{"id":13070,"date":"2013-03-13T11:55:27","date_gmt":"2013-03-13T10:55:27","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=13070"},"modified":"2013-03-13T11:55:27","modified_gmt":"2013-03-13T10:55:27","slug":"premio-racconti-nella-rete-2013-breve-storia-di-pablo-diaz-di-andrea-cirillo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=13070","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2013 &#8220;Breve storia di Pablo Diaz&#8221; di Andrea Cirillo"},"content":{"rendered":"<p>Il suo nome era Pablo Diaz. Era un pittore. Non un pittore qualunque, per\u00f2: camminava per le strade di Santiago <i>armato<\/i> di una matita e un taccuino dove riportava tutto ci\u00f2 che lo colpiva. Dal microcosmo della sua citt\u00e0 pescava di tutto: uomini che mendicavano ai lati delle strade, prostitute che mendicavano amore poco pi\u00f9 in l\u00e0 e poi soldati, botteghe, caff\u00e8, pezzi di giornale, avanzi di cibo. La sua mente si appropriava anche della pi\u00f9 anonima delle cose e le dava spazia. E la faceva crescere, nei suoi dipinti.<\/p>\n<p>In essi, per\u00f2, lui ci metteva la sua idea di mondo. Li modellava. Analizzava, decostruiva i soggetti. Faceva fluire il suo sconfinato essere tra le pieghe della realt\u00e0 e quel che ne usciva erano capolavori: realt\u00e0 e astrazione si fondevano dando origine a una perfetta armonia.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Il suo nome era Pablo Diaz. Era uno scrutatore del mondo.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Aveva un laboratorio nella parte antica della citt\u00e0, in uno di quei palazzi diroccati dell\u2019era coloniale. Andava l\u00ec a notte fonda, dopo la consueta immersione all\u2019interno di Santiago e dopo la visita a Ines. Non l\u2019amava, in realt\u00e0 faceva di tutto per evitare che accadesse. Condividevano il letto qualche volta alla settimana e poi lui andava via. I legami forti, intensi, lo inquietavano: si erano sempre impadroniti totalmente di lui, dominandolo. E lui ci metteva tutto se stesso, in quei legami, ogni singola goccia della sua vita si riversava al loro interno. Andava in profondit\u00e0 e non era in grado di risalire. I legami si spezzavano e lui rimaneva vuoto, prosciugato, allo stremo delle forze. Aveva giurato a se stesso che non sarebbe pi\u00f9 accaduto, che qualsiasi cosa che lo circondava non lo avrebbe pi\u00f9 trascinato con s\u00e9 negli abissi. Lui l\u2019avrebbe analizzata, scrutata, sarebbe stato capace di raccontarla. Sarebbe stato capace di porla vicino a tanti altri pezzi di mondo, di fare l\u2019<i>Inventario<\/i>.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Il suo nome era Pablo Diaz. Classificava e collezionava pezzi di mondo.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Quella sera la sua visita da Ines si era protratta pi\u00f9 a lungo del previsto per la violenta discussione che era nata tra i due.<\/p>\n<p>\u201cPablo, come puoi non capire?\u201d, aveva cominciato Ines mentre lui si rivestiva<\/p>\n<p>\u201cCapire cosa?\u201d<\/p>\n<p>\u201cChe ti amo\u201d<\/p>\n<p>\u201cNon dire sciocchezze, Ines\u201d<\/p>\n<p>\u201cCome puoi pensare che siano sciocchezze? Io mi sono innamorata di te! Voglio che tu stia accanto a me!\u201d<\/p>\n<p>\u201cQuesto non \u00e8 possibile. Sapevi benissimo quali erano i patti\u201d<\/p>\n<p>\u201cL\u2019amore non scende a patti con nessuno, Pablo! So benissimo che anche tu provi quello che provo io. Ma hai paura. Tanta paura di immergerti nel mondo\u201d<\/p>\n<p>\u201cIo vengo qui per scopare e basta. Non m\u2019interessano le immersioni. Io scruto, analizzo, classifico\u201d<\/p>\n<p>\u201cPablo\u2026\u201d<\/p>\n<p>\u201cIo\u2026io non posso lasciarmi andare e perdere tutto il resto. Io\u2026io devo collezionare&#8230;classificare\u2026collezionare\u2026classificare\u2026\u201d<\/p>\n<p>E continuando a ripetere le stesse due parole se n\u2019era andato via con passo malfermo, ubriaco di quel mondo che gli inquinava le vene, che bruciava ogni singola cellula del suo cervello.