tanto<br \/>\npreoccupato per la testa di Paolo, n\u00e9 sbigottito per la violenza della sua azione (non<br \/>\nprovava rimorsi), ma era terrorizzato, questo si, che la cosa si venisse a sapere nelle<br \/>\nalte sfere; ma fu sufficiente un discorsetto di tutti gli impiegati, accompagnate dalle<br \/>\nbrevissime scuse del feritore, per convincere Paolo a tacere. D&#8217;altra parte l&#8217;idea di<br \/>\ndenunciare il fatto ai superiori non lo aveva nemmeno sfiorato: figurarsi, fosse stato<br \/>\nper lui non sarebbe neanche andato all&#8217;ospedale. L&#8217;episodio si aggiungeva alla lunga<br \/>\nsequela di soprusi ai quali Paolo aveva fatto il callo, come si dice.<br \/>\nI colleghi, dopo l&#8217;incidente della palla di carta, sospesero per una settimana i loro raid<br \/>\ncontro Fuck Totum, limitandosi ad ignorarlo. Ma quando si accorsero che l&#8217;imbarazzo<br \/>\nper quello che era successo era solo loro, mentre invece Paolo dava l&#8217;impressione di<br \/>\nnon ricordare nulla, allora ripresero a comportarsi come prima.<br \/>\nUn nuovo arrivato, come tutti i nuovi arrivati, si accod\u00f2 al carrozzone con estrema<br \/>\nnaturalezza, divertendosi anch&#8217;egli alle spalle dell&#8217;omunCulo. E&#8217; cos\u00ec dappertutto, non<br \/>\nc&#8217;\u00e8 da meravigliarsi; quando una persona vuole inserirsi in un contesto preesistente,<br \/>\ncon le sue peculiarit\u00e0 e con le sue regole, deve accettarne i meccanismi e fare quello<br \/>\nche fanno gli altri, evitando di derogare ai suoi principi. Deve, in una parola,<br \/>\nadeguarsi. Cos\u00ec fece anche il nuovo arrivato in questione. Si trattava di un giovane,<br \/>\nventitr\u00e9 anni appena, timido e rispettoso. Dovette forzare non poco la sua indole per<br \/>\ntrattare Paolo come facevano gli altri. D&#8217;altra parte aveva bisogno di lavorare ed era<br \/>\nabbastanza sveglio da capire che se avesse fatto diversamente, lo avrebbero<br \/>\nemarginato e ostacolato con ogni mezzo. In fondo anche per Alessio, ch\u00e9 questo era il<br \/>\nnome del ventitreenne, quella era una sistemazione temporanea, un gradino, il pi\u00f9<br \/>\ninfimo, della carriera avvenire.<br \/>\nPer sua fortuna, per\u00f2, in quanto ultimo arrivato, non poteva spingersi troppo oltre nel<br \/>\nmaltrattare Paolo, bench\u00e9 nessuno avrebbe protestato se un bel giorno, senza una<br \/>\nspiegazione, gli avesse, ad esempio, colorato il volto con un rossetto, cosa che fece<br \/>\ndavvero un altro impiegato. Per tutti quanti quell&#8217;ufficio era come l&#8217;ultimo giorno di<br \/>\nscuola, quando, prima degli esami e della vita vera, dimenticati sotto il banco libri e<br \/>\npreoccupazioni, ci si lascia trasportare dall&#8217;atmosfera carnevalesca, da fine del<br \/>\nmondo, e, senza remore, sfrenati ci si lancia addosso gavettoni e cancellini, gessi e<br \/>\npersino sedie, fino all&#8217;ultimo, definitivo, cappottone allo sfigato di turno, allo scemo<br \/>\ndella classe. Bene, Paolo era lo scemo dell&#8217;ufficio, e\u00a0 Alessio era il bravo ragazzo che<br \/>\npartecipa controvoglia al cappottone generale.