{"id":12726,"date":"2013-02-04T10:20:13","date_gmt":"2013-02-04T09:20:13","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=12726"},"modified":"2013-02-04T10:20:13","modified_gmt":"2013-02-04T09:20:13","slug":"premio-racconti-nella-rete-2013-undici-luglio-millenovecentoottantadue-di-rossana-rotolo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=12726","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2013 &#8220;Undici Luglio Millenovecentoottantadue&#8221; di Rossana Rotolo"},"content":{"rendered":"<p>Tore saliva le scale portando con s\u00e9 il pesante fardello della sconfitta.<br \/>\nEra successo anche oggi. Succedeva ogni giorno.<br \/>\n&#8220;Sei troppo piccolo&#8221;, gli dicevano. E, con questa scusa, non lo facevano mai giocare a calcio con loro. O, peggio ancora, lo mettevano in porta. Cos\u00ec. Solo per fare numero. Come si fa con le femmine o con gli imbranati che non hanno i piedi buoni.<br \/>\nMa lui i piedi buoni ce li aveva. Ce li aveva, eccome.<br \/>\nTore era bravo. Sapeva di esserlo. Se lo sentiva fin nella punta degli alluci. Se lo sognava pure la notte, con gli occhi aperti e con gli occhi chiusi.<br \/>\nCi\u00f2 che gli serviva era solo la possibilit\u00e0 di giocare. Almeno una volta. La possibilit\u00e0 di volare sul campo, dribblare panchine e lampioni, e colpire il pallone cos\u00ec forte da farlo incastrare nella cancellata rossa della scuola.<\/p>\n<p>Mentre trascinava delusione e sogni ad occhi aperti, Tore pass\u00f2 accanto a Mimmo \u201cLo Stanco\u201d, ma non lo vide.<br \/>\nMimmo trascorreva tutti i giorni sul ballatoio. Stava sempre seduto sulla stessa sedia. D&#8217;inverno con dei vecchi pantaloni di fustagno, un maglione grigio consumato sui gomiti e un paio di scarponcini da montagna. D&#8217;estate con dei pantaloncini azzurri, una canotta bianca e delle ciabatte di plastica.<br \/>\nMimmo stava sempre l\u00e0. Nessuno l\u2019aveva mai visto senza quella seggiola attaccata al sedere.<br \/>\nIl professor Peppe, detto il filosofo, diceva che era come un centauro con il busto da uomo e le zampe da sedia. La mamma di Mimmo invece diceva che no, suo figlio era nato con due gambe e due braccia come tutti gli altri, ma era solo un poco pigro. Un poco pigro ma tanto buono.<br \/>\nMimmo aveva quarant\u2019anni, o forse cinquanta, o anche sessanta. Non lavorava. Non studiava. Non beveva. E non fumava. Non faceva niente. Guardava la gente passare. E ogni tanto parlava.<\/p>\n<p>Quel giorno parl\u00f2.<\/p>\n<p>&#8220;Ti devi portare il pallone&#8221;, disse alla schiena curva e afflitta di Tore.<br \/>\n\u201cChe?\u201d<br \/>\n&#8220;Ti devi portare il pallone ai giardinetti. Se ti porti il pallone ti devono far giocare per forza&#8221;<br \/>\n&#8220;Ma io non ce l&#8217;ho&#8221;<\/p>\n<p>Mimmo apr\u00ec la bocca. E poi la richiuse. Non se l\u2019aspettava mica una cosa cos\u00ec. Non lo sapeva che al mondo ci stavano bambini senza pallone.<br \/>\nChe terra infelice gli era toccata!<\/p>\n<p>Mimmo infil\u00f2 l\u2019unghia del mignolino destro nell\u2019orecchio. Si gratt\u00f2 la nuca.<br \/>\nSbadigli\u00f2. Toss\u00ec. Starnut\u00ec. Rutt\u00f2. E scorreggi\u00f2.<br \/>\nChiuse gli occhi e li riapr\u00ec. Si sporse in avanti.<br \/>\nFece scricchiolare le ginocchia.<br \/>\nE.<br \/>\nSi alz\u00f2.