{"id":13056,"date":"2013-03-11T18:32:41","date_gmt":"2013-03-11T17:32:41","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=13056"},"modified":"2013-03-14T18:57:39","modified_gmt":"2013-03-14T17:57:39","slug":"premio-racconti-nella-rete-2013-l-estremo-piacere-di-sbagliare-senza-averlo-deciso-di-renato-fagioli","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=13056","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2013 &#8220;L&#8217;estremo piacere di sbagliare senza averlo deciso&#8221; di Renato Fagioli"},"content":{"rendered":"<p>Le dieci del mattino di una bella giornata d\u2019estate e la luce del sole ormai alto nel cielo quasi abbaglia, mentre sul lungomare le ombre di alberi e case si accorciano in fretta, seguendo obbedienti la corsa dell\u2018 astro nel cielo. L\u2019 infinita distesa del mare, giusto a qualche decine di metri di distanza, scintilla azzurra e invitante. Per di pi\u00f9 nel cielo sereno una brezza leggera soffia pigra e piacevole.<\/p>\n<p>Nell\u2019 ampia spianata di sabbia adibita a parcheggio dello stabilimento balneare un uomo se ne sta ritto in piedi a fianco della sua automobile. Snello, alto, \u00e8 vestito solo di una t-shirt colorata e di un paio di calzoncini da mare. Lo sguardo \u00e9 nascosto dietro un paio di occhiali neri. Sulla testa castana qualche capello grigio luccica al sole.<\/p>\n<p>Due borse grosse e gonfie gli pendono dalle spalle e ai piedi nudi porta delle ciabatte di gomma. Sembra di casa in posti come quelli, lui che invece \u00e8 appena arrivato dalla citt\u00e0 vicina.<\/p>\n<p>Difficile riconoscere oggi il dott. Gualazzi, di professione dermatologo, con ambulatorio in centro, si riceve dal luned\u00ec al venerd\u00ec dalle 17 alle 20, \u00e8 gradita la prenotazione, abitazione (per le urgenze) via Manzoni 34.<\/p>\n<p>Peccato per\u00f2 che l\u2019abitazione citata sulla targa di ottone non sia certo pi\u00f9 una casa come solo pochi anni fa. Manca proprio dei requisiti per definirla una casa. Ci<\/p>\n<p>contenga solo un paio di bottiglie di vino bianco, olive e qualche vasetto di yogurt.<\/p>\n<p>Quando Gualazzi la sera si chiude dietro le spalle il portoncino e percorre il corridoio, ammira ogni volta le belle stampe incorniciate scelte insieme a lei, lo specchio in stucco dorato comprato durante il viaggio in Francia, e mentre ci appoggia sopra le chiavi non pu\u00f2 fare a meno di guardare con affetto il vecchio mobile in noce. Quello lo hanno restaurato insieme, anche benino, non tanto tempo fa, giusto qualche secolo fa.<\/p>\n<p>Gualazzi si sforza come sempre di non provare niente mentre cammina per la sua casa, e forse davvero non sente nulla, chiss\u00e0? Quando finito di percorrere il corridoio mette piede nell\u2019ampio soggiorno l\u2018unica nota stonata, mica tanto strano che nella mente associ quella vista al rumore di un\u2019 unghia che scorre su una lavagna, l\u2019unica cosa che riesce a risvegliarlo dal torpore a cui si \u00e8 abbandonato da un pezzo, non sono pi\u00f9 quegli intoccabili e ingombrantissimi candelieri in legno intagliato che stanno a prender polvere tra la vetrata e la libreria (li ha scelti lei da sola e lui non ha mai nascosto che non li sopporta), ma \u00e8 piuttosto la vista del divano di pelle che troneggia nella stanza fra tavolini antichi, vasi di piante in fiore e il mobile bar, il maledetto divano precisamente al vertice di un perfetto triangolo stereofonico, insomma, pi\u00f9 o meno, le solite cazzate che recentemente racconta cos\u00ec spesso. Giusto ogni sabato sera.<\/p>\n<p>Scelto insieme a lei, anche quello, ormai da un pezzo ospita le sue assortite e assai poco convincenti conquiste, che parlano, parlano, e raccontano la loro vita e i loro sogni. Proprio l\u00ec, Alessandro, questo \u00e8 il suo nome, spesso scarmigliato e rosso in viso, con la camicia mezzo aperta e lo sguardo ormai torbido ha ascoltato, a volte con sforzo ha annuito convinto, altre volte ha sorriso benevolo, pi\u00f9 spesso non ha condiviso. Per\u00f2 si \u00e8 sforzato di sorridere a denti stretti.