{"id":12723,"date":"2013-02-04T10:45:50","date_gmt":"2013-02-04T09:45:50","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=12723"},"modified":"2013-02-04T10:45:50","modified_gmt":"2013-02-04T09:45:50","slug":"premio-racconti-nella-rete-2013-sogni-di-viviana-gasparella","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=12723","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2013 &#8220;Sogni&#8221; di Viviana Gasparella"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: left;\" align=\"center\">Anche quella mattina niente. Niente di niente, nemmeno un lembo, un frammento di immagine, un alone, una parola. Anche quella mattina, al contrario di suo marito, Luisa non ricordava nulla, nulla almeno che avesse a che vedere con un sogno.<\/p>\n<p>Erano anni che non ricordava pi\u00f9 i propri sogni, tanti anni nei quali aveva tentato con tutti i mezzi di scoprirsi nell\u2019atto del sognare: si era non solo registrata ma anche filmata a pi\u00f9 riprese, nel tentativo di scorgere un movimento che potesse essere originato da un\u2019attivit\u00e0 onirica. Sconfitta dalla tecnologia si era poi drogata, ubriacata, una volta aveva persino scalato una montagna quasi fino in cima pur soffrendo di vertigini per vedere se qualcosa le si sarebbe attivato nel cervello.<\/p>\n<p>Risultati? Neanche l\u2019ombra di un riscontro. Ma come era possibile?<\/p>\n<p>Luisa si sentiva menomata da questa mancanza, la notte le pareva di essere morta e la cosa le faceva pure una certa impressione. \u201cPerch\u00e9 io no?\u201d era la domanda che le frullava nella testa per un numero sempre maggiore di momenti al giorno; era oramai diventata un\u2019ossessione in piena regola. Quando i suoi amici, suo marito o i suoi figli le raccontavano i propri sogni coglieva nelle loro facce il piacere di ricordarseli, quei maledetti sogni, la soddisfazione di poter raccontare situazioni assurde, azioni eclatanti di persone notoriamente molto timide, trasformazioni di animali in oggetti o viceversa, distorsioni temporali, luoghi fantastici, colori cangianti e che dire del compiacimento di aver sognato dei numeri particolari da giocare al lotto?<\/p>\n<p>Persino Febo, il cane, sognava di correre talvolta e imitava chiaramente le movenze dell\u2019atto con le zampe posteriori sul pregiato Tabriz vecchia manifattura del salotto durante il riposino pomeridiano. Lei ci stava male ed in quei contesti cercava spesso di sviare la conversazione; altre volte invece, presa da un vago senso di inferiorit\u00e0 e di insignificanza, si inventava dei fantomatici resoconti di sogni, con tanto di parti vacanti.<\/p>\n<p>E se li inventava bene, non c\u2019\u00e8 che dire, nessuno se n\u2019era mai accorto, forse perch\u00e9 nessuno avrebbe mai pensato che una persona come lei potesse fare una tragedia di un fatto di certo n\u00e9 cos\u00ec rimarchevole n\u00e9 tantomeno\u00a0 isolato.<\/p>\n<p>Alla psicoterapia \u2013s\u00ec, per questo era andata anche a qualche seduta di psicoterapia- il terapeuta le aveva pi\u00f9 volte confermato come a molte persone capiti di non ricordare i sogni e, rivelazione ancor pi\u00f9 importante, che lei sognava comunque pur non avendone memoria. Cambi\u00f2 psicoterapeuta un paio di volte, poi si arrese: dicevano tutti le stesse cose.<\/p>\n<p>Nel frattempo la sua vita continuava, e non si pu\u00f2 certo dire che la sua fosse una vita sfortunata. Di buona famiglia, si era sposata giovane con un uomo molto intelligente e colto, un professionista di successo che non le aveva mai fatto mancare nulla e che la soddisfaceva in ogni suo desiderio, pur essendo sempre molto indaffarato con il lavoro; erano molto facoltosi, tanto che lei poteva permettersi di non lavorare e di coltivare le proprie amicizie, di seguire la crescita dei due figli e di rinnovare l\u2019arredamento della loro grande casa ogniqualvolta ne avesse voglia. Ogni suo desiderio veniva esaudito prima ancora che potesse formularlo. Aveva tutto.