{"id":13268,"date":"2013-03-26T20:08:23","date_gmt":"2013-03-26T19:08:23","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=13268"},"modified":"2013-03-26T20:08:23","modified_gmt":"2013-03-26T19:08:23","slug":"premio-racconti-nella-rete-2013-aurora-di-clara-santin","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=13268","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2013 &#8220;Aurora&#8221; di Clara Santin"},"content":{"rendered":"<p>Quando arriv\u00f2 al bar per mostrare la foto agli amici, il loro sarcasmo lo deluse: una ragazza aveva risposto al suo annuncio, ma non una qualsiasi, guardate un po\u2019 l\u00ec! \u201c Ma va l\u00e0, sar\u00e0 so nevoda\u201d, sar\u00e0 la nipote, fu il commento pi\u00f9 benevolo. Rino non era quel che si dice un bell\u2019uomo e tanto meno fotogenico, per cui era davvero strano che una bella ragazza, bench\u00e9 matura, fosse pronta a sposarlo, senza neanche conoscerlo. Era basso di statura e tarchiato, moro, le orecchie un po\u2019 a sventola e i radi capelli ricci: insomma pi\u00f9 che veneto, pareva un comacchiese. Si era lasciato convincere a scrivere quell\u2019annuncio dopo tante esitazioni e in molti al bar, \u201cda Chiereghin\u201d, gli avevano preannunciato: \u201cti vedr\u00e0 che scorfano te tocar\u00e0 per mujere: quele bele se li tien i calabrisi e ai pataca come ti i ghe d\u00e0 quele brute e coi bafi\u201d.<\/p>\n<p>Usava in quegli anni, trovarsi moglie per procura: molti scapoloni, induriti dal lavoro e dall\u2019ignoranza, immersi tutto il giorno fino alla vita nella nebbia e nell\u2019acqua salmastra della laguna, non avevano mai avuto una \u201cmorosa\u201d tanto da averne quasi paura. Ma al cospetto di quelle donne dai visi arcigni, diventavano all\u2019improvviso cagnolini scodinzolanti con il collare al collo, felici nel talamo nuziale. Fin da quella prima foto ingiallita e spiegazzata, si vedeva subito che la ragazza di Rino era diversa. Aveva un viso radioso e il sorriso contagioso. E poi la bocca, cos\u00ec carnosa e rossa, resa ancor pi\u00f9 evidente dal rossetto vermiglio. \u201cLa g\u2019avr\u00e0 un palasso e un mul\u00ecn\u201d, lo prendeva in giro mio padre, giocando sul doppio senso e facendo intendere che le uniche ricchezze della famiglia sarebbero state un palo marcio ed un piccolo mulo. Seguendo l\u2019onda delle chiacchiere, da Chiereghin arriv\u00f2 pure il maestro Bertarelli, detto \u201cel busiaro\u201d, il bugiardo, per via delle tante, troppe, incredibili avventure che ogni tanto buttava l\u00ec sul tavolino del bar, come i carichi a briscola. Padovano di nascita, si era fermato nel Polesine, dove un maestro elementare era stimato pi\u00f9 del Sindaco.<\/p>\n<p>\u201cTas\u00ecghe, gnoranti che no sav\u00e8 gnente del mondo! F\u00e0 v\u00e9dar a mi, Rino, che conosso le done vardandole nei oci: ti g\u00e0 da pensar che una volta g\u2019ero in Eritrea a casa de un pasci\u00e0\u2026\u201d. \u201cEh maestro, \u2018sta bus\u00eca qua no la gh\u2019aveva mai cont\u00e0 e po\u2019, coss\u2019elo un passi\u00e0?\u201d. \u201cVoialtri s\u00ec cuss\u00ec gnoranti che se sente la puzza fin sula piassa\u201d.<\/p>\n<p>\u201cMa in Eritrea, come fas\u00e9valo , maestro, a soportar tuto chel caldo\u2026\u201d lo provocava sornione mio padre. \u201cTi de disi cuss\u00ec perch\u00e9 no te a g\u00e0 fato, come mi, la campagna de Russia; a marciar con sinquanta gradi soto zero, fioi, me sognavo el caldo africano\u2026\u201d.<\/p>\n<p>\u201cEh questa la pago ma no la bevo, sior maestro\u2026 anca la campagna de Russia el g\u2019ha fato!\u201d<\/p>\n<p>Rino, rimpossessatosi della sua foto, se ne torn\u00f2 a casa con lo sguardo basso ed il cuore pieno di speranza.