{"id":12720,"date":"2013-02-04T10:10:25","date_gmt":"2013-02-04T09:10:25","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=12720"},"modified":"2013-02-04T10:10:25","modified_gmt":"2013-02-04T09:10:25","slug":"premio-racconti-nella-rete-2013-lopera-di-viviana-gasparella","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=12720","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2013 &#8220;L&#8217;Opera&#8221; di Viviana Gasparella"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: left;\" align=\"center\">\u201c\u2026E ancora una volta notiamo il dinamismo del \u201cNon finito concettuale\u201d in quest\u2019opera dall\u2019alto contenuto\u00a0 simbolico che obbliga letteralmente il fruitore a fare i conti con l\u2019assenza di una reale possibilit\u00e0 di comunicazione tra passato analogico e presente tecnologico&#8230;\u201d, tuon\u00f2 la voce male amplificata del curatore durante il discorso di apertura del <i>vernissage<\/i> dell\u2019ultima personale di Tita De Luca investendo come un treno in corsa i timpani degli astanti, i quali avevano tuttavia gi\u00e0 l\u2019aria, avvertendo l\u2019inflessione del tono verso un epilogo dell\u2019articolato <i>magnificat<\/i>, di star soppesando mentalmente se dirigersi prima verso il banco delle bevande o quello delle tartine.<\/p>\n<p>Tita, seduta a fianco del gallerista con le gambe accavallate, posa che permetteva allo spacco del vestito di <i>lam\u00e8<\/i> di arrampicarsi quasi fino al gluteo sinistro, sfoggiava il solito sorriso di cortesia appena accennato per non sembrare troppo visibilmente posticcio.<\/p>\n<p>Come previsto con discreto sollievo dai pi\u00f9, di l\u00ec a breve la presentazione ebbe fine e come di consueto, mentre Tita si alzava gi\u00e0 chinando il capo in segno di ritrosia, part\u00ec un applauso scrosciante misto ai tintinnii degli anelloni delle vecchie signore bene della citt\u00e0 che cozzavano gli uni contro gli altri.<\/p>\n<p>Segu\u00ec un lesto ma misurato spostamento di sedie generale, quel tanto che rendesse possibile per ciascuno un elegante sgusciare di abiti da sera verso gli agognati banchetti, allestiti -forse con un po\u2019 di malizia, vista l\u2019ora insolita della vernice, le 20:00- proprio intorno alla platea della stanza centrale nella quale si era appena esaurito il lungo discorso di inaugurazione. Tra il vociare part\u00ec la musica di sottofondo.<\/p>\n<p>Nel frattempo Tita si era disposta, gentilmente ma fermamente accompagnata dal braccetto del gallerista, nei pressi dell\u2019ultima opera trattata, che titolava \u201cSenza titolo\u201d; si trattava di un\u2019installazione minimalista: su due basamenti di cristallo rispettivamente un telefono a ruota anni \u201970 ed un Iphone. Il gallerista si premur\u00f2 di farle arrivare tra le mani un <i>flute <\/i>di Cristal ed ebbe inizio, tra i saluti e le strette di mano, la filastrocca dei complimenti, dei paragoni e dello sfoggio rimandi colti a mostre passate o artisti contemporanei che Tita ipotizzava si sarebbe esaurita soltanto dopo un\u2019oretta buona.<\/p>\n<p>Quel giorno si era alzata decisamente di cattivo umore, la giovane promessa, la sveglia non aveva suonato, \u00a0era ancora un po\u2019 sbronza dalla sera prima e solo grazie al provvidenziale bussare della cameriera ai piani era riuscita ad arrivare alla galleria con un ritardo al limite della maleducazione ma tale da consentirle comunque, discutendo ogni dettaglio, finanche il pi\u00f9 insignificante, di approntare con l\u2019antipaticissimo curatore gli ultimi cambiamenti all\u2019assetto delle opere in esposizione.