<br \/>\nUn giorno, in uno dei tanti momenti di pausa, l&#8217;impiegato pi\u00f9 arrogante della<br \/>\ncompagnia, tale Sino Abete, rivolse questa domanda al povero Paolo: \u201cEhi Letame,<br \/>\nma come fai? Diccelo, su, qual&#8217;\u00e8 il tuo segreto?\u201d. \u201cSegreto? A cosa si riferisce dottor<br \/>\nAbete (per Letame erano tutti dottori)?\u201d. \u201cE piantala Fuck! Hai capito bene. Com&#8217;\u00e8<br \/>\nche ti prendi tutta la merda che ti tiriamo contro? Si che ti chiami Letame, ma non \u00e8<br \/>\nnormale, non \u00e8 umano\u201c. \u201cContinuo a non capire. Loro sono sempre cos\u00ec gentili con<br \/>\nme. Direi, se mi fosse permesso, quasi affettuosi. Nessun segreto.\u201d. \u201cAahah, ma<br \/>\nsentitelo! Tu non sei umano, Fuck. Sei un alieno, vieni da qualche pianeta del terzo<br \/>\nuniverso, sei un immigrato interstellare e per questo ti lasci calpestare senza<br \/>\nprotestare. Hai paura che ti rispediamo su quel tuo pianeta del cazzo. Chiss\u00e0 come si<br \/>\nvive male l\u00e0, eh Letame? Altro che Africa, Darfur e Calcutta!\u201d. Lo scambio di battute<br \/>\nsi protrasse per un&#8217;ora abbondante, fino al momento che tutti aspettavano ma che<br \/>\nnessuno si aspettava: il caro vecchio Fuck Totum perse la sua proverbiale calma.<br \/>\nNiente di eccessivo, sia ben chiaro, ma quando un uomo che ha sempre subito offese<br \/>\ningiurie insulti con la pacifica rassegnazione dei monaci tibetani, alza anche solo un<br \/>\npoco, meno di un decibel, se possibile, la sua voce di vetro, coglie sempre di sorpresa<br \/>\nchi gli sta di fronte.<br \/>\nIl prepotente collega insisteva perch\u00e9 Letame rivelasse a tutti il suo segreto di<br \/>\ndocilit\u00e0, e fra un&#8217;ipotesi ed un&#8217;altra, se ne usc\u00ec cos\u00ec: \u201cD\u00ec un po&#8217;, Fuck, non \u00e8 che di<br \/>\nnotte vai in giro a violentare ed uccidere le donnine allegre? Sarai mica un serial<br \/>\nkiller, di quelli che si divertono a squartare le donne? Sei un femminicida? Ahahah!\u201d.<br \/>\nRidendo senza freno si volt\u00f2 verso i colleghi, in cerca di approvazione, ma sui loro<br \/>\nvolti c&#8217;era un&#8217;espressione di stupore, molto simile a terrore.<br \/>\nDietro di lui, infatti, l&#8217; omunCulo si era alzato in piedi, e, con sguardo serio,<br \/>\nraggelante quasi, digrignava i denti, cercando, forse, le parole adatte. Un&#8217;angosciosa<br \/>\nattesa aleggiava sulle teste dei presenti.<br \/>\nFinalmente Paolo apr\u00ec la bocca per parlare: \u201cPotrebbe anche darsi, dottor Abete. Ha<br \/>\nragione, ognuno di noi ha bisogno della sua valvola di sfogo per sopravvivere. E le<br \/>\nconfesso che se non avessi Wally non mi farei certo problemi a sgozzare donne di<br \/>\nmalaffare. Per fortuna io ho Wally.\u201d. Il volume della voce non era troppo alto; Paolo<br \/>\nnon aveva gridato. A impressionare i colleghi fu la sicurezza con cui disse quelle<br \/>\nparole. Paolo, Letame, Fuck Totum, l&#8217;omunCulo, non era mai stato sicuro di niente.