{"id":14043,"date":"2013-05-03T16:52:46","date_gmt":"2013-05-03T15:52:46","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=14043"},"modified":"2013-05-03T16:52:46","modified_gmt":"2013-05-03T15:52:46","slug":"premio-racconti-nella-rete-2013-il-muro-sul-confine-di-luca-giuliano","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=14043","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2013 &#8220;Il muro sul confine&#8221; di Luca Giuliano"},"content":{"rendered":"<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Ogni estate della sua infanzia l\u2019aveva trascorsa in quel pugno di case sperduto tra i boschi dell\u2019Appennino. Il Borgo. Puntualmente, il primo di Giugno suo padre si metteva al volante della Fiat 1100 grigia con sua madre a fianco e lei, figlia unica, seduta dietro. Di buon\u2019ora si lasciavano alle spalle la citt\u00e0 per arrivare, dopo chiss\u00e0 quanti chilometri, a quel bivio dove un cartello solitario indicava la deviazione per \u201cBorgo\u201d; lass\u00f9 era nata sua madre e lass\u00f9 ancora abitavano i nonni. Un\u2019altra mezz\u2019ora di strada, una strada in salita e tutta curve tra querce e castagni poi, all\u2019improvviso, proprio quando sarebbe venuto spontaneo chiedersi se per caso non ci si fosse perduti, ecco il gruppo di case in pietra. Ecco \u201cBorgo\u201d. Ogni estate della sua infanzia l\u2019aveva trascorsa l\u00ec, con nonna Adele e nonno Mario tra odori e sapori prepotenti che aggredivano i sensi, cani scodinzolanti, gatti indolenti e storie di magia. Ogni estate cos\u00ec, vivendo giornate che sembravano non finire mai. Mesi che sembravano non finire mai. Poi, non appena i colori dell\u2019autunno incominciavano ad impadronirsi di quei luoghi, il ritorno in citt\u00e0. \u201cMeglio cos\u00ec, Linda\u201d le diceva sempre nonna Adele il giorno prima della partenza \u201dqui l\u2019inverno non scherza, non \u00e8 posto per una bimba graziosa e delicata come te\u201d Meglio la citt\u00e0. In citt\u00e0 c\u2019\u00e8 tutto, in citt\u00e0 puoi studiare, farti una posizione, diventare qualcuno, sistemarti insomma\u2026Non come a Borgo\u2026 Meglio la citt\u00e0. Ma, in inverno, lei contava i giorni che la separavano dal primo di Giugno, pensando e ripensando all\u2019estate passata nella quiete assoluta di quei boschi sconfinati, quasi impenetrabili e, bisognava ammetterlo, anche un poco inquietanti ma lei, in quel posto dove gli echi del mondo sembravano arrivarci per caso, si sentiva felice, di una felicit\u00e0 semplice, immediata, totale. Quel gruppo di case le aveva sempre fatto l\u2019effetto di una specie di isola in mezzo ad un mare verde. Un\u2019isola sperduta, ma sulla quale lei si sentiva protetta. L\u2019ultima estate che aveva trascorso a Borgo fu l\u2019estate della disgrazia, perch\u00e9 una bambina della sua stessa et\u00e0 e chiamata, proprio come lei, Linda, era finita non si sa bene come dentro un pozzo e vi era annegata. La sera del funerale, dopo cena, nonna Adele era salita in camera da lei, si era seduta sul letto e accarezzandole il viso le aveva domandato: \u201dStai pensando a Linda, vero?\u201d Lei, con le coperte tirate fin quasi agli occhi aveva fatto s\u00ec con la testa, senza parlare. Allora sua nonna, dopo un momento di esitazione, aveva guardato in direzione della finestra e le aveva detto: \u201dStanotte \u00e8 notte di luna piena e dalla finestra di camera tua si pu\u00f2 vedere la chiesa. Ebbene, se a mezzanotte in punto vedrai la luna ferma sulla punta del campanile, vorr\u00e0 dire che l\u2019anima della tua sfortunata amichetta \u00e8 entrata in paradiso\u201d Lei aveva guardato prima la finestra, poi la nonna: \u201cNonna Adele, nonno Mario dice che il paradiso non esiste. Che neanche Dio esiste\u201d Nonna Adele era rimasta qualche istante in silenzio poi aveva sorriso e aveva risposto: \u201dTuo nonno ne dice tante di cose\u2026Tu guarda la luna a mezzanotte\u2026\u201d Quindi, dopo averle dato un bacio sulla fronte si era alzata, avvicinata alla porta e, prima di richiudersela alle spalle,\u00a0 mandato\u00a0 un\u00a0 ultimo\u00a0 saluto.\u00a0 Lei,\u00a0 rimasta\u00a0 sola, aveva\u00a0 faticato\u00a0 a\u00a0 prendere\u00a0 sonno.