<\/p>\n<p>Aurora arriv\u00f2 in paese accompagnata dal neo sposo in una bella mattina d\u2019estate con il sole argenteo e l\u2019afa che prendeva alla gola. Capelli neri corvino raccolti in una folta coda, grossi cerchi dorati alle orecchie e una generosa scollatura del vestito che a stento tratteneva l\u2019abbondanza del seno; quando pass\u00f2 davanti al bar tutti rimasero sbalorditi: \u201cv\u00f2lheo conos\u00e8r gli amighi di Vitorio\u201d disse in un italiano oriundo infilandosi spavalda da Chiereghin, prima donna a mettervi piede. Non era molto alta, ma le sue forme rispecchiavano la generosit\u00e0 dell\u2019animo e l\u2019allegria nel gustare la vita attraverso tutti i sensi. D\u2019origine lucana, era emigrata con la famiglia in Brasile, a S. Paolo all\u2019et\u00e0 di 10 anni, poco dopo la fine della guerra. Non aveva mai fatto ritorno al suo paese se non l\u2019estate prima, quando un po\u2019 per scherzo ed un po\u2019 per malinconia aveva accettato la proposta di Vittorio, come lo chiamava lei, per non sminuirlo e come anche mio padre cominci\u00f2 a chiamarlo, per sfotterlo. Aveva avuto le sue storie e le sue disavventure con gli uomini, ma l\u2019animo buono e un po\u2019 infantile la disponevano sempre all\u2019ottimismo ed a cercare il positivo in ogni situazione, compresa la forzata convivenza con la vecchia suocera che fu sempre sospettosa di quella \u201cterona\u201d. Vittorio fino ad allora aveva conosciuto solo l\u2019amore a pagamento, ma era stato contento cos\u00ec;lavorava come banditore al mercato del pesce. \u201cDiese scudi, venti scudi, trenta scudi, trenta e uno e do e tre: a Boscolo per trenta scudi\u201d e quel lavoro gli aveva insegnato a capire gli uomini non dalle parole, spesso fuorvianti, ma leggendone i volti. La \u201cpescheria\u201d gli lasciava addosso un che di salmastro, non certo gradito alle donne che a quei tempi preferivano sentire sui maschi l\u2019odore della benzina o il profumo dolciastro delle sigarette americane. Mio padre fu il primo a dare il benvenuto ad Aurora: ne fu sempre affascinato e rimase convinto che fosse sprecata per quell\u2019uomo, buono s\u00ec, ma un po\u2019 troppo semplice. La loro fu una lunga, sorprendente storia d\u2019amore. Non ebbero figli, n\u00e9 li cercarono, si bastavano cos\u00ec. Aurora era una maga delle conserve casalinghe: dalle melanzane, alle pesche, dai peperoncini piccanti (qualche maligno dice che la vecchia suocera sia morta per questo!) alle anguille!<\/p>\n<p>Rino provava a convincere gli amici al bar su quanto le anguille marinate fossero buone. Nel Delta del Po si mangiano alla brace o, se sono piccole, si preparano in brodetto o in sa\u00f2r. Tutto il paese si abitu\u00f2 a quella creatura bizzarra, venuta dal Brasile e che parlava con quelle \u201celhe\u201d un po\u2019 impastate come i ferraresi. \u201cUna terona l\u2019\u00e8 sempre terona, anche se la vi\u00e8n dal Brasil\u201d, commentavano le donne mentre facevano la spesa. Aurora con la sua allegria, la generosit\u00e0 dell\u2019animo e del corpo, ubriacava gli uomini pi\u00f9 di una bottiglia di Tocai friulano. Conserv\u00f2 sempre un certo pudore mediterraneo: amava il suo Vittorio e raramente faceva qualcosa senza di lui o senza dirglielo, come quando decise di cercarsi un lavoro. Gli disse semplicemente: \u201cDomani vado a lavorare al laboratorio tessile.\u201d Le piaceva ballare, ed il sabato sera trascinava il marito in pista dal primo valzer all\u2019ultimo ballo di gruppo e lui, per tenere il passo, sudava davvero pi\u00f9 di una camicia di cui lei teneva adeguata scorta in borsa.<\/p>\n<p>Per Vittorio furono gli anni pi\u00f9 belli: la sua vita monotona, con l\u2019unico obiettivo di metter da parte il gruzzolo per seppellire la madre e se stesso, si era trasformata; con Aurora viveva la vita che voleva. Anche lei era contenta. Le mancava per\u00f2 qualcosa: non tanto la sua famiglia o la sua Maratea dove si recava ogni estate con la Prinz verde del marito; ci\u00f2 che le mancava era il caldo, l\u2019atmosfera e la gente del Brasile. Non riusciva proprio ad adattarsi a quel clima umido e malinconico del Polesine, a quel dialetto aspro e tronco, troppo veloce per essere compreso al volo. Anche la