{"id":13392,"date":"2013-04-04T09:59:23","date_gmt":"2013-04-04T08:59:23","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=13392"},"modified":"2013-04-04T09:59:23","modified_gmt":"2013-04-04T08:59:23","slug":"premio-racconti-nella-rete-2013-la-bimba-spezzata-di-nikki-simonetti-2","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=13392","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2013 &#8220;La bimba spezzata&#8221; di Nikki Simonetti"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\" align=\"center\">E\u2019 mattina presto. L\u2019alba scolora sotto un ponte di cemento bitorzoluto.<\/p>\n<p>Il cielo singhiozza da qualche ora; alla fine decide di rovesciarsi a terra.<\/p>\n<p>Allegra ha una fretta fottuta. Deve fare la spesa e pagare le bollette; in ufficio l\u2019aspettano una delegazione straniera e due riunioni per l\u2019approvazione del budget annuale.<\/p>\n<p>Niente di nuovo.<\/p>\n<p>Cupa, copre la distanza che la separa dal parcheggio con l\u2019entusiasmo di un bradipo che si appresti a correre i cento piani.<\/p>\n<p>Preme il pulsante del comando a distanza &#8211; una, due, tre volte in veloce sequenza.<\/p>\n<p>Un idiota si \u00e8 appiccicato al retro della sua Smart, lo fanno sempre, chiss\u00e0 perch\u00e9: la cassetta \u00e8 piccola, ma non trasparente.<\/p>\n<p>Entra in auto, solleva poi abbassa il finestrino &#8211; <i>alza e abbassa, alza e abbassa, alza e abbassa<\/i>.<\/p>\n<p>Gira la manopola dell\u2019impianto stereo &#8211; <i>accende e spegne, accende e spegne, accende e spegne<\/i> \u2013 le labbra svirgolano in una smorfia.<\/p>\n<p><i>Tre volte il gesto devi fare, e nessun male potr\u00e0 arrivare<\/i>.<\/p>\n<p>Le ossessioni sono dure a morire; alcune, pi\u00f9 di altre.<\/p>\n<p>Prima, retro; prima, retro.<\/p>\n<p>Colpetto al parafango dell\u2019idiota, impennata, e finalmente sgomma.<\/p>\n<p>Svolta all\u2019angolo a destra; un centinaio di metri ed ecco l\u2019incrocio della bicocca sbilenca, una manciata di piani incancreniti dallo smog che stanno in piedi come per miracolo.<\/p>\n<p>Un maghrebino blatera, insiste nel pulire il vetro anche dopo che si \u00e8 scapicollata, dimenando la testa di qua e di l\u00e0 come un cagnolino caricato a molla.<\/p>\n<p>Allegra \u2013<i>di nome, di fatto non lo \u00e8 da, tipo, mai<\/i> &#8211; ficca la testa dentro il finestrino e urla, strilla che non serve, il vetro \u00e8 pulito. Lo era, prima che il lavavetri sedimentasse sul parabrezza minuscoli residui di tessuto spugnoso color zafferano ammuffito.<\/p>\n<p>L\u2019attrezzo ha visto tempi migliori &#8211; <i>come lei<\/i>. Come tutti.<\/p>\n<p>Il semaforo \u00e8 un ciclope rosso, di nuovo, troppo velocemente; una macchina la segue da vicino, troppo, a rischio tamponamento. Qualcuno pigia sul clacson come se da quel gesto dipendesse la vita del guidatore.\u00a0 Allegra strizza gli occhi cisposi: \u00e8 una donna.<\/p>\n<p>Probabilmente ha pi\u00f9 fretta anche di lei: al suo fianco siede una sgallettata sui quindici, la faccetta immusonita intabarrata dentro cappuccio-sciarpa-piumino-stile-burka-talebano, lo sguardo bistrato e il nasino punzuto addobbato da piercing stile-albero di natale impettiti sul mondo.<\/p>\n<p>Fa un gran freddo. Pure con la levetta del riscaldamento al massimo la <i>Smart <\/i>\u00e8 una ghiacciaia \u2013 \u2026 <i>e meno male si conformano agli standard per il Nord Europa, \u2018ste cassette<\/i>, brontola.