{"id":13766,"date":"2013-04-21T11:15:32","date_gmt":"2013-04-21T10:15:32","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=13766"},"modified":"2013-04-21T11:15:32","modified_gmt":"2013-04-21T10:15:32","slug":"premio-racconti-per-corti-2013-lapostolo-segreto-di-emilio-michele-fairendelli","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=13766","title":{"rendered":"Premio Racconti per Corti 2013 &#8220;L&#8217;apostolo segreto&#8221; di Emilio Michele Fairendelli"},"content":{"rendered":"<p>Siamo a Lucca. La libreria \u201ccolta\u201d della citt\u00e0, quella dove si fanno incontri culturali, concerti, altre iniziative. Inquadrature delle vetrine della libreria storica, ottimi scorci delle vie antiche della citt\u00e0. Siamo nel 2019, perch\u00e9 non lo so. Un rabbino presenta il suo libro sulla figura di Ges\u00f9: \u201cFratello ebreo.\u201d La libraia, una donna in et\u00e0 ma straordinariamente gnocca &#8211; insistere molto, moltissimo su questo punto \u2013 presenta il vechio Rabbi autore del libro, Shlomo Ben Chorin. Il protagonista, un bell\u2019uomo sui 50 ascolta rapito. Non la facciamo lunga ma il Rabbino dice in sostanza che Ges\u00f9, dapprima convinto di essere il Messia di Israele e del mondo \u2013 certo che il Mondo Nuovo sarebbe stato per allora, attraverso di lui \u2013 fu poi destinato a confrontarsi con il proprio fallimento, con il niente, con l\u2019abbandono del Padre, disperatamente invocato dalla croce. Legge alcuni passi dei Vangeli in aramaico originale, impressionando. Fine della serata il protagonista saluta la libraia che conosce (non manca mai alle iniziative). Esce e si incammina verso casa. Qui lasciamo la parola al protagonista, ok? \u201cAl primo incrocio la via (dire via bella di Lucca) rallentava in una piccola, tranquilla rotonda alberata. Sul marciapiede del lato di destra stavano tre panchine di ferro. Seduto sulla prima riconobbi Michel, un francese di origini libanesi che frequentava la Libreria. Avvertii una densit\u00e0, una stanchezza infinite, come se quell\u2019uomo, quel grumo d\u2019ombra, non desiderasse che sciogliersi nella notte, nell\u2019aria del primo autunno. Doveva avere assistito alla conferenza ed essere uscito prima di me. Uomo colto, di una bellezza forte e mediterranea, dall\u2019et\u00e0 indefinibile, forse mio coetaneo, aveva un negozio di tappeti non lontano da (dire luogo di Lucca). Eravamo amici, da pi\u00f9 di dieci anni ci ritrovavamo alla Libreria di fronte alla bellezza della libraia ad ogni occasione. Ero stato molte volte a casa sua a sfogliare libri d\u2019antiquariato, ad ascoltare musica. Credo fosse vedovo, la foto di una donna sottile e di chiara bellezza ci benediceva ogni volta da una immagine sul ripiano centrale della libreria. Lo salutai e mi sedetti. Chiesi, non senza enfasi, se fosse rimasto colpito dalla conferenza. \u201cIlluminante, s\u00ec\u201d, mi rispose. Voleva salire da me, un poco? Domani sarebbe stata domenica. Accett\u00f2. Nella sala della mia piccola mansarda gli offr\u00ec un calice di vino rosso. Dalla finestra, oltre il piccolo terrazzino, sotto la luce delle stelle e della citt\u00e0 guardavamo il vicino parco (dire parco o giardino di Lucca). Le chiome degli alberi erano come un mare di gonfie nuvole nere. Stanchi, tacevamo. D\u2019un tratto lui parl\u00f2. Una frase, come una musica dura e arcaica. La voce non era quella di Michel. Dalle sillabe scabre, collidenti, riconobbi la lingua che avevo sentito evocare poco prima da Ben Chorin: l\u2019aramaico. Lui disse ancora: \u201cIo vado ma tu