\u00a0 <\/span><\/span><\/p>\n<p lang=\"it-IT\" align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Era finalmente riuscita ad assopirsi quando improvvisamente i rintocchi campanari l\u2019avevano destata quasi di soprassalto: mezzanotte! Allora era saltata gi\u00f9 dal letto, corsa alla finestra, spalancato le persiane e\u2026incredibile! La luna, quasi vi fosse infilzata, stava esattamente sulla sommit\u00e0 del campanile, come un\u2019aureola sulla testa di un santo. Poi, lentamente, quel disco luminoso aveva ripreso il suo corso mentre lei era rimasta l\u00ec, immobile con le mani sul davanzale, gli occhi sbarrati e la bocca semiaperta per lo stupore ad osservarla allontanarsi tra il luccichio delle stelle. Il tutto nel silenzio pi\u00f9 assoluto. Il mattino dopo aveva s\u00f9bito raggiunto la nonna in cucina: \u201dNonna! Nonna! La luna a mezzanotte era proprio in cima al campanile!\u201d \u201dNe sei sicura? Magari hai sognato\u2026\u201d \u201cNo, nonna, l\u2019ho vista davvero, giuro!\u201d\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 L\u2019 anziana donna si era allora voltata verso di lei con un\u2019espressione seria: \u201cBene, allora vuol dire che \u00e8 accaduto il miracolo!\u201d e senza aggiungere altro le aveva messo davanti una tazza di caff\u00e8 latte fumante ed un piatto colmo di biscotti fatti in casa. Quella era stata la sua ultima estate a Borgo. L\u2019estate della disgrazia e del miracolo. Gli anni erano passati via veloci. Altre estati, altri luoghi, altra gente. Fino alla morte di suo padre. Lavorava nell\u2019industria, assistente collaudatore o qualcosa del genere. Sua madre sembrava davvero disperata; sempre di pi\u00f9 le spese da sostenere, sempre di meno i soldi. Era accaduto tutto all\u2019improvviso e all\u2019improvviso erano arrivati i tempi grami. Comunque, fra mille problemi, era riuscita a laurearsi. Un traguardo, ma presto si accorse di quanto fosse arduo riuscire a trovare un\u2019occupazione soddisfacente. Le pareva che le difficolt\u00e0 della vita non ne volessero sapere di abbandonarla. Una sera, in casa di amici, conobbe Gigliola. Presero a frequentarsi. Gigliola, l\u2019amica sempre\u00a0 tanto sicura di s\u00e9 e quella sua proposta buttata l\u00ec, a mezza voce, un pomeriggio di pioggia dentro un bar. Accett\u00f2. Incominci\u00f2 cos\u00ec ad incontrare uomini. Incominci\u00f2 a farsi pagare l\u2019amore. Una volta, due volte\u2026 sempre. Era caduta anch\u2019essa, come la piccola Linda di tanti anni prima, dentro un pozzo. Poi altri lutti; la morte di nonna Adele segu\u00ecta, nemmeno un anno dopo, da quella di nonno Mario e la casa di Borgo in eredit\u00e0. Adesso stava tornando. Adesso era pieno inverno. Adesso non viaggiava pi\u00f9 su di una Fiat 1100 di seconda mano ma al volante di una Alfa Romeo rossa che mangiava rabbiosamente la strada e i boschi che attraversava non l\u2019accoglievano pi\u00f9 con il loro fascino ombroso, ma le apparivano come distese popolate da tronchi scheletrici e nerastri che, emergendo dalla coltre di neve, formavano con quei rami prot\u00e8si in ogni direzione bizzarri ed inestricabili intrecci. Anche il paese non risultava pi\u00f9 celato agli sguardi, come durante la bella stagione, ma appariva e scompariva ad ogni curva. Ad ogni curva pi\u00f9 vicino. Arriv\u00f2. La minuscola piazzetta, centro del paesino, l\u2019accolse accarezzandole il viso con il vento gelido dell\u2019Appennino. Lei si alz\u00f2 il bavero del cappotto incamminandosi per la strada principale che, in leggera salita, terminava davanti alla chiesa. Nulla era cambiato. Le insegne dei pochi negozi, il piccolo ufficio postale, la casa comunale con la scritta \u201c municipio\u201d biancastra e da sempre semi scolorita, la farmacia, l\u2019osteria e quella teoria di vicoletti che, dai lati della strada, portavano a cortili dov\u2019erano i pozzi gli orti e i fienili. Infine la chiesa, con\u00a0 il\u00a0 sagrato\u00a0 a gradoni ed il campanile a sovrastare ogni tetto. Ecco, Borgo era tutta l\u00ec.