{"id":13741,"date":"2013-04-22T10:56:38","date_gmt":"2013-04-22T09:56:38","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=13741"},"modified":"2013-04-22T10:56:38","modified_gmt":"2013-04-22T09:56:38","slug":"premio-racconti-nella-rete-2013-malus-domestica-di-matteo-stelloni","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=13741","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2013 &#8220;Malus domestica&#8221; di Matteo Stelloni"},"content":{"rendered":"<p>Tic, tac, tic, tac&#8230; Il vecchio orologio a cuc\u00f9 continua imperterrito nel suo lavoro, mentre arriva questo Marted\u00ec mattina.<br \/>\nSono ancora scosso dai cambiamenti che la notte appena trascorsa mi ha regalato.<br \/>\nUna serata particolare per me: la mia prima notte fuori di casa. Come un ragazzino che dorme la prima volta da un amico, come il primo giorno di scuola, come tutti quei ricordi che si annodano all\u2019infanzia.<br \/>\nSono partito da casa che ormai erano quasi le dieci: ne sono certo perch\u00e8 il riflesso dell\u2019orologio sullo specchio della casa di Marta mi arrivava dritto in faccia. Sono uscito con Paolo, giu per le scale senza dire una parola: solo l\u2019incedere di quei passi frettolosi riempiva l\u2019atrio delle scale. Siamo arrivati alla macchina, siamo entrati e la musica ha preso il sopravvento nella sua utilitaria. Io stavo seduto dietro. Potevo vedere i suoi occhi dallo specchietto retrovisore, e pi\u00f9 li guardavo, pi\u00f9 potevo correre il rischio di finirci dentro tanto erano vuoti. Dobbiamo aver viaggiato circa venti minuti, perch\u00e8 anche se con il buio non sapevo distinguere dove fossimo, abbiamo ascoltato cinque canzoni.<br \/>\nLo ricordo, cinque canzoni.<br \/>\nCinque sono gli anni da cui la mia vita e quella di Paolo si sono incrociate. In questi anni ne abbiamo passate di tutti i colori: ho visto nascere suo figlio, ho visto arrivare in casa Hugo il fedele cagnolino di Marta, ho visto gioie e ho visto dolori, sono stato spettatore di quella vita e di quelle che a questa si sono indissolubilmente legate. Ho visto Marta urlare, ho visto Paolo urlare, poi li ho visti baciarsi, li ho visti accarezzarsi e li ho visti felici, ma mai li avevo visti come quella sera. Mi erano passati davanti a tutta velocit\u00e0, lei per prima e lui a seguire in una specie di scia che si richiudeva un istante dopo. I volti seri, le facce scure. Si erano chiusi in camera ma con il televisore acceso non riuscivo a sentire niente. So solo che dopo qualche minuto Paolo \u00e8 uscito e siamo corsi giu per le scale fino ad essere qui, parcheggiati con la macchina in un non luogo, che potrebbe essere tutti i luoghi, per quello che riesco a vedere.<br \/>\nAd un tratto noto che accanto a me c\u2019\u00e8 una valigia, ci sono diverse cose: su tutto spunta uno spazzolino. Nel guardare questo bizzarro elemento, quella sensazione di prima volta mi riempie di nuovo il cuore ed i polmoni: il mio primo viaggio penso, ma il viaggio si interrompre subito. Paolo apre la portiera prende la valigia e scendiamo. Ancora su per delle scale, ed eccoci qui: un piccolo ufficio, credo il suo.<br \/>\nEntriamo senza far rumore, Paolo sistema tutto metodicamente,si cambia d\u2019abito, l\u00ec davanti a me, ma non dice una parola. Fuma davanti alla finestra, aperta, e dopo qualche minuto spenge la luce e sussurra con un filo di voce:<\/p>\n<p>\u201c Buonanotte..