{"id":13519,"date":"2013-04-10T17:05:03","date_gmt":"2013-04-10T16:05:03","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=13519"},"modified":"2013-04-10T17:05:03","modified_gmt":"2013-04-10T16:05:03","slug":"premio-racconti-nella-rete-2013-la-straniera-di-alessandro-vita","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=13519","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2013 &#8220;La straniera&#8221; di Alessandro Vita"},"content":{"rendered":"<p>Anya era follia.<\/p>\n<p>Anya era una fiamma, un tripudio di movenze, un\u2019elegante silhouette che ardeva di piacere, di libert\u00e0, di vita. Indomabile come il vento, volubile come una tempesta d\u2019estate, travolgente come il corso di un fiume in piena; Anya era tutte queste cose incarnate in un corpo dalle linee splendide, linee che mandavano in estasi, che causavano vertigine, vertigine in cui avresti voluto perderti per tutta la notte.<\/p>\n<p>Ad Anya piaceva danzare sola, immersa nella folla di una discoteca, ammaliata dagli sguardi stregati degli uomini che le bazzicavano attorno. Ballava, lei, trascinata dalla perdizione, sciolta dall\u2019alcool che le circolava sotto la pelle d\u2019avorio, quella sua pelle cos\u00ec pulita che sapeva d\u2019innocenza tradita, di sogni bruciati dalla realt\u00e0.<\/p>\n<p>Ballava, Anya, anche la sera in cui la incontrai.<\/p>\n<p>Ero al bancone del Robinson Club, quando alzai lo sguardo e la vidi ondeggiare verso di me. Teneva la testa bassa, penzoloni, il viso nascosto dietro il taglio corto dei capelli neri, quei capelli lucenti, come di velluto.<\/p>\n<p>Me la ritrovai accanto quasi all\u2019improvviso. Non ebbi il tempo di pensare; posseduto dal suo profumo e incoraggiato dalla leggera sbornia, le domandai se le andava di bere qualcosa insieme a me.<\/p>\n<p>Lei sollev\u00f2 il capo, lentamente, e mi scocc\u00f2 contro un par d\u2019occhi scuri, densi, che ferivano. Per un attimo mi manc\u00f2 il fiato. Aveva un viso dall\u2019espressione assente, come quello di una bambola di porcellana: bellissimo e dolce, eppure colmo di una tristezza vaga, sconfinata. La sua malinconia stonava con il chiasso ribelle del locale, strideva con la seduzione che l\u2019aveva accompagnata sin l\u00ec.<\/p>\n<p>Le chiesi cosa avesse, ma lei non rispose, scosse il capo. Pensai che stesse passando un brutto momento e cos\u00ec me ne andai.<\/p>\n<p>A un tratto, per\u00f2, avvertii la sua mano sul braccio. \u201cEhi! aspetta, non volevi offrirmi da bere?\u201d<\/p>\n<p>\u201cMa io pensavo\u2026\u201d<\/p>\n<p>\u201cCosa?\u201d<\/p>\n<p>\u201cNiente,\u201d dissi, e le sorrisi.<\/p>\n<p>Di colpo lei cambi\u00f2 faccia, come una psicopatica, una psicopatica che era a un tempo incantevole e maliziosa. Mi schiuse le labbra in un risolino invitante, traboccante di passione, passione che m\u2019immaginai rossa come il suo rossetto e rovente come l\u2019ambiente che la circondava.<\/p>\n<p>Ci sedemmo a un tavolino e ordinammo da bere. Ci presentammo al chiarore di una luce al neon, non curanti degli ubriachi che ci barcollavano accanto.<\/p>\n<p>Mi disse di venire dalla Russia; nonostante questo, per\u00f2, notai che il suo italiano era pressoch\u00e9 perfetto.<\/p>\n<p>\u201cChe ci fai da queste parti?\u201d le chiesi, incuriosito.<\/p>\n<p>Lei mi rivolse un\u2019espressione divertita, diede un sorso al suo drink e disse: \u201cSecondo te che sto facendo? Mi faccio offrire da bere, no?