<\/p>\n<p>\u201cPablo\u2026\u201d<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>L\u2019assurda litania era proseguita fino all\u2019arrivo nel suo studio dove l\u2019incessante fluire sulla tela dei dati che aveva raccolto si fondeva col possente silenzio delle tenebre. I suoi quadri erano sempre piaciuti ai pi\u00f9 famosi critici d\u2019arte di ogni parte del mondo; i musei organizzavano mostre in cui i suoi dipinti venivano esposti accanto ad opere che rappresentavano pilastri per l\u2019arte contemporanea. <i>Arte visionaria<\/i>, la chiamavano. In ogni recensione compiuta su un suo quadro c\u2019era quell\u2019espressione. \u201cL\u2019arte visionaria del Diaz conferisce\u2026\u201d, \u201cLa sua arte visionaria fa s\u00ec che\u2026\u201d. Lui li odiava. Tutti. I critici, i titolari dei musei, chiunque gli facesse i complimenti. Non capivano nulla. Il suo successo si fondava sull\u2019ignoranza. Non si chiedevano perch\u00e9 ogni singolo giorno vagava per le vie di Santiago? Non si domandavano per quale motivo si fermava davanti a un cumulo di stracci buttato l\u00ec e prendeva nota?\u00a0 Comportamenti bizzarri, degni di un artista, dicevano loro. E lui li odiava.<\/p>\n<p>\u201cCome possono distorcere in questo modo la mia visione del mondo?\u201d, urlava nei suoi frequenti accessi d\u2019ira, \u201cQuesto \u00e8 ci\u00f2 che tiro fuori dal posto in cui vivono, cristo! Perch\u00e9 non scavano in profondit\u00e0, cos\u00ec da poter comprendere?\u201d<\/p>\n<p>Erano ben pochi quelli con cui Pablo Diaz andava d\u2019accordo e che quindi erano giunti a comprendere il suo intricato universo. Una di questi era Adriana. Lui l\u2019adorava. Ma Adriana viveva in Francia e rappresentava quel pezzo di mondo che lui non era riuscito a classificare. Arrivava, lo travolgeva, se ne andava. E lui rimaneva l\u00ec, stordito. E la ragione andava a farsi fottere.<\/p>\n<p><i>Gli era di nuovo venuta in mente lei. Di nuovo<\/i>.<\/p>\n<p>Si impose di non pensarci: aveva dei pezzi da catalogare. \u201c\u00c8 quel caos che deve andare a farsi fottere\u201d, disse tra s\u00e9.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Entr\u00f2 nello studio. Faceva freddo, quella sera e Pablo sprofond\u00f2 nella sua immensa poltrona rossa per riscaldarsi nella sua piacevole morbidezza. <i>Violenta morbidezza<\/i>. Com\u2019erano violenti i colpi che il mondo dava contro le porte della sua mente, tentando di aprire una breccia in cui riversarsi e invaderlo totalmente. Ma lui resisteva. Con tutte le sue forze, avrebbe resistito.<\/p>\n<p>Si stacc\u00f2 da quella voluttuosa distrazione che era la poltrona e si mise all\u2019opera. Rapide e precise pennellate solcarono il mare bianco della tela, dando vita all\u2019armonioso ordine che era fluito dalla sua mente. I colori, con tepore o gelo, avanzavano inesorabili su quel bianco vergine, distruggendo il nulla che vi abitava. Lavorava febbrilmente, Pablo Diaz, con quella tremante risolutezza che solo nell\u2019artista ha dimora.<\/p>\n<p>Fino all\u2019alba il violento flusso del suo pensiero continu\u00f2 l\u2019inarrestabile incedere e finalmente il pezzo di mondo era l\u00ec davanti a lui. Un capolavoro. Da rimanere sbalorditi.\u00a0 Come diavolo faceva? Quale sublime idea della realt\u00e0 era in lui? Dava una incredibile sfumatura anche alla pi\u00f9 insulsa delle cose. La guardava dall\u2019esterno. La inquadrava. La realt\u00e0 vista da un\u2019altra angolazione.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Dopo un\u2019intera notte passata in piedi si lasci\u00f2 cadere sulla poltrona, sfinito. Un\u2019incontenibile e disumana gioia lo invase: aveva un altro pezzo di mondo. L\u2019<i>Inventario <\/i>proseguiva.