<br \/>\nQuando domandava qualcosa gli occhi erano sempre bassi e la voce si interrompeva<br \/>\ncontinuamente. Non pronunciava mai lunghe frasi, solo brevi interrogazioni, e solo<br \/>\nquando lo richiedeva il lavoro. Alle offese, come detto, non reagiva mai. E&#8217; allora<br \/>\ncomprensibile lo stupore che colse i colleghi a sentirlo parlare cos\u00ec. Stranamente<br \/>\nnessuno insistette sulla storia del segreto di Fuck Totum, e nessuno gli domand\u00f2 chi o<br \/>\ncosa fosse Wally, come se temessero di scoprire qualcosa di terribile facendolo. Paolo<br \/>\ntorn\u00f2 sulle carte che aveva davanti e non fece pi\u00f9 riferimento a Wally. La vita in<br \/>\nufficio riprese come prima. Ma chi o cosa era Wally?<br \/>\nUn giorno Alessio, il nuovo arrivato, nauseato dalle continue ingiurie all&#8217;indirizzo di<br \/>\nPaolo, usc\u00ec fuori, con la scusa di una sigaretta. Aveva bisogno di respirare, di<br \/>\nguardare il sole e di ripetersi che presto avrebbe lasciato quel posto. Non ne poteva<br \/>\npi\u00f9 di vedere quel povero impiegato messo quotidianamente alla berlina, senza che<br \/>\nquesti reagisse. A ben pensarci era proprio l&#8217;accondiscendenza di Paolo a irritarlo di<br \/>\npi\u00f9; non riusciva a spiegarsi come un uomo potesse farsi trattare a quel modo senza<br \/>\nfiatare. Mentre rifletteva, fu avvicinato da Sino Abete, il collega che pi\u00f9 di tutti<br \/>\nmaltrattava l&#8217;omunCulo. Come leggendo i pensieri di Alessio, gli disse di non<br \/>\npreoccuparsi, che a Fuck \u201cgli stava bene cos\u00ec\u201d, perch\u00e9 apparteneva a quella categoria<br \/>\ndi uomini senza personalit\u00e0, quelli che \u201csono felici solo quando qualcuno li tratta<br \/>\nmale\u201d. Nei giorni successivi Alessio fu molto taciturno, pi\u00f9 del solito, e, senza<br \/>\nvolerlo, osservava con molta attenzione il comportamento di Paolo. Non era sicuro,<br \/>\nma gli sembrava che Fuck davvero provasse piacere solo quando i colleghi lo<br \/>\ninsultavano, e che invece soffrisse quando quelli lo lasciavano in pace. Con il passare<br \/>\ndelle settimane l&#8217;omunCulo divenne l&#8217;ossessione di Alessio. Qualcosa di inspiegabile<br \/>\nin quell&#8217;uomo lo attraeva irresistibilmente. E si convinse che Paolo ne aveva<br \/>\ncoscienza. E a dire il vero era cos\u00ec.<br \/>\nUn altro giorno dei tanti giorni di questa storia, Paolo e Alessio si ritrovarono soli in<br \/>\nufficio. Una zanzara impertinente ricordava ad entrambi che era estate. \u201cPerch\u00e9 non<br \/>\nmi tratti come gli altri tu?\u201d \u201cPrego?\u201d \u201cNon mi vuoi bene? Non apprezzi la mia<br \/>\npersona?\u201d \u201cMa che dici? Cosa vuoi, lasciami lavorare.\u201d \u201cDallo a me il tuo lavoro, lo<br \/>\nfar\u00f2 io al posto tuo.\u201d \u201cSta&#8217; zitto! Non mi serve il tuo aiuto, il mio lavoro lo faccio io,<br \/>\nlasciami in pace.\u201d \u201cTu non sei come gli altri, sei superiore, vero?\u201d \u201cVuoi stare zitto! A<br \/>\nme non interessa. Tra pochi mesi andr\u00f2 via da qui, e allora nemmeno ricorder\u00f2 la tua<br \/>\nfaccia n\u00e9 i tuoi soprannomi ridicoli. Guarda che non mi fai pena, mi fai solo ribrezzo,<br \/>\nsi. Ha ragione Abete, tu non sei umano.\u201d \u201cE chi dice il contrario? Vorrei che tu capissi<br \/>\nperch\u00e9 tutto ci\u00f2 accade. E&#8217; vero, sei diverso dagli altri tu, sei un po&#8217; simile a me.\u201d \u201cMa<br \/>\nche cazzo dici, bestia? Letame schifoso, non ti permettere!