<\/p>\n<p>Vuoi tuttavia per il sonno anzitempo interrotto, vuoi per il fastidioso cerchio alla testa o per l\u2019effettiva boria da intellettuale del richiestissimo critico e curatore Lodovico Corbelli Guidotti o forse per la melliflua ossequiosit\u00e0 dalle movenze finto-omosessuale-che-oggi-d\u00e0-un-tono del gallerista Masetti, \u00a0ma sfoggiare il suo sorriso migliore quella sera a Tita proprio non riusciva, complice non ultima la musica <i>Lounge<\/i> che lei odiava con serena intensit\u00e0 ma che avrebbe avuto come unica alternativa il peggior <i>Free jazz<\/i>, quello che lei, che amava soprattutto lo <i>Standard<\/i>, si permetteva di chiamare \u201crumore per ricchi\u201d persino quando si trovava in situazioni da alta societ\u00e0.<\/p>\n<p>\u201cMi manca ancora l\u2019intervista a quel pennivendolo di Arte Oggi\u201d, pensava Tita mentre fingeva di riconoscere facce ciarlando del nulla, \u00a0\u201ce intanto sono gi\u00e0 le dieci e quaranta\u201d.<\/p>\n<p>L\u2019ultimo spettacolo del cinema <i>d\u2019essai<\/i> in fondo alla strada che aveva notato mentre correva alla galleria era sicuramente gi\u00e0 iniziato.<\/p>\n<p>Piaceva, Tita, ai pennivendoli e ai parolai dell\u2019arte contemporanea, alle vecchie signore ma specialmente agli uomini, piaceva perch\u00e9 sapeva sempre spiazzare l\u2019interlocutore con le sue risposte pungenti, perch\u00e9 il suo sguardo serafico le conferiva il distacco ritenuto proprio delle persone dotate di acume intellettuale e il fatto che ella fosse oltretutto una novit\u00e0 nel <i>multiverso<\/i> della giovane arte italiana, unitamente ai tratti regolari ed <i>\u00e0 la page<\/i> del suo voltononch\u00e9 il suo fisico procace avvolto in abiti dalla raffinata semplicit\u00e0, tutto ci\u00f2 aveva investito la ragazza di una enorme notoriet\u00e0 quasi all\u2019improvviso nell\u2019ultimo anno e mezzo dei suoi trentadue senza che ella se ne fosse ancora potuta ben rendere conto.<\/p>\n<p>Pensava ancora di giocare. Ma tanto pi\u00f9 si spingeva nel suo gioco, tanto pi\u00f9 veniva osannata dalla critica.<\/p>\n<p>Per anni aveva tentato di diventare una brava pittrice dedicandosi regolarmente, per quanto il suo carattere inquieto e contraddittorio le permettesse, al disegno, all\u2019anatomia ed al colore ad olio. Dipingeva validi quadri figurativi ma, ferocemente autocritica, riteneva le mancasse sempre un qualcosa che non riusciva proprio a trovare e cos\u00ec cambiava stile e soggetti \u00a0tanto velocemente da non essere mai riuscita a costruirsi quella cosiddetta \u201ccifra stilistica\u201d assolutamente necessaria per accedere al mondo dell\u2019arte contemporanea, subendo qua e l\u00e0 l\u2019influenza di qualche pittore studiato, il giudizio del maestro del suo <i>atelier<\/i>, dei compagni di corso ma specialmente di se stessa. La pittura era forse l\u2019attivit\u00e0 in cui ella si era spesa maggiormente nella vita, con passione sincera.<\/p>\n<p>Dopo una giovinezza passata dipingendo con furore ma senza alcun riscontro, complice il disprezzo acquisito nei confronti del Bel Mondo dell\u2019Arte Contemporanea, gonfia di un risentimento generalizzato ed eterodiretto ella si era data quindi alla satira artistica, decidendo in un settembre disoccupato dell\u2019anno precedente di produrre delle opere spazzatura, paccottiglia inutile, persuasa dell\u2019importanza di mandare un messaggio forte che mettesse a nudo e ridicolizzasse l\u2019insensatezza delle pratiche di selezione che la maggior parte delle gallerie ed istituzioni adottano nel decidere cosa dai pi\u00f9 possa esser visto e cosa non.<\/p>\n<p>Per rendere pi\u00f9 realistica la pagliacciata aveva poi deciso di cambiare anche il suo modo di vestire in un altro decisamente pi\u00f9 ricercato e femminile, di tagliarsi finalmente i capelli, di truccarsi; si era aperta una pagina su facebook con uno pseudonimo accattivante e vi aveva cacciato dentro foto di s\u00e9 mezza sbronza (ed anche un po\u2019 scollacciata) con una parrucca viola che le aveva fatto l\u2019amica Sara per ridere una sera, nonch\u00e9 il terribile <i>book<\/i> di tutte le finte opere da Arte Contemporanea che aveva mandato ai concorsi: le foto del secchio di vomito dal titolo \u201cLa Nausea\u201d che, in quanto opera in concorso, non poteva essere gettato seppur certo non profumasse di violette, l\u2019orsacchiotto Trudino dal piccolo ventre riempito con un vero cuore di bue ormai marcio con titolo \u201cTrue Love\u201d, il pesantissimo tavolo reclinabile da architetto dal titolo \u201cFare Spazio\u201d con al centro dei fori da proiettile e sangue colante che non sarebbe mai pi\u00f9 andata a riprendere, ma anche i vasi di delicate orchidee dal titolo \u201cStill life?