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Aveva un appuntamento e un indescrivibile bisogno di caff\u00e8, cos\u00ec usc\u00ec dallo studio. Era da poco sorto il sole e Santiago <i>brillava<\/i> \u2013 s\u00ec, brillava &#8211;\u00a0 di una mistica luce che conferiva alle cose una sfumatura sublime. Nell\u2019aria tersa del mattino, Pablo respir\u00f2 a pieni polmoni e in quel respiro c\u2019era tutta la citt\u00e0, tutto il mondo come lui lo vedeva.<\/p>\n<p>Camminando per i viali Pablo rifletteva. Aveva sempre riflettuto tanto, troppo. Anche quando era immerso in quei legami dove non si pensa, <i>si vive<\/i>. Lui doveva collezionare\u2026classificare\u2026la sua mente doveva essere in continuo divenire, i pensieri dovevano susseguirsi e muoversi incessantemente, come gli ingranaggi di una macchina perfetta. Ecco perch\u00e9 Adriana lo attraeva cos\u00ec tanto e allo stesso tempo lo terrorizzava. Quando era con lei tentava di capire in tutti i modi che razza di sentimenti provava, ma poi, come al solito, la ragione andava a farsi fottere e con lei tutta quella dannata storia della classificazione e dell\u2019<i>Inventario<\/i>. E allora lui si chiedeva \u201cVoglio davvero continuare a scrutare tutto quello che ho intorno? Oppure voglio che Adriana rappresenti l\u2019unico motivo che mi permetta di starci, in questo cazzo di mondo?\u201d. Non sapeva rispondere a quest\u2019infinit\u00e0 di domande che si affollavano le une sulle altre nella sua mente quasi fossero a un festino notturno. E intanto continuava a fare quello che sapeva fare, in attesa che Adriana tornasse e lo portasse via.<\/p>\n<p>Lei che alternava ardente passione a freddezza glaciale e\u2026e cazzo, c\u2019era ricascato. Adriana, sempre Adriana. Lei, meravigliosa. Lei, un tarlo fisso.<\/p>\n<p>Nel frattempo il sole era sorto e aveva restituito Santiago alla realt\u00e0, lavando via la metafisica sfumatura che l\u2019avvolgeva.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Pablo era arrivato al caff\u00e8 e aveva ordinato la colazione. Di l\u00ec a poco avrebbe dovuto incontrare Miguel Ortiz, un critico d\u2019arte interessato ai suoi dipinti tanto da voler organizzare una mostra interamente dedicata a lui.<\/p>\n<p>\u201cSignor Diaz, l\u2019avverto, non si aspetti da me i giudizi che \u00e8 solito ascoltare\u201d, gli aveva detto Ortiz due sere prima ad una festa.<\/p>\n<p>\u201cMe lo auguro\u201d<\/p>\n<p>\u201cMa come? La critica stravede per lei e io non so se\u2026\u201d<\/p>\n<p>\u201cMe lo auguro\u201d.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Se incontri Miguel Ortiz per la prima volta di certo non ti metti a pensare che sia un critico d\u2019arte. Gi\u00e0, perch\u00e9 ti trovi davanti un armadio a tre porte, sui trent\u2019anni, pieno di orecchini e con una folta chioma ricciuta. Era un talento. In genere i critici d\u2019arte erano vecchi, bassi, grassi e privi di senso dell\u2019umorismo. Lui era un ragazzino ed erano anni che lavorava gi\u00e0. Era gi\u00e0 un bel po\u2019 che scavava tra le pieghe di ogni singolo quadro che gli capitava sotto tiro. Ed era il migliore.<\/p>\n<p>Quella mattina era pi\u00f9 nervoso del solito. Sapeva di andare contro ogni giudizio pronunciato finora sulla pittura di Pablo Diaz. Ma voleva rischiare.<\/p>\n<p>Arriv\u00f2 al bar con passo svelto e strinse la mano al pittore. Una stretta vigorosa. Poi ordinarono due caff\u00e8.