<\/p>\n<p>Un vivere invidiabile di certo per molti, ma per Luisa tutto ci\u00f2 non bastava, o meglio, non contava: contava solo il fatto che lei non sognasse la notte e per questo si sentiva deficitaria, handicappata, deprivata, anormale, in definitiva.<\/p>\n<p>Il fatto poi di inventare sogni da raccontare agli altri, a quelli che sognano, le faceva pesare la coscienza rendendola oltretutto sporca e la obbligava di conseguenza a mettere sempre un po\u2019 di distanza nei suoi rapporti per la paura che qualcuno potesse scoprire il suo segreto truffaldino.<\/p>\n<p>Certo la cosa le era stata molto utile quando i suoi bimbi erano piccoli e pretendevano favole quotidiane per addormentarsi ma non era riuscita, bench\u00e9 avesse a suo tempo cercato di imporselo, a limitarsi a quell\u2019ambito. Lo faceva ormai con tutti: ogni tanto, a volte anche a sproposito nel bel pieno di conversazioni di tutt\u2019altra natura, se ne usciva con uno o due racconti assurdi di sogni nei quali era coinvolto, fatalit\u00e0, qualcuno dei presenti, con sovrabbondanza di dettagli del vestiario o magari del paesaggio (e questa dovizia di particolari avrebbe quantomeno dovuto rendere sospetti i suoi racconti); aveva negli ultimi tempi cominciato a farlo anche durante i momenti di intimit\u00e0 con suo marito, trovando in tal modo un tramite per confessargli molte delle pratiche erotiche che avrebbe sempre voluto sperimentare con lui ma che la sua educazione non le avrebbe mai consentito di formulare in richieste verbali esplicite e dirette, la qual cosa al consorte doveva essere risultata al tempo particolarmente gradita.<\/p>\n<p>Di passo in passo, di indulgenza con se stessa in indulgenza, i racconti d\u2019invenzione erano riusciti a sostituirsi al suo pi\u00f9 intimo senso di identit\u00e0 e la sua modalit\u00e0 di rapporto con gli altri umani era notevolmente mutata, fino al punto in cui Luisa non era stata pi\u00f9 in grado di fermarsi e mettere fine a quella pagliacciata senza senso, nella quale faceva spesso rientrare immagini di film, di romanzi,\u00a0 suggestioni in generale, che la faceva sentire interessante ed addirittura a tratti divertente ma per la quale provava negli ormai rari momenti di lucidit\u00e0 una profonda vergogna.<\/p>\n<p>Io la incontrai per la prima volta in coda al supermercato mentre la cassiera temporeggiava aspettando che qualche collega corresse in suo soccorso e facesse funzionare la cassa che non si apriva pi\u00f9. Le feci appoggiare le merci che teneva in mano sul nastro per gentilezza e lei quasi subito cominci\u00f2 a raccontarmi di un sogno che aveva fatto dove \u2013ne era arcisicura- c\u2019ero anch\u2019io. S\u00ec, ero proprio io!<\/p>\n<p>Le diedi retta nella noia dell\u2019attesa ma ben presto quella noia si trasform\u00f2 in un chiacchierare sommesso interrotto solo da mie risatine divertite: c\u2019era un cane bianco e nero con un occhio solo e senza orecchie, questo cane correva, correva, correva e nel frattempo le sue zampe anteriori si trasformavano in pinne, poi pluf! Il cane finiva nell\u2019acqua. L\u2019acqua era dapprima torbida e non si vedeva nulla, poi diventava pian piano limpida e vi si vedeva attraverso: c\u2019erano tantissimi pesci, gialli, verdi, blu, rossi con la faccia da uomini con i baffi che si salutavano con le pinne anteriori l\u2019un l\u2019altro ed un