{"id":12759,"date":"2013-02-06T19:17:03","date_gmt":"2013-02-06T18:17:03","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=12759"},"modified":"2013-02-06T19:17:03","modified_gmt":"2013-02-06T18:17:03","slug":"premio-racconti-nella-rete-2013-senza-futuro-di-martina-fabbri","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=12759","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2013 &#8220;Senza futuro&#8221; di Martina Fabbri"},"content":{"rendered":"<p>La incontrava ogni giorno, da tempo. Ed era bella.<br \/>\nMa non di quella bellezza ostentata, messa in risalto come un triste espediente per piacere ai pi\u00f9, sostenuta. Lei possedeva quella bellezza inconsapevole, donata e non cercata.<br \/>\nAveva un collo sottile e chiaro, che si stagliava deciso al di sopra della schiena, a raggiungere il contrasto del caschetto scuro, disordinato. E un camminare leggero, ogni passo posato appena a sfiorare il triste marciapiede buio, attraversando veloce la luce dei lampioni, che a sua volta giungendo dall\u2019alto la percorreva, rendendola trasparente, fatta solo di pensieri. I suoi.<br \/>\nAgli occhi di lui incarnava la perfezione immateriale della morte.<br \/>\nErano mesi che la incontrava. Il pi\u00f9 delle volte lei non se ne accorgeva nemmeno.<br \/>\nPassava distratta fissando il marciapiede grigio che le correva incontro, come un proiettile che nel svolgere il suo ingrato compito non ha tempo per guardarsi attorno n\u00e9 per distrarsi, ma punta dritto verso il suo bersaglio. Colpendolo. Affondandovi.<br \/>\nIn quei momenti lui la odiava.<br \/>\nPi\u00f9 raramente, quando non aveva fretta, si lasciava distrarre dalle vetrine camminando piano, attraversando la strada. Accadeva anche che i suoi occhi si soffermassero per un veloce istante su di lui, fermo sempre nello stesso punto ad aspettare l\u2019ultimo autobus notturno. Qualche volta gli aveva sorriso.<br \/>\nSi chiedeva se quella creatura assorta fosse incuriosita, se si domandasse il perch\u00e9 della sua presenza, ogni sera, nel medesimo punto, in attesa del medesimo autobus, con la medesima faccia stanca.<br \/>\nProbabilmente no. Odio, lui.<br \/>\nMa sapeva dove fosse diretta. Esattamente. Non avrebbe potuto restare all\u2019oscuro. Si era informato: l\u2019aveva cercata. Si recava ogni giorno, molte ore prima del loro incontro serale, in un caff\u00e8 non lontano da quella fermata dell\u2019autobus, a piedi. Si ravviava i lucenti capelli scuri e si posizionava dietro il bancone. Aveva un sorriso diverso per ogni diverso cliente, una parola gentile per chiunque, un\u2019accortezza privata.<br \/>\nE sembrava che tutti l\u2019adorassero. Ma come avrebbero potuto non farlo? Come potevano non desiderarla?<br \/>\nPi\u00f9 volte lui si era avvicinato al caff\u00e8, con l\u2019intento di spingere semplicemente la porta, accomodarsi ad un tavolo e, quando lei fosse giunta per l\u2019ordinazione, approfittarne per scambiarci qualche frase superficiale. Magari ricevere uno dei suoi sorrisi speciali. Ma ogni volta ci ripensava: non aveva intenzione di accontentarsi di una banale conversazione di circostanza, di poche parole vuote, lui aspirava a conoscerla. Esigeva di possedere ogni centimetro del suo io.<br \/>\nNon voleva un solo sorriso, ne voleva infiniti. Li voleva tutti. Solo per s\u00e9.<br \/>\nEd ogni volta tornava, non notato, ad aspettarla al chiarore alogeno della via.<br \/>\nPensava molto, l\u00ec nel suo angolo buio.<br \/>\nDentro le sue vene l\u2019eccitazione dell\u2019attesa e l\u2019irritazione per il ritardo di lei si dibattevano in uno scontro rabbioso, avvinghiandosi e respingendosi in una macabra danza di pensieri densi. Oscuri.<br \/>\nGli era impossibile disporli ordinatamente, domarli. Come onde di un mare nero che si infrangono selvagge sulle coste di una citt\u00e0 fiocamente illuminata, la sua volont\u00e0, questi pensieri lo confondevano e lo stordivano. Da questo uragano implacabile lui riusciva a distinguere solo parole isolate. Ed ognuna di esse permetteva di dare vita ad un\u2019unica utopia: averla unicamente per s\u00e9.<br \/>\nUn\u2019unica sensazione lievemente tranquillizzante gli scaturiva dal timido conforto di incontrarla sempre sola: mai un\u2019amica, un conoscente, una persona a condividere il suo geometrico tragitto; aveva maturato la convinzione che fosse un\u2019anima solitaria. Come lui. Una creatura abbandonata a se stessa, in balia di un mondo votato a riscuotere gli interessi prima di aver elargito il prestito. Una convinzione, appunto.