\u00a0 Sabato sera \u00e8 pur sempre sabato sera.<\/p>\n<p>Diamine non si pu\u00f2 passare la settimana a esaminare la croste di vecchie e bambini, magari incontrarla per strada abbracciata a qualcun altro, a fine giornata cenare con una pizza surgelata e mantenere al tempo stesso la pi\u00f9 completa serenit\u00e0 zen. Probabilmente invece sarebbe pi\u00f9 sano incazzarsi, magari avventarsi sul divano e farlo a pezzi. Magari con sopra quella del prossimo sabato sera. Una soluzione molto gratificante, ma assai poco pratica.<\/p>\n<p>L\u2019alternativa a tutto ci\u00f2, l\u2019ultima difesa, \u00e8 smettere di sentire, di provare emozioni. Morire un po\u2019 per volta invece che tutto insieme. Ed \u00e8 appunto questo in cui ill dottor Gualazzi si sta cimentando con impegno da un pezzo.<\/p>\n<p>Ma oggi \u00e8 tutta un\u2019altra storia, \u00e8 una domenica d\u2019estate e lui ormai \u00e8 arrivato alla spiaggia. In piedi nella spianata armeggia per chiudere la portiera, ma le\u00a0 borse che porta a tracolla lo intralciano, e lui bestemmia sottovoce. Un altro sbadiglio, ancora pi\u00f9 grosso, lo scuote. Con ancora tutti i muscoli del viso tirati in quella maschera grottesca socchiude gli occhi fino a ridurli a due fessure, cos\u00ec da proteggerli dalla luce forte del sole e contemporaneamente scacciare il pulsare forte alle tempie che lo disturba da quando si \u00e8 svegliato.<\/p>\n<p>\u201cUn\u2019altra notte interminabile, un\u2019altra notte da dimenticare. Per mia fortuna Dio ha voluto che di sabato sera in ogni settimana c\u2018\u00e8 ne fosse uno solo. Altrimenti chiss\u00e0 cosa riuscirei a farmi?\u201c pensa,\u00a0 mentre continua a trafficare con la chiave.<br \/>\nCon i piedi ben piantati sulla sabbia calda adesso ondeggia leggermente e quasi vibra ancora per l\u2018energia risvegliata la sera prima, l\u2018 eccitazione della festa, il vino, la musica.<\/p>\n<p>Le poche ore di sonno, lui le chiama di oblio, non sono riuscite a spegnerla completamente.\u00a0 Il sonno, il buio, il riposo. Il luogo fatato in cui si smette finalmente di pensare.<\/p>\n<p>Se non fosse per il mal di testa adesso godrebbe del piacere di sentirsi addosso il calore dei raggi del sole. Mentre con la mano libera si aggiusta meglio gli occhiali scuri davanti agli occhi sposta lentamente i piedi che con la sottile suola di gomma delle infradito affondano nella sabbia tiepida.<\/p>\n<p>Al terzo tentativo la chiave che stringe in mano entra nella serratura e lui con un colpo secco la gira per chiudere la macchina. Mentre abbassa appena le spalle per completare il gesto, su quella sinistra avverte consolante il peso della cinghia della sacca delle vele. La brezza leggera sta sfiorando invitante le sue gambe nude che spuntano dai corti calzoncini da mare. Buon segno, pensa, fra poco il vento rinforzer\u00e0 e ci sar\u00e0 da divertirsi.<\/p>\n<p>Per\u00f2 adesso la mano, ormai libera dalle chiavi abbandonate in tasca, corre da sola a cercare il cellulare nella sacca. \u201cMa che fai\u201c, pensa inorridito, \u201cancora? Ancora no, adesso basta, sono qui per tutt\u2019 altro\u201c.\u00a0 E mentre ributta con un gesto brusco il cellulare nella borsa si chiede: \u201cperch\u00e9 tutto ci\u00f2, a cosa serve? Ogni cosa ha una fine, anche se non se ne arrivano a capire le ragioni, ogni cosa, ha pur sempre, lo stesso, una fine\u201d. Ripete a se stesso il suo mantra preferito, ma sa bene che non riuscir\u00e0 a convincersi neanche oggi.