{"id":13073,"date":"2013-03-13T12:03:03","date_gmt":"2013-03-13T11:03:03","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=13073"},"modified":"2013-03-13T12:03:03","modified_gmt":"2013-03-13T11:03:03","slug":"premio-racconti-nella-rete-2013-casa-di-laura-montagna","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=13073","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2013 &#8220;Casa&#8221; di Laura Montagna"},"content":{"rendered":"<p>Soffiava un robusto maestrale, non cos\u00ec forte da far sparire la spiaggia tra la spuma delle onde lunghe ma abbastanza per cancellare subito le impronte lasciate sulla sabbia e affaticare il passo. C\u2019erano pochi filamenti di nubi nel cielo e un\u2019atmosfera cos\u00ec tersa che permetteva di scorgere le cime innevate della Corsica all\u2019orizzonte.<\/p>\n<p>Vidi il mio compagno rimettere il cellulare nella tasca della giacca. Si era allontanato di qualche metro, chiudendosi con la mano l\u2019orecchio libero per escludere il fragore del mare mentre ascoltava, e ora nel tornare verso di me aveva uno sguardo desolato.<\/p>\n<p>&#8211; Cosa succede? &#8211; chiesi, cercando di controllare l\u2019ansia.<\/p>\n<p>&#8211; Hanno gi\u00e0 concluso l\u2019affare. Possiamo ancora sperare che non concedano il mutuo, ma temo che sia davvero improbabile. &#8211;<\/p>\n<p>Avvertii una dolorosa fitta allo stomaco.<\/p>\n<p>&#8211; Perch\u00e9 non ci hanno avvisati quando si \u00e8 fatto avanti qualcun altro? Avremmo potuto rilanciare l\u2019offerta. Lo sapevano che lo avremmo fatto! Lo sapevano benissimo! &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Che ti devo dire? E\u2019 andata cos\u00ec. &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Non posso crederci. Ed \u00e8 gi\u00e0 la seconda volta. &#8211;\u00a0 il vento mi colp\u00ec in faccia quasi volesse schiaffeggiarmi.<\/p>\n<p>Solo qualche mese prima ci eravamo visti soffiare sotto il naso un bilocale con una grande terrazza. E ora accadeva lo stesso con la porzione di quadrifamiliare pi\u00f9 giardino. Che quel luogo ci avesse preso in antipatia e non ci volesse tra i piedi? Che anche al giorno d\u2019oggi fosse necessario celebrare qualche rito propiziatorio in onore di <i>Fuflunus<\/i>, antico nume tutelare della costa degli etruschi, per essere accettati sul suo territorio? O forse qui gli agenti immobiliari lavorano in un modo tutto loro, incomprensibile per chi non \u00e8 del posto?\u00a0 Per\u00f2 stavolta era pi\u00f9 dura. Stavolta ci avevo creduto davvero e quella casa la sentivo gi\u00e0 mia. Non appena ero salita su per le scale avevo avvertito un odore che mi aveva fatta tornare bambina. Un profumo di casa vecchia, di intonaco, di legno e di chiss\u00e0 cos\u2019altro. E avevo ricordato quando insieme al nonno andavo dai suoi amici in Maremma. La loro cascina, con le volte a botte, i camini immensi e le travi di legno a vista si era riaffacciata in quel momento alla mia mente. L\u2019appartamento che stavo visitando non aveva nulla di paragonabile, ma la sola presenza di un caminetto, del pavimento in cotto e la finestrella della cucina sotto al tetto spiovente mi aveva fatto sentire come allora, fra vecchi amici.<\/p>\n<p><i>E\u2019 questa<\/i>, mi ero detta, <i>Questa e nessun\u2019altra<\/i>.