{"id":13916,"date":"2013-04-30T18:15:33","date_gmt":"2013-04-30T17:15:33","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=13916"},"modified":"2013-04-30T18:15:33","modified_gmt":"2013-04-30T17:15:33","slug":"premio-racconti-nella-rete-2013-calcio-di-rigore-di-alessandro-nardi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=13916","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2013 &#8220;Calcio di rigore&#8221; di Alessandro Nardi"},"content":{"rendered":"<p>Si stava giocando la semifinale del campionato e incontravamo in casa l\u2019Enotria, altra societ\u00e0 gloriosa di Milano, come noi del Vigentino, entrambe punto di riferimento del settore giovanile del calcio milanese.<\/p>\n<p>Il regolamento di quell\u2019anno prevedeva una partita di sola andata ad eliminazione diretta, senza ritorno in casa avversaria. L\u2019incontro era stato nervoso, pieno di falli tattici, con poche azioni meritevoli di essere raccontate. Erano finiti i tempi regolamentari ed anche i supplementari. Alla fine, il risultato di 0-0 era sembrato il pi\u00f9 giusto.<\/p>\n<p>Sentivo le gambe svuotate dallo sforzo e dal timore di subire il gol beffa negli ultimi minuti, che ci avrebbe eliminato a pochi istanti dal traguardo della finale. Si arrivava cos\u00ec alla lotteria dei rigori.<\/p>\n<p>Nei giorni precedenti era piovuto ma adesso il terreno di gioco era asciutto, duro, con una superficie irregolare inframmezzata qua e l\u00e0 da qualche pozza d\u2019acqua, che aveva infangato scarpe e tenuta di gioco dei giocatori. Non che di solito giocassimo su un prato da golf. L\u2019erba dal campo scompariva dopo il primo mese di preparazione atletica e a fine settembre il colore del terreno aveva ripreso il suo abituale grigio, intervallato qua e l\u00e0 da sassi e sassolini. Il clima freddo e piovoso dei lunghi mesi invernali rendeva il terreno di gioco pi\u00f9 simile alla superficie lunare, pieno di crateri piccoli e grandi che rendevano impossibile prevedere quale direzione avrebbe preso il pallone una volta toccato terra.<\/p>\n<p>Il Mister aveva scelto i cinque rigoristi che avrebbero avuto la responsabilit\u00e0 di farci accedere alla finale con l\u2019Aldini. La tensione era alta, le facce cupe e irrigidite dallo stress del momento. La mia mente era annebbiata e sentivo solo l\u2019odore del sudore che colava dal viso, mischiato con quello della terra del campo da gioco. Cercavo disperatamente di riprendere fiato ed energie, dopo il concitato finale di partita.<\/p>\n<p>\u201cAllora ragazzi, ecco chi batte i primi cinque rigori: Roby, Massimo, Maurizio, Sandro, Stefano\u201d disse il Mister.\u00a0 A sentire pronunciare il mio nome, il quarto della lista, mi si era formato istantaneamente un groppo in gola simile a una palla da tennis pelosa, che mi asciugava la poca saliva residua dallo sforzo agonistico. \u201cMi raccomando, non pensate a niente, non abbiate paura, decidete dove tirare e fatelo con sicurezza\u201d aggiunse il Mister.<\/p>\n<p>Sapevo che sarei stato uno dei prescelti ma una cosa \u00e8 l\u2019allenamento e una cosa \u00e8 sapere di \u201cdoverlo tirare\u201d quando conta per il risultato finale.<\/p>\n<p>L\u2019arbitro raccolse la lista dei cinque rigoristi dai dirigenti accompagnatori delle due squadre e chiam\u00f2 i due capitani per determinare chi avrebbe dovuto calciare per primo la serie di rigori alternati, uno ciascuno per squadra. Il lancio della monetina ci fu favorevole: avremmo iniziato noi.<\/p>\n<p>Psicologicamente, tirare i rigori per primo \u00e8 meglio. La pressione non \u00e8 cos\u00ec alta come per la squadra che tira per seconda, che invece si sente \u201cobbligata\u201d a realizzare almeno lo stesso risultato del rigorista che lo ha preceduto nella serie. Ovviamente, la squadra che tira per prima, ad ogni turno di rigori, non deve commettere errori, altrimenti le carte s\u2019ingarbugliano.<\/p>\n<p>Roby si apprest\u00f2 a calciare, era un emotivo ma era molto preciso, tant\u2019\u00e8 che era il nostro rigorista ufficiale. \u201cDai Roby\u201d gli urlavamo noi rigoristi dal cerchio del centrocampo, e anche dalla panchina si alzavano grida di incitamento \u201cDai! Dai che vinciamo!