<\/p>\n<p>Non ci sono risposte pronte per lui, come al solito, come sempre. Solo domande. \u201cSmettere di pensare, ecco la soluzione,\u00a0 anche se magari per riuscirci dovessi fare ogni volta come ieri sera, e lasciarmi guidare solo dall\u2019istinto. Per un volta, finalmente, concedermi il lusso di sbagliare senza averlo deciso\u201c, riflette adesso, mentre esce dal parcheggio e inizia ad incamminarsi verso la spiaggia, che lentamente si sta animando per un\u2019altra domenica estiva.<\/p>\n<p>Il capanno del piccolo bar \u00e8 gi\u00e0 gremito e la gente, tanta gente, si accalca al bancone o sciama fra i tavolini. Giovani, meno giovani, comitive di amici e famigliole. Tutto ci\u00f2 non lo interessa. Come non lo interessano tutte quelle altre persone che gli passano vicine, indaffarate e eccitate per la giornata al mare che li aspetta. I cagnolini in braccio, i bambini per mano, le sacche termiche con il pranzo all\u2018 ombra dell\u2018 ombrellone. Gli altoparlanti sistemati sul tetto di cannuccia del locale rimandano le solite canzoni di questa estate a un volume imbarazzante, mentre lungo le file ordinate di ombrelloni colorati famiglie e gruppi di amici scherzano e si affaccendano intorno a asciugamani e creme solari.<\/p>\n<p>Per\u00f2 quando camminando passa vicino alle coppie che da sole si godono in santa pace la loro giornata libera abbassa lo sguardo e allunga il passo.<\/p>\n<p>Ma oggi \u00e8 domenica, lui non vuole avere altro per la testa e i suoi occhi fissano il pugno di alberi neri e sottili delle barche a vela, che svettano oltre gli ombrelloni e le cabine. Proprio laggi\u00f9 al margine dello stabilimento, dietro una duna di sabbia coperta di tamerici c\u2019\u00e8 un pezzo di spiaggia dove non sono stati piazzati n\u00e8 ombrelloni n\u00e8 cabine, e le barche tirate in secco se ne stanno in una lunga fila ordinata. E\u2019 l\u00ec che Alessandro si sta incamminando. Gli stralli metallici battono fra loro mossi dal vento e il loro suono \u00e8 un richiamo. In fondo \u00e9 venuto per questo. Proprio ieri notte, tardissimo, Alessandro con lo sguardo sfuocato ha puntato apposta la sveglia sulle sette, rinunciando alla gratificazione di una mattinata di sonno.<\/p>\n<p>Perch\u00e9 la domenica fa presto a finire, e ci sono ancora tante cose da fare.<\/p>\n<p>Gli amici sono gi\u00e0 l\u00ec e armeggiano indaffarati intorno alle barche, controllando l\u2019 attrezzatura e le vele. Ci sono giovanotti aitanti e uomini maturi brizzolati e un po\u2019 appesantiti, qualche bella ragazza in due pezzi e un paio di signore sorridenti coperte da pareo colorati. In tutto saranno una quindicina. I soliti amici del circolo.<\/p>\n<p>\u201cCiao\u201d dice Alessandro<\/p>\n<p>\u201cCiao\u201d gli rispondono tante facce sorridenti.<\/p>\n<p>\u201cCiao a tutti\u201d dice lui continuando a camminare, e batte pacche sulle spalle e stringe mani. Con gli occhi sta cercando Paolo, il suo timoniere, ma non riesce a vederlo.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>\u201cCiao Alessandro\u201d dice adesso un uomo peloso e tarchiato con indosso solo uno slip assurdamente piccolo che gli si para davanti.<\/p>\n<p>\u201cCiao Gianni,\u00a0 come va? Si esce oggi?\u201d ribatte pronto Alessandro.<\/p>\n<p>\u201cCerto\u201c, risponde quello, e gli occhi mobilissimi sprizzano energia, \u201csiamo qui per questo, o no? Anche se davvero non pensavo di vederti oggi, visto che ieri sera quando ho lasciato il locale non sembravi proprio avere intenzione di tornare a casa prima dell\u2019alba\u201d<\/p>\n<p>\u201cE infatti cos\u00ec \u00e8 stato, caro Gianni. In fondo era sabato sera no? Vorr\u00e0 dire che dormir\u00f2 domani, che \u00e8 luned\u00ec, magari in ambulatorio tra una visita e l\u2019 altra\u201d replica Alessandro sorridendo. Il primo sorriso di quella mattina.<\/p>\n<p>\u201cTu mi fai stare in pensiero Alessandro, davvero. Scusa se te lo chiedo cos\u00ec a bruciapelo, ma va tutto bene?\u201d, fa Gianni, che adesso non sorride e mentre lo dice guarda per terra, \u201cpensi sempre a lei?