\u201d \u201cSta&#8217; tranquillo Alessio,<br \/>\nnon lo dico a nessuno. E poi tra poco te ne andrai via da qui, non hai detto cos\u00ec?\u201d<br \/>\n\u201cCerto che l&#8217;ho detto! Vorrei veder!. Solo un omunCulo come te potrebbe restare qui<br \/>\nper tutto questo tempo.\u201d \u201cEsatto. E&#8217; quello che dico anch&#8217;io, solo un omunCulo come<br \/>\nme pu\u00f2 restare tutto il tempo necessario. Non preoccuparti, capirai presto. Senti<br \/>\nAlessio, dimentica quello che ci siamo detti, perdonami, mettici una pietra sopra, non<br \/>\nvolevo farti arrabbiare. Per dimostrartelo voglio farti un regalo, voglio presentarti<br \/>\nWally. Che ne dici?\u201d.<br \/>\nWally! Allora era una persona? O forse un cane? E dopo tutto, voleva saperlo? Certo<br \/>\nche lo voleva. Da quando lo aveva sentito, quel nome errava nei suoi pensieri<br \/>\ncome&#8230;come&#8230;come questa maledettissima zanzara estiva. Tac! La piccola mano di<br \/>\nPaolo schiacci\u00f2 l&#8217;insetto in modo significativo. \u201cB\u00e9 si Fuck, mi farebbe piacere<br \/>\nconoscere Wally. E&#8217; una persona?\u201d \u201cOh Alessio, non sai che piacere mi hai dato.<br \/>\nWally \u00e8 una donna, la mia donna. E&#8217; bella come una dea, ha occhi neri e grandi come<br \/>\nla notte. Ma non riuscirei a descrivertela, le parole non sono sufficienti, la vedrai tu<br \/>\nstesso, stasera va bene? Dopo il lavoro ce ne andiamo a casa mia e te la presento. Lei<br \/>\n\u00e8 sempre a casa che aspetta me.\u201d. Cosa stava accadendo? Come si era arrivati a quel<br \/>\npunto? Aveva sentito bene? Paolo Letame lo aveva invitato a casa sua, e, cosa ancora<br \/>\npi\u00f9 allarmante, lui aveva accettato? \u201cSi, d&#8217;accordo Paolo, verr\u00f2 con te\u201d. Si, aveva<br \/>\naccettato.<br \/>\nA fine giornata, nel tardo pomeriggio, Paolo rinnov\u00f2 l&#8217;invito ad Alessio, il quale,<br \/>\nsenza pensarci un attimo, conferm\u00f2 la sua volont\u00e0 di conoscere Wally. Fuck non<br \/>\naveva un&#8217;auto, cos\u00ec i due impiegati raggiunsero la fermata degli autobus pi\u00f9 vicina.<br \/>\nSalirono sul 12\/, la linea che raggiungeva i quartieri pi\u00f9 periferici, quelli meno sicuri<br \/>\ne pi\u00f9 sporchi. Si accomodarono in fondo, su due sedili sgangherati, le cui fodere<br \/>\nsembravano essere state mangiucchiate e poi sputate da ratti di citt\u00e0, o, pi\u00f9<br \/>\nprobabilmente, dilaniati dai coltelli di chiss\u00e0 chi.<br \/>\nDai finestrini opachi Alessio osservava il progressivo degradarsi del paesaggio<br \/>\nurbano, via via che l&#8217;autobus si allontanava dal centro. Sembrava un&#8217;altra citt\u00e0, un<br \/>\naltro paese. \u201cNoi scendiamo all&#8217;ultima fermata, in piazza 24 dicembre.\u201d disse Paolo,<br \/>\nguardando anch&#8217;egli fuori. Piazza 24 dicembre, il centro dell&#8217;emarginazione, il<br \/>\nquartiere con la pi\u00f9 alta densit\u00e0 criminale. Di certo il pi\u00f9 povero. Un&#8217;ombra di paura<br \/>\noscur\u00f2 il volto di Alessio. Pian piano diminuivano i lampioni ed era sempre pi\u00f9<br \/>\ndifficile distinguere strade e palazzi. La paura di Alessio aveva toccato il suo apice,<br \/>\nquando il led rosso del pullman, accompagnato da una stridente sirena, tutto tremante<br \/>\navvis\u00f2 i passeggeri che erano arrivati a destinazione. Paolo si alz\u00f2 per primo, e,<br \/>\ndandogli un colpetto sulla gamba destra, esort\u00f2 Alessio a seguirlo e a scendere con<br \/>\nlui.