<\/p>\n<p>In verit\u00e0 avevamo escluso sistemazioni che non fossero vicino al mare e solo per curiosit\u00e0 ci eravamo spinti a dare un\u2019occhiata in collina. I prezzi erano pi\u00f9 abbordabili e noi avevamo a disposizione una cifra piuttosto esigua, ereditata da una mia prozia, ma l\u2019idea di sentire il rumore del mare dalle finestre aperte e la comodit\u00e0 di uscire di casa per gettarsi in acqua nel giro di pochi minuti ci pareva assolutamente irrinunciabile. Eppure dall\u2019istante in cui ero salita su per quella scala non avevo avuto pi\u00f9 dubbi. Io volevo una vera casa, un posto che avesse un carattere, una storia, e non un altro anonimo appartamento, troppo simile a quello dove vivevo. Poteva anche essere scomodo per passare delle vacanze riposanti ma avevo bisogno di un luogo da amare, e averlo scoperto era per me come lo spalancarsi improvviso di una porta su un mondo nuovo e sorprendente.<\/p>\n<p>La casa faceva parte di in un villaggio minerario, sorto un\u2019ottantina di anni prima per i dipendenti della vicina cava di calcare, ed era composto da un gruppo di edifici quadrifamiliari tutti uguali. Ogni appartamento aveva il suo giardino e l\u2019atmosfera che vi si respirava era quella del paesino di campagna, con le signore sedute a chiacchierare sulla panchina del belvedere al tramonto e gli uomini raccolti all\u2019osteria del cacciatore per un bicchiere di rosso in compagnia prima di cena. Sentire le loro voci dal morbido timbro aspirato mi faceva star bene, come se fossi capitata in una sorta di Brigadoon nostrana, nella quale curiosamente i vicini si salutano quando si incontrano e si chiamano per nome.<\/p>\n<p>Pur riservandoci un po\u2019 di tempo per riflettere, all\u2019agenzia immobiliare avevamo lasciato intendere tutto il nostro interesse. Sembrava impossibile che non ci avessero contattati quando avevano ricevuto una proposta di acquisto da altri. Ci fermammo a guardare il mare in subbuglio.<\/p>\n<p>&#8211; Che idiota che sono. Mi viene da piangere. &#8211;<\/p>\n<p>Il mio compagno sorrise e mi baci\u00f2 lieve sulla fronte, come per consolare una bambina alla quale \u00e8 sfuggito il palloncino. Ed era proprio cos\u00ec che mi sentivo. Ero stata sul punto di agguantare il mio palloncino, ma impotente me lo ero vista sgusciare fra le dita e allontanarsi portato via dal vento.<\/p>\n<p>Nei giorni successivi passammo al setaccio tutte le immobiliari dei dintorni. <i>Quelle case<\/i> <i>sono tante e tutte uguali. Ce ne sar\u00e0 almeno un\u2019altra in vendita<\/i>. Ma gli agenti sorridevano con commiserazione non appena nominavamo il villaggio minerario. Nella maggior parte dei casi si limitavano a dire che non si occupavano di quella zona, e con ci\u00f2 ci facevano capire che erano seri professionisti, mica dei perditempo, e lavoravano con i turisti pieni di soldi, non certo con gli sfigati che volevano una casupola in collina. Qualcuno di loro, tentando di portare acqua al proprio mulino, cerc\u00f2 perfino di persuaderci che il villaggio minerario non era posto per noi. Era mal servito, abitato solo da <i>locali <\/i>e troppo lontano da qualsiasi luogo potesse interessarci.<\/p>\n<p>&#8211; E poi, lasciate lo si dica, sono case vecchie, quasi tutte con gli infissi o il tetto da rifare. &#8211; ci aveva apostrofato per ultimo un tipo segaligno con un sorriso da lupo che fiuta la preda. &#8211; Io non tratto pi\u00f9 nulla da quelle parti proprio perch\u00e9 le conosco troppo bene. Le finestre del piano terra danno sempre sul giardino dei vicini ed \u00e8 una cosa che l\u00ec per l\u00ec non ci si bada, ma pu\u00f2 anche diventare un problema. Senti un po\u2019 Mario &#8211; si era poi rivolto al suo assistente &#8211; dimmi, che ce l\u2019abbiamo ancora quel <i>trilo<\/i> sopra la Coop, con terrazza vista mare, a dieci minuti dalla spiaggia, che <i>gl\u2019\u00e8 <\/i>perfetto per i signori? &#8211;<\/p>\n<p>Avevamo ancora pochi giorni di ferie e li impegnammo a