<\/p>\n<p>Allegra apre bocca per prendere fiato e una vignetta di vapore acqueo nella quale potrebbe scarabocchiare il suo pensiero, se solo ne avesse il tempo, prende vita di fronte alle sue labbra violacee.<\/p>\n<p>Il cielo \u00e8 un pantano cinerino. La forza di gravit\u00e0 martella verso il basso una fitta ragnatela di minuscole lacrime invisibili dotate della magica capacit\u00e0 d\u2019infradiciare nel giro di <i>un-minuto-uno<\/i> chiunque si ritrovi senza ombrello. Allegra ha dimenticato il suo sul tavolo della cucina.<\/p>\n<p>Quando scende, incassa la testa dentro le spalle e corre, azzardando il pi\u00f9 improbabile degli slalom tra una goccia e l\u2019altra, soccombendo alla lotta impari entro dieci metri.<\/p>\n<p>Altri cento la separano dal cimitero.<\/p>\n<p>Sbuffa e accelera, sventolando il mazzo di asfodeli gialli &#8211; i preferiti di sua madre \u2013 che regge nella destra, al ritmo della corsa. Nella sinistra, una borsa di pelle beige che, dopo essere stata utilizzata come parapioggia, completer\u00e0 il proprio breve ciclo esistenziale nel cestino dell\u2019immondizia.<\/p>\n<p>Ringrazia il cielo per la sua passione per le borse grandi \u2013 <i>sproporzionate<\/i>, a giudizio del suo compagno, da quando dall\u2019improbabile ricovero ha estratto una tronchesina e un cavo elettrico corredato di presa. Il giorno precedente, in ufficio, pur di non perdere una preziosissima videoconferenza, aveva riparato una presa elettrica.<\/p>\n<p>Sospira. Ne ha di cose da fare, una donna adulta e responsabile cui la vita ha insegnato a fronteggiare ogni evenienza, in una giornata. Molte previste, altre impreviste. Alcune improbabili, assurde, persino. Improponibili, alle volte. <i>Vagliela a spiegare<\/i>. Da quel giorno la canzona senza piet\u00e0, chiamandola <i>Eta Beta<\/i>.<\/p>\n<p>Gli uomini capiranno, ne \u00e8 convinta &#8211; <i>quando rinasceranno donne<\/i>.<\/p>\n<p>Eppure quel giorno deve trovarlo, il tempo. Arraffandolo qua e l\u00e0 alla rinfusa, dove capita, come a rovistare nel cassetto in cui dimentichi sempre di guardare \u2013 dieci minuti all\u2019ufficio, cinque al supermercato, quindici alla cucina (<i>pi\u00f9 tardi comprer\u00e0 lasagne confezionate cui aggiunger\u00e0 un pollo arrosto, in caso di crisi da fame nera<\/i>).<\/p>\n<p>E\u2019\u00a0 l\u2019anniversario della morte della mamma. Deve andare al camposanto, cascasse il mondo.<\/p>\n<p>Sbuffa e sospira assieme, \u00e8 un\u2019anfora in bilico che ancheggia tra una goccia di pioggia e l\u2019altra, rischiando la scivolata tra i paletti del terreno sfuggente, infido e sdrucciolevole, ad ogni passo.<\/p>\n<p>Sul cancello, una donna piccola di statura dall\u2019et\u00e0 indefinibile si scosta per farla passare, un sorriso di compatimento imbellettato sulle labbra anacronisticamente pitturate di rossetto color fucsia che sborda ai lati: veste di nero da capo a piedi. Regge un ombrello rosa su cui svolazzano farfalle azzurre.<\/p>\n<p>Allegra sprinta e sogghigna di rimando all\u2019improbabile quanto utile parapioggia. In quel momento, pagherebbe un milione per un ippopotamo blu per ombrello.<\/p>\n<p>Non ci va volentieri, al cimitero. Non che non voglia.<\/p>\n<p>E\u2019 che non crede che sua madre riposi dentro quella lucida cassa di mogano.