<br \/>\nLa desolazione era assoluta. In giro non c&#8217;era nessuno, o, almeno, la luce malcerta dei<br \/>\npochi corpi illuminanti impediva una perfetta visione della piazza, che, per quanto ne<br \/>\nsapesse Alessio, poteva anche essere percorsa da bande armate in guerra fra loro. I<br \/>\ndue colleghi la attraversarono longitudinalmente, Paolo davanti e sicuro, Alessio<br \/>\ndietro e guardingo. Scesero una scala che portava ad una strada sottostante la piazza,<br \/>\nladdove si trovavano i palazzi pi\u00f9 vecchi. Quello di Paolo forse era il peggiore di<br \/>\ntutti: la vernice giallognola era caduta da un pezzo, le pareti esterne erano piene di<br \/>\nbuchi, e il selciato sconnesso era ricoperto da un tappeto di preservativi e siringhe.<br \/>\nScansando con le scarpe i residui di amori malati, Paolo e Alessio si fecero strada<br \/>\nfino al portone. \u201cE&#8217; sempre aperto, non preoccuparti.\u201d L&#8217;atrio dal sudicio pavimento<br \/>\nera ingombro di ferri rotti, come il magazzino di un robivecchi, e passarci in mezzo<br \/>\nsenza cadere fu un&#8217;impresa per Alessio.<br \/>\nL&#8217;appartamento di Paolo stava all&#8217;ultimo piano, al sesto. La porta bianca di vernice<br \/>\nfresca sembrava di carta, tanto era sottile. Dal mazzo di chiavi Paolo scelse la pi\u00f9<br \/>\ngrande.<br \/>\nDietro la porta stava il soggiorno che ci si aspettava di trovare: totalmente vuoto, ad<br \/>\nesclusione di una rachitica sedia di vimini. La cucina era un vano troppo angusto per<br \/>\npotervi avere un pasto, e in pi\u00f9 non c&#8217;era nemmeno un tavolo. Alessio si immagin\u00f2 le<br \/>\nsolitarie cene di Paolo, seduto su quell&#8217;unica sedia traballante in mezzo al salotto, nel<br \/>\npi\u00f9 totale silenzio; non c&#8217;erano televisori n\u00e9 radio. Forse sar\u00e0 tutto in quell&#8217;altra<br \/>\ncamera, pens\u00f2.<br \/>\n\u201cWally, tesoro, sono a casa. C&#8217;\u00e8 un amico con me, fa&#8217; con calma.\u201d. Si ricord\u00f2 solo<br \/>\nallora di Wally, la misteriosa donna di Paolo. Dalla stanza da letto, dove sicuramente<br \/>\nsi trovava, per\u00f2, non proveniva nemmeno un rumore, come se non ci fosse nessuno.<br \/>\n\u201cMi scuserai Alessio, ma non posso offrirti niente. Non ricevo mai nessuno, e anche<br \/>\ndiversamente non comprerei comunque nulla. Io non devo giustificarmi per<br \/>\ncomportamenti antisociali che sarebbero imbarazzanti per qualcun altro, ma non per<br \/>\nme. Io sono Fuck Totum, Letame.\u201d Un sorriso convinto brillava negli occhi di Paolo,<br \/>\nuna sicurezza raggelante, come in ufficio, quando per la prima e unica volta fece il<br \/>\nnome di Wally. \u201cSai, Wally ed io la pensiamo uguale. Non c&#8217;\u00e8 necessit\u00e0 di apparire<br \/>\nquello che non si \u00e8.