{"id":13430,"date":"2013-04-06T11:33:57","date_gmt":"2013-04-06T10:33:57","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=13430"},"modified":"2013-04-14T17:38:52","modified_gmt":"2013-04-14T16:38:52","slug":"premio-racconti-nella-rete-2013-dentro-a-un-altro-disegno-di-emanuela-fagnani","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=13430","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2013 &#8220;Dentro a un altro disegno&#8221; di Emanuela Fagnani"},"content":{"rendered":"<p>Gli occhi volano via, insieme al mio bambino, lui va lontano, assente da me, mi lascia a terra, dove la speranza si trasforma troppo spesso nel suo contrario: disperazione. Un bambino difettoso, difettato, un disegno che non \u00e8 stato dentro ai bordi, che \u00e8 da rifare. Si! Perch\u00e9 quando nasce un bambino che \u00e8 altro dall\u2019immaginario, un genitore deve rifare il disegno. Un bambino si pensa. Alcuni di loro prima del loro essere , alcuni da quella scoperta in poi, poi durante, e durante tutto questo \u00e8 dapprima solo un bambino nella nostra fantasia, poi diventa anche cose che si fanno, mentre, per lui, nella cura della sua attesa, e in tutto questo, lui\u00a0\u00e9 gi\u00e0 reale. Nella mente e nel cuore di quei giorni indimenticabili di attendere, io, Marta, tua madre, ti ho pensato e senza difetto, e cos\u00ec adesso, rifare il tuo disegno, il nostro, significa anche fare i conti con il senso di colpa che rimane dentro a quella sana illusione di giorni spensierati, che dalla memoria non si stacca come staccare in un attimo un disegno appiccicato al frigo. Li attacco al frigo i tuoi scarabocchi, dove l\u2019ovale dei cerchi che disegni in seriale, ripetuta successione, adesi l\u2019uno all\u2019altro, quasi imbrigliati, incastrati, mi incastra a credere che siano mamma, mamma, mamma, e ancora mamma, perch\u00e9 l\u2019ovale \u00e8 l\u2019utero materno nel disegno infantile e dunque sono io, e dunque se sono io allora tu mi chiami, tu mi vuoi, tu dici il mio nome. Tu non mi chiami mamma. Io sento solo troppe, troppe poche volte la tua voce. Incomprensibili vocalizzi quando perduto dove io non riesco a raggiungerti, tu rimani a guardare qualcosa che io non conosco e che ogni volta chiedo con tutta la mia preghiera, che non ti faccia troppa paura, perch\u00e9 l\u00e0 tu sei da solo e nessuno riesce a difenderti. Nemmeno io. Nemmeno io posso. Piango. Spesso piango in quei momenti ed \u00e8 un pianto muto, come te. Anche io sono sola e sono persa in quel mio pianto impotente, ed esattamente come te, niente e nessuno riesce a difendermi dalla mia paura. Niente poi mi consola. Tremo. Piango e tremo spesso. Provo anche la rabbia che non si placa anche quando si placa per una tregua, perch\u00e8 poi ritorna sempre, anche lei seriale, a ricordarmi che forse mi terr\u00e0 sempre imbrigliata, incastrata. Anche quando fa pausa, lavora. A ricordarmi che io ci dovr\u00f2 sempre lavorare, senza chiusure. Perch\u00e9 \u00e8 cos\u00ec, io non ti volevo differente, perch\u00e9 non mi volevo differente, perch\u00e9 volevo giornate uguali a quelle di tante altre mamme e per te uguali a quelle dei tanti tuoi compagni. Quel giorno di marzo andai prima del solito all\u2019 uscita da scuola, parcheggiai la macchina volutamente ben distante dal cancello, perch\u00e9 volevo poter fare una passeggiata a piedi da sola, esperienza pi\u00f9 che eccezionale per una madre come me. Ogni passo lo appoggiavo al suolo con il gusto che si prova ad assaporare un biscotto dopo una lunga dieta selettiva, si sente tutto il suo sapore come