{"id":1274,"date":"2009-05-07T17:08:40","date_gmt":"2009-05-07T16:08:40","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=1274"},"modified":"2009-05-07T17:08:40","modified_gmt":"2009-05-07T16:08:40","slug":"quella-campagna-al-mio-paese","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=1274","title":{"rendered":"Racconti nella Rete 2009 &#8220;Quella campagna, al mio paese&#8221; di Giovanni Occhipinti"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">Io andavo sempre al vespro o di prima mattina in quella campagna, con Bastardino, un trovatello che batteva i miei stessi luoghi e uno spavaldo soriano che amava la sua compagnia. Vi nascondevo un deposito di armi: spade di legno e fionde che con gli amici dissotterravo a periodi per un controllo sulla loro efficienza, di solito alla vigilia di ogni scontro con una &#8220;banda&#8221; di coetanei che bazzicava l&#8217;ampia campagna di carrubi.<\/p>\n<p align=\"justify\">Mi appollaiavo tra i rami di un carrubo a studiare il punto pi\u00f9 opportuno per collocare trappole per gli uccelli o valutare da quale ramo sganciare sul &#8220;nemico&#8221; fazzolettoni di terra e polvere cos\u00ec da disorientarlo, avvolgendolo in momentanee nubi fumogene. Le piccole strategie belliche le pianificavo sempre dall&#8217;alto del mio carrubo. Episodi di <em>Cuore<\/em> o de <em>I ragazzi della via Pal<\/em> le avevamo nel DNA, noi piccoli attori scapestrati di campagna. E quando sul nostro calendario non erano segnate le scaramucce contro i nostri avversari scatenavamo la caccia alle gazze e alle lucertole o sconfinavamo in un frutteto l\u00ec vicino, scavalcando uno a uno il muro di cinta, con gi\u00e0 l&#8217;acquolina in bocca per le mature albicocche che da l\u00ec a poco avremmo gustato, vermetti a parte. Rubavamo il tempo ai libri, noi, neanche ancora Figli della Lupa, e ci sperdevamo tra i solchi e i viottoli di quella campagna che finiva, dalla parte del mare, in un&#8217;area coltivata a frumento. Ricordo un giugno di particolari emozioni, quando giungevano nella mia Santa Croce e si accampavano in prossimit\u00e0 dell&#8217;aia della campagna, le spigolatrici modicane. Qualcuno si spingeva con muli e asini, tirandosi dietro ritrose caprette per il latte ai piccoli, che frignavano sgambettando tra accampamenti di carri con le aste puntate al cielo, e poi la sera, tra nugoli di lucciole, venivano accucciati in coffe panciute e intrecciate con corde e spago. Oscillavano con dolcezza insieme ai lumi a petrolio e sembravano intonare mute ninne nanne.<\/p>\n<p align=\"justify\">Le guardavamo le belle, tonde e maliziose, spigolatrici, forti e sanguigne (si scambiavano tra loro gesti osceni e parole con cui pregustavano il piacere del sesso, la notte, sull&#8217;aia), nascoste nelle pesanti gonne e nei corpetti che a malapena contenevano i seni debordanti, da balie. Accorrevamo per sbirciare le loro gambe celate da spesse calze di lana strette, a met\u00e0 coscia, da legacci e aspettavamo, eccitati, che si chinassero a mostrarle. Ahim\u00e8, si incurvavano quel tanto che bastasse a raggiungere con la falce le spighe! Sembravano le spigolatrici ricurve di Millet, specie se spigolavano grano recuperando per s\u00e9 il poco rimasto. Un fascino arcadico emanava dalla loro condizione idilliaca, tanto da ricordare la solennit\u00e0 del raccoglimento dell&#8217;<em>Angelus<\/em>. Lo stesso fascino, pi\u00f9 tardi, riproponeva Van Gogh nelle sue tele.<\/p>\n<p align=\"justify\">Un giorno, dal mio nascondiglio segreto tra le fronde del carrubo, scrutavo attraverso spiragli di luce, tra foglie e foglie dei rami, lo spazio di campagna dominata a distanza dalla sagoma chiara di casa mia, quando fui distratto dal rombo di una Guzzi con <em>side-car<\/em>. Ne scesero un giovane e un anziano e subito si diedero a fare dei rilievi: misurarono segnarono transennarono un&#8217;ampia area della campagna. Mi chiedevo cosa volesse dire quel trafficare sotto i carrubi, mentre parlavano di raduni imminenti e di un sabato. Compresi qualche tempo pi\u00f9 tardi. Una valanga di gente in divisa con gagliardetti e moschetti venne a riversarsi nell&#8217;area, nel frattempo spianata e battuta, della campagna e l\u00ec a marciare correre gridare saltare; giurare promettere minacciare sparare. In aria, e il botto spaventava gli uccelli, e Bastardino e il soriano, che saltavano e s&#8217;inseguivano, l&#8217;uno guaendo e l&#8217;altro emettendo isterici miagolii. Mi piacevano gli stivali tirati a lucido dei gerarchetti locali con monocolo e frustino e le scarpine di vernice nera spezzata dal candore delle ghette; e gli ordini ragliati ai megafoni. Quel bailamme era il &#8220;Sabato fascista&#8221;.