\u201d<\/p>\n<p>Roby tir\u00f2 debolmente e anche piuttosto centrale ed il portiere par\u00f2 quasi senza piegarsi.<\/p>\n<p>Gli sguardi dei miei compagni di squadra si velarono di delusione. Non era un buon inizio ma alcuni di noi, un po\u2019 per scacciare la paura e un po\u2019 per ravvivare la speranza, avevano gi\u00e0 cominciato ad urlare al nostro portiere \u201cDai Andrea! Dai che glielo pari anche tu!\u201d<\/p>\n<p>Anche io mi aggiunsi agli incitamenti, anzi urlavo pi\u00f9 forte degli altri, nel tentativo di scrollarmi di dosso la tensione. Le grida di gioia della squadra avversaria, le nostre urla d\u2019incitamento e le esclamazioni provenienti dal pubblico in tribuna, avevano trasformato il campo in una vera e propria bolgia.<\/p>\n<p>Dopo i primi tre rigori per parte, gli avversari avevano mantenuto il vantaggio di un gol e quindi adesso il risultato era di 3 a 2 per l\u2019Enotria.<\/p>\n<p>Toccava a me. La tensione era massima; non riuscivo a deglutire e stavo attraversando una vera e propria crisi di panico. Ma non potevo tirarmi indietro, oramai era troppo tardi.<\/p>\n<p>Il portiere avversario aveva recuperato il pallone e me lo aveva lanciato. Tutti adesso volevano che segnassi per pareggiare le sorti e rimanere aggrappati alla partita. Se avessi sbagliato, agli avversari sarebbe bastato segnare uno dei due loro rigori rimanenti per volare in finale.<\/p>\n<p>Una parte di me si opponeva ad accettare l\u2019ipotesi di una sconfitta, voleva lottare a tutti i costi, e quindi cercavo disperatamente di ritrovare l\u2019orgoglio e le energie nervose necessarie per calciare con freddezza il pallone. \u201cDai Ale! In allenamento non sbagli quasi mai\u201d continuavo a ripetere tra me e me.<\/p>\n<p>La bolgia era aumentata ancora. Le gambe avevano cominciato a tremare mentre mi stavo avvicinando a piccoli passi al punto in cui avrei dovuto posizionare la palla. La mascella si era contratta come paralizzata e mi rendeva impossibile portare ossigeno ai polmoni. Le gocce di sudore mi annebbiavano la vista.<\/p>\n<p>Deposi la palla sul dischetto ma in quello stato di agitazione non riuscivo a tenerla ferma ed il terreno sconnesso non mi aiutava. Il portiere avversario url\u00f2: \u201cArbitro, la palla non \u00e8 sul dischetto! Non pu\u00f2 tirare cos\u00ec!\u201d. Mi stavo innervosendo ancor di pi\u00f9. \u201cNumero 3 sposta la palla sul dischetto!\u201d mi disse l\u2019arbitro. Allargai le braccia spazientito. Dovetti riposizionare in modo corretto la palla e tornai indietro voltando le spalle alla porta per cercare di scacciare la paura e non farmi ipnotizzare dal portiere.<\/p>\n<p>Ora fissavo la porta. Ero all\u2019interno dell\u2019area di rigore, pi\u00f9 o meno a un metro dal limite dell\u2019area. Guardai il portiere e urlai \u201cArbitro, non pu\u00f2 muoversi cos\u00ec deve stare fermo sulla linea di porta! Lo guardi, lo guardi!! Come faccio a tirare?!\u201d. \u201cDai, dai, numero 3 non perdiamo tempo! E tu portiere fermo l\u00ec altrimenti devo far ripetere il tiro!\u201d. In quell\u2019attimo di ritardo riuscii a respirare un po\u2019 pi\u00f9 a fondo e trovai la calma necessaria per decidere dove tirare. \u201cLo tiro alla sua destra, facendo finta di tirargli a sinistra\u201d pensai in quella frazione di tempo guardando la porta.<\/p>\n<p>L\u2019arbitro fischi\u00f2, io aspettai ancora qualche secondo, guardando nel vuoto, oltre il portiere. Non volevo mi distraesse proprio nel momento cruciale. Cal\u00f2 il silenzio.<\/p>\n<p>Avviai la mia rincorsa, tre, quattro passi, caricai il destro e calciai angolato alla destra del portiere, fintando il tiro dalla parte opposta, come mi ero prefissato di fare. Il piattone impresse un effetto rotatorio al pallone. Volevo mettere la palla nell\u2019angolino basso della porta, dove il portiere non sarebbe arrivato mai a meno di buttarsi in anticipo. Prima di calciare avevo abbassato gli occhi, fissando il pallone, e non mi ero accorto che il portiere aveva compiuto due o tre piccoli passettini in avanti.