{"id":12965,"date":"2013-03-04T12:58:49","date_gmt":"2013-03-04T11:58:49","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=12965"},"modified":"2013-03-04T12:58:49","modified_gmt":"2013-03-04T11:58:49","slug":"premio-racconti-nella-rete-2013-rinascere-a-nuova-vita-di-chiara-taponecco","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=12965","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2013 &#8220;Rinascere a nuova vita&#8221; di Chiara Taponecco"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: left;\">Quando sono arrivato nella mia attuale dimora, ero un perfetto randagio.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Vagavo per strada tutto il giorno e vivevo solo di ci\u00f2 che riuscivo a trovare. Spesso l\u2019unico modo per mettere qualcosa sotto i denti era fermarmi davanti ad un bidone della spazzatura e aspettare che qualcuno lasciasse a terra il sacchetto dei rifiuti. Quando questo succedeva, lo consideravo come il mio giorno fortunato perch\u00e9 potevo contare su un pasto sicuro, bench\u00e9 non di prima categoria. Sempre meglio di addentrarsi all\u2019interno della pattumiera, con tutti i rischi che quest\u2019operazione comportava. Aspettavo che la persona si allontanasse e guardingo mi dirigevo verso la meta. Una volta aperto il sacchetto, escludevo tutto ci\u00f2 che non era commestibile o di mio gradimento e mi lanciavo sul resto. Non nego di aver trovato spesso cibo avanzato di ottima qualit\u00e0 e ben cucinato e quando questo accadeva, mi sorprendevo del fatto che le persone lo gettassero. Altre volte invece capitava che gli abitanti del quartiere mi lasciassero un cartoccio all\u2019angolo della strada dove ero solito sostare. All\u2019interno trovavo spesso carne avanzata ma fresca, pasta e insaccati di vario tipo. Un giorno trovai perfino i resti di un branzino cotto al forno con contorno di patate. I momenti pi\u00f9 duri li ho vissuti durante l\u2019inverno, e non solo dal punto di vista dell\u2019alimentazione. Quando pioveva, le persone uscivano di rado a gettare la spazzatura ed io rimanevo anche giorni senza mangiare nulla, se non ci\u00f2 che riuscivo a racimolare a fatica fuori dai ristoranti. Per non parlare del fatto di andare alla ricerca di un posto al coperto dove ripararmi dalla pioggia e rimanerci fino all\u2019arrivo del sereno. In quei momenti sentivo solo il freddo pungente che mi entrava nelle ossa come fosse una lama ghiacciata e non voleva andarsene nonostante facessi di tutto per scaldarmi. Anche raggomitolarmi su me stesso come solo un contorsionista riesce a fare. Per fortuna basta aspettare e il signore inverno lascia sempre il posto alla primavera, la quale ama far \u00a0annunciare il suo arrivo dal colore azzurro del cielo, dal calore del sole e dallo spuntare delle gemme tra il verde delle foglie. E\u2019 in assoluto il periodo dell\u2019anno che preferisco. L\u2019aria diventa frizzante, le ore del giorno prendono il sopravvento sulla notte e tutto rinasce con rinnovato splendore. Anche le persone sembrano rinascere. Escono, si godono il sole passeggiando per strada e anche la loro andatura sembra pi\u00f9 rilassata. Li osservo curioso e cerco di capire il loro strano modo di vivere; sicuramente cos\u00ec diverso dal mio. Non nego di fermarmi ad ascoltare le loro conversazioni senza che se ne accorgano, e mi stupisco di ci\u00f2 che considerano le loro preoccupazioni. Sono cos\u00ec diverse dalle mie che devo fare qualche sforzo per considerarle tali.