<\/p>\n<p>I pantaloncini sudati fecero \u201csguisccc\u201d. Tore spalanc\u00f2 la bocca. La gatta orba e nera dei vicini scapp\u00f2. La zoccola del quarto piano smise di fare il lavoretto al Maresciallo. La maestra Giannetta macchi\u00f2 il foglio d\u2019inchiostro. Tutto il palazzo si ferm\u00f2. Il mondo intero si ferm\u00f2.<\/p>\n<p>Mimmo spar\u00ec nella cucina che puzzava di broccoli. E dopo un attimo ne usc\u00ec con una vecchia palla di cuoio.<br \/>\nLa teneva in equilibrio sul palmo della mano. Una mano enorme. La mano di Dio.<br \/>\nLa palla era grigia, vecchia e consumata. Bellissima.<br \/>\n&#8220;Ore ce l&#8217;hai&#8221;, disse Mimmo.<\/p>\n<p>Dall\u2019altra parte del cortile, nel bagno verde a rombi, Rosetta era impegnata a scalare uno sgabello ballerino.<br \/>\nQuesto ondeggiava a destra e poi a sinistra. A sinistra e poi a destra. Avanti e poi indietro. Indietro e poi avanti. Un due tre. Un due tre. Un due tre.<br \/>\nQuando la danza a tre gambe finalmente si concluse, la bambina riusc\u00ec a guardarsi allo specchio. Si guard\u00f2 e due grandi lacrime le rotolarono lungo le guance finendo a terra.<br \/>\n\u201cSplash\u201d, fecero.<br \/>\nErano lacrime gonfie e pesanti.<\/p>\n<p>\u201cCos\u00ec sembro un maschio\u201d, si lament\u00f2 Rosetta.<br \/>\n\u201cDomani ti porto a fare i buchi alle orecchie\u201d le disse la madre spazzando via i capelli dal pavimento.<br \/>\nErano stati vivi e felici. Ora erano solo un tappeto morto sotto il lavandino. Un sorcio svenuto. Una marmotta defunta. Che fine indegna era toccata Loro!<\/p>\n<p>\u201cDa grande mi far\u00f2 crescere i capelli fino a terra\u201d, si ribell\u00f2 Rosetta.<br \/>\n\u201cDa grande farai come ti pare. Ora per\u00f2 scendi da l\u00ec e vai ai giardini che, a forza di stare in casa, ti stai facendo gialla come una cinese\u201d<br \/>\n\u201cNon ci voglio andare ai giardini. Non conosco nessuno\u201d<br \/>\n\u201cE non conoscerai mai nessuno se non esci\u201d<br \/>\n\u201cMa mamma\u2026\u201d<br \/>\n\u201cFila a divertirti, sci\u00f2!\u201d<\/p>\n<p>Rosetta sospir\u00f2 e scivol\u00f2 gi\u00f9 dallo sgabello. Il danzatore a tre gambe riprese ad ondeggiare. Avanti e indietro. Indietro e avanti. Un due tre. Un due tre. Un due tre.<br \/>\nLa rumba si concluse senza incidenti e la bambina si trascin\u00f2 fuori casa.<br \/>\nLungo il ballatoio incontr\u00f2 la testa di una bambola. Non una bambola intera ma solo la testa. Una capoccia piena di lunghi boccoli biondi. Una capoccia abbandonata tra un trattore di plastica ed un vecchio peluche puzzolente.<br \/>\nRosetta guard\u00f2 la bambola. L\u2019occhio destro della bambola guard\u00f2 Rosetta. Quello sinistro no.<br \/>\nLa bambina ebbe un\u2019ispirazione. Tir\u00f2 indietro il piede e poi lo lasci\u00f2 scattare in avanti come una molla.<br \/>\nImpatto. Colpo d\u2019interno destro. Stadio in delirio.<\/p>\n<p>La testa della bambola, dopo una parabola perfetta al di sopra del cortile, atterr\u00f2 ai piedi di Mimmo.<br \/>\nLui guard\u00f2 Rosetta e poi guard\u00f2 la capoccia color paglia. L\u2019occhio destro ricambi\u00f2 lo sguardo. Quello sinistro no.<br \/>\n\u201cAnche quella bambina nuova avrebbe bisogno di un pallone\u201c, disse Mimmo.<\/p>\n<p>Tore lo ascolt\u00f2 ma non cap\u00ec.<br \/>\nNon era ancora giunto il tempo.