resterai, resterai sino a che tutto sar\u00e0 compiuto, sino al mondo che verr\u00e0. Olam ha-ba. Sino al mondo che verr\u00e0\u201d. Credo di avere compreso tutto gi\u00e0 in quell\u2019istante. Mi avvicinai, non fu necessario chiedere nulla, lui parl\u00f2: \u201cMio padre era un uomo ricco. I suoi campi andavano da Gerusalemme sino a Sichem, dove iniziava la terra dei samaritani. Un giovane, ero un giovane senza pensieri e senza dolore. Per quella Pasqua avevo preso una borsa colma di monete d\u2019oro, baciato mia madre ed ero partito per Gerusalemme. L\u00e0 un amico mi avrebbe raggiunto. Dicevano di una locanda, poco fuori le mura, sul ciglio del Millo. L\u00e0 avremmo trovato del vino forte e donne di Giudea capaci di rendere felice un uomo. Entrai nella citt\u00e0 a met\u00e0 mattino, dalla Porta dei Leoni. Vi era una grande confusione. Pensai a qualche questione con la legione romana. Chiesi ad un uomo anziano: dei condannati alla croce, verso il Golgota, mi disse. Camminavo per le vie della citt\u00e0, senza una meta, Haim non sarebbe arrivato che alla sera. Ad un tratto lo strepito aument\u00f2, la folla davanti a me si apr\u00ec schiacciandosi contro i muri. Mi apparve. Saliva la stretta strada di pietra. Portava un braccio della croce sulle spalle, un orrendo legno fradicio e tarlato. Il peso pareva infinito. Sembrava che, se lui non lo avesse retto, quel tronco, largo quasi quanto la via, sarebbe caduto facendo crollare le case e la citt\u00e0, aprendo la terra sino al suo centro. Avanzava lentamente, chino, il viso era rivolto a terra e i lunghissimi capelli, le cui punte stillavano sudore, cadevano sino a toccarla. Ricordo come fosse oggi nella mia bocca il sapore forte e salato di un\u2019oliva. \u201cVai! Vai!\u201d gli gridai forte, con ferocia. Lo credevo un ladro, un assassino, un rivoltoso. Prima del tramonto sarebbe morto. Lui alz\u00f2 lo sguardo e mi vide. Il dolore per il supplizio, il rancore per il mio scherno durarono meno di un istante, mentre nei suoi occhi color di noce chiara stava ogni altra cosa. Ogni altra cosa, Albert. Cos\u00ec disse: \u201cIo vado ma tu resterai, resterai sino a che tutto sar\u00e0 compiuto, sino al mondo che verr\u00e0\u201d. Una forza mi premette il petto e mi sollev\u00f2 quasi da terra. Per mesi le costole mi avrebbero dato dolore e avrei sentito come la punta di una selce appoggiata alla carne, poco sotto il cuore. Olam ha-Ba. Il mondo che verr\u00e0. Lo seguii, ancora per gioco, senza ragione. Il Golgota non era che un rilievo subito aldifuori della Porta di Damasco. Lo chiamavano cos\u00ec perch\u00e9 due cavit\u00e0 in una piccola parete di roccia rassomigliavano, viste dalle mura, le orbite di un teschio. Era tutto cos\u00ec piccolo, Albert, cos\u00ec piccolo, le tre croci stavano una vicina all\u2019altra, i corpi degli appesi quasi si toccavano. Ai piedi del masso stavano poche persone, qualche soldato, una decina di persone per lui, nessuno per gli altri due. Solo strepiti e urla di crocifissi. Quando gli appesi scuotevano il viso da una parte e poi dall\u2019altra, ringhiando di dolore, grumi di sangue volavano nell\u2019aria e cadevano al suolo. Due soldati di Roma guardavano annoiati la scena. Mi avvicinai al gruppo che vegliava lui. Alcune donne piangevano, un giovane, Jochanan, Giovanni, non distoglieva lo sguardo dalla croce, cos\u00ec come da una stella. Fui tra di loro. Avevo forse seguito le sue predicazioni in qualcuna delle citt\u00e0 di Giuda? Non risposi, ma per loro fu cos\u00ec. Mor\u00ec all\u2019ora nona. Non si oscurarono i cieli, n\u00e9 si apr\u00ec la terra. Solo quel grido: \u201cDio mio, Dio mio, perch\u00e9 mi hai abbandonato?