{"id":13753,"date":"2013-04-22T10:53:48","date_gmt":"2013-04-22T09:53:48","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=13753"},"modified":"2013-04-22T10:53:48","modified_gmt":"2013-04-22T09:53:48","slug":"premio-racconti-nella-rete-2013-ricordo-di-federica-politi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=13753","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2013 &#8220;Ricordo&#8221; di Federica Politi"},"content":{"rendered":"<p>Non riesco a dormire. Non riesco a chiudere occhio. La camerata \u00e8 avvolta nella penombra. Sento indistintamente ogni molla del materasso. Mi giro e mi rigiro\u00a0 facendo cigolare la rete. Un suono stridulo, che penetra nella mente. Sento freddo. Le coperte non bastano. Le lenzuola hanno un odore forte, di disinfettante. Nell\u2019aria un rumore, come un lamento, come una nenia antica. Odore di corpi stanchi, sudati, abbandonati. Nel letto vicino sento russare. Le coperte si alzano e s\u2019abbassano nel tempo di un respiro.<\/p>\n<p>Mi siedo. Mi guardo intorno. Tutto sembra tranquillo. Decido d\u2019alzarmi. \u00c8 una cosa proibita. La faccio ugualmente, attenta a non far rumore. Cammino lentamente tra i letti. Guardo a destra. A sinistra. \u00c8 tutto cos\u00ec tranquillo. La notte mette tutto a tacere e stende un velo di normalit\u00e0 sulla follia. M\u2019avvicino alla finestra. Ci sono le sbarre: grandi inferriate bianche. Con la punta delle dita sfioro il vetro. \u00c8 freddo. \u00c8 liscio. Guardo in alto. Sopra i tetti. Il cielo \u00e8 nero. La luna \u00e8 uno spicchio splendente. Lontana. Incompleta. Irraggiungibile, come la realt\u00e0, ora che devo vivere in questo non-mondo fatto di urla e di deliri. Continuo a guardare fuori. Il freddo penetra sempre pi\u00f9 in profondit\u00e0. Attraversa ogni strato di pelle, s\u2019insinua nelle vene e si lascia trasportare dal sangue verso ogni organo: lo stomaco, il fegato, l\u2019intestino, i polmoni, il cervello, il cuore. \u00c8 tutto congelato dentro di me e il vuoto si spande assorbendo ogni cellula. Mi stringo nel lungo camicione che indosso. Non importa. \u00c8 da tempo che ho smesso di sentirmi viva. Sopravvivo, senza sapere come. Un unico desiderio: morire.<\/p>\n<p>Torno a guardare il cielo nero, lo spicchio di luna splendente e poi chiudo gli occhi. Hanno provato a cancellare la mia memoria. Non ci sono riusciti.<\/p>\n<p>Ricordo. La festa del santo patrono. La chiesa piena di gente. Colletti inamidati, gonne a pieghe, scarpe consumate ma ben lucidate. Il fumo delle candele e dell\u2019incenso. Il segno della pace. Il segno della croce.<\/p>\n<p>Ricordo. Le chiacchiere fuori dalla chiesa tra conoscenti, gli abbracci tra parenti, lo sguardo complice tra amiche. Qualche dolce fatto in casa. Un bicchiere di vino. Sopra a tutto, in agguato, la paura della guerra.<\/p>\n<p>Ricordo. Occhi neri. Uno sguardo impertinente fisso su di me. Una \u00a0faccia sconosciuta. Riccioli scuri. Labbra carnose. Denti bianchi. I pettegolezzi della gente. Un sorriso che s\u2019avvicina. La sua mano che sfiora la mia. Lui che scompare sulla collina, tra le piante cariche di olive. Niente \u00e8 pi\u00f9 stato come prima.<\/p>\n<p>Ricordo. Il capanno umido. La coperta bucata stesa sul fieno. Le sue labbra sulle mie. Le sue mani a sfiorare la mia pelle. Il suo respiro affannato tra le pieghe del mio collo. Il suo corpo sopra il mio. L\u2019ansia, la paura, il desiderio, il piacere.<\/p>\n<p>Ricordo. Ogni singola notte. Ogni singola ora passata tra le sue braccia. Ogni singolo minuto trascorso nella paura d\u2019essere scoperti. L\u2019odore della sua pelle. Il profilo del suo volto illuminato dalla luce tremolante di una candela. Il battito del suo cuore esplodermi in pieno petto.<\/p>\n<p>Ricordo. L\u2019esatto momento in cui ho avuto la certezza di aspettare un figlio. Un figlio suo. Un figlio nostro. Il panico. L\u2019angoscia. La necessit\u00e0 di vederlo, di parlargli, di perdermi tra le sue braccia e sentirmi dire che tutto andr\u00e0 bene, che la guerra finir\u00e0 presto e che noi vivremo felici e contenti. Come nelle fiabe. Le fiabe sono solo menzogne, per\u00f2.