<\/p>\n<p>Non per davvero. Non lo credeva il giorno che l\u2019hanno portata via con la scusa che il suo cuore non batteva pi\u00f9 e intanto lei urlava, urlava tanto, berciava che la facessero uscire di l\u00e0 dentro &#8211; <i>per piacere, per piacere, per piacere<\/i>, <i>che sua mamma aveva paura degli spazi chiusi proprio come lei e che in quella cosa tanto piccola e stretta tutta serrata di legno scuro non ci poteva stare che si sarebbe fermato il cuore anche a lei che infatti le era mancato il fiato in gola il respiro nel petto e il terreno sotto i piedi e a un certo punto aveva dovuto scappare via dalla casa e pi\u00f9 tardi dalla Chiesa.<\/i><\/p>\n<p>Non lo crede Allegra, che sua madre dimori dietro il quadrotto di marmo bianco &#8211; le sue spoglie mortali non rappresenteranno mai ci\u00f2 che lei era in vita &#8211; anche adesso che sono passati tanti anni e la sofferenza si rinnova come quel giorno che gliel\u2019hanno strappata dalle mani e dal cuore a forza, un dolore come portarti via la pelle a morsi.<\/p>\n<p>E allora non ci va volentieri, al camposanto. Neanche questa mattina. Eppure. <i>Deve<\/i>.<\/p>\n<p>Oltre alla ricorrenza, c\u2019\u00e8 <i>quella cosa l\u00ec<\/i>, quel pacchettino piccolo com\u2019\u00e8 da starsene comodamente riposto dentro la tasca che\u00a0 tuttavia pesa una tonnellata.<\/p>\n<p>Con le dita sfiora la custodia di velluto. E\u2019 liscia e intonsa, inaspettatamente calda, a dispetto della temperatura gelida.<\/p>\n<p>Pensa ai validi motivi per andare a trovare sua madre, quel giorno, medita tanto intensamente che arriva lungo sulle suole delle scarpe da ginnastica inzuppate e le va bene, ma appena per un istante, di non finire distesa per terra, spiaccicata sul pavimento lucido del casermone. Sono quattro, squadrati e tracagnotti, ricoperti di una pittura chiara sfumatura <i>ricordo-del- bianco-che-fu<\/i> marezzata da toppe di muffa, distesi l\u2019uno al fianco dell\u2019altro.\u00a0 Uguali, immutabili, ineffabili repliche di se stessi che nessun costruttore si \u00e8 dato pena di rendere leggeri alla vista. La rattrista il pensiero che non valga la pena di compiere sforzi architettonici per abitanti che non abbiano modo di apprezzarli.<\/p>\n<p><i>Quanti morti<\/i>, le viene alla mente, ogni volta. \u2018<i>Quanti vivi\u2019,<\/i> risponderebbe sua madre. \u2018<i>Non sarebbe vita, a non dover morire<\/i>\u2019.<\/p>\n<p>Finalmente al riparo, si regala un secondo per osservare il proprio riflesso nel vetro: la pelle asfittica riflette l\u2019umore sghembo e la nausea che le impugna lo stomaco. Fa schifo. Non si \u00e8 truccata, tanto pianger\u00e0 come ogni volta, un fiume un mare un oceano, perle di disperazione a tonnellate.<\/p>\n<p>Pi\u00f9 tardi, in macchina, prima di arrivare in ufficio, tra una fermata al semaforo e l\u2019altra &#8211; <i>anche se le tolgono i punti non importa, ne ha in abbondanza perch\u00e9 \u00e8 vero che \u00e8 una donna impegnata, ma attenta<\/i> &#8211; infiler\u00e0 le scarpe col tacco, vestir\u00e0 rossetto e fard, gli occhi non c\u2019\u00e8 bisogno di imbellettarli che sono gi\u00e0 belli di suo.<\/p>\n<p>Allegra gonfia i polmoni di ossigeno per farsi forza e solleva lo sguardo per la prima volta da che si \u00e8 alzata, quella mattina. Quel posto non le piace, vero.\u00a0 Questa volta, per\u00f2, c\u2019\u00e8 qualcosa di stranamente stonato, anche pi\u00f9 del solito.<\/p>\n<p>Posando lo sguardo sulle lapidi &#8211; tutte del medesimo, anonimo marmo ingrigito dal un cielo che romba, adesso, franando in ondate caliginose attraverso le vetrate a soffitto \u2013 non riconosce le effigi che le sono divenute tristemente familiari negli anni. Nemmeno una.