\u201d che dovevano esser curate con assiduit\u00e0 su esplicita richiesta dell\u2019autrice ed altre cose che in fondo Tita faceva solo per rompere un po\u2019 le scatole almeno a qualche curatore o gallerista o redazione di rivista di settore.<\/p>\n<p>Dopotutto se lo poteva permettere: il padre era un medico di chiara fama che si ammazzava di lavoro e per compensare la figlia della sua assenza la manteneva in tutti i suoi colpi di testa, la madre anaffettiva, con la quale Tita litigava via Skype ogni due mesi come unica forma di comunicazione, aveva divorziato ed era scappata con il commercialista di famiglia negli Stati Uniti da nove anni almeno, quando Tita era ancora dichiaratamente una <i>fricchettona<\/i> fumatrice di spinelli con mezza testa rasata e l\u2019altra met\u00e0 ricoperta da <i>dreadlocks <\/i>colorati ma per la verit\u00e0 molto poco curati.<\/p>\n<p>La mossa successiva era stata il Presenzialismo. Si era negli ultimi due anni dedicata con assiduit\u00e0 alla frequentazione di tutti gli eventi artistici, anche due o tre al giorno, in cui appariva come una misteriosa meteora sfoggiando <i>mise<\/i> educatamente provocanti e tacchi vertiginosi per sostare non pi\u00f9 di mezz\u2019ora alla volta, giusto il tempo di seccare qualche spettatore con frasi caustiche e citazioni latine spesso fuori luogo che nessuno comprendeva solo per il gusto di riderne tra s\u00e9 e s\u00e9 o con la solita amica e coinquilina Sara, decennale studentessa di filosofia teoretica che si offriva talvolta di affiancarla nelle sue recite, interpretando sovente dei cammei da lesbica gelosa per far risultare pi\u00f9 intrigante la figura della sodale.<\/p>\n<p>Qualcuno si chieder\u00e0 ora quanto fosse sincero questo atteggiamento di sfida o quanto esso fosse per converso \u00a0la manifestazione di un inconscio desiderio di partecipazione a quel mondo frivolo e posticcio che ella \u00a0pareva sbeffeggiare, pur facendone potenzialmente parte per estrazione sociale, e forse nemmeno Tita l\u2019aveva avuto ben chiaro fino a quel momento: a volte, allorch\u00e9 si rendeva conto della perseveranza con cui si era trovata a portare avanti quel progetto strampalato, la cosa la turbava, tuttavia era troppo divertente, irriverente, necessaria, si diceva al tempo.<\/p>\n<p>Ma ad un certo punto qualcosa era cambiato: si erano accorti di lei. Avevano cominciato a riconoscerla, a chiederle numero di telefono ed indirizzo mail, gli uomini per primi, anche i finti omosessuali di cui il settore pullula. Arrivarono i primi premi ai concorsi, come quella volta che le avevano esposto alla Fondazione Mangiapane per ben tre settimane la Barbie Fior di Pesco immersa nelle feci di cane dentro una tazza con disegnata la bandiera americana appoggiata su una colonnetta corinzia da giardino cafone. Si intitolava \u201cThank you Marshall\u201d.<\/p>\n<p>La stessa inconcludenza che l\u2019aveva caratterizzata fin dalla nascita si era improvvisamente tramutata in ci\u00f2 che la critica aveva sgargiantemente cominciato a chiamare nelle sue opere \u201cIl non finito concettuale\u201d, paragonandola qua e l\u00e0 a Rodin, a Medardo Rosso, a Michelangelo e ad altri mostri sacri intoccabili, la qual cosa faceva sprofondare Tita dalla vergogna tra s\u00e9 e s\u00e9. Qualche critico meno aulico a volte vi aveva intravisto evidenti richiami a De Dominicis o Manzoni, al Situazionismo, al Dadaismo, alla Pop Art, perfino al Cubismo, all\u2019Art brut, per arrivare non si sa come alla Land Art, in una scalata che aveva portato la giovane ad un approccio creativo sempre pi\u00f9 smaccatamente Concettuale, cio\u00e8 a spender sempre meno tempo nel concepire e realizzare le sue opere.