gente del paese, abituata ad avere come unico svago le gioie del sesso, nel buio degli argini e nel silenzio della notte, non riusc\u00ec mai a capirla. Piano piano si fece sempre pi\u00f9 forte la nostalgia di San Paolo: \u201dnon voglio morir polesana\u201d confess\u00f2 al marito. Il richiamo d\u2019oltreoceano stava mettendo radici\u2026<\/p>\n<p>In paese si chiacchierava : \u201cI parte per el so paese, \u201d. Mi lo go sempre dito: no la s\u2019\u00e8 n\u00e9 come noialtre, n\u00e9 come le altre terone, mule s\u00ec, ma sensa tuti sti grili par la testa\u201d. E poi abbassando il tono di voce, qualcosa pi\u00f9 di un presagio: \u201c no i tornan pi\u00f9 indr\u00eco , ve lo digo mi!\u201d.<\/p>\n<p>In realt\u00e0 Rino era perplesso: i cognati lo trattavano un po\u2019 da povero gnoco; era a disagio con loro, non capiva la lingua, e quel sole che ti coceva come un\u2019anguilla sulla gratella\u2026 Doveva avere il tempo di ambientarsi, in modo da capire se effettivamente si sarebbe trovato bene senza il bar Chiereghin dove qualcuno mormorava: \u201cS\u00ec, voria vedar con chi el far\u00e0 la scoa in Brasil \u201d; senza il suo paese insomma, cos\u00ec rassicurante anche se probabilmente il luogo dove il Creatore spedisce la gente quando si arrabbia. Arriv\u00f2 dicembre e partirono con l\u2019intenzione di passare a San Paolo le feste di Natale, poi \u2026si sarebbe visto. Per San Silvestro, Aurora aveva preparato una sorpresa al marito: aveva prenotato un tavolo assieme al fratello ed alla moglie alla Casa do Samba: un enorme sala dove servivano la cena con champagne cileno, dotata di una pista da ballo dorata e di una cascata di luci intermittenti. Ballarono tutta la notte e Vittorio pens\u00f2 \u201cst\u00e0 vita no la s\u2019\u00e8 male e con la nostra pensi\u00f2n faremo i siori qua\u201d. Tornarono a casa all\u2019alba, felici, un po\u2019 ubriachi e un po\u2019 intorpiditi dalla frescura della notte. Si misero subito a letto e ridendo si augurarono la buonanotte. Verso mezzogiorno lui si svegli\u00f2 con quel leggero mal di testa che colpisce gran parte della gente il primo dell\u2019anno. La moglie stranamente dormiva ancora e per non svegliarla, scivol\u00f2 gi\u00f9 dal letto silenziosamente. Alle due, ora di pranzo si accorse che Aurora se n\u2019era andata, nel sonno, ridendo.<\/p>\n<p>Duro, incredulo, disperato, pensava solo a portasela a casa, dall\u2019altra parte del mondo.<\/p>\n<p>Si opposero i famigliari ma soprattutto il medico legale: quel parlottare in lucano-portoghese gli dava sui nervi \u201cche casso disei?!\u201d ed alla fine fu deciso che Aurora sarebbe stata sepolta l\u00ec nel vicino cimitero dove gi\u00e0 riposavano tutti gli amici e parenti venuti da Maratea. Vittorio, mulo, fece capire che non se ne sarebbe andato senza la salma della moglie; arrivarono ad un compromesso: dopo cinque anni il tempo necessario per la decomposizione dei corpi a quella latitudine, le ossa sarebbero state cremate ed il marito avrebbe potuto portarne in Italia le ceneri. Con in tasca questo accordo, firmato e siglato da un notaio, fu accompagnato all\u2019aeroporto e rispedito in Italia. Nel garage trov\u00f2 decine di barattoli con conserve di ogni tipo: aveva scorte alimentari per anni, non avrebbe dovuto cercarsi subito una donna. I cinque anni passarono lenti ma inesorabili, durante i quali pochi furono i contatti con i parenti acquisiti: lui si era di nuovo rinchiuso nel suo idioma polesano e gli riusciva troppo faticoso al telefono sopportare quel linguaggio cos\u00ec incomprensibile eppure un tempo tanto familiare. Non aveva pi\u00f9 tanta voglia neanche di ballare: passava le serate a giocare a scopone o a briscola al bar, ascoltando e sorridendo alle \u201cmonade\u201d dei compagni di gioco. Si risvegliava dal suo torpore solo quando qualcuno, entrando diceva \u201cGato savesto chi s\u2019\u00e8 cop\u00e0 ?