<br \/>\nE con il pallone di cuoio stretto tra le braccia corse felice verso i giardini.<\/p>\n<p>\u201cHo la palla\u201d, url\u00f2 una volta raggiunto il campetto senza erba.<br \/>\n\u201cHo la palla\u201d, ripet\u00e9 portandola in trionfo come una coppa. La coppa del mondo.<\/p>\n<p>Ai bambini pi\u00f9 grandi venne l\u2019acquolina in bocca. Un pallone cos\u00ec bello non l\u2019avevano mai visto. Era uno di quelli di cui aver rispetto. Uno di quelli che usano i grandi. Uno di quelli con cui si pu\u00f2 vincere tutto, ogni sfida e ogni paura.<br \/>\n\u201cGiochiamo\u201d, disse Nico il Ripetente, \u201cma le squadre le faccio io. Tu starai con lo Storto e col Corto. Io col Pennacchione, l\u2019Armadio e la Bestia\u201d<br \/>\nDa una parte presero posto i giganti.<br \/>\nDall\u2019altra. Gli altri.<\/p>\n<p>\u201cMa cos\u00ec siamo tre contro quattro non \u00e8 mica tanto giusto\u201d, disse il Corto facendosi i conti sulle dita.<br \/>\n\u201cE che \u00e8? Manco abbiamo cominciato e gi\u00e0 trovate scuse?\u201d<br \/>\n\u201cNo!\u201d rispose Tore con gli alluci che gli prudevano dalla voglia di giocare.<br \/>\nPoi poggi\u00f2 il pallone a terra e, finalmente, la sua partita ebbe inizio.<\/p>\n<p>Mimmo, ancora in piedi, ciabatt\u00f2 lungo il ballatoio fino alla porta dei vicini e poi buss\u00f2.<br \/>\nIl professor Peppe and\u00f2 ad aprire.<br \/>\n\u201cPrendete il televisore e portatelo sotto. Questa sar\u00e0 una grande serata\u201d, disse lo Stanco.<br \/>\nIl Filosofo esegu\u00ec gli ordini senza fiatare, svelto svelto, e con un sorriso che gli andava da un orecchio all\u2019altro. Tale era la fiducia nelle doti divinatorie del centauro, met\u00e0 uomo e met\u00e0 sedia.<\/p>\n<p>Intanto Rosetta si era messa in fila ad aspettare il suo turno all&#8217;altalena. Stava l\u00e0 buona buona con gli occhi bassi, i riccetti corti e la voglia di tornarsene a casa.<br \/>\nLe altre bambine scherzavano e ridevano. Erano belle e simpatiche. Erano amiche. Avevano i capelli lunghi e sapevano qual era il loro posto. Il loro posto nel mondo. Tutti lo sapevano. Tutti tranne Rosetta. Lei non l\u2019aveva mai saputo.<br \/>\nPoi, adesso, da quando aveva cambiato casa, di cose ne sapeva ancora meno del solito. Non sapeva dove stava l\u2019oratorio. Non sapeva dove facevano la miglior granita di gelsi e panna del quartiere. Non sapeva quali erano i buoni e quali i cattivi.<br \/>\nSapeva che odiava i capelli corti. Sapeva tutte le tabelline tranne quella dell\u20198. Sapeva fare la ruota, anche se le veniva un poco storta.<br \/>\nE sapeva di avere i piedi buoni. Ecco, di quello era sicura. Gliel\u2019aveva detto nonno Niria, buonanima. Ma di questo talento, per\u00f2, non sapeva proprio che farsene.<\/p>\n<p>Nel cortile vennero sistemate tante seggiole. Blu, rosse, di plastica, di paglia e persino una poltrona. La poltrona del professor Peppe, che soffriva d\u2019emorroidi e voleva stare comodo per lo storico evento. Qualcuno port\u00f2 del vino e qualcun altro spadell\u00f2 una frittata di spaghetti per un esercito. Del resto questa era una battaglia. Una battaglia che non si poteva perdere. E quando Gino lo scemo si present\u00f2 con della birra tedesca venne preso a ceffoni e male parole.