<br \/>\nEra una nottata buia, la luna un flebile accenno tra le nubi. Lei pass\u00f2 davanti a quell\u2019angolo, vestita di scuro, come a volersi mimetizzare con il cielo attorno a loro. Elegante.<br \/>\nLo super\u00f2 velocemente, abbandonando la luce, lasciandosi dietro il suono ordinato dei tacchi ed un sentore delicato di profumo. Donandosi spontaneamente all\u2019oscurit\u00e0.<br \/>\nLa segu\u00ec. Senza un motivo.<br \/>\nLei non affrett\u00f2 il passo, non si guard\u00f2 indietro, si avventur\u00f2 tra le stradine cupe della citt\u00e0 addormentata con le mani affondate nelle tasche del cappotto per non permettere al freddo di sottometterla. Non se ne era accorta. E non lo avrebbe fatto mai.<br \/>\nDietro: lui. Camminava, contemplandola, faticando a mantenersi distante, a non farla accorgere della sua presenza: attratto da una forza invisibile, ma potente, che partiva da lei e gli affondava decisa nel petto, e tentava di trascinarlo avanti, con forza. Presto sarebbe arrivato cos\u00ec vicino da poterla toccare. Tra un momento.<br \/>\nLei si gir\u00f2 di scatto alla pressione della mano decisa che le afferrava il braccio. Inizialmente sorpresa gli conficc\u00f2 gli occhi dritti nei suoi, gli lesse fino al punto pi\u00f9 remoto della sua anima. E si spavent\u00f2.<br \/>\nLui rischi\u00f2 di rimanere spiazzato del terrore che le lesse in volto. Una straziante angoscia lo invase: per un istante sent\u00ec le forze che lo abbandonavano ed ogni muscolo contrarsi a negare ci\u00f2 che aveva ormai deciso di compiere. Era cos\u00ec bella. Troppo.<br \/>\nCon poca decisione, la colp\u00ec. La mano sinistra, aperta, sul suo zigomo destro. Era mancino. Lei vacill\u00f2.<br \/>\nLa colp\u00ec nuovamente, pi\u00f9 forte, provocando un rumore sordo. Il labbro le si spacc\u00f2. La mano di lei, dalle unghie laccate di blu, arriv\u00f2 a graffiargli il collo; non gli provoc\u00f2 nessun dolore ma frenesia.<br \/>\nLa scaravent\u00f2 malamente sul marciapiede grigio e reso umido dall\u2019avanzare della notte. Lei si lasci\u00f2 scappare un grido strozzato; nella stradina buia nessuno passava. N\u00e9 sarebbe passato mai, non quella notte.<br \/>\nIl suono velato prodotto dalla sua bocca, impregnata di sangue, unito al sordo rumore prodotto dalla caduta, suscitarono in lui un moto sfuggente di dolcezza. E di amore. Lei era finalmente sua, solo sua, in balia del suo volere, schiava.<br \/>\nLa ragazza piangeva sommessamente, facendo forza sulle braccia, tentando di rialzarsi. La colp\u00ec al ventre, a gamba tesa. Forte. Lei non riusc\u00ec ad emettere alcun suono questa volta. Ed il silenzio obbligato che aveva provocato si fece largo in lui arrampicandoglisi sulle gambe, cos\u00ec vicine al corpo di lei, salendo sempre pi\u00f9 in alto, fino alla vita, al petto, alle braccia. Dai graffi sul collo, trovata una breccia, si insinu\u00f2 dentro di lui andando a mischiarsi al sangue pulsante nelle sue vene, eccitato, che correva veloce fino a giungere ai polmoni, dove il silenzio colmava ogni vuoto lasciato dalla banale aria che aveva fin ad allora respirato. Riempiendo ogni cavit\u00e0 dei suoi desideri pi\u00f9 remoti e oscuri.<br \/>\nContinu\u00f2 ad inferocirsi, col furore di un fiume vorticante per la tempesta, piegandosi su di lei che diventava ogni istante pi\u00f9 impotente, pi\u00f9 fragile, pi\u00f9 conquistata. E dopo ognuno dei colpi che<br \/>\ngiungevano a segno lui si sentiva pi\u00f9 vicino all\u2019onnipotenza. Pi\u00f9 padrone. Si sentiva appagato come non si era mai sentito in vita sua.<br \/>\nImprovvisamente: svuotato. Solo.<br \/>\nNella notte nessuno era accorso e lei giaceva, stremata dai pugni e dai calci, privata della sua eleganza e della sua purezza, tra i vestiti strappati, perduta nell\u2019oscurit\u00e0. Solo il rosso cercava ancora di affiorare alle sue labbra, cedendo spazio ad un amaranto incalzante, rappreso.<br \/>\nE lui, debole, era ora soffocato dal suo impeto, che aveva fino ad allora dominato. Il silenzio lo frastornava.<br \/>\nSi guard\u00f2 attorno: aveva realizzato di essere passato da predatore feroce a preda. Presto sarebbe stato braccato.<br \/>\nLei rimase l\u00ec, immobile. Senza futuro.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_12759\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"12759\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La incontrava ogni giorno, da tempo. 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