\u201d<\/p>\n<p>Scoppiai a ridere. Anche lei. Poi mi spiegai meglio: \u201cVoglio dire, perch\u00e9 hai lasciato il tuo paese per venire qui, in Italia?\u201d<\/p>\n<p>Lei ci pens\u00f2 un attimo e mi sorrise di nuovo.<\/p>\n<p>\u201cForse ero stanca della Vodka,\u201d disse, alzando le spalle. E dopo un altro sorso aggiunse: \u201cBalliamo?\u201d<\/p>\n<p>Ovviamente accettai.<\/p>\n<p>In un attimo ci ritrovammo nella mischia; eravamo pervasi dalla musica, storditi dai bagliori delle luci stroboscopiche. Lei civettava con me, mi provocava, e io ero assorbito dai suoi movimenti, distrutto dalla sua ambiguit\u00e0. Mentre ballavamo l\u2019idea che mi ero fatto di Anya si sgretolava in pezzi sempre pi\u00f9 piccoli, sempre pi\u00f9 indecifrabili. Lei era esuberante, scaltra, consapevole della sua bellezza, del suo potere, eppure il pensiero che in lei ci fosse qualcosa di strano non mi abbandonava mai del tutto.<\/p>\n<p>C\u2019erano momenti in cui il suo viso tornava ad eclissarsi dietro un alone d\u2019inquietudine. A volte abbassava la testa senza motivo, e io ero costretto ad avvicinarmi per cercarle gli occhi, quegli occhi che puntualmente trovavo lucidi, sbarrati, come annebbiati da un brutto ricordo. Non facevo che pensare: che ha? perch\u00e9 fa cos\u00ec?<\/p>\n<p>In molte occasioni mi sembr\u00f2 sul punto di scoppiare in lacrime, ma bastava un niente, una mia occhiata pi\u00f9 attenta, una mia frase pi\u00f9 accorta, ed ecco che lei si rianimava, di nuovo, sfuggente, pronta a sfoderarmi il suo sorriso migliore, pronta a riversarmi contro la sua voglia di contatto, di carnalit\u00e0. Non avevo idea di cosa le passasse per la testa. Mi pareva che quel suo atteggiamento non fosse altro che un grido sordo di aiuto, una sorta di codice segreto.<\/p>\n<p>L\u2019unica certezza che avevo, comunque, era che bere le piaceva, e parecchio. All\u2019ennesimo giro di drink aprii il portafoglio con terrore, e per me fu una vera fortuna che il Robinson stesse chiudendo.<\/p>\n<p>Alla fine lasciammo il locale e andammo da me, in appartamento. In frigo mi erano avanzate delle birre, cos\u00ec ne presi paio e ci mettemmo a chiacchierare accanto alla finestra. Era un piacere parlare con lei. Anya era un fiume di parole, era come se per anni fosse stata costretta al silenzio, e ora, finalmente libera, rivelasse a me tutti i suoi pensieri. Eravamo cos\u00ec abituai al suono delle nostre voci, che quando cal\u00f2 il silenzio, ci scambiammo uno sguardo d\u2019imbarazzo e scoppiammo a ridere.<\/p>\n<p>In quell\u2019istante Anya mi apparve pi\u00f9 bella che mai. Alcune lamelle di luce filtrarono dalle imposte chiuse della finestra e le ricaddero sul corpo, sui fianchi rotondi, sul ventre piatto, sul profilo piccolo e aggraziato del seno. Quella sua pelle chiara era un\u2019ossessione, un impulso che m\u2019invogliava a baciarla, ad averla.<\/p>\n<p>Le accarezzai una guancia, che era calda e liscia, e lei spinse il viso contro il palmo della mia mano, come se volesse rinchiudersi tutta nelle mie dita. In quel gesto percepii la sua fragilit\u00e0, la sua vera bellezza.<\/p>\n<p>Ci baciammo, e ci lasciammo scivolare sotto le lenzuola.<\/p>\n<p>Non avrei voluto fermarmi, mai, ma quando la guardai negli occhi, nel fondo di quelle sue pupille scure, io intravidi l\u2019ombra di un dolore immenso.<\/p>\n<p>L\u2019allontanai da me, senza riuscire a dire una parola.