<\/p>\n<p>Non ricorda l\u2019attempato dallo sguardo spensierato che ostenta un bel paio di baffoni asburgici, e neppure la vecchina dal sorriso bonario della fila lass\u00f9 in alto che ci vorrebbe una scala per arrivare a posarle una carezza sulle guance rosate.<\/p>\n<p>La sfiora il pensiero di avere perso la memoria, un attimo di blackout totale del tipo <i>chidiavolosonocosadiavolocifaccioquieperch\u00e9nonmiricordounpifferodiniente. <\/i><\/p>\n<p>Nella fretta, ha infilato il casermone sbagliato.<\/p>\n<p>Allegra rifiata e si affretta verso l\u2019uscita ciabattando &#8211; c<i>iticiac, citiciac, citiciac<\/i> &#8211; sulle suole delle scarpe fradice. E\u2019 allora che lo vede.<\/p>\n<p>La sorpresa la rimbalza all\u2019indietro, impastandola prima contro la parete ovest, poi contro quella est, arrestando la sua corsa di pallina da flipper umana faccia contro, letteralmente, quella sud.<\/p>\n<p>Un bagliore elettrico da dieci milioni di <i>giga-watt,<\/i> immediatamente seguito dal fragore di mille chilotoni, schiarisce la campagna circostante di una luce abbacinante. Non pioviscola pi\u00f9: scroscia. Abbonda. Diluvia.<\/p>\n<p>Allegra si ferma, inebetita, il palmo delle mani sudato malgrado il contatto con la frescura delle lapidi. Si volta piano, il cuore tira calci nella pancia come un feto a termine nel grembo materno.<\/p>\n<p>Un suono sordo riecheggia nella sala immensa, vuota. Non \u00e8 un tuono, questa volta, Allegra si domanda se sia la sua anima che si spezza in un caleidoscopio che rifrange i toni oscuri dello spettro, o il suo didietro che si scontra col pavimento. Intanto che decide, posa lo sguardo sulla fotografia.<\/p>\n<p>Una spiaggia, un bel giorno di sole &#8211; uno come tanti. Il mare allegramente azzurro, il cielo di uno sfrontato color cobalto. Anche <i>lui<\/i> \u00e8 uno come tanti.\u00a0 Sorride.<\/p>\n<p>Si direbbe che abbia l\u2019et\u00e0 di quando si \u00e8 imbattuta in lui. Ostenta un\u2019aria serena e tranquilla: la scriminatura alta, i capelli tirati indietro col gel, le rughe da uomo di mare e d\u2019aria aperta che frastagliano gli occhi spaccando a met\u00e0 lo sguardo vacuo. Perch\u00e9 il <i>suo<\/i> sguardo non era mai intero. Questo lo ricorda bene.<\/p>\n<p>Un po\u2019 qua e un po\u2019 l\u00e0, guizzante come la lingua di una lucertola. Sfuggente, anche quando guardava dritto in faccia sbatacchiando quegli occhi dentro e lei sapeva (<i>che fosse l\u2019unica?&#8230;.<\/i>) che non c\u2019era &#8211; <i>non c\u2019era niente, dietro<\/i>.\u00a0 Non c\u2019\u00e8 modo di sbagliarsi.<\/p>\n<p>E\u2019 proprio <i>lui<\/i>.\u00a0 Il mostro \u00e8 subdolo e infingardo. Qualche volta lascia persino prendere fiato, sperare che no; e invece arriva sempre.<\/p>\n<p>La notte scorsa era un drago \u2013 una bestia immonda che vomita fuoco dalle fauci spalancate.<\/p>\n<p>Quella precedente un\u2019idra, fiera a sette teste che ricopre di pece fetida. Quella prima, un serpente che si attorciglia per liquefarsi in un groviglio miasmatico di sudore, piscio e rancidume da togliere il respiro.<\/p>\n<p>Arriva ogni notte e ogni giorno, ogni volta una forma diversa. E anche a volere fermarlo, persino con tutte le sue forze, non ci riuscirebbe mai &#8211; perch\u00e9 lui \u00e8 dappertutto, fuori, ma anche dentro di lei.<\/p>\n<p>Aveva cinque anni, Allegra. <i>Lui<\/i> era il vicino di casa, l\u2019amico di famiglia provvisto di fumetti e cartoni. Non sembrava un mostro. <i>Non lo sembrano mai<\/i>, avrebbe imparato molti anni pi\u00f9 tardi.