signore con delle braccia lunghe, lunghissime, che sembrava dirigere il traffico acquatico! Poi un vuoto e cambio di scena: io e Luisa, anzi Luisa ed io, appese al grosso ramo di un pino silvestre con gli aghi un po\u2019 marroni che cercavamo di fumare una sigaretta Marlboro di nascosto dai ragazzini che noi, le insegnanti, avevamo portato in gita a Roma per vedere Caravaggio. Poi compariva all\u2019improvviso sotto di noi un grande fiume (forse quello coi pesci-faccia) \u00a0e noi, che avevamo staccato dal ramo una mano ciascuna per fumare, perdevamo entrambe la presa e ci finivamo dentro; \u00a0si era svegliata quella notte &#8211; disse- per la sensazione di bagnato nel sogno, mentre in realt\u00e0 era tutta sudata per il caldo! Che strano e che bello sognare, eh?<\/p>\n<p>Nel frattempo il disguido era stato risolto cos\u00ec andammo a bere un caff\u00e8 davanti al supermercato, sempre nel centro commerciale; accettai di buon grado il suo invito perch\u00e9 quel giorno non avevo nulla di impellente da fare.<\/p>\n<p>Cominciai a rendermi conto del suo singolare stato mentale quando si avvi\u00f2 a narrare \u2013evidentemente incoraggiata dalla mia attenzione e dal crescente stupore che manifestavo- il terzo sogno che le tornava magicamente alla memoria nel quale ero presente anch\u2019io, pur avendola io vista quel giorno per la prima volta in vita mia.<\/p>\n<p>Nel pomeriggio mi lambiccai il cervello pensando a dove avessi sentito parlare di pesci-faccia e uomini con le braccia lunghe lunghissime, magari in qualche libro o film, proprio non mi veniva in mente.<\/p>\n<p>Dopo quel giorno mi capit\u00f2 di incontrarla altre volte, in fondo mi stava simpatica anche se devo dire che i nostri discorsi finivano, nonostante i miei numerosi tentativi di sapere qualcosa di lei al di l\u00e0 dei suoi <i>reportage<\/i> onirici, sempre nello stesso modo: gran racconti di avventure mirabolanti che proprio io e lei avevamo vissuto insieme durante il suo riposo, con note a tratti esilaranti e citazioni che denotavano anche una certa, raffinata ironia.<\/p>\n<p>La quarta ed ultima volta che la incontrai avevo per\u00f2 una pessima giornata, ero appena stata informata di una disgrazia capitata ad una persona a me molto cara e non ero certo in vena di ascoltare gli strambi racconti di una donna dell\u2019alta borghesia che sembrava aver sicuramente molto tempo da perdere al supermercato. Cercai cos\u00ec di tenere, nonostante il suo caloroso saluto (sembrava quasi aspettarmi), un atteggiamento che fosse a met\u00e0 tra il gentile ed il frettoloso, tanto trafelato da indurla senz\u2019altro ad accommiatarsi, ma non riuscii a reggere la sua delusione nel vedermi sfuggente.<\/p>\n<p>Le concessi due minuti per bere un caff\u00e8 e le lasciai raccontare il suo ultimo sogno che, guarda caso, ancora una volta ci vedeva entrambe coinvolte come al solito nel salvare il mondo, volare, dipingerci la faccia di rosso, fonderci l\u2019una nell\u2019altra, essere attaccate da orde di vedove nere, salvarci <i>in extremis<\/i> da precipizi o cascate. Il tutto riportato con un tono al tempo stesso serioso ed estatico. Una conversazione a senso unico, che mi vedeva presente semplicemente in forma di apparato uditivo.<\/p>\n<p>Con un po\u2019 di risentimento, sicuramente dovuto al fatto che la giornata non fosse per me delle migliori e sentissi onestamente il bisogno di stare da sola ed in silenzio, non solo non mostrai alcun interessamento per ci\u00f2 che ella andava inventando ma mi azzardai pure, mentre lei pian piano si rendeva conto del mio atteggiamento, a manifestare per la prima volta i miei sospetti sulla veridicit\u00e0 del fatto che realmente si sognasse insieme a me tutte le notti.