<\/p>\n<p>Aveva di nuovo quello sguardo, quello da bambola.<\/p>\n<p>\u201cNon ti va?\u201d mi chiese lei.<\/p>\n<p>Scossi la testa.<\/p>\n<p>\u201cNon \u00e8 questo,\u201d dissi, \u201c\u00e8 che non capisco. Che hai Anya? Cos\u2019\u00e8 che ti rende triste?\u201d<\/p>\n<p>Lei farfugli\u00f2 un \u201cNulla\u201d, e s\u2019accucci\u00f2 sotto le lenzuola, con la testa bassa, i capelli dispersi sul cuscino.<\/p>\n<p>L\u2019abbracciai, e mi parve di sentirla piangere. Un pianto tenue, comunque, interrotto quasi subito. Poco dopo tesi l\u2019orecchio, ma per una buona mezzora non udii pi\u00f9 nulla. Pensai che si fosse addormentata.<\/p>\n<p>A un tratto, per\u00f2, sollev\u00f2 il capo.<\/p>\n<p>\u201cChe ore sono?\u201d chiese, preoccupata.<\/p>\n<p>Guardai l\u2019orologio. \u201cQuasi le cinque,\u201d risposi.<\/p>\n<p>Anya scatt\u00f2 in piedi, corse per la camera e arraff\u00f2 le sue cose.<\/p>\n<p>\u201cChe succede?\u201d domandai, mentre si rivestiva.<\/p>\n<p>\u201cDevo andare, te lo spiego un\u2019altra volta. Ci vediamo al Robinson, ok?\u201d<\/p>\n<p>Scosso com\u2019ero balbettai un \u201cS\u00ec\u201d, e la vidi scappare fuori dalla porta.<\/p>\n<p>Passai il resto della notte pensando a lei. Chi era Anya? Chi era quella cenerentola moderna che scappava via in quel modo? Cosa nascondeva?<\/p>\n<p>Nei giorni successivi, sempre al Robinson e sempre a tarda ora, ebbi l\u2019occasione di rivederla altre volte. Ogni sera la trovava pi\u00f9 tranquilla, tuttavia le fughe alle cinque del mattino diventarono una consuetudine, e nonostante le mie domande, lei seguitava a lasciarmi senza risposte.<\/p>\n<p>Una sera, per\u00f2, dopo aver fatto l\u2019amore, lei si ferm\u00f2 da me pi\u00f9 a lungo del solito. Aveva approfittato del bagno per darsi una sciacquata e poi era tornata fresca e profumata sotto le lenzuola. Tra di noi c\u2019era un gran silenzio, e a me pareva che fosse giunta l\u2019ora di chiarire la situazione.<\/p>\n<p>La guardai e affondai il colpo: \u201cSei sposata Anya? Dimmi la verit\u00e0, \u00e8 per questo che scappi? Per tornare da tuo marito?\u201d<\/p>\n<p>Lei mi zitt\u00ec, portandomi un dito alle labbra. \u201cAbbracciami,\u201d sussurr\u00f2, \u201cstiamo cos\u00ec ancora per un po\u2019, al buio, al silenzio.\u201d<\/p>\n<p>Qualche minuto dopo l\u2019accompagnai alla porta. Ci salutammo con un bacio, ma quando lei fece per andarsene io l\u2019afferrai stretta per un braccio.<\/p>\n<p>\u201cPerch\u00e9 non vuoi dirmi dove vai?\u201d dissi, fissandola negli occhi.<\/p>\n<p>Lei cerc\u00f2 di sorridermi, ma le venne fuori una smorfia contratta dall\u2019angoscia.<\/p>\n<p>\u201cSe non torno a casa,\u201d spieg\u00f2, \u201clui mi verr\u00e0 a cercare, mi trover\u00e0, e noi non ci rivedremo pi\u00f9.\u201d<\/p>\n<p>\u201cChi ti verr\u00e0 a cercare?\u201d<\/p>\n<p>\u201cMeglio non che tu non lo sappia.\u201d<\/p>\n<p>\u201cChi \u00e8, Anya? Dimmelo.\u201d<\/p>\n<p>All\u2019improvviso cerc\u00f2 di liberarsi, stratton\u00f2 con forza il braccio e indietreggi\u00f2 di alcuni passi. Io la tenni stretta e lei rimase l\u00ec, debole, intrappolata nella mia mano.<\/p>\n<p>\u201cLasciami!\u201d grid\u00f2.<\/p>\n<p>Poi scosse la testa e cadde in ginocchio.<\/p>\n<p>Con un soffio di voce disse: \u201cTi prego, lasciami ora.