\u201d<\/p>\n<p>\u201cMa dai, cosa vai a pensare, proprio oggi poi, che \u00e8 domenica\u201c si schernisce lui, \u201cma che credi, che solo perch\u00e9 ieri sera ci ho parlato di nuovo potrei passare sopra tutto quello che \u00e8 stato? Davvero, non saprei come fare. E poi mi hai visto dopo, quando \u00e8 andata via? Ma l\u2019hai vista quella con cui ho attaccato? Grande, sono un grande. E comunque non hai detto che oggi siamo qui per uscire a vela? Senti, anche se Paolo come al solito \u00e8 in ritardo io adesso comincio ad armare.\u201d<\/p>\n<p>Armare una piccola deriva non \u00e8 un gran daffare. Anche se si tratta di questi catamarani da due persone di equipaggio. Si rovescia la sacca delle vele sulla sabbia, vicino alla barca, e si mettono in chiaro scotte e bozzelli. Poi si iniziano a montare le parti mobili della barca, quelle che durante la settimana riposano in fondo al capanno delle vele.<\/p>\n<p>Alessandro lavora in fretta e con concentrazione, ripetendo gesti imparati ormai a memoria, tanto che per alcuni minuti quasi non si accorge dell\u2019uomo che lo fissa\u00a0 fermo in piedi vicino alla prua.<\/p>\n<p>E\u2019 Paolo, grosso e sgraziato, col ciuffo ribelle sempre sugli occhi, il suo compagno di tante regate. Indossa gi\u00e0 la muta e in mano tiene le scarpe da vela.<\/p>\n<p>\u201cAllora hai deciso di fare tutto da solo?\u201d dice sorridendo sornione quando finalmente lui lo nota.<\/p>\n<p>\u201cCerto che no,\u201d ribatte Alessandro, \u201cvorr\u00e0 dire che quando torniamo disarmi da solo e io mi fiondo al bar a farmi una piadina calda\u201c.<\/p>\n<p>\u201cDavvero vai ammirato per il tuo senso del gruppo, scemo,\u201d risponde lui scoppiando in una gran risata e buttate le scarpe sulla sabbia agguanta una drizza e inizia a tirare.<\/p>\n<p>E insieme terminano in fretta di preparare la barca.<\/p>\n<p>Si affaccendano veloci e ogni tanto alzano la testa e guardano il mare l\u00e0 davanti,\u00a0 che si va increspando per il vento che aumenta.<\/p>\n<p>Al contrario di quel che si pu\u00f2 pensare alare in mare una barca a vela dalla spiaggia quando c\u2019\u00e8 vento forte \u00e8\u00a0 una cosa pi\u00f9 complicata, e ci vogliono oltre all\u2019equipaggio almeno un paio di volenterosi per trascinarla fino al bagnasciuga, poi una breve sosta per l\u2019ultimo controllo e quando si torna a spingere, appena gli scafi toccano l\u2019acqua, bisogna saltare su\u00a0 con decisione e cazzare le vele.<\/p>\n<p>Quello \u00e8 un\u00a0 momento in cui \u00e8 necessaria una gran concentrazione e in cui ciascuno deve conoscere bene le mansioni che gli competono in base al suo ruolo. Perch\u00e8 appena le vele si gonfiano e iniziano a portare non si pu\u00f2 sbagliare, e infatti loro non lo fanno. Si tratta solo di una manciata di secondi ma nessuno dei due fiata e ciascuno esegue i gesti necessari con concentrazione e un filo di apprensione. Ancora pochi minuti e poi di nuovo \u00e8 tutto facile, o meglio \u00e8 tutto deciso, non \u00e8 pi\u00f9 necessario pensare.<\/p>\n<p>In un attimo la barca spinta dal vento che continua a crescere \u00e8 fuori dal mobile sentiero colorato contrassegnato dalle boe del corridoio di lancio e\u00a0 appena giunti a una\u00a0 ragionevole distanza dalla riva basta un piccolo colpo alla barra del timone per iniziare a prendere velocit\u00e0, fra gli schizzi d\u2019acqua e le onde.<\/p>\n<p>Vivo, s\u00ec che adesso si sente vivo, davvero. Il perch\u00e8 in fondo non lo sa neanche lui, ma \u00e8 cos\u00ec. Sar\u00e0 che si sente proprio parte del cielo che lo circonda, una piccola irrisoria parte. Quel cielo che adesso \u00e8 di un azzurro quasi insolente, mentre l\u00e0 in alto il sole brucia e scintilla come non mai.<\/p>\n<p>La spiaggia invece ormai \u00e8 laggi\u00f9, lontana lontana, giusto una striscia biancastra strizzata tra il blu del mare e il verde scuro della pineta.