{"id":12836,"date":"2013-02-15T11:05:53","date_gmt":"2013-02-15T10:05:53","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=12836"},"modified":"2013-02-15T11:05:53","modified_gmt":"2013-02-15T10:05:53","slug":"premio-racconti-nella-rete-2013-interferenze-di-riccardo-piazza","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=12836","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2013 &#8220;Interferenze&#8221; di Riccardo Piazza"},"content":{"rendered":"<p>Dal casolare in fondo alla strada, la radio trasmetteva una canzonetta degli anni sessanta, una di quelle che poi ti porti dietro per tutta la giornata.<\/p>\n<p>Si percepiva perfettamente tutta la linea melodica e buona parte del testo in quel mattino dimenticato da Dio e dai diavoli. Il silenzio assordante del piccolo borgo era il preludio del giudizio universale e la canzonetta una piacevole distrazione.<\/p>\n<p>Le tende erano ancora socchiuse e l&#8217;acqua del vecchio rubinetto, condannata dalla forza di gravit\u00e0, goccia dopo goccia, scandiva un ritmo fastidioso. Percependo il peso sovrannaturale del corpo in fase di risveglio, mi diedi slancio e decisi che era tempo di mettere a posto le cose. Mi alzai, chiusi il rubinetto ben stretto e versai del latte in un bicchiere. Valorizzando ogni gesto presi vigore in ogni attimo riuscendo a sentirmi per un secondo, giuro, veramente solo. Io, solo del tutto, non lo sono mai stato, perlomeno da un certo punto della mia vita in poi, ma andiamo per ordine.<\/p>\n<p>Ero scapolo: L&#8217;amore mi aveva sempre tentato, sfiorato e poi lasciato a bocca asciutta proprio come un nobile cane randagio.<\/p>\n<p>Nella vita ho sempre lavorato come interprete e dell&#8217;ascolto ho fatto il mio altare personale al quale sacrificare ogni cosa. I geni di oggi, gli strilloni, come si diceva un tempo, amano fregiarsi di lunghe parole composite, di morfemi audaci e di dialettiche seducenti, ma tutti dimenticano sempre la base. La base \u00e8 l&#8217;ascolto. Ogni volta che traslavo sinossi difficili da una lingua ad un&#8217;altra, da un dialetto ad un altro, prima della traduzione, immagazzinavo sempre ogni termine a memoria. Per far questo ovviamente prendevo il mio tempo, mi zittivo ed ascoltavo me stesso e gli altri. Pensate di cosa pu\u00f2 essere capace l&#8217;ascolto se ben impiegato. Potrebbe distruggere le barriere dell&#8217;indifferenza, costruire le basi di un pensiero scalfito ed abbandonato, aprire il vaso di Pandora per far uscire nuovi orizzonti. Amavo l&#8217;ascolto. Ascoltavo di tutto, discorsi di pomposi diplomatici, arie d&#8217;opera, rumori urbani. Di ogni sonorit\u00e0 facevo tesoro e distillavo il senso che poi impiegavo a mio vantaggio nelle traduzioni, nelle abitudini, insomma nella vita. Oltretutto, con il gentil sesso, tutto ci\u00f2 aveva anche un effetto vantaggioso ma poi, arrivato al momento topico, mi perdevo sempre in un bicchiere d&#8217;acqua. Era tipico di me.<\/p>\n<p>Tutti noi combattiamo contro le nostre fobie pi\u00f9 arcane. In fondo le fobie ci rendono umani e non c&#8217;\u00e8 cosa migliore d&#8217;essere umani troppo umani. Nietzsche era una delle mie letture preferite lo trovavo lapalissianamente vero. Divieni ci\u00f2 che sei. Quale marmoreo monito ad eterna memoria di tutti. Fin da bambino io non ho mai avuto dubbi, avrei fatto dell&#8217;ascolto il mio campo d&#8217;azione. Gli altri compagni di scuola avevano il mito dell&#8217;astronauta io dell&#8217;uomo dalle grandi orecchie che sedeva nel negozio di dischi dietro l&#8217;angolo di casa mia. Le grandi orecchie erano ovviamente delle cuffie d&#8217;ascolto ma da bambini, cosa non diventa una avventura travolgente. Si dice che per i pianisti, gli scrittori e per chiunque fa delle mani il suo varco preferito verso il mondo reale, la pi\u00f9 grande paura sia ovviamente quella di una malattia invalidante degli arti.