\u201d<\/p>\n<p>Non ce la feci a continuare. Non volevo farla soffrire. Volevo solo la verit\u00e0. Ma ora era l\u00ec, accasciata sul pavimento, e io non ce la facevo a vederla cos\u00ec. Allentai la presa e avvertii la freschezza del suo vestito scivolarmi via dalle dita. Quando lei se ne and\u00f2 sentii come una grossa mano scavarmi nello stomaco. Pensai di averla persa per sempre.<\/p>\n<p>Tornai in appartamento e mi buttai a letto stanco e depresso, e poco dopo m\u2019addormentai.<\/p>\n<p>Erano passate forse un paio d\u2019ore da quell\u2019addio, quando udii suonare con insistenza al campanello della porta. Andai ad aprire, e ci\u00f2 che vidi per poco non mi fece cadere a terra per la disperazione.<\/p>\n<p>Era Anya, ma aveva un occhio tumefatto dai lividi e le labbra spaccate che le tremavano impazzite in una poltiglia rossastra di sangue e saliva.<\/p>\n<p>Gridai: \u201cChe t\u2019\u00e8 successo?\u201d Ma lei non riusciva a parlare e piagnucolava in versi tanto acuti quanto inumani. La portai in bagno e le sciacquai il viso con un po\u2019 acqua; lei url\u00f2, cerc\u00f2 di divincolarsi, sput\u00f2 del sangue nel lavandino e still\u00f2 ancora finch\u00e9 non sembr\u00f2 esaurire il fiato.<\/p>\n<p>Quando si calm\u00f2 la feci accomodare in camera. Lei and\u00f2 alla finestra, l\u2019apri, e s\u2019accese una sigaretta.<\/p>\n<p>\u201cRicordi,\u201d disse, \u201cquando mi hai chiesto se ero sposata? Avevi ragione, ho un marito. Ma come vedi dalla mia faccia non \u00e8 amore quello che ci ha fatto incontrare.\u201d<\/p>\n<p>Mi spieg\u00f2 che in Russia non stava bene, che era entrata in un brutto giro. Lavorare non le era mai piaciuto e cos\u00ec fin\u00ec per galleggiare nelle acque torbide della malavita. Era stata un\u2019eroinomane, tuttavia mi assicur\u00f2 pi\u00f9 volte che ora non lo era pi\u00f9, che era stata fortunata e aveva smesso in tempo. Aveva deciso di cambiare, e chiese aiuto a una sua cugina. La cugina era in contatto con un\u2019agenzia matrimoniale internazionale. Roba di classe, mi aveva detto, roba per ricconi. Disse che c\u2019erano uomini abbastanza facoltosi da potersi comprare una moglie.<\/p>\n<p>\u201c\u00c8 legale?\u201d domandai.<\/p>\n<p>\u201cNon proprio,\u201d rispose lei. \u201cSe si trattasse di una semplice agenzia d\u2019incontri allora non ci sarebbero problemi. Ma quella a cui mi sono affidata non \u00e8 cos\u00ec: la mia lavora solo con una certa tipologia di persone. L\u2019agenzia recluta le donne da qualsiasi parte dell\u2019est Europa; di solito sono ragazze disperate che non hanno un lavoro, che non hanno niente se non la loro bellezza. L\u2019agenzia fornisce una sorta di catalogo con le donne disponibili, il cliente sceglie, paga, e si celebrano le nozze, fine della storia.\u201d<\/p>\n<p>Mi strinsi nelle spalle, non potevo credere a una cosa del genere. E ancor meno potevo credere che lei avesse accettato di vendersi in questo modo.<\/p>\n<p>\u201cPerch\u00e9 l\u2019hai fatto?\u201d chiesi, pallido.