{"id":13921,"date":"2013-04-30T18:30:52","date_gmt":"2013-04-30T17:30:52","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=13921"},"modified":"2013-05-03T10:56:13","modified_gmt":"2013-05-03T09:56:13","slug":"premio-racconti-nella-rete-2013-mattino-di-periferia-di-cosimo-zigrino","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=13921","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2013 &#8220;Mattino di periferia&#8221; di Cosimo Zigrino"},"content":{"rendered":"<p>Dannato ascensore! Di nuovo fuori uso. Farsi cinque piani di questo maledetto condominio alle due di notte e con in corpo tre pinte di birra e un non precisato numero di altre cose alcooliche mi fa saltare i nervi.<\/p>\n<p>Ma sono qui!<\/p>\n<p>Giro con difficolt\u00e0 la chiave nella serratura che stride: cazzo! Carlo aveva detto: ci penso io a mettere un po\u2019 d\u2019olio! S\u00ec, ci penso io e intanto da quando l\u2019ha detto \u00e8 passata una settimana.<\/p>\n<p>Appena aperta la porta, un\u2019aria pesante e immobile di fumo misto a qualcosa di cotto, forse una bistecca, s\u2019insinua nelle narici. Percorro il corridoio buio sino alla cucina, dove trovo con fatica a tentoni l\u2019interruttore unto.<\/p>\n<p>La lampada gialla penzola e ora rivela impietosa il sudiciume dominante la stanza. Fa un caldo pazzesco: l\u2019aria \u00e8 fluida come olio! Questo caldo uno lo trova solo in questa citt\u00e0, un po\u2019 come tutte quelle rovine, uno le trova solo in questa citt\u00e0. E\u2019 difficile da definire questo caldo: devi sentirtelo addosso e basta.<\/p>\n<p>Mi tolgo la t-shirt, la lancio arruffata sulla spalliera di una sedia e tiro su veloce l\u2019avvolgibile; fuori, a terra, lo sciame di luce e di rumore delle automobili del sabato notte, lungo la grande strada a quattro corsie, lambisce i palazzoni tutt\u2019intorno.<\/p>\n<p>Mi siedo, con le gambe allargate e distese, accendo una <i>Camel<\/i> del pacchetto che trovo poggiato sopra la tovaglia di plastica lercia. E\u2019 risaputo che le cucine dei fuori sede fanno sempre schifo, ma quella della mia casa fa uno schifo tremendo: muri ingialliti dal tabacco, una patina untuosa su tutti i mobili anni \u201970, dappertutto posacenere di plastica omaggio traboccanti e sempre una pila di piatti da lavare in perenne equilibrio instabile nel lavandino.<\/p>\n<p>Sono quattro anni che vivo qua, dall\u2019inizio dell\u2019universit\u00e0; non mi ci trovo male, semplicemente mi ci sono abituato.<\/p>\n<p>Resto l\u2019unico punto fermo della casa, visto che avr\u00f2 cambiato almeno due coinquilini l\u2019anno, vedendone di tutti i tipi e colori; se i coinquilini vanno e vengono, il disordine e i piatti sporchi no, quelli restano; onestamente per\u00f2 non mi frega granch\u00e9.<\/p>\n<p>Continuo a tirare dalla mia sigaretta, con la testa poggiata al muro, guardando il ventilatore attaccato al soffitto roteare con scatti ansimanti.<\/p>\n<p>Il cellulare squilla. Una, due, tre volte.<\/p>\n<p>Pronto. Sei rientrato? Il bambino dorme, che faccio? Salgo da te? Va bene sali, ti aspetto.<\/p>\n<p>E\u2019 Anna, o meglio, si fa chiamare Anna, la parola che in italiano suona pi\u00f9 simile al suo nome. Un anno fa \u00e8 venuta in affitto in questo merdoso condominio di periferia, un mese dopo il marito muratore l\u2019ha piantata con un figlio da tirare su ed \u00e8 sparito. Non so altro di lei. So solo che da tre mesi sale da me. Non so bene quanti anni abbia, forse una decina pi\u00f9 di me e all\u2019inizio questa cosa mi piaceva. Non parliamo molto.<\/p>\n<p>Suona il campanello, forzando sulle gambe, con fatica, mi alzo e vado alla porta.<\/p>\n<p>Cazzo! Quante volte devo dirtelo? Gianni fa storie che non finiscono pi\u00f9 se lo svegli. Uuu Gianni che palle.<\/p>\n<p>Rimango immobile davanti alla porta spalancata, lei si smarca e si dirige spedita in cucina.<\/p>\n<p>Solito schifo qua. Ah ah ah. Dammi birra va. Non so se ce n\u2019\u00e8, guarda in frigo.<\/p>\n<p>Lo apre.<\/p>\n<p>Maduonna che puzza! Ah ah ah. Qui niente. Vabb\u00e8 prendo sigareta.