<\/p>\n<p>Grandi orecchie dagli enormi lobi, un sorriso mite da troll sulla faccia rugosa, un abbraccio morbido da nonno, una voce appuntita quando lanciava il richiamo; piccoli versi bassi, gorgogli da piccione tronfio e compiaciuto quando la preda rispondeva. Lei aveva risposto, fino a che l\u2019orco aveva mostrato i denti aguzzi e la lingua biforcuta.<\/p>\n<p>Allegra prende la testa tra le mani e comprime le orecchie. Piano, si sente scivolare verso il basso: ricorda tutto. La corona aranciata del sole che infiamma la tapparella. Il calore sulla pelle che accarezza le braccia e le gambe nude.\u00a0 Il sudore che bagna la fronte e appiccica il vestito di cotone sulla schiena.<\/p>\n<p>Se ne stava l\u00ec, il petto stretto dentro una mano gelida, due fanali da gattino sull\u2019Aurelia sparati in mezzo alla faccia, bambola di pezza inanimata cui hanno strappato gambe e braccia, incapace di muovere un solo muscolo anche quando le mani frugano, la lingua vischiosa appiccica le orecchie e una saliva acidula bagna la bocca.<\/p>\n<p>Ricorda il lamento caldo inframmezzato dai sospiri &#8211; \u2018<i>hai gli occhi di una donna<\/i>\u2019.\u00a0 E quella puzza \u2013 il rancido dell\u2019alito, e l\u2019urina dalla patta aperta.<\/p>\n<p>Non ha scordato. Niente. Come si pu\u00f2 dimenticare il buco nero che cancella tutto, fagocitando il tuo <i>ieri<\/i> e il <i>prima<\/i>, ma soprattutto il tuo <i>domani <\/i>e il <i>dopo<\/i>?&#8230;<\/p>\n<p>Non potrebbe mai dimenticare il <i>dopo.<\/i><\/p>\n<p>Gli incubi, ogni notte un mostro diverso. \u00a0Le ossessioni \u2013 compulsive.<\/p>\n<p>Premi il pulsante della luce per tre volte &#8211; <i>accendi e spegni, accendi e spegni, accendi e spegni:<\/i> <i>tre volte il gesto devi fare, e nessun male potr\u00e0 arrivare<\/i>.<\/p>\n<p>Confidare a sua madre se un compagno di scuola la sfiorava, fosse anche per sbaglio.<\/p>\n<p>\u201cMamma, va bene se Giacomo mi ha toccato il gomito?\u201d<\/p>\n<p>Tre passi, poi fermarsi. <i>Tre passi e stop, tre passi e stop, tre passi e stop: tre volte il gesto devi fare, e nessun male potr\u00e0 arrivare<\/i><\/p>\n<p>\u201cMamma, va bene se Fabrizia mi ha dato un bacio sulla guancia\u201d?<\/p>\n<p>Lavarsi i denti e poi sputare. <i>Lavarsi poi sputare, lavarsi poi sputare, lavarsi poi sputare<\/i>: t<i>re volte il gesto devi fare, e nessun male potr\u00e0 arrivare<\/i>.<\/p>\n<p>\u201cMamma, va bene se Giuseppe mi ha dato la mano?\u201d<\/p>\n<p>Chiudi gli occhi prima di dormire. <i>Apri e chiudi, apri e chiudi, apri e chiudi: tre volte il gesto devi fare, e nessun mostro ti potr\u00e0 mangiare.<\/i><\/p>\n<p>\u201cMamma, va bene se Mirella mi pettina i capelli?\u201d<\/p>\n<p>C\u2019erano state le terapie, la negazione di s\u00e9 della bulimia e dell\u2019anoressia.<\/p>\n<p>La condanna dell\u2019orco non rende gli anni smarriti a rimettere insieme i pezzi di s\u00e9, a prendersi cura di un piccolo cuore livido che fa un male cane. Ha fatto male per anni. Fa ancora male, tanto. Fitte improvvise, lancinanti, talvolta, da piegarla in due. Ad Allegra ne arriva una proprio adesso, dritta in pancia, ripensando al giorno in cui, inaspettatamente, <i>lui<\/i> si era ripresentato. <i>Certe ossessioni sono dure a morire. Alcune, pi\u00f9 di altre.<\/i><\/p>\n<p>Per la seconda volta, in un bel giorno di primavera.