\u201d. \u201cNon capisco\u201d. Furono le prime parole di Alessio da quando<br \/>\navevano lasciato l&#8217;ufficio; fino a quel momento aveva vissuto come in un sogno,<br \/>\nanestetizzato dagli eventi. \u201cCercher\u00f2 di essere chiaro; d&#8217;altra parte, non appena vedrai<br \/>\nWally, non avrai bisogno di spiegazioni. Se io mi sforzassi di essere socievole,<br \/>\ngentile, sarei ridicolo. Ognuno deve agire secondo il suo ruolo, e sul mio ruolo non ci<br \/>\nsi pu\u00f2 sbagliare.\u201d \u201cE&#8217; per questo che vivi qui, nei sobborghi, in questa casa spoglia?\u201d<br \/>\n\u201cCaspita Alessio! Sei pi\u00f9 sveglio di quello che credevo. Hai saltato dei passaggi<br \/>\narrivando al punto senza il mio aiuto.\u201d \u201cNon so quale sia il tuo stipendio, ma<br \/>\nscommetto che potresti permetterti qualcosa di meglio di questo.\u201d \u201cE&#8217; proprio qui sta<br \/>\nil mio orgoglio: potrei ma non lo faccio. Sono fedele al mio destino. Al mio ruolo.\u201d<br \/>\n\u201cMa di che accidenti parli?\u201d.<br \/>\nGli strani discorsi di Paolo lo stavano irritando a tal segno, che Alessio si sentiva<br \/>\nesplodere. \u201cZitto! Wally \u00e8 pronta.\u201d \u201cMa che stai dicendo? Non ho sentito niente.<br \/>\nNessuno ha parlato. Smettila, di l\u00e0 non c&#8217;\u00e8 nessuno. Wally te la sei inventata per farmi<br \/>\nvenire qui, e non capisco perch\u00e9. Ma adesso me ne vado.\u201d \u201cFermo!\u201d. Quale<br \/>\ncambiamento si era verificato nella voce e nell&#8217;espressione di Paolo! Era terribile.<br \/>\nAlessio non pot\u00e9 che tremare. Sembrava anche pi\u00f9 alto adesso. I suoi occhi erano<br \/>\nfermi come due soli in fiamme. \u201cSeguimi, ti voglio presentare Wally\u201d. Docile come<br \/>\nun cagnolino Alessio obbed\u00ec e insieme varcarono la soglia della stanza da letto. Era<br \/>\ngelida, pi\u00f9 gelida di tutta la casa, pi\u00f9 gelida della notte gelida che chiamano morte.<br \/>\nUn giaciglio senza cuscini se ne stava rannicchiato in un angolo, mentre il centro<br \/>\ndella camera era occupato da un cerchio rosso disegnato sul pavimento. Non c&#8217;era<br \/>\nnient&#8217;altro. \u201cNon ti levi il cappello davanti ad una signora?\u201d \u201cMa&#8230;ma io non vedo<br \/>\nnessuno.\u201d \u201cCome ti permetti verme? Non vedi la mia dea? Voltati demente!\u201d Paolo<br \/>\ngir\u00f2 Alessio in modo che potesse guardare la parete alle sue spalle.<br \/>\nAlta fino al soffitto, immobile, guardava il centro del cerchio rosso a terra. I capelli<br \/>\nerano neri, lucenti, lunghi, con sfumature di blu marino; la fronte, candida e spaziosa,<br \/>\nsgombra da pensieri. E poi gli occhi, grandi, neri, incorniciati da ciglia sensuali come<br \/>\nla bocca semiaperta, nell&#8217;atteggiamento di una donna al colmo del piacere. Le labbra<br \/>\nsocchiuse erano rosse e turgide. Non indossava nulla, era nuda. Il corpo slanciato era<br \/>\nniveo come il volto e la fronte. Il seno morbido e perfetto, il ventre lungo e piatto, i<br \/>\nfianchi curvi e le gambe toniche e senza fine. Terminavano in piccoli piedi<br \/>\nbianchissimi che erano la grazia piedificata. La vagina al centro era coperta da un<br \/>\nleggero manto di peli castano scuro, e le gambe aperte la mostravano generosa e<br \/>\naccogliente. Questa era Wally vista di fronte. Per vederla di dietro bastava far scorrere<br \/>\ngli occhi un poco a sinistra, sul medesimo muro; l\u00ec si potevano ammirare la schiena e<br \/>\nle giunoniche natiche della bella Wally.