\u201d.<\/p>\n<p>Ed eccomi qui, lui si \u00e8 gia svegliato, si \u00e8 ricambiato d\u2019abito ed ha sistemato tutto dentro ad un vecchio armadio, con la cura con cui lo avevo visto molte volte sbrigare le sue faccende personali.<br \/>\nQuella cura, che quella sera, non aveva avuto con me, ne con Marta, dimentico di se e degli altri.<\/p>\n<p>&#8221; Buongiorno Paolo! &#8220;.<\/p>\n<p>&#8221; Buongiorno Gianni! &#8220;.<\/p>\n<p>&#8221; Sei mattiniero stamattina, di solito non arrivi mai prima delle dieci.. &#8221; Dice Gianni, con tono scherzoso.<\/p>\n<p>Gianni \u00e8 il collega di Paolo. Avevo avuto modo di conoscerlo una sera a casa sua, quando per la cena aveva portato con se una bottiglia di vino rosso. La ricordo bene quella bottiglia, un dipinto di Modigliani sull\u2019etichetta, ne intrigava il contenuto. Un brav uomo lo definiva Paolo, un collega sincero: insomma un amico.<br \/>\nNon ci mette infatti molto a capire quello che \u00e8 accaduto, saranno stati gli occhi gonfi ancora di stanchezza, oppure il disordine di oggetti su quella scrivania:<\/p>\n<p>&#8221; Ma tu hai dormito qui stanotte? &#8221;<\/p>\n<p>&#8221; Dormito.. sono stato qui. Ma ti prego non farmi domande a cui non avrei ne voglia, ne modo di rispondere. &#8221;<\/p>\n<p>La faccia di Paolo adesso \u00e8 proprio uno schifo: falsit\u00e0, stanchezza, indisponenza.<\/p>\n<p>&#8221; Paolo sei proprio uno straccio.. Rispetto quello che dici, ma fatti aiutare in qualche modo. &#8221;<\/p>\n<p>&#8221; Non ho bisogno di aiuto, \u00e8 solo una cosa di una sera. Stasera torno a casa, tranquillo. &#8221;<\/p>\n<p>Paolo chiude la porta e soinge fuori, con quella parte di gentilezza che la sua coscienza ancora gli impone, il collega.<br \/>\nDue passi spalle alla porta verso la finestra, la mano tesa verso lo schienale della sedia.<\/p>\n<p>&#8221; Perch\u00e8? Perch\u00e8 doveva succedere? Andava tutto cos\u00ec bene.. &#8221; poi le lacrime.<\/p>\n<p>Lacrime da annegarci dentro, lacrime da prosciugarsi.<br \/>\nEccolo li di fianco a me, piegato nel suo dolore. Un qualcosa che non conoscevo, un qualcosa cui non potevo certo porre rimedio: solo ascoltare. Le vibrazioni peggiori della mia vita, le avrei definite poi, ma adesso sono quelle che mi vibrano addosso e che fanno percuotere tutti i miei nodi.<br \/>\nPaolo prende un foglio, ci appunta qualcosa disordinatamente, non riesco a vedere bene dalla mia posizione. Scrive, legge, accartoccia. Le sue parole ora giacciono nella pattumiera di fianco alla porta, riesco solo a scorgere una parola ESITO. Si asciuga il viso, mi getta un\u2019occhiata, ed esce. Lo sento parlare di pratiche, di questioni di lavoro. Inizia il lavoro.<br \/>\nIo resto qui, fra questi muri che si toccano a delimitare il perimetro dove ho incontrato il male. Il perimetro del dolore, dove ora resto a pensare a quelle cinque lettere scritte in un corsivo elementare, messe li a formare un significato, che per\u00f2 si moltiplica e si disperde se staccato dal contesto.<br \/>\nArriva Gianni, apre la finestra, e dice:<\/p>\n<p>\u201cC\u2019\u00e8 una puzza di chiuso, che farebbe rabbrividire chiunque, meglio aprire un p\u00f2.\u201d.