se fosse la prima volta! Con una sensazione di maggiore leggerezza dentro ai miei tanti vuoti pesanti, giunsi davanti al cancello della scuola ma era ancora troppo presto per il suono della campanella. Non c\u2019era infatti nessun\u2019 altra persona oltre me ad aspettare. La strada davanti a scuola \u00e8 una strada a senso unico, a fondo chiuso, posta parallelamente pi\u00f9 rientrata rispetto alle altre, pi\u00f9 vicine alla provinciale e transitate pi\u00f9 velocemente. Non vi circolano che poche auto e vi si concentra un po\u2019 pi\u00f9\u2019 di silenzio e vi si raccoglie minore frastuono. Quel giorno era inoltre una buona giornata meteorologicamente parlando, un tiepido sole si appoggiava sul muretto di cinta del giardinetto antistante la parte dell\u2019edificio scolastico di pi\u00f9 recente costruzione, che datato, era stato oggetto di ristrutturazione solo qualche anno prima che entrasse mio figlio alle elementari. Mi appoggiai volentieri al muretto imbevuto di sole e mi lasciai infiltrare dal suo calore. Piacevole. Chiusi gli occhi. Aprendoli in quel punto, si pu\u00f2 vedere bene , segnare l\u2019intonaco chiaro, il contorno scuro del portone grande in vetro, alto e largo, che, quando i bimbi escono dalle classi e passando dal lungo corridoio vi si avvicinano, li riflette e li incornicia, in una vivace fotografia, colorata dai loro mille colori e illuminata dalla loro splendida luce. A fuoco, perch\u00e9 i bimbi sono sempre mossi ma sempre fermi, a guardarci e ad aspettare che gli diciamo chi sono. Mi sospesi su questa istantanea. Circoscritta. Fui separata da tutto quello che ero e che avevo vissuto. Che avrei voluto essere, che avrei voluto fosse. Mi sentii certamente in un respiro nuovo, profondamente diverso, speciale, anche lui, come noi. Anche lui altro da tutti gli altri suoi simili. Aria nuova, un\u2019altra aria, che circolando apriva tutte le porte. Dentro a quel respiro, intensamente in contatto con me stessa, a porte aperte, riuscii a sentire solo in quel momento me e lui, davvero. Il nostro profumo. Quelli eravamo noi! Pensai al mio bimbo agitato. Al mio bimbo mosso e fermo. Al mio bimbo ad aspettare che io gli dica chi \u00e8! Dall\u2019istantanea di quel giorno, mentre il cortile si era gremito di tanti altri volti ed altri corpi, senza che io mi accorgessi, io con il mio corpo appoggiato al muretto infiltrato di calore, davanti ai miei occhi, vidi arrivare gli occhi di Giorgio, il mio Giorgio. Con tutto il calore del mio corpo infiltrato di calore lo abbracciai, per infonderglielo. Lui si lasci\u00f2 anche abbracciare quel giorno, non \u00e8 sempre cos\u00ec scontato, non \u00e8 sempre lui cos\u00ec incline ad un estremo contatto fisico. Casualit\u00e0 provvidenziale, ne avevo cos\u00ec bisogno io quel giorno di abbracciarlo! Presi il suo viso tra le mie mani e i suoi occhi furono ben dritti dentro ai miei. Fermi ad aspettare. Ci guardammo. Gli dissi, ferma anche io veramente : \u2013 Chi sei tu? Chi sei? Sei proprio tu il mio bambino bellissimo! &#8211; Mi sorrise, sorrisi. Sorridemmo. A volte il disegno va rifatto, per riuscire a farne uno molto pi\u00f9 grande! Giorgio \u00e8 il mio bambino.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_13430\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"13430\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Gli occhi volano via, insieme al mio bambino, lui va lontano, assente da me, mi lascia a terra, dove la speranza si trasforma troppo spesso nel suo contrario: disperazione. 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