<\/p>\n<p>Ne sfila veloce una dal pacchetto sul tavolo e l\u2019accende.<\/p>\n<p>Fumando sulla soglia del balcone mi guarda.<\/p>\n<p>Uscito stasera? S\u00ec, sono andato in centro a bere qualcosa con Sergio e Vittorio. Sempre soli come tre froci voi eh? Ah ah ah.<\/p>\n<p>Intontito dall\u2019alcool, non faccio caso a quello che dice e non ho neppure la forza di ribattere. Abbozzo solo un timido sorriso. Lei guarda fuori lo scorrere delle auto e tira dalla sua sigaretta.<\/p>\n<p>Poggio la testa al muro; dalla parete sento il calore attraversarmi la massa informe e collosa dei miei capelli. I miei occhi sono fissi sul suo sedere, lo guardo inebetito. Ha una gran bella forma, anche se non riesco a capire se stasera mi piaccia davvero.<\/p>\n<p>Finito tutto il tabacco, affonda la sua cicca nel posacenere tra le altre, mi prende per la mano, mi alza dalla sedia e mi trascina. La seguo passivo, continuando a guardarle il sedere.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Sono tutto sudato, ho la bocca impastata con la saliva densa e i capelli appiccicati al cuscino. La sveglia elettronica in cima alla scrivania segna impazzita un orario indecifrabile. Dalle fenditure della persiana filtrano una leggera luce violetta e il silenzio delle prime ore del mattino della domenica. Quel silenzio insolito che sale dalle quattro corsie vuote.<\/p>\n<p>Mi sforzo di staccare la pelle dalle lenzuola zuppe e resto un minuto seduto sul letto, curvo, con i capelli penzolanti tra le mani. A piedi nudi vado alla ricerca delle mie mutande; non ricordo pi\u00f9 come siano finite sopra la scrivania tra i tomi di diritto. Rimedio una canotta e mi dirigo in cucina.<\/p>\n<p>L\u2019aria si \u00e8 raffreddata finalmente, e tutto il fumo e gli odori dei cibi si sono dissolti. Rubo un\u2019altra sigaretta dal pacchetto incustodito ed esco al balcone. Nel cielo violetto, in lontananza, un puntino arancio forte sta facendo capolino. Una brezza frizzante mi accarezza i capelli e gonfia leggermente la canotta; la brezza del mattino mi piace, non so da dove venga, non so verso dove vada, ma passa di qui. Mi piace.<\/p>\n<p>A guardare il cielo cambiare lentamente, il suo violetto attenuarsi, a provare questa brezza da pelle d\u2019oca, intuisco come la mia vita di fuori sede in questa metropoli faccia davvero schifo. Mi fa schifo il respiro di Anna che stanotte avevo addosso, mi fanno schifo la birra e l\u2019alcool bevuto con i miei due amici, mi fa schifo questa casa di accampati che non \u00e8 casa; anche della giurisprudenza in tutta onest\u00e0 me ne sbatto.<\/p>\n<p>La mia vita di fuori sede fa davvero schifo.<\/p>\n<p>In fondo al cielo il puntino si \u00e8 fatto sempre pi\u00f9 alto e grande, sino a diventare un disco vivo che illumina le colline all\u2019orizzonte. Resto ancora qualche istante a tirare dalla <i>Camel<\/i>. Il fumo mi entra dentro acre, amalgamandosi con l\u2019aria nuova del mattino, mi apre i polmoni.<\/p>\n<p>Non so come, non so perch\u00e9, ma rientro di scatto in casa, passo di corsa il corridoio, poi frenetico le scale; il fiatone d\u00e0 il tempo ai miei piedi nudi, che velocissimi hanno gi\u00e0 sfiorato cinque piani di scalini.<\/p>\n<p>Sbuco nella strada deserta, in mutande, la luce sta ormai conquistando tutto intorno. Mi dirigo al centro e mi fermo sopra lo spartitraffico. Alzo la faccia verso il cielo; ho la gola che pulsa velocemente e gli occhi gonfi, forse di lacrime che vorrebbero sgorgare e scorrere lungo le guance.<\/p>\n<p>Guardo l\u2019azzurro, allargo le braccia e faccio entrare la luce nei miei polmoni.<\/p>\n<p>I miei occhi ora guardano l\u2019azzurro, le lacrime sgorgano e scorrono gi\u00f9 lungo le guance; sento la carezza della brezza su di loro.<\/p>\n<p>Dal mio volto esplode un urlo:<\/p>\n<p>&lt;&lt;IO&gt;&gt;.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_13921\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"13921\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Dannato ascensore! 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