<\/p>\n<p>Quando calciai ed alzai lo sguardo su di lui, era gi\u00e0 al limite dell\u2019area piccola, l\u2019area detta \u201cdel portiere\u201d. La mia visuale della porta si era ristretta di parecchio ma era troppo tardi per cambiare direzione al tiro. Se mi fossi fermato, l\u2019arbitro avrebbe visto che il portiere si era mosso prima ed era venuto in avanti, cosa proibita per regolamento. L\u2019abbrivio della rincorsa e anche la voglia di togliermi di dosso quell\u2019incombenza, quella responsabilit\u00e0, mi decise sul da farsi. Calciai lo stesso ma persi quella frazione di secondo indeciso se continuare la corsa o fermarmi e quindi calciai debolmente, imprimendo alla palla meno velocit\u00e0 di quella necessaria ad anticipare l\u2019uscita del portiere e trapassarlo.<\/p>\n<p>Rialzata la testa, vidi appena che il portiere si distendeva e impattava la palla con entrambi gli avambracci piegati ed i pugni chiusi.<\/p>\n<p>Il mondo mi croll\u00f2 addosso. Gli avversari urlarono di gioia, sapevano che era quasi fatta. Erano alle porte della finale. I miei compagni ed i tifosi urlarono anche loro, sapendo che oramai non saremmo pi\u00f9 riusciti a rimediare il risultato. Mi coprii il vispo con le mani, non avevo il coraggio di guardare la realt\u00e0. La realt\u00e0 personificata dal portiere che urlava giubilante per l\u2019impresa compiuta.<\/p>\n<p>Ma\u2026<\/p>\n<p>Continuando a fissare la porta, vidi la palla, pochi istanti prima ribattuta dagli avambracci del portiere, che stava ancora girando su se stessa e non aveva terminato la sua corsa.<\/p>\n<p>Il calcio aveva impresso al pallone una traiettoria a giro e, vuoi per effetto della rotazione, vuoi per il terreno sconnesso, una volta toccata terra, aveva ripreso ad andare verso la porta avversaria e si stava lentamente infilando nell\u2019angolino basso opposto, alla sinistra del portiere.<\/p>\n<p>Non potevo credere ai miei occhi: \u201cE\u2019 gol!\u201d urlai all\u2019arbitro \u201cE\u2019gol!\u201d e con me lo urlarono anche i miei compagni e i nostri spettatori, sebbene in quel momento non fossi pi\u00f9 in grado di distinguere alcun suono, in preda ad una <i>tranche<\/i> agonistica dettata pi\u00f9 dall\u2019incredibilit\u00e0 dell\u2019evento che mi vedeva protagonista che dall\u2019orgoglio per la riuscita del tiro. L\u2019arbitro port\u00f2 il fischietto alla bocca e fischi\u00f2, indicando il cerchio del centrocampo. \u201cE\u2019 goooool\u201d urlai a squarciagola \u201cE\u2019 goooool!\u201d. L\u2019arbitro aveva convalidato la rete. Cominciai a correre come un pazzo verso i miei compagni, che non sapevano se abbracciarmi o insultarmi per l\u2019incredibile epilogo del rigore. La bolgia ora era davvero totale. Fui sommerso dai compagni e presi un calcio in faccia che mi fece sanguinare il naso. Ero fuori di me dalla felicit\u00e0 e non riuscivo pi\u00f9 a smettere di urlare \u201cL\u2019ho fatto, l\u2019ho fattoooo!\u201d. Lo dissi talmente tante volte che i dirigenti in panchina mi dovettero redarguire e zittire. Alla fine tacqui, sentendomi anche un po\u2019 stupido per aver reagito cos\u00ec esageratamente e platealmente ad uno scampato pericolo, non certo ad una prodezza.<\/p>\n<p>La partita non era finita. Uno dei loro rigoristi sbagli\u00f2, facendo terminare la serie di cinque rigori per parte in parit\u00e0, 4-4.<\/p>\n<p>La serie ad oltranza non dur\u00f2 che un solo tiro ciascuno perch\u00e9 il nostro portiere par\u00f2 il rigore avversario mentre, prima di esso, il nostro compagno non fall\u00ec il suo. Passammo in finale, l\u2019Aldini ci aspettava.<\/p>\n<p>Quel pomeriggio festeggiai a lungo con i miei compagni ma non ne avevo tanta voglia, mi sentivo quasi colpevole, come se avessi rubato qualcosa a qualcuno. Mi assal\u00ec una sensazione di vergogna e avvertivo dentro di me un retrogusto dolce-amaro che non mi avrebbe pi\u00f9 abbandonato anche in futuro, pensando a quell\u2019incredibile rigore.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_13916\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"13916\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Si stava giocando la semifinale del campionato e incontravamo in casa l\u2019Enotria, altra societ\u00e0 gloriosa di Milano, come noi del Vigentino, entrambe punto di riferimento del settore giovanile del calcio milanese. 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