<br \/>\n\u201cHai visto? Oltre ad essere bellissima presenta il non trascurabile vantaggio della<br \/>\nvisione simultanea di tutte le sue grazie. E poi non si muove mai da qui, \u00e8 la fedelt\u00e0<br \/>\npersonificata\u201d. Paolo termin\u00f2 con una risata isterica la breve descrizione delle qualit\u00e0<br \/>\ndi Wally. Alessio era esterrefatto, sbigottito, inerme. Non riusciva a stare dritto sulle<br \/>\ngambe, e lentamente scivol\u00f2, come liquefatto, ai piedi del muro dove era disegnata<br \/>\nWally. \u201cToglie il fiato, eh? Vedi quel cerchio rosso? Bene, quando abbiamo voglia di<br \/>\nintimit\u00e0 io mi sdraio l\u00e0 dentro e guardando Wally sono felice\u201d. Alessio guard\u00f2 con<br \/>\norrore il cerchio rosso per terra e poi Wally. \u201cCredo che le piaci. Se pensi di poter<br \/>\nresistere al freddo che c&#8217;\u00e8 qui dentro, potrei anche lasciarvi soli. La bassa temperatura<br \/>\n\u00e8 necessaria alla sua bellezza; Wally non sopporta il caldo\u201d. Una sensazione di<br \/>\nimpotenza, di ineluttabilit\u00e0, avvinghi\u00f2 Alessio fin dentro le ossa. Non riusciva a<br \/>\nparlare n\u00e9 a muoversi; stava inginocchiato di fronte a Wally, incapace di staccare gli<br \/>\nocchi dai suoi.<br \/>\n\u201cAllora, adesso hai capito perch\u00e9 sei uguale a me? Noi siamo nati per essere gli<br \/>\nultimi, siamo i Tersite della terra. Svolgiamo un compito importantissimo nel<br \/>\nprogresso dell&#8217;umanit\u00e0; i migliori non ce la farebbero se non ci fossero quelli come<br \/>\nnoi. Sai, ti ho riconosciuto subito; gli altri in ufficio non potevano, ma io si, perch\u00e9 ti<br \/>\naspettavo da un po&#8217;. Attendevo da tempo colui che avrebbe preso il mio posto.<br \/>\nFinalmente sei arrivato. Puoi trasferirti qui anche domani. Porta solo gli abiti<br \/>\nnecessari. Per un mese vivrai nel mio appartamento, il tempo di spiegarti tutto per<br \/>\nbene. Poi ti trasferirai in un altro appartamento, sempre qui nel quartiere. L&#8217;ho scelto<br \/>\ncon grande cura. Vedrai, ti piacer\u00e0, \u00e8 anche peggio di questo. Se vuoi ti aiuter\u00f2 a<br \/>\ndisegnare la tua donna, c&#8217;\u00e8 una parete gi\u00e0 pronta. La chiamerai come vorrai. Nel<br \/>\nfrattempo, potrai approfittare della mia\u201d.<br \/>\nE, insieme, Paolo ed\u00a0 Alessio sollevarono gli occhi a guardare la dea silenziosa, la<br \/>\nsposa virtuosa, la donna fedele, la casta e perversa Wally, che dall&#8217;alto ricambiava il<br \/>\nloro sguardo.<br \/>\n<\/span><\/p>\n<p align=\"CENTER\"><span style=\"font-size: large;\">\u00a0<\/span><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_14070\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"14070\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Paolo era quel che si dice un onesto lavoratore. Puntuale, obbediente, non aveva mai creato problemi. Svolgeva i compiti che gli venivano assegnati come il pi\u00f9 diligente fra gli scolari, senza lamentarsi dei pur frequenti, nonch\u00e9 immotivati, cambiamenti. 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