<\/p>\n<p>Faceva caldo. Allegra aveva abbassato i calzini sulle caviglie, smesso il grembiule nero di scuola e scoperto il vestitino a fiori. Il mostro ciondolava intorno all\u2019edicola all\u2019angolo, l\u2019aria indolentemente indifferente.\u00a0 Forse aspettava lei, forse era stato un caso.<\/p>\n<p>Allegra non credeva ai suoi occhi: i capelli solo un po\u2019 pi\u00f9 bianchi, il medesimo sguardo che metteva i brividi. Era fuggita, caricando la cartella sulle spalle. L\u2019orco inseguiva, pedalando come un forsennato per tenere il passo. \u201cAvessi saputo che saresti diventata cos\u00ec, sarei stato paziente\u201d, biascicava, mentre si frugava tra le gambe.<\/p>\n<p>Questa volta Allegra aveva scelto di non confidarsi con nessuno. A tredici anni, poteva difendersi da sola. Aveva scagliato la cartella in faccia al mostro, gettandolo gi\u00f9 dalla bicicletta. Poi si era accanita su di lui, riempiendolo di calci e sputi. Aveva colpito, colpito ancora e ancora \u2013 tre volte, non per ossessione ma per rabbia, in ogni punto del corpo, soprattutto in faccia &#8211; sino a che il sangue che il vecchio perdeva copiosamente dal naso aveva colorato l\u2019asfalto.<\/p>\n<p>Era fuggita, gli occhi carichi di lacrime. Non si era mai perdonata. Il cuore continuava a fare male, il mostro ad arrivare &#8211; ogni notte, una sembianza diversa, la puzza e la voce \u2013 quell\u2019assordante goglottio che martellava il cervello ed esplodeva dalle orbite \u2013 sempre le stesse.\u00a0 \u2018<i>Hai gli occhi di una donna\u2019<\/i>.<\/p>\n<p>Solo che lei non era una donna. Era una bambina. Una cucciola smarrita e indifesa, che da quell\u2019episodio aveva avuto la vita spezzata.<\/p>\n<p>Inspira, Allegra che <i>allegra<\/i>, da quel giorno, non \u00e8 mai stata per davvero.<\/p>\n<p>Inspira ed espira, inspira ed espira, inspira ed espira &#8211; <i>tre volte il gesto devi fare, e nessun male potr\u00e0 arrivare. <\/i>Deglutisce.Chiude, poi apre gli occhi \u2013 <i>chiudi e apri, chiudi e apri, chiudi e apri: tre volte il gesto devi fare, e nessun mostro ti potr\u00e0 mangiare.<\/i><\/p>\n<p>Allegra \u00e8 una donna, oramai. Una su cui contano in tanti. Una donna in carriera, una tutta d\u2019un pezzo. Eppure, in un attimo, \u00e8 ancora la cucciola perduta che \u00e8 sempre stata.<\/p>\n<p>I polsi le tremano da scoppiare. Non sar\u00e0 mai altro, si rende conto in quell\u2019istante &#8211; altro da quella bimba spezzata che si arrocca dentro se stessa perch\u00e9 non si fida di nessuno, che si stordisce di cibo e di digiuno, che si droga di lavoro. Una roccia dentro, come fuori.<\/p>\n<p>La scatolina di velluto blu che tiene in tasca vibra, animata di vita propria. Contiene un diamante a forma di cuore, l\u2019anello che il compagno le ha donato la sera precedente, accompagnandolo con una domanda cui non ha dato una risposta. Non ci riesce.<\/p>\n<p>Non sapeva che il mostro fosse morto: non ha letto l\u2019annuncio mortuario. Quella foto colpisce come un maglio in mezzo al petto, toglie la vista e mozza il respiro. In qualche modo, Allegra striscia sul pavimento sino ad appoggiare le spalle alla fila di lapidi in basso. Trae le ginocchia al petto e propone al suo cuore di smettere di martellare tanto forte. <i>Che ne dici, facciamo un patto?&#8230;<\/i><\/p>\n<p>Il mostro non c\u2019\u00e8 pi\u00f9. E\u2019 finita. E allora una consapevolezza la colpisce ancora pi\u00f9 forte della scoperta. Un po\u2019 \u00e8 stata davvero colpa sua. Non come pensava da bambina &#8211; per molto tempo, ha creduto di essere colpevole: gli\u00a0 \u2018<i>occhi di donna\u2019 <\/i>\u00a0in un corpo da bambina, in fondo, erano i suoi.