\u201d Tale era la disperazione, l\u2019abisso, che non volle dire lo Shem\u00e0. Poi il costato si mosse, torcendosi come se un serpente fosse infine riuscito ad entrare in quel corpo e si muovesse verso il cuore per colpirlo. Fu finita\u201d. Tacque, per alcuni minuti. Poi riprese: \u201cLo portarono via per ultimo, si erano calmati gli strepiti. Ricordo quel telo di tessuto intrecciato e di somma fattura che veniva dal Tempio, offerto da qualcuno. Stavo intorno a loro, ascoltavo, chiedevo. Gente umile, poveri contadini, non sapevano ora che fare, dove andare. Seguimmo. Il sepolcro lo vidi, una povera nicchia in una pietra nel campo di un uomo influente che seguiva Ges\u00f9. Gli ufficiali avevano posto delle scritte, dei cartigli sottili sul telo intorno al suo volto, stavano scritti il suo nome e la sua colpa. Il suo nome e la sua colpa. Quella sera raggiunsi la locanda dove mi persi con un forte vino di Galilea e con una donna giovanissima la cui fronte e il cui ventre erano ornati da collane fatte con piccole monete d\u2019oro. Rimasi in citt\u00e0 quattro giorni. Si sparse la leggenda del sepolcro trovato vuoto un mattino e della sua resurrezione. Mi diressi al campo, ma le guardie di Roma e del Sinedrio impedivano di avvicinarsi. Pensai al volto di Giovanni quando la notizia doveva averlo raggiunto, al suo correre furioso e felice, al suo viso radiare mentre vedeva quel vuoto in cui la storia comunque cadeva e si apriva. Io credo qualcuno tra di loro, forse nemmeno della cerchia pi\u00f9 intima, abbia trafugato il corpo, per una sepoltura pi\u00f9 degna, lontano da quel campo. Cosa davvero sia accaduto, non so. Non ha alcuna importanza. Olam ha-Ba. Il mondo che verr\u00e0. Tornai dai miei. Sposai una donna, da cui non ebbi figli. Divenne vecchia e mor\u00ec. Io, che ero diventato un uomo maturo, rimasi. Passarono anni ed anni, decenni e decenni, io non morivo, restavo come mi vedi ora, il viso che ti guarda \u00e8 quello di un uomo di un\u2019altra era. Infine capii. Il suo potere mi aveva attraversato quel giorno a Gerusalemme. Lui non poteva dire e volere che la verit\u00e0: io sarei restato, sarei restato sino alla fine. Duemila anni sono cos\u00ec lunghi, ed \u00e8 cos\u00ec difficile nascondersi nella storia degli uomini. Occorre saper sopportare l\u2019insopportabile, saper dimenticare. Io devo solo attendere, questa \u00e8 stata la sua parola per me. Attendere e ricordare, ancora qui, da questa parte del mondo. Con quale sentimento aveva operato quell\u2019ultimo miracolo, che nessuno avrebbe mai conosciuto? L\u2019orgoglio di inviare, ancora nella carne, verso l\u2019ultimo giorno chi lo aveva guardato negli occhi? Ora sono molto stanco e voglio dormire. So che \u00e8 difficile credere alle mie parole. Se lo vorrai, dimenticheremo ogni cosa. Vienimi a trovare. Domani. S\u00ec, domani\u201d. Mi salut\u00f2 abbracciandomi e mi lasci\u00f2. Credo di non aver detto una parola. Avrei deciso domani cosa fare: dimenticare, immaginarlo folle come mi sembrava facile, oppure credergli. Credergli. Ultima scena il protagonista esce nell\u2019aria fresca e si incammina verso casa attarversando il parco, notte, alberi scuri e stelle nel cielo. Qui finiamo ed \u00e8 molto bello.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_13766\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"13766\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Siamo a Lucca. 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