setacciare il villaggio alla ricerca di cartelli di vendesi. Ci restava ancora la speranza che qualche proprietario intenzionato a monetizzare procedesse autonomamente. Ma di cartelli neanche l\u2019ombra. Cos\u00ec ce ne tornammo a Milano con i musi lunghi e quasi senza aprire bocca per tutto il viaggio. E a casa non avemmo certo occasione di tirarci su il morale. Io finii in fondo alla graduatoria degli insegnanti precari e non venni pi\u00f9 chiamata. Il mio compagno perse il suo lavoro, riuscendo a mantenere solo un contratto da consulente, e rimasi pure incinta. Eravamo di umore cos\u00ec nero che rischiammo di lasciarci sul serio. Poi una sera suon\u00f2 il telefono.<\/p>\n<p>&#8211; Ciao! Eri te che volevi t\u2019avvisassi se si vendeva qualcosa da ste\u2019 parti? <i>Te ti<\/i> interessa ancora? &#8211;<\/p>\n<p>Avevo dimenticato di aver lasciato il mio recapito all\u2019osteria del cacciatore, se mai si fosse mosso qualcosa.<\/p>\n<p>&#8211; C\u2019\u00e8 uno c\u2019ha ereditato, e si vende casa e podere. <i>Vi garba<\/i>? &#8211;<\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 una fila di edifici, in apparenza del tutto anonimi, seminascosti dagli ulivi. Segnano il confine del villaggio, subito sotto l\u2019ampia esse della strada maestra, verso il mare. Da l\u00ec lo sguardo scende libero verso Capraia, l\u2019Elba e la Corsica, e nelle giornate limpide, \u00e8 possibile scorgere anche la piccola Gorgona, in fondo, sulla destra. L\u2019ultima casa della fila, al di l\u00e0 della quale comincia il bosco, ha davanti una maestosa buganvillea che con i rami fioriti copre il pergolato del giardino. E poi c\u2019\u00e8 l\u2019uliveto, che scende per quasi un ettaro, con i suoi tronchi plasmati in forme del tutto degne dei <i>Prigioni<\/i> di Michelangelo.<\/p>\n<p>Firmai il contratto senza esitazione, sebbene la casa avesse bisogno di una bella ristrutturazione prima di tornare abitabile, e non sapessi nemmeno in quale stagione si colgono le olive.<\/p>\n<p>&#8211; Dove troveremo i soldi per rimetterla apposto? &#8211; eccepiva saggiamente il mio compagno, scuotendo la testa. Ma io volevo che nostro figlio crescesse in un posto pieno di sole, dove fosse bello stare. Un posto da chiamare <i>casa<\/i>, anche se con la <i>c<\/i> aspirata. E andai avanti. Vendemmo tutto, perfino i mobili, e ci trasferimmo. Poi, quando nostro figlio comp\u00ec un anno, il mio compagno se ne torn\u00f2 in citt\u00e0.<\/p>\n<p>&#8211; Non ci riesco a fare il contadino. &#8211; aveva detto.<\/p>\n<p>Ma io, che dalla finestra vedo un bambino ridere mentre rincorre il cane tra gli alberi, e un prato dove nelle sere di maggio si accendono cos\u00ec tante lucciole da far pensare a un festival di addobbi natalizi, continuo a credere di aver fatto la cosa giusta. E poi lo so che anche lui, suo padre, un giorno o l\u2019altro scender\u00e0 dalla macchina e aprir\u00e0 il cancelletto con un gran sorriso, perch\u00e9 in fondo anche per lui \u00e8 questo il posto dove tornare.<\/p>\n<p><span style=\"font-size: small;\"> (L\u2019autore fa presente che il racconto \u00e8 frutto di fantasia e ogni riferimento a luoghi, fatti o persone reali \u00e8 del tutto casuale.)<\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_13073\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"13073\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Soffiava un robusto maestrale, non cos\u00ec forte da far sparire la spiaggia tra la spuma delle onde lunghe ma abbastanza per cancellare subito le impronte lasciate sulla sabbia e affaticare il passo. 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