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Un giorno, mentre mi stavo godendo il sole del primo pomeriggio sdraiato sul prato del parco cittadino, ho notato un\u2019anziana signora seduta sulla panchina di fronte a me. Se ne stava l\u00ec, senza avere apparentemente nulla di meglio da fare se non guardare nel vuoto, persa nei suoi pensieri. I capelli erano bianchi e raccolti sulla nuca da un vecchio elastico. Indossava un grembiule sopra a un maglioncino color ocra e a una gonna di lana marrone. Lo stesso tipo di grembiule che le donne di un tempo usavano indossare in casa per svolgere le faccende domestiche ma che non avrebbero mai sfoggiato con cos\u00ec tanta disinvoltura all\u2019esterno; cos\u00ec come invece stava facendo quella signora. Non credo aspettasse qualcuno poich\u00e9 non prestava attenzione neppure alle persone che le passavano davanti. Il suo sguardo era fisso, immobile e ho avuto pi\u00f9 di una volta la netta impressione che mi stesse osservando. Mi sono alzato, ho stirato le mie membra intorpidite dal sole e lentamente ma facendo sempre finta di nulla, mi sono avvicinato alla panchina. Non si era accorta di nessuno dei miei spostamenti. I suoi occhi, che da quella distanza riuscivo a vedere di un vitro color azzurro, erano ancora puntati verso l\u2019infinito.\u00a0 Sembrava ricordare tempi lontani ormai vivi solo nei ricordi e aveva l\u2019espressione triste delle persone che si rendono conto, di essere ormai vicine dal dire addio a questo mondo terreno. Quando sembrava che veramente nulla potesse distrarla dai suoi pensieri, si alzava di colpo senza neppure guardarsi intorno e si allontanava lentamente accompagnata solo dallo scricchiolio delle scarpe sulla ghiaia del vialetto. Giorno dopo giorno, sempre gli stessi movimenti e lo stesso atteggiamento abbattuto. Pi\u00f9 di una volta sono stato preso dall\u2019irrefrenabile curiosit\u00e0 di seguirla per vedere dove fosse la sua casa e soprattutto se ci fosse qualcuno ad aspettare il suo ritorno; ma ho desistito fino al giorno in cui ho sentito per la prima volta la sua voce.<\/p>\n<p>Mi ero fermato dietro di lei come d\u2019abitudine, ormai, quando tutto a un tratto, ha cominciato a raccontare sottovoce una storia. Quasi non volesse farsi sentire da coloro che le passavano accanto per la paura, forse, che la scambiassero per pazza. Ho capito solo pi\u00f9 tardi, entrando nel suo mondo, che quella era la storia della sua vita fino a quel momento. Raccontava di come si fosse sposata giovanissima e fosse rimasta legata al marito nella buona e nella cattiva sorte fino al giorno in cui lui, malato ormai da anni, aveva deciso che era giunto il momento di andarsene. Di come, suo malgrado, avesse lasciato libero il figlio di cercare il suo posto nel mondo. Posto che aveva trovato tra le braccia di una donna molto pi\u00f9 grande di lui e proveniente da un altro Paese. Lo aveva visto andarsene, farsi la sua vita altrove e dimenticarsi di lei come se non fosse mai esistita. Di come passasse le sue giornate completamente sola e senza ascoltare il suono della sua voce anche per intere settimane. Le bastava trascorrere qualche ora all\u2019aria aperta durante il giorno e addormentarsi la sera davanti alla televisione in salotto, per sentirsi viva. Quando ebbe finito di raccontare ogni dettaglio del suo passato che riusciva a ricordare, si alz\u00f2 dalla panchina e s\u2019incammin\u00f2 verso casa. Quel giorno la seguii, e cos\u00ec i giorni successivi fino a quando non mi fece entrare nella sua vita. Divenni per lei la migliore compagnia che potesse avere. Mi fece spazio nella sua casa e ben presto divenne anche la mia. Mi assegn\u00f2 un nome, Teofilo, e un collare rosso con un campanellino che la avvertiva di ogni mio spostamento. Cominciai a capire cosa volesse dire avere qualcuno che si preoccupa del tuo benessere e quanto importante fosse trovare sempre una ciotola calda e un giaciglio pulito. Anche il mio aspetto cambi\u00f2 radicalmente. Il mio pelo nero divenne cos\u00ec lucido che anche coloro che mi avevano sempre visto per strada stentavano a riconoscermi. Qualcuno, infatti, non riconoscendomi cercava invano di avvicinarmi.<\/p>\n<p>Io le ho regalato il piacere di condividere la vita con un altro essere vivente, anche se un gatto e lei ha regalato a me una nuova vita.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_12965\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"12965\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Quando sono arrivato nella mia attuale dimora, ero un perfetto randagio. 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