<\/p>\n<p>Ricordo. La corsa tra l\u2019erba alta. Il sentiero che sale e sembra non finire mai. Il sole che tramonta alle mie spalle. Io che m\u2019arrampico incurante dell\u2019oscurit\u00e0 che avanza. Il cuore pieno di speranza. Un profondo silenzio interrotto solo dal verso di un animale. Forse un cinghiale. Ma io non ho paura. Corro veloce incontro all\u2019amore. Al futuro.<\/p>\n<p>Ricordo. Un rumore di spari. Tre. Forse quattro. Provengono da lontano. Non riesco a capire, l\u2019eco di ogni esplosione s\u2019amplifica svariate volte lungo il pendio fino a spegnersi sul fondo della valle. Corro pi\u00f9 veloce. Mi si spezza il fiato. Voglio essere tra le sue braccia. Subito. Voglio sentirmi al sicuro.<\/p>\n<p>Ricordo. Le fiamme alte avvolgere il capanno. Il crepitio del fuoco si fa sempre pi\u00f9 assordante. Ho paura. Grido. Ho paura. Non so che fare. Ho paura. Mi muovo. Ho paura. Aggiro \u00a0l\u2019incendio. Ho sempre pi\u00f9 paura. Quello che vedo finisce per spazzare via ogni speranza, finisce per annientare ogni sogno, la sostanza stessa di cui sono fatta.<\/p>\n<p>Ricordo. Il suo corpo penzolare ondeggiando nel vuoto insieme agli altri. La testa appesa ad una corda. La faccia gonfia. Gli occhi fuori dalle orbite. Niente pi\u00f9 sorrisi. Niente baci. Niente carezze. Niente abbracci. Solo un ghigno di morte a deformare il suo volto.<\/p>\n<p>Ricordo. Un urlo disumano che lacera ogni fibra del mio corpo, che azzera ogni battito del cuore, che annulla ogni pensiero. La \u00a0disperazione e le lacrime.\u00a0 Niente sar\u00e0 pi\u00f9 come prima. Di nuovo.<\/p>\n<p>Ricordo. E\u2019 stato un attimo. Non ho dovuto maturare una decisione. Un\u2019unica certezza ha preso il posto dei sogni. Non avevo pi\u00f9 paura. Volevo che tutto finisse. Volevo che il mio cuore smettesse di sanguinare. Ho camminato e camminato fino a che non ho trovato l\u2019abisso ai miei piedi. Le mani strette al grembo. Un passo nel vuoto. Poi non ricordo pi\u00f9 nulla.<\/p>\n<p>Apro gli occhi. Torno a guardare in alto, verso il cielo nero. Con le mani cerco il mio ventre. \u00c8 vuoto. Le nuvole sono passate. Aspetto di tornare ad ammirare la luna ma quello che vedo mi spaventa: la sua faccia pallida, gonfia, la bocca spalancata in una smorfia di dolore, i suoi occhi esanimi fissi su di me. Comincio a gridare sempre pi\u00f9 forte. Mi strappo i capelli. Picchio i palmi contro i vetri della finestra che vanno in frantumi.<\/p>\n<p>Non le sento arrivare. Sono in due. Mi prendono con la forza e mi portano via. Mi dicono di stare calma. Io continuo ad urlare. Sono molto pi\u00f9 forti di me. Hanno robuste braccia da contadine. Mi dibatto ferocemente mentre mi trascinano. Sbatto i piedi. Tiro calci. Urlo ancora pi\u00f9 forte. Attraversiamo un lungo corridoio sul quale s\u2019affacciano numerose finestre. La sua faccia si staglia sempre pi\u00f9 nitida nell\u2019oscurit\u00e0 della notte.\u00a0 Grido ancora pi\u00f9 forte. Impreco contro la sorte. Mi maledico. Maledico il mondo. Maledico la sorte.<\/p>\n<p>Le infermiere si fermano. Con un gesto brusco mi spogliano. Continuo a dibattermi. Mi spingono dentro una stanza e una porta si chiude alle mie spalle. Picchio i pugni contro ogni parete. Mi guardo attorno. Non c\u2019\u00e8 niente. Solo una piccola finestra in alto. In un angolo vedo un mucchio di paglia. Mi ci butto. La strappo. La lancio in ogni direzione. Continuo ad\u00a0urlare. Urlo sempre pi\u00f9 forte. Picchio la testa contro i muri, contro il pavimento. Ripetutamente.<\/p>\n<p>Sono esausta. Mi siedo. Mi sdraio. Mi avvolgo in quello che potrebbe sembrare fieno, ma ha un odore diverso. \u00a0I minuti passano lenti. Riesco a calmarmi. Affondo il viso in quella paglia. Per un breve istante mi sembra di essere nel capanno, tra le sue braccia. Una lacrima scivola veloce\u00a0lungo il viso. Chiudo gli occhi.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_13753\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"13753\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Non riesco a dormire. 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