<\/p>\n<p>La piccola imbarcazione, novanta chili di vetroresina e acciaio, vibra e geme manco fosse viva, mentre pare trovare\u00a0 quasi con naturalezza la sua strada in mezzo\u00a0 alle onde grandi e piccole orlate di bianco che la circondano.<\/p>\n<p>La barca se ne va veloce\u00a0 sotto la mano esperta\u00a0 di Paolo, che siede rannicchiato vicino al timone con il viso tirato per la concentrazione.\u00a0 E lui? Lui adesso guarda di nuovo avanti e stringe\u00a0 affannato con la mano sinistra il cavo d\u2018acciaio. Un cavo sottile sottile, ma che assicurato alla cintura imbottita stretta\u00a0 ai fianchi sostiene il suo peso. Mentre si protende sulle onde. Allo stesso tempo sposta con attenzione i piedi con cui si puntella al bordo della barca.<\/p>\n<p>Quando ancora una volta spruzzi d\u2019 acqua ghiacciata pungenti come aghi lo colpiscono in viso lui gira lentamente il capo. Lo fa anche per ammirare le due creste di spuma scintillante che la loro barca solleva mentre scivola veloce sulla superficie dell\u2019 acqua. A pochi metri dalla poppa gradualmente si avvicinano e infine si congiungono in un unica scia che pare viva per quanto ribolle.<\/p>\n<p>Infine \u00e9 Paolo che sente il bisogno di spezzare quel silenzio strano, pieno com\u2019\u00e8 dei suoni della natura che li circonda e lotta per dominarli. Chiede: \u201cAllora?\u201d , e sta quasi gridando per sovrastare con la voce il rombo del vento, \u201callora come \u00e8 andata ieri sera alla festa? Che cosa hai provato nel rivedere Matilde dopo tanto tempo?\u201d<\/p>\n<p>Di colpo la luce del sole si abbassa, il colore dell\u2019 acqua vira al grigio, il vento non sibila pi\u00f9. \u201cAdesso no, non \u00e8 il momento\u201d pensa lui. E vorrebbe\u00a0 gridarlo.<\/p>\n<p>Anche la spiaggia, quella striscia grigia fino a pochi istanti fa inoffensiva, adesso si ingrandisce a vista d\u2019occhio. Quasi a minacciarlo con i problemi piccoli e grandi della sua vita abbandonati sulla rena umida giusto poche decine di minuti fa, al momento di alare in acqua la barca.<\/p>\n<p>E\u2019 inutile armeggiare con il nodo allentato del cavo, tirare gli strap della muta, fissare con attenzione la prossima onda. Tanto c\u2019\u00e8 Paolo, bovino, che insiste: \u201cadesso non far finta di niente come al solito, ho visto come vi guardavate\u201d aggiunge, \u201ceppoi non per farmi i fatti tuoi ma avete parlato a lungo, molto pi\u00f9 a lungo di quanto serva a due ex per scambiarsi un saluto!\u201d<\/p>\n<p>Ed \u00e9 tutto vero, anzi quella sera loro due avevano continuato a parlare anche nel parcheggio davanti al locale, lontano dagli sguardi degli altri, giusto per il piacere di informarsi l\u2019 uno dell\u2019 altra e magari anche ridere ancora, di gusto, come quando le cose andavano bene.<\/p>\n<p>Di colpo la sente tornare. Eccola l\u00ec. La stessa sensazione che guasta da un pezzo le sue giornate, quell\u2019 amaro in bocca ormai familiare. Lo stesso\u00a0 provato la sera prima quando Matilde se ne era andata e lui era tornato sui suoi passi nel locale illuminato, e che aveva cercato di spegnere nell\u2019 unico modo che conosceva. Continuando a morire un po\u2019 per volta, per\u00f2 con classe, tra risate e bicchieri.<\/p>\n<p>Adesso non prova pi\u00f9 alcun gusto nell\u2019 uscita a vela tanto attesa.\u00a0 Ora questa domenica \u00e9 uguale agli altri giorni che l\u2018hanno preceduta. Perch\u00e9 adesso \u00e8 convinto di aver finalmente capito, sa gi\u00e0 che non appena tornato a riva, alla vita reale, ancora bagnato e con la muta mezzo aperta, cercher\u00e0 il cellulare nel borsone da mare\u00a0 e la chiamer\u00e0 ancora e prover\u00e0 a spiegarsi, e prover\u00e0 a capirla.<\/p>\n<p>Per\u00f2 sa anche che l\u00e0 sulla spiaggia, ci sono gli altri, e poi ci sono i ricordi e le amarezze, che testardamente lo aspettano.\u00a0 E sa bene che laggi\u00f9 i suoi pensieri non saranno mai pi\u00f9 chiari come adesso.