<\/p>\n<p>Ai giardinetti ormai si era fatto buio ma Tore correva, correva senza stancarsi. Sapeva che non avrebbe vinto, gli altri era troppo forti e, soprattutto, troppo grossi ma non gli importava. Lui voleva solo giocare. E stava giocando. Finalmente.<br \/>\nTore correva. Calciava. E pensava. Pensava che al mondo non poteva esserci niente di pi\u00f9 bello che il calcio. Neanche le figurine. Neanche le macchinine. Neanche la granita. Neanche la granita al cioccolato. Neanche la granita al cioccolato con la panna. Niente.<br \/>\nIntanto il Corto sbagli\u00f2 un passaggio. Un altro. E Tore pens\u00f2 che meglio del calcio ci poteva essere solo una partita di calcio con un amico coi piedi buoni. Magari non quanto i suoi. Ma quasi.<\/p>\n<p>Nel frattempo tutto il condominio si era sistemato davanti al televisore.<br \/>\nLa gatta orba e nera dei vicini stava seduta in braccio alla zoccola del quarto piano. Il Maresciallo teneva stretta la mano della moglie. La maestra Giannetta tratteneva la pip\u00ec per non perdersi neanche un minuto della partita. Tutto il palazzo si era fermato. Il mondo intero si era fermato.<br \/>\nErano tutti seduti. Tutti seduti tranne Mimmo. Mimmo stava in piedi. Dritto come un fuso. Con gli occhi guardava la partita al Santiago Bernabeu. Ma col cuore seguiva quella al campetto dall\u2019altra parte della strada.<\/p>\n<p>Rosetta, intanto, stava ancora aspettando il suo turno all\u2019altalena.<br \/>\nLe erano gi\u00e0 passate avanti in tre.<br \/>\n&#8220;Forse non mi hanno vista&#8221;, aveva pensato.<br \/>\n\u201cOra gli dico qualcosa\u201d, si era convinta.<br \/>\n\u201cMa magari \u00e8 meglio di no\u201d, aveva deciso.<\/p>\n<p>Quando finalmente tocc\u00f2 a lei, il pallone le rotol\u00f2 fino sui piedi.<br \/>\nTore si avvicin\u00f2 per raccoglierlo. Poi pens\u00f2 alla capoccia volante con i lunghi boccoli biondi. E cap\u00ec.<br \/>\nEra giunto finalmente il tempo.<br \/>\n&#8220;Ci serve un quarto. Vuoi giocare?&#8221;, chiese a Rosetta.<br \/>\n&#8220;Sono una femmina&#8221;, rispose lei.<br \/>\n\u201cLo so\u201d<br \/>\n\u201cNon voglio stare in porta\u201d<br \/>\n\u201cIn porta ci sta lo Storto. Tu starai in attacco con me\u201d<br \/>\n\u201cSono brava a fare i cross\u201d<br \/>\n\u201cLo so\u201d<br \/>\nE Rosetta corse ad occupare il proprio posto in campo.<br \/>\nChiss\u00e0 come sarebbe stato contento nonno Niria, buonanima.<\/p>\n<p>Mimmo sorrise.<br \/>\nE poi.<br \/>\nInfil\u00f2 l\u2019unghia del mignolino destro nell\u2019orecchio. Si gratt\u00f2 la nuca. Sbadigli\u00f2. Toss\u00ec. Starnut\u00ec. Rutt\u00f2. E scorreggi\u00f2.<br \/>\nChiuse gli occhi e li riapr\u00ec.<br \/>\nSi sporse in avanti.<br \/>\nFece scricchiolare le ginocchia.<br \/>\nE.<br \/>\nSi rimise seduto.<\/p>\n<p>Rosetta cross\u00f2.<br \/>\nTore segn\u00f2.<\/p>\n<p>Tardelli. Pure.<\/p>\n<p>Lo stadio esplose. Il condominio url\u00f2. Rosetta fece la ruota.<br \/>\nLe venne storta come al solito. Gli altri bambini risero. Anche Tore.<br \/>\nMa poi allung\u00f2 la mano e l\u2019aiut\u00f2 ad alzarsi.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_12726\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"12726\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Tore saliva le scale portando con s\u00e9 il pesante fardello della sconfitta. 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