<\/p>\n<p>Cari tutti, questa invece \u00e8 la breve storia delle mie interferenze. Si interferenze. Non si tratta soltanto di onde della televisione, dei trasmettitori della telefonia o della classica galleria inventata per chiudere la chiamata con l&#8217;interlocutore. Qui il ricevitore ero io, e purtroppo, da un giorno all&#8217;altro, iniziai a ricevere male.<\/p>\n<p>Il decorso di questo strano monologo interiore non autorizzato dal sottoscritto \u00e8 stato veloce e senza alcuna piet\u00e0. Cominciai con il percepire delle strane serie fonetiche all&#8217;interno della mia testa che inizialmente imputavo allo stress per aver tradotto ed ascoltato troppe cose. Niente da temere, soltanto qualche voce, chi non sente le voci nella sua testa al giorno d&#8217;oggi?<\/p>\n<p>La cosa mi convinse tanto che provai anche a scrivere ci\u00f2 che sentivo nella mia mente, le terapie fatte in casa sono sempre state un mio vezzo, ad onor del vero spesso erano grandiose castronerie. Scrissi alcuni quadernetti di cose senza alcun senso semantico, lettere in libert\u00e0, mi sentivo un futurista. Tuttavia c&#8217;era poco da far il baldanzoso letterato d&#8217;avanguardia, di li a poco le mie turbe sonore peggiorarono.<\/p>\n<p>Da rare si fecero continue e da confuse voci sovrapposte divennero fischi, interminabili fischi, cosi forti da impedirmi di sentire pi\u00f9 alcunch\u00e9.<\/p>\n<p>Persi la testa, diedi di matto, presi a calci tutto ci\u00f2 che avevo nel mio studiolo da lavoro e poi persi pure il lavoro. Come la quiete dopo la tempesta, arriv\u00f2 anche il tempo in cui mi rassegnai del tutto al mio sentire pur non sentendo niente di ci\u00f2 che di razionale intorno a me avveniva. Il resto del racconto lo ometto ma potete immaginarlo. I pareri medici sentenziarono acufeni. Acufeni dovuti ad una massa non meglio identificata, ed ormai troppo espansa per essere bloccata, che premeva sul mio sistema nervoso. Rifiutai il ricovero e tutto il doloroso calvario al quale ti costringono spesso in situazioni del genere. Rifiutai anche il falso pietismo di qualche parente fattosi vivo soltanto per l&#8217;occasione. Volli soltanto rimanere a casa mia fra le mie cose. Mi affibbiarono una badante con la quale ormai dialogavo a gesti o scrivendo su di una lavagnetta da cucina. Avevo quasi fatto l&#8217;abitudine a quella sinfonia del non senso che dentro di me era sempre pi\u00f9 forte. Avevo quasi sviluppato la paura inversa, quella di svegliarmi un mattino e di non sentir pi\u00f9 niente.<\/p>\n<p>Tutto ci\u00f2 che ci determina, nel bene o nel male, alla fine, ci fa innamorare perdutamente di s\u00e9.<\/p>\n<p>Scrissi questa frase la mattina in cui, con mia somma sorpresa, ascoltai quella orribile canzone dalla radio in lontananza.<\/p>\n<p>Le cose che si potevano udire erano come me le ero sempre ricordate,\u00a0in un attimo di libert\u00e0, in un secondo, per me, ora totalmente anormale.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_12836\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"12836\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Dal casolare in fondo alla strada, la radio trasmetteva una canzonetta degli anni sessanta, una di quelle che poi ti porti dietro per tutta la giornata. 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