<\/p>\n<p>\u201cAttento\u201c, e\u2019 la voce di Paolo, chi altro potrebbe essere,\u00a0 loro due sono soli in quell\u2019 immenso mondo blu,\u00a0 \u201cattento all\u2019onda l\u00e0 davanti. Cazzo che roba, sposta il peso, Dai, dai, dai\u201c.\u00a0 Adesso non ha pi\u00f9 bisogno di pensare, tantomeno a quello che deve fare. Ogni movimento gli viene cos\u00ec naturale, spontaneo. Stringe con le mani il cavo e sposta i piedi verso poppa, aggiusta il peso. Adesso s\u00ec. E\u2019 bastato un istante perch\u00e9 la spiaggia tornasse di nuovo lontanissima.<\/p>\n<p>\u201cCazza, dai un colpo di barra e cambia\u00a0 bordo e andatura , scemo\u201c grida adesso a Paolo con tutto il fiato \u201co ci vuoi far scuffiare?\u201d.\u00a0 E lui rapido lo fa, cos\u00eccche la barca inizia docilmente a descrivere l\u2019angolo acuto della virata.<\/p>\n<p>Bravo per\u00f2 Paolo, pensa mentre sgancia il moschettone e si lascia andare con un solo gesto sul tendone umido del catamarano. Nelle orecchie non sente altro che lui che urla \u201cvai vai vai, muoviti che ci manca un pelo\u201c. La barca ha cambiato mure adesso, le vele tornano a gonfiarsi e l\u2019adrenalina a pompare mano a mano che la velocit\u00e0 cresce di nuovo. Con pochi gesti assicura di nuovo il moschettone, punta i piedi sul bordo dello scafo ed \u00e9 di nuovo appeso al sottile cavo di acciaio a pochi palmi dalle onde ormai blu scuro. Adesso la barca \u00e8 di nuovo stabile.<\/p>\n<p>\u201cE Matilde? Perch\u00e9 non la porti ancora?\u201c, sta dicendo ora Paolo fra le risate \u201cin fondo una volta le piaceva tanto venire con noi in barca\u201c.<\/p>\n<p>Inutile rispondere. In fondo Paolo non attende neanche una risposta,\u00a0 sta solo cercando un attimo di svago dopo la tensione della manovra.<\/p>\n<p>\u201cNon la porto,\u201d pensa lui tra se e se mentre gli schizzi d\u2019acqua aumentano per la improvvisa accelerazione, \u201cnon la porto perch\u00e9 per arrivare fino alla barca, e poi al mare azzurro e pulito dovremmo prima passare fra gli ombrelloni, gli amici e tutti i nostri ricordi. E non saprei come. Non la porto no\u201c, pensa, e con calma, senza pensare, sposta il peso del corpo verso poppa, quel tanto che basta per far si che le prue rimangano fuori dall\u2019 acqua spumeggiante. Questo lo sa fare.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_13056\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"13056\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Le dieci del mattino di una bella giornata d\u2019estate e la luce del sole ormai alto nel cielo quasi abbaglia, mentre sul lungomare le ombre di alberi e case si accorciano in fretta, seguendo obbedienti la corsa dell\u2018 astro nel cielo. L\u2019 infinita distesa del mare, giusto a qualche decine di metri di distanza, scintilla [&hellip;]<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_13056\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"13056\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"author":3353,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[84],"tags":[],"class_list":["post-13056","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-premio-racconti-nella-rete-2013"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/13056"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/3353"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=13056"}],"version-history":[{"count":4,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/13056\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":13110,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/13056\/revisions\/13110"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=13056"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=13056"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=13056"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}