\u201d Hai saputo chi \u00e8 morto?. \u201cNo, chi\u201d? \u201cEl fiolo de Marangon, el s\u2019\u00e8 ribalt\u00e0 co\u2019 la moto, z\u00f2 dal\u2019arzene del Po de C\u00e0 Venier\u201d. \u201cOhhhh, poreto!\u201d.<\/p>\n<p>Alla fine di gennaio si prepar\u00f2 di tutto punto: prese la borsa di similpelle, vi mise poche cose, giusto il necessario per rimanere qualche giorno, il minimo indispensabile per sbrigare la faccenda. Arriv\u00f2 a Roma e l\u00ec, dopo aver sbagliato pi\u00f9 volte il cancello d\u2019imbarco, sal\u00ec finalmente sull\u2019aereo. I due fratelli di Aurora lo accolsero a San Paolo e gli raccontarono del vecchio padre, andato nel frattempo a raggiungere la moglie e la figlia. Il soggiorno in realt\u00e0 non fu breve ed anzi si trasform\u00f2 in una via crucis attraverso uffici comunali, legali, avvocati, procuratori, per le autorizzazioni necessarie alla riesumazione della salma ed al trasporto delle ceneri in Italia. Il dialogo con i funzionari brasileri a cui Vittorio rispondeva nel suo dialetto era esilarante ed assurdo assieme. Alla fine per\u00f2, l\u2019impiegato del servizio mortuario\u00a0 brand\u00ec il timbro e lo cal\u00f2 pesantemente sul foglio che malamente lanci\u00f2 nella direzione di Vittorio: ce l\u2019aveva fatta!.<\/p>\n<p>All\u2019aeroporto abbracci\u00f2 il cognato per l\u2019ultima volta, convinti entrambi che non si sarebbero visti\u00a0 mai pi\u00f9. Imbarc\u00f2 l\u2019urna e sal\u00ec sull\u2019aereo. Atterr\u00f2 a Roma alle cinque del mattino , sentendosi quasi a casa; sorrise contento quando, chiedendo quale fosse il nastro per ritirare i bagagli del suo volo, qualcuno gli rispose \u201cah\u00f2 ce stanno li cartelli\u201d. Rimase l\u00ec incollato per due ore, in attesa di veder scorrere il suo pacco, poi, consigliato da un facchino, si rec\u00f2 all\u2019ufficio per denunciarne lo smarrimento: intervennero diversi impiegati e qualche poliziotto ma non fu facile spiegare il perch\u00e9 di quello strano bagaglio. Mostr\u00f2 anche l\u2019atto dell\u2019ufficio mortuario, scritto in portoghese \u201c; boh, che ce sta scritto qua?\u201d Alla fine riuscirono a liberarsi di lui imbarcandolo su un aereo per Venezia e assicurandogli che presto gli avrebbero recapitato tutto a casa a spese dela compagnia aerea.<\/p>\n<p>Pass\u00f2 una settimana, poi un\u2019altra: continuava a telefonare parlando ogni volta con un impiegato diverso a cui raccontava la sua sfortunatissima storia . Niente. L\u2019angoscia e la rabbia contro il destino lo facevano imprecare e rendevano cupo il suo volto. Nessuno osava pi\u00f9 chiedergli notizie della moglie.<\/p>\n<p>Dopo due lunghissimi mesi probabilmente lo spirito di Aurora s\u2019intener\u00ec ed intercesse per lui: una mattina fu chiamato al centralino del mercato del pesce ed una voce squillante di giovane donna gli annunci\u00f2 \u201cg\u2019avemo trov\u00e0 el so paco, sior Finotti, l\u2019\u00e8 ch\u00ec , al Marco Polo. Se la vien subito a ghe lo demo sensa tante formalit\u00e0\u201d.Vi arriv\u00f2 un\u2019ora dopo e, firmate con zelo alcune carte, pot\u00e9 finalmente riabbracciare la sua Aurora.. Il pacco era malamente imballato e conteneva una cassettina di metallo simile a quei salvadanai che le Casse di Risparmio una volta regalavano ai figli dei clienti per invogliarli\u00a0 al risparmio. La scosse pi\u00f9 volte, sorpreso e sospettoso che tutta sua moglie potesse stare l\u00ec dentro; fu tentato di aprirla ma non lo fece: erano di nuovo insieme e nient\u2019altro voleva sapere.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_13268\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"13268\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Quando arriv\u00f2 al bar per mostrare la foto agli amici, il loro sarcasmo lo deluse: una ragazza aveva risposto al suo annuncio, ma non una qualsiasi, guardate un po\u2019 l\u00ec! \u201c Ma va l\u00e0, sar\u00e0 so nevoda\u201d, sar\u00e0 la nipote, fu il commento pi\u00f9 benevolo. 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