<\/p>\n<p>Solo, non \u00e8 stata capace di lasciar andare \u2013 quel viluppo incancrenito le \u00e8 cresciuto dentro sino a divenire parte di lei, sino a rimanerne prigioniera, invischiata dentro una rivoltante, appiccicaticcia tela di ragno senza entrata n\u00e9 ritorno, o via d\u2019uscita. Non \u00e8 stata capace di fuggire, quando la fuga passava attraverso il perdono.<\/p>\n<p>\u201cChe Dio ti perdoni\u201d, balbetta, assolvendo in quell\u2019istante il mostro, ma soprattutto se stessa. \u201cChe Dio abbia piet\u00e0 di te, e perdoni i tuoi peccati\u201d.<\/p>\n<p>Allegra si tira in piedi e mormora una breve preghiera. \u201cGrazie\u201d, bisbiglia, stringendo le braccia intorno al petto e sollevando lo sguardo al cielo. Nel giorno dell\u2019anniversario della sua morte, sua madre le ha fatto il regalo pi\u00f9 bello. Finalmente ha capito.<\/p>\n<p>La scatola di velluto non pesa poi cos\u00ec, dentro la tasca.<\/p>\n<p>Prima di tuffarsi dentro un cielo traboccante di opprimenti nuvole color della notte, si volta. Un impacciato raggio di sole si posa sulla foto ravvivando lo sguardo di un vecchio che non sembra il pedofilo che era.<\/p>\n<p>Allegra esce dalla sala, solleva il volto al cielo. Piange. Uno scarabocchio piove gi\u00f9 per la guancia, tracima da cateratte <i>grigio-lago-di- montagna<\/i>. E\u2019 un pianto leggero. Liberatorio. Forse, chiss\u00e0.<\/p>\n<p>Nell\u2019aria, il vento porta l\u2019aroma di terra fradicia e di asfodeli. Un gigantesco uccello rosa, la forma di ombrello tappezzato da farfalle azzurre svolazza, rincorso da un gonnellone nero.<\/p>\n<p>Allegra sospira, allarga le labbra in un sorriso. Per la prima volta da tanto tempo, sente il cuore leggero.<\/p>\n<p><i>Soprattutto, intero<\/i>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"center\">\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_13392\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"13392\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>E\u2019 mattina presto. L\u2019alba scolora sotto un ponte di cemento bitorzoluto. Il cielo singhiozza da qualche ora; alla fine decide di rovesciarsi a terra. Allegra ha una fretta fottuta. Deve fare la spesa e pagare le bollette; in ufficio l\u2019aspettano una delegazione straniera e due riunioni per l\u2019approvazione del budget annuale. Niente di nuovo. Cupa, [&hellip;]<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_13392\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"13392\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"author":1844,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[84],"tags":[],"class_list":["post-13392","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-premio-racconti-nella-rete-2013"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/13392"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1844"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=13392"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/13392\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":13394,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/13392\/revisions\/13394"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=13392"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=13392"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=13392"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}