<\/p>\n<p>\u201cSignor Diaz, come le ho detto qualche sera fa, il mio giudizio differisce totalmente da quelli che in genere si leggono su quelle riviste che pretendono di parlare d\u2019arte\u201d<\/p>\n<p>\u201cE io, come le ho detto qualche sera fa, me lo auguro\u201d<\/p>\n<p>Ortiz sorseggi\u00f2 il suo caff\u00e8 e cominci\u00f2<\/p>\n<p>\u201cNon riesco a comprendere cos\u2019abbia in testa chi la definisce un pittore visionario. Questa analisi stupidamente accademica della sua opera distorce in maniera intollerabile quello che lei ha intenzione di dirci\u201d.<\/p>\n<p>\u201cLei\u2026lei crede che io voglia dire altro con ci\u00f2 che dipingo?\u201d<\/p>\n<p>\u201cEsatto. Lei non \u00e8 affatto un visionario. Lei osserva, classifica, colleziona pezzi di ci\u00f2 che la circonda. Uno scrutatore della realt\u00e0. Per\u00f2, io\u2026io credo che quella che lei mette nei suoi quadri sia la sua idea di mondo\u201d.<\/p>\n<p>\u201cOrtiz\u2026\u201d<\/p>\n<p>\u201cCome diavolo ci riesce? \u00c8 sublime\u2026\u201d<\/p>\n<p>\u201cOrtiz\u2026mi spieghi come ci \u00e8 arrivato\u201d.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Pablo stava per cadere dalla sedia per lo stupore. Una selvaggia gioia si impadron\u00ec di lui. Allora c\u2019era qualcuno\u2026qualcuno che ancora credeva che la realt\u00e0 andasse cercata <i>al di l\u00e0<\/i>\u2026tuffandosi nell\u2019abisso che scruta dentro di te.Ma perch\u00e9 pensava a queste cose? Non era forse un osservatore, un collezionista? Non doveva forse fare l\u2019Inventario? Non capiva\u2026proprio non capiva\u2026<\/p>\n<p>Fu la voce di Ortiz a farlo riemergere da quel groviglio di domande.<\/p>\n<p>\u201c Beh, Diaz, io sono un critico. E criticare significa analizzare, scrutare, certo. Ma il mio lavoro non finisce l\u00ec, come forse lei crede. A me non interessa l\u2019opera d\u2019arte, per quanto meravigliosa possa essere. A osservarla son buoni tutti. A me importa di <i>ci\u00f2 che sta dietro<\/i>. E anche a lei importa, altrimenti non ci metterebbe quella sua idea di mondo tanto potente e tanto dolce al contempo. Io porto a termine quello che lei ha iniziato, Diaz. Lei scava, col suo sguardo, tra le pieghe della realt\u00e0 e l\u00ec, in quegli abissi, deposita un fiore, la sua idea. Il mio compito \u00e8 far crescere quel fiore e mostrarlo a chiunque sia capace di scendere tanto in profondit\u00e0 solo per contemplare la sua devastante forza\u201d.<\/p>\n<p>\u201cLa forza di un fiore\u2026\u201d<\/p>\n<p>\u201cLa forza di un fiore\u201d.<\/p>\n<p>\u201c\u2026\u201d<\/p>\n<p>\u201c\u2026\u201d<\/p>\n<p>\u201cIo non so come lei faccia\u2026lei non mi ha mai visto prima di qualche sera fa, ma attraverso la mia opera \u00e8 riuscito a guardarmi dentro. Ed \u00e8 riuscito a dare una risposta alla domanda che mi dilaniava. Devo partire. Adesso\u201d.<\/p>\n<p>\u201cPer la mostra siamo d\u2019accordo, no?\u201d chiese Ortiz con un sorriso<\/p>\n<p>\u201cNew York un mese?\u201d<\/p>\n<p>\u201cNew York. Tra un mese.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>E corse via. Corse, come non aveva mai fatto. Casa sua. Una valigia con qualche vestito scelto a caso. Matita e taccuino. Taxi, di corsa all\u2019aeroporto. Primo volo. Per Parigi. Adriana.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Lei lo aspettava all\u2019aeroporto. Lo vide e gli and\u00f2 incontro.<\/p>\n<p>\u201cTi aspettavo da mesi\u2026dall\u2019ultima volta che sono tornata da Santiago. E tu finalmente sei venuto da me\u201d<\/p>\n<p>\u201cAnch\u2019io ti aspettavo. Sono anni che ti aspetto. Sei lo sconfinato pezzo di mondo che mi mancava\u201d.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Il suo nome era Pablo Diaz. Era un pittore. Non un pittore qualunque, per\u00f2: depositava piccoli fiori negli abissi pi\u00f9 profondi.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_13070\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"13070\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il suo nome era Pablo Diaz. 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