\u00a0 Si\u00a0 ferm\u00f2\u00a0 davanti\u00a0 a quella\u00a0 che fu\u00a0 la\u00a0 casa dei suoi nonni;\u00a0 rimase\u00a0 un\u00a0 momento immobile di fronte alla vecchia porta di legno scuro poi, vinta l\u2019esitazione, prese le chiavi dalla tasca del cappotto ed entr\u00f2. <\/span><\/span><\/p>\n<p lang=\"it-IT\" align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Tutto come allora. Al primo piano la cucina col grande camino e le pentole di rame, le tende di pizzo bianco, i mobili di legno scuro, la vecchia pendola. Al secondo piano i letti in ferro battuto nero, le foto d\u2019altri tempi, una brocca di porcellana bianca. Tutto come allora. Chiuse gli occhi. Le sembr\u00f2 di udire il passo deciso e un po\u2019 pesante di nonno Mario e la voce di nonna Adele che la stava chiamando:\u201dLinda\u2026Linda\u2026 ma che fine ha fatto la mia piccola Linda?\u201d sempre cos\u00ec all\u2019ora di pranzo, lei che si nascondeva e sua nonna che fingeva di non riuscire a trovarla. Riapr\u00ec gli occhi. Vide la propria immagine riflessa nel grande specchio sopra la cassettiera: \u201dGi\u00e0\u2026 che fine ha fatto la piccola Linda?\u201d Ancora avvolta nel cappotto si sedette sulla poltrona di velluto verde dove sua nonna era solita ricamare poi, improvvisamente e per uno strano gioco della mente, si ricord\u00f2 del muro. Il muro! Certo, il muro, quello che delimitava il cortile dietro la casa\u2026 Quante volte, durante le lunghe estati trascorse a Borgo, le era venuta la curiosit\u00e0 di scoprire cosa ci fosse l\u00e0 dietro ma poi, chiss\u00e0 perch\u00e9, non lo aveva mai fatto. Si alz\u00f2 repentinamente, usc\u00ec dalla stanza e, quasi correndo, giunse in cortile: il vecchio muro era sempre l\u00e0. Sembrava l\u2019aspettasse. Si trattava di un vecchio e solido muro di mattoni, lungo quanto il confine della propriet\u00e0 e alto a sufficienza da impedire a chiunque di vedere oltre. Lei si avvicin\u00f2 a passi misurati, quasi con timore. Arriv\u00f2 a toccarlo. Poi fece qualche passo indietro, not\u00f2 una vecchia e pesante scala in legno adagiata a terra, a ridosso della casa. Non senza sforzo riusc\u00ec a trascinarla e sistemarla in verticale. Riprese fiato. Finalmente avrebbe svelato quel mistero che si portava dentro fin da bambina. Inizi\u00f2 a salire i primi gradini, si sentiva un po\u2019 sciocca, ma in quel momento non avrebbe potuto negare che in lei cresceva una certa emozione; guardare oltre il muro&#8230; quasi fosse tornata a Borgo unicamente per quello. In breve giunse in cima. Ad accoglierla, per\u00f2, trov\u00f2 soltanto la vastit\u00e0 di un campo completamente coperto di neve. Nulla. Praticamente nulla, se non un\u2019anonima pianura bianca. Oltre il muro non vi era assolutamente nulla. Spazi\u00f2 oltre, raggiungendo con lo sguardo i boschi spogli arrampicati sulle pendici dei monti, le cui sommit\u00e0 sparivano dentro nubi basse e lattiginose. Rest\u00f2 qualche tempo cos\u00ec, con l\u2019impressione che tutto ci\u00f2 che aveva davanti altro non fosse che una sorta di rappresentazione della sua stessa vita. Fu scossa da un brivido, faceva freddo. Scese la scala e si allontan\u00f2 in direzione della casa. Ebbe la tentazione di voltarsi verso il vecchio muro, ma non lo fece. Rientr\u00f2. Dopo cena si accomod\u00f2 nuovamente sulla poltrona di prima. Non voleva pensare a niente. Si sentiva stanca, tanto stanca. Chiuse gli occhi. Dormi, Linda, dormi e sogna. Sei tornata bambina e corri felice in un pomeriggio d\u2019estate tra i boschi dell\u2019Appennino. Corri e ridi. Dormi e sogna. Adesso \u00e8 mezzanotte ma tu dormi. La luna piena sta sfiorando il tetto del campanile; si tratter\u00e0 solo di un momento, poi, lentamente, si allontaner\u00e0 tra le brillanti stelle. In silenzio. Anche nel sogno, i tuoi passi di corsa non fanno nessun rumore.\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 \u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 <\/span><\/span><\/p>\n<p lang=\"it-IT\" align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">L.G.<\/span><\/span><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_14043\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"14043\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ogni estate della sua infanzia l\u2019aveva trascorsa in quel pugno di case sperduto tra i boschi dell\u2019Appennino. 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