<\/p>\n<p>Poi si volta, guarda tutto quello che a questo luogo non appartiene compreso me, mi scruta dall\u2019alto in basso, non dice una parola. Poi come arrivato si allontana, lasciando dietro di se un odore forte: acqua di colonia. Un odore acre, che i miei sensi ricordano ma che non sanno contestualizzare.<br \/>\nForse era lo stesso odore che aveva portato la sera che era venuto a cena da Paolo, forse era semplicemente l\u2019odore che altre persone hanno addosso, o pi\u00f9 semplicemente l\u2019odore che nelle sue note piu lievi rimaneva dentro l\u2019ufficio anche quando non era fisicamente presente.<br \/>\nIl vento fa sbattere la finestra, una, due, tre volte. La brezza di questa mattina di Febbraio mi arriva addosso, mi gela dentro, come uno schiaffo in pieno volto.<br \/>\nPaolo rientra. Alza il telefono:<\/p>\n<p>&#8221; Pronto mamma? &#8221;<\/p>\n<p>&#8221; Ciao sono io, il bambino come sta? &#8221;<\/p>\n<p>&#8221; Bene, senti mamma, ti devo parlare. E\u2019 successo un casino ieri sera, sto male, sto male&#8230; &#8221;<\/p>\n<p>Ancora le lacrime, ma questa volta pi\u00f9 violente, come un getto. La mano gli inizia a tremare sulla cornetta e la voce si fa sempre pi\u00f9 strozzata, fino a soffocarsi del tutto.<br \/>\nRiaggancia.<br \/>\nQuesta volta non si pulisce le lacrime, le lascia sgorgare sulle sue guance fino a farle arrivare sulle labbra, come se ingoiarle potesse frenare il suo dolore.<br \/>\nPrende ancora il telefono, non compone un numero, ma preme un tasto.<\/p>\n<p>&#8221; Puoi venire qua un attimo? &#8221;<\/p>\n<p>&#8221; Bene.. &#8221;<\/p>\n<p>Dopo qualche secondo si apre la porta ed ecco Gianni.<\/p>\n<p>&#8221; Ma mi vuoi dire che diavolo \u00e8 successo? Hai dormito qui e sei totalmente sconvolto.. Hai problemi con Marta? &#8221;<\/p>\n<p>Paolo non risponde.<br \/>\nGuarda fisso davanti a se, mentre Gianni cerca di intercettarne faticosamente lo sguardo.<\/p>\n<p>&#8221; Su, lo sai che con me puoi parlare.. Hai portato qui mezza casa, compreso le piante, si pu\u00f2 sapere qualcosa? &#8221;<\/p>\n<p>&#8221; Gianni, si ho dei problemi a casa. Ho dei problemi con Marta, ma per adesso non voglio parlarne. &#8221;<\/p>\n<p>&#8221; Va bene, ma vedrai che tutto si risolver\u00e0. Qualsiasi cosa sia lei \u00e8 comprensiva lo sai benissimo, \u00e8 una santa donna quella Marta.<br \/>\nAndiamo a pranzo dai, vedrai che un p\u00f2 di cibo ti far\u00e0 bene. &#8221;<\/p>\n<p>Io, fermo, resto qui ad immaginare come sar\u00e0 quel pranzo, di cosa parleranno, se davvero Gianni risucir\u00e0 ad aiutare Paolo o almeno a consolarlo.<br \/>\nTutto quello che posso fare \u00e8 ascoltare.<br \/>\nIl pranzo deve essere stato un momento idilliaco, immagino. I due tornano sorridenti e felici: pacche, risate.<br \/>\nDevono avere bevuto anche del vino, ne percepisco le note, ma anche i rumori dei passi un p\u00f2 claudicanti.<br \/>\nMi passano davanti l\u2019uno di fianco all\u2019altro, a non pi\u00f9 di venti centimetri.<br \/>\nMa poi.. Poi le cose devono prendere un\u2019altra piega:<br \/>\nsento un frastuono di oggetti, sento le vibrazioni salire su per il tavolo.<\/p>\n<p>&#8221; Ti prego fermati! &#8221;<\/p>\n<p>&#8221; Non hai certo niente da insegnarmi tu, che della vita non hai capito niente. Urla Paolo. &#8221;<\/p>\n<p>Non li vedo, riesco solo a sentirli.