<\/p>\n<p align=\"justify\">Vennero poi mezzi pesanti a sbancare un&#8217;altra area della campagna e perforarla a pi\u00f9 riprese, costellandola di buche profonde che i <em>mastri<\/em> riempivano con pietre e cemento. Ne venne fuori un fungo che chiamarono fortino. Aveva feritoie che ostentavano nere canne di mitraglia. In seguito altri funghi sbucarono dalla terra con mostruosi occhi di drago sbarrati sulla campagna. Anche l&#8217;aria minacciavano con le canne nere di mitraglia. Andai sempre meno in quella campagna ormai orfana di tanti suoi carrubi abbattuti per dare spazio ai mostri di cemento: &#8211; \u00c8 cemento armato, indistruttibile! &#8211; esclam\u00f2 un tecnico panciuto e compiaciuto. S\u00ec, andai sempre meno in quella campagna, ma sempre pi\u00f9 ne desiderai gli odori, i colori, i silenzi e i rumori. Anche il cielo tra gli spiragli di luce delle foglie sembrava pi\u00f9 bello e pi\u00f9 lontano nel suo azzurro puro, ma i tramonti sul mare di Capo Scalambri finii per non ammirarli pi\u00f9. Oh, i rossi tramonti, quando il sole si lasciava inghiottire dal mare e infuocava il cielo orlando le nubi di delicati merletti d&#8217;oro!.<\/p>\n<p align=\"justify\">\u00a0<\/p>\n<p align=\"justify\">Non mi resi subito conto che non erano tuoni quelli che scuotevano il letto turbando il mio sonno&#8230;Un cannone &#8211; una notizia appena bisbigliata &#8211; sparava verso Capo Scalambri, oltre una cortina fumogena che celava lo sbarco dei mezzi alleati.<\/p>\n<p align=\"justify\">Ed ebbi anch&#8217;io cioccolatini e gallette e <em>chewing gum<\/em> caduti a pioggia da fragorosi mezzi corazzati, <em>okay<\/em>? Fu trovato un soldato nella mia campagna, disteso in un solco d&#8217;aratro -fagotto di carne putrescente. Digrignava i denti e sbarrava gli occhi al cielo. Intorno, randagi e gazze e rapaci. Altri penzolavano sospesi ai rami di alti carrubi -manichini deformi sbatacchiati da un vento irreale sotto l&#8217;ombrello del paracadute.<\/p>\n<p align=\"justify\">Io ormai combattevo la mia guerra personale e scimmiottando gli adulti accendevo micce: mi avvinceva la corsa di una fiammella lungo il filo di polvere e la fumata finale.<\/p>\n<p align=\"justify\">\u00a0\u00a0\u00a0<\/p>\n<p align=\"justify\">Non mi sembrava vero: ero riuscito a voltare le spalle alle nevrosi metropolitane. Tra non molto avrei rivisto la mia Santa Croce e la mia campagna, ove mi recavo al vespro o di prima mattina con Bastardino e il mio spavaldo soriano. Dell&#8217;antica campagna, ora, cercavo di ricordare i particolari, certi angolini seminascosti da pietre e erbacce, i solchi profondi dell&#8217;aratro, i muri a secco qua e l\u00e0 sbrecciati e il luogo in cui depositavo le &#8220;armi&#8221; della banda insieme a trappole per uccelli e forcelle d\u2019ulivo per le fionde.<\/p>\n<p align=\"justify\">Dall&#8217;obl\u00f2 posso abbracciare con lo sguardo Catania e il suo mare e il paesaggio etneo sormontato da un troneggiante Mongibello. Sulle strade un serpente mostruoso di auto si snoda in direzione della citt\u00e0.<\/p>\n<p align=\"justify\">La sensazione di essere finalmente giunto nella mia terra, insieme alla gioia di tornare a vivere, m&#8217;infonde la forza di un&#8217;euforia che l\u00ec per l\u00ec modifica un poco lamia tendenza al pessimismo e il senso di pochezza e di stordimento che la vita della grande citt\u00e0 aveva sviluppato in me.<\/p>\n<p align=\"justify\">Anche ora \u00e8 vespro, come tanti anni addietro ,quando andavo in quella campagna con Bastardino e il mio spavaldo soriano. Ora, mentre invano con gli occhi cerco un segno, almeno uno, di quella campagna. Cosa ne sanno -rifletto- questi bambini che si sfrenano sotto i miei occhi, liberi dai limiti del condominio. Si riversano nella nuova piazza, ampia, come lo era stato la mia campagna. La mia campagna, affogata nel cemento di un grigio agglomerato urbano. Scorgo solo lembi di cielo. Sembra un altro cielo, questo. Un cielo che non mi appartiene, anche se lascia cadere ancora una piccola luce su un grande presepio, tra palazzi insolenti che si levano dal grigio anonimo, omologato del cemento.<\/p>\n<p align=\"justify\">Inutilmente ricerco il bambino di un tempo, anche se posso giurare, su questo Natale, in un dialogo muto tra quel bambino e quella campagna, ove al vespro o di prima mattina io andavo con Bastardino e il mio spavaldo soriano.<\/p>\n<p align=\"justify\">\u00a0<\/p>\n<p align=\"justify\">\u00a0<\/p>\n<p align=\"justify\">\u00a0<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_1274\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"1274\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Io andavo sempre al vespro o di prima mattina in quella campagna, con Bastardino, un trovatello che batteva i miei stessi luoghi e uno spavaldo soriano che amava la sua compagnia. 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