<\/p>\n<p>Lei trasal\u00ec. Poi si infuri\u00f2, scatt\u00f2 in piedi e cominci\u00f2 ad urlare come un\u2019aquila, con una violenza tale che dovette intervenire persino il barista, cui fu scaraventato addosso il tavolino da una Luisa che aveva subito una trasformazione che di onirico quella volta aveva ben poco.<\/p>\n<p>Fu quello il momento in cui mi resi conto definitivamente che Luisa era pazza. Me ne resi conto allorch\u00e9 nel giro di pochi secondi, nel parapiglia generale, la donna, ormai accasciata a terra in uno stato a met\u00e0 tra il singhiozzo disperato e le convulsioni, \u00a0fu agguantata da due energumeni che io avevo in passato gi\u00e0 notato sedere non distanti da noi nello stesso bar ma alla cui presenza non avevo dato precedentemente peso.<\/p>\n<p>Seguii sbigottita il terzetto fino all\u2019uscita del centro commerciale, dove nel giro di poco tempo arriv\u00f2 un pulmino nel quale la donna fu fatta salire di peso. Uno dei due uomini per\u00f2, prima di chiudere la portiera, mi chiam\u00f2 presso il veicolo e mi diede un biglietto da visita con l\u2019indirizzo di una casa di cura privata molto conosciuta per essere frequentata da persone di alta classe sociale. Mi ci precipitai affannata, volevo capire cosa avesse scatenato una rabbia e successivamente uno sconforto cos\u00ec esplosivi.<\/p>\n<p>Il medico che l\u2019aveva in cura mi disse che in realt\u00e0 Luisa, dal nostro primo incontro in poi, era stata spesso accompagnata al supermercato per cercare proprio me e che tutto ci\u00f2 faceva parte di una cura sperimentale che prevedeva il reinserimento graduale del degente all\u2019interno di un contesto di stringente normalit\u00e0 come un supermercato all\u2019interno di un centro commerciale, un luogo chiuso ma frequentato nel quale tra l\u2019altro la paziente avrebbe potuto essere sorvegliata dagli infermieri senza destare troppi sospetti, nel brulichio generale. Il fatto poi che fosse riuscita ad entrare in contatto con una persona che pareva piacerle e cui ella pareva piacere avrebbe potuto indurre la paziente, in una prospettiva a lungo termine ma ottimistica, ad uscire anche solo per qualche momento dalle sue farneticazioni ormai costanti per provare ad avere un rapporto normale con qualcuno che non fosse lo psichiatra, visto che ormai da tempo non ci riusciva pi\u00f9 nemmeno con il marito ed i figli.<\/p>\n<p>Ebbene, tutto ci\u00f2 si era rivelato errato. La sperimentazione era decisamente fallita. Il solo fatto (peraltro prevedibile, accidenti) che io avessi anche solo minimamente messo in dubbio l\u2019attendibilit\u00e0 dei suoi costrutti mentali \u00a0aveva fatto crollare ben pi\u00f9 di un palchetto, aveva messo in crisi la sua fragile personalit\u00e0 per intero e lei era crollata. Mi scusai, nel caso ce ne fosse bisogno, forse solo per sentirmi dire dal dottore che io non avevo colpa, casomai qualche responsabilit\u00e0 poteva averla il marito che insisteva (con persuasione monetaria) per l\u2019applicazione di questa forma di sperimentazione, nel disperato bisogno di riportare la moglie alla ragione.<\/p>\n<p>Tornai a casa pensando che un essere umano privato dei propri sogni rischia di impazzire, anche se questi sono solo dei sogni ad occhi aperti.<\/p>\n<p>La notte seguente sognai di correre su di un prato immenso con Luisa, per mia fortuna.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_12723\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"12723\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Anche quella mattina niente. 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