<\/p>\n<p>&#8221; Quel bambino era la cosa pi\u00f9 bella che avevo e ora \u00e8 diventato un mostro. Le mie mani non serviranno pi\u00f9 a niente senza poterlo accarezzare, le mie ginocchia saranno solo due pieghe se non potr\u00f2 farlo sedere qui sopra. &#8221;<\/p>\n<p>&#8221; Paolo, smettila di farneticare. &#8221;<\/p>\n<p>&#8221; E\u2019 come avere davanti a me ogni mattina la prova. E\u2019 come guardare una colpa e non sopportarla. &#8221;<\/p>\n<p>Sento ancora rumori, confusi.<\/p>\n<p>&#8221; Smettila di fare il pazzo, spiegati e calmati. &#8221;<\/p>\n<p>&#8221; Non posso parlare, non servirebbe a nessuno, vi ammazzerei con la mia verit\u00e0. &#8221;<\/p>\n<p>&#8221; Cos\u00ec ti ammazzi sul serio vieni qui. &#8221;<\/p>\n<p>Due passi veloci e poi &#8230;<br \/>\nPoi due tonfi, in rapida successione, come di sacchi pieni che cadono nella pattumiera.<br \/>\nEd \u00e8 solo silenzio.<br \/>\nChiss\u00e0 per cosa si saranno azzuffati?<br \/>\nLi immagino poco pi\u00f9 in la, faccia a terra, distesi fianco a fianco, che respirano come se dormissero, che non si muovono come se dormissero.<br \/>\nUn\u2019aria densa e fredda che sembra arrivare dallo stretto di Bering entra dalla finestra che ora capisco aperta e le mie radici si fanno pesanti. Le mie foglie si fanno deboli e avvizzite, il mio tronco si crepa dal dolore.<br \/>\nLe grida dalla via iniziano a farsi sentire, sembra essere arrivata davvero tanta gente, sento dei pianti, sento l\u2019arrivo delle sirene.<br \/>\nVorrei poter fuggire, vorrei correre in strada. Vorrei poter urlare.<br \/>\nLa polizia entra nell\u2019ufficio, due ragazzi giovani, si siedono qui vicino a me.<\/p>\n<p>&#8221; Brutta storia. &#8220;Dice l\u2019uno all\u2019altro.<br \/>\n&#8221; Eh si, due morti sono sempre una brutta faccenda. &#8221;<\/p>\n<p>Vorrei non essere mai stato qui, prima, ma soprattutto adesso.<br \/>\nPerch\u00e8 quel che immagini non provoca mai il dolore di quel che accade realmente.<br \/>\nDall\u2019immagine si pu\u00f2 sempre fuggire, l\u2019immagine \u00e8 effimira, ma la realta, la realt\u00e0 \u00e8 un muro.<br \/>\nE allora vorrei seccarmi adesso, vorrei che le mie radici si staccassero da me, che la terra di questo vaso volasse via e restassi senza nutrimento. Non voglio essere custode di questo. Non voglio veder passare gli eventi e imprigionarli nella mia sottile corteccia. Non voglio che questo germe rimanga per sempre dentro i miei anelli.<\/p>\n<p>Da allora sono passati molti giorni ed io non ho fatto che pensare, non ho fatto che vivere e ascoltare.<br \/>\nCome quel giorno in cui Paolo decise che sarebbe stato insopportabile essere il padre di un figlio non suo.Quel giorno in cui decise che l\u2019amico non avrebbe dovuto sapere di essere il suo stesso nemico.<br \/>\nQuel giorno in cui Gianni decise che avrebbe salvato Paolo fallendo miseramente.<br \/>\nAdesso mi trovo qui nel giardino della casa di Marta, dove tutto ebbe inizio: testimone di quel giorno e di tanti altri dopo. Sono cresciuto e sulla mia corteccia, una frase, in corsivo:<\/p>\n<p>\u201c Osservare o decidere? \u201d.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_13741\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"13741\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Tic, tac, tic, tac&#8230; Il vecchio orologio a cuc\u00f9 continua imperterrito nel suo lavoro, mentre arriva questo Marted\u00ec mattina. 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