<\/p>\n<p>\u201cPerch\u00e9 sono una stupida,\u201d sbuff\u00f2 lei, quasi urlando. \u201cPensavo che vivere con un milionario sarebbe stato fantastico. Potevo avere quello che volevo, quando volevo. Mi sarebbe bastato ammiccare, dimenare il culo, ed era fatta. Abiti, gioielli, soldi; quello che volevo, quando volevo. Ma tutto and\u00f2 di merda fin da subito. Mio marito si rivel\u00f2 un uomo possessivo, geloso, egocentrico. Ben presto mi resi conto che non potevo far nulla senza il suo consenso. Lui odia il mio essere esuberante, odia che gli altri uomini mi guardino quando siamo in giro. \u00c8 un uomo malato. Un malato&#8230; Spesso, la sera, \u00e8 invitato a delle cene di lavoro con i suoi soci; io non posso andarci, sono cose che non mi riguardano, dice lui. Quelle sere mi chiude in casa, spranga le finestre. Ma non sa che ho una copia della chiave d\u2019ingresso. Cos\u00ec scappo, prendo un taxi e vado in centro. Lui torna a casa la mattina presto e io devo essere nel suo letto prima che arrivi. \u00c8 la mia vita, la mia condanna.\u201d<\/p>\n<p>Fece una pausa, si riemp\u00ec la bocca di fumo, poi soffi\u00f2 via tutto, forte.<\/p>\n<p>\u201cStasera,\u201d prosegu\u00ec, \u201cquando sono tornata a casa, lui era gi\u00e0 l\u00ec ad aspettarmi. Mi ha riempito di botte e non si \u00e8 fermato finch\u00e9 non si \u00e8 accorto di avere le mani sporche di sangue. A quel punto si \u00e8 inginocchiato e ha cominciato a frignare implorandomi di perdonarlo. Io ricordo solo di averlo spinto via e di essere corsa da te.\u201d<\/p>\n<p>Ero frastornato. Non capivo nulla; come poteva Anya sopportare tutto questo?<\/p>\n<p>\u201cMa perch\u00e9 non hai avvisato la polizia?\u201d domandai. \u201cPerch\u00e9 non sei scappata via per sempre, invece di tornare da lui ogni volta?\u201d<\/p>\n<p>\u201cPerch\u00e9 ho paura. Ho paura di me. Che fine far\u00f2 poi? Dovrei tornare in mezzo a una strada? Schiava della droga, forse? Sola? Io sono debole, finirei male, di nuovo. Non potrei sopportarlo. Non possa scappare da me stressa, capisci?\u201d<\/p>\n<p>\u201cVieni con me allora, ti aiuter\u00f2 io. Scapperemo insieme, va bene? Vieni via con me, ma non tornare da lui. Non ci andare.\u201d<\/p>\n<p>\u201cCome faccio?\u201d disse lei, in lacrime. \u201cE tu, come farai? Non hai un lavoro qui? Degli amici?\u201d<\/p>\n<p>\u201cAl diavolo il lavoro,\u201d replicai, \u201cal diavolo gli amici. Mi sono rotto, non aspetto altro che un\u2019occasione per andarmene via da qui.\u201d<\/p>\n<p>Lei alz\u00f2 gli occhi al cielo, poi sussurr\u00f2 qualcosa in russo, una parola che era come una specie di sospiro prolungato.<\/p>\n<p>Quando si tranquillizz\u00f2 si sedette accanto a me, m\u2019abbracci\u00f2 e poggi\u00f2 la testa sulla mia spalla.<\/p>\n<p>\u201cDavvero lo faresti?\u201d chiese.<\/p>\n<p>\u201cS\u00ec,\u201d dissi io.<\/p>\n<p>\u201cDove andremo?\u201d<\/p>\n<p>\u201cDove vuoi tu.\u201d<\/p>\n<p>Lei torn\u00f2 in piedi, si sistem\u00f2 una spalletta del vestito.<\/p>\n<p>\u201cCi devo pensare,\u201d disse. \u201cMi faccio viva io.\u201d<\/p>\n<p>\u201cMa dove diavolo vai ora?\u201d<\/p>\n<p>\u201cA fare un giro. Non torno da lui, non ti preoccupare.\u201d<\/p>\n<p>\u201cGuarda che da me puoi stare quanto vuoi.\u201d<\/p>\n<p>\u201cLo so, ma devo prendere un po\u2019 d\u2019aria, devo riflettere, e vorrei farlo da sola.\u201d<\/p>\n<p>Il suo sguardo era immobile, uno specchio impenetrabile di pensieri.<\/p>\n<p>\u201cD\u2019accordo,\u201d dissi, e come uno stupido la lasciai andare.<\/p>\n<p>Da allora non la rividi pi\u00f9.<\/p>\n<p>Qualche giorno dopo, una mattina, mi trovavo al bar a bere un caff\u00e8 prima di andare in ufficio. Naturalmente pensavo ad Anya. Leggevo distratto il giornale, quando l\u2019occhio mi cadde su un trafiletto anonimo, in fondo alla pagina, tra gli articoli di cronaca locale. Non appena lo lessi il mio cuore parve fermarsi nel petto. Si parlava di una giovane donna di ventiquattro anni, trovata morta nel fiume. Suicidio, si diceva. Moglie di un ricco impresario della zona, si diceva. Straniera, si diceva.<\/p>\n<p>Tutta Anya, tutte le sue contraddizioni, tutta la sua vita, il suo dolore, quella sua debolezza che la rendeva forte, unica; tutta Anya distrutta in un gesto, in una notte; tutta Anya spazzata via in quella parola: straniera.<\/p>\n<p>Ripensai alle chiacchierate infinite, alle volte che lei mi trascinava nella pista da ballo. Era cos\u00ec bello parlare con lei, cos\u00ec bello ballare con lei. Rividi il suo viso tra le mie lenzuola, i capelli neri sul cuscino bianco. Poi m\u2019immaginai il mio letto vuoto, le coperte alla rinfusa, immobili. Avrei avuto freddo quella notte.<\/p>\n<p>Alzai il capo, forse piangevo, non so, quello che sapevo era che intorno a me le persone al bar ridevano comunque, che dietro di me le macchine sulla strada sfrecciavano lo stresso, che sotto i miei piedi il mondo seguitava a girare.<\/p>\n<p>In quell\u2019istante capii che anch\u2019io ero straniero. Straniero a un mondo fottuto e malato che non capivo, a un mondo che consente agli uomini di comprarsi una donna e di trattarla alla stregua di un oggetto, di un trofeo, di un passatempo, di un capriccio. Sono straniero a un mondo che permette alle donne di vendersi con leggerezza pur di riuscire a vivere.<\/p>\n<p>Alla fine lasciai a met\u00e0 il caff\u00e8. Non ci andai a lavoro quel giorno. Uscii dal bar e non salutai nessuno. Il proprietario del locale mi corse dietro gridando: \u201cEhi, dove credi di andare rincoglionito? Non hai pagato il conto!\u201d<\/p>\n<p>Io mi voltai e gli buttai a terra tutta la moneta che avevo in tasca.<\/p>\n<p>\u201cAl diavolo!\u201d sbraitai.<\/p>\n<p>Poi tornai a camminare, io per la mia strada, il mondo per la sua.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_13519\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"13519\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Anya era follia. Anya era una fiamma, un tripudio di movenze, un\u2019elegante silhouette che ardeva di piacere, di libert\u00e0, di vita. Indomabile come il vento, volubile come una tempesta d\u2019estate, travolgente come il corso di un fiume in piena; Anya era tutte queste cose incarnate in un corpo dalle linee splendide, linee che mandavano in [&hellip;]<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_13519\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"13519\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"author":3456,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[84],"tags":[],"class_list":["post-13519","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-premio-racconti-nella-rete-2013"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/13519"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/3456"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=13519"}],"version-history":[{"count":10,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/13519\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":13559,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/13519\/revisions\/13559"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=13519"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=13519"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=13519"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}