<\/p>\n<p>Ora bisogna dire che la ragazza si era gi\u00e0 molto forzata nel superare i propri nodi etici e nell\u2019utilizzare la propria effettiva avvenenza ed arguzia nella vita quotidiana, proprio lei che aveva sempre ricusato il naturale egocentrismo del quale ciascuno \u00e8 fornito alla nascita per rendere visibili le proprie abilit\u00e0 e cercare di esser valutata al di l\u00e0 della parentela o del proprio aspetto fisico, tutti vantaggi regalatile dal caso che ella considerava\u00a0 non aver in alcun modo meritato e che aveva sfrontatamente rifiutato di render manifesti fino all\u2019epoca precedente quel singolare progetto.<\/p>\n<p>Il fatto di essersi data letteralmente una ripulita ed aver cominciato a scimmiottare le dive del cinema doveva per forza, nella sua testa, esser ricondotto esclusivamente ad una beffa cos\u00ec come le sue cosiddette opere, ma ci\u00f2, fino a quel momento, non era stato minimamente percepito neanche dai suoi pi\u00f9 intimi amici, Sara a parte, che avevano cominciato a guardarla con occhi molto diversi, taluni con invidia, talaltri con cupidigia. Altri ancora, che non l\u2019avevano mai considerata in vita, avevano preso a telefonarle incessantemente per invitarla ovunque e a fingersi suoi amici di vecchia data di fronte ai frequentatori vip delle sue mostre. Persino quei babbei dei suoi genitori pensavano si fosse finalmente data una regolata.<\/p>\n<p>In quindici anni di pittura sincera nessuno l\u2019aveva mai considerata abbastanza presentabile da farle realizzare una mostra, nonostante le sue vere opere in fondo lo meritassero, al contrario da quando aveva cominciato ad inscenare quella pagliacciata e a produrre <i>\u201ccacate\u201d<\/i>, definite tali perch\u00e9 effettivamente le concepiva spesso sulla tazza del water, tra concorsi, collettive e personali aveva gi\u00e0 esposto in almeno una trentina di occasioni.<\/p>\n<p>Tali erano i pensieri che, tra il dolore alle tempie e quello ai piedi per via dei tacchi, tra un sorriso ed una stretta di mano, pervadevano quella sera la mente di Tita durante l\u2019inaugurazione, rendendola confusa ed impedendole oramai anche solo di ricordare quali frasi irriverenti avrebbe pronunciato ed in presenza di chi, fatto sta che all\u2019improvviso, mentre il noto critico Lodovico Corbelli Guidotti la cingeva con fare limaccioso sussurrandole all\u2019orecchio di seguiti di serate in <i>suite<\/i> d\u2019alberghi forniti di coca ed idromassaggio misto a cataloghi ed esposizioni personali in luoghi esclusivi solo a lui accessibili, la giovane promessa dell\u2019Arte Contemporanea si divincol\u00f2 dalla presa ed usc\u00ec bruscamente dalla sala, lasciando nei volti degli astanti una buffa espressione querula.<\/p>\n<p>Tita corse via velocemente, urtando le vecchie inanellate, i <i>radical chic<\/i>, i finti gay, i giovani artisti arrivisti schierati fuori dall\u2019entrata, super\u00f2 ansimando il cinema <i>d\u2019essai<\/i>; non la faceva pi\u00f9 ridere quella sceneggiata, si sentiva male e basta.<\/p>\n<p>Non era pi\u00f9 un gioco.<\/p>\n<p>Inciamp\u00f2 su di un marciapiede volando a terra e sbucciandosi le ginocchia come da bambina. Si tolse le scarpe e continu\u00f2 a correre all\u2019impazzata a piedi scalzi fino a che non arriv\u00f2 all\u2019albergo. Corse in camera e tent\u00f2 di chiamare Sara, ma il telefono si dichiarava spento o non raggiungibile. Spense anche il suo. Vomit\u00f2 sulla <i>moquette<\/i> grigio topo l\u2019unico <i>voulevant<\/i> al salmone che era riuscita a mangiare tra un <i>flute<\/i> di Cristal e l\u2019altro. Era gonfia di rabbia, di frustrazione, di disgusto. Era sbronza. Aveva ottenuto in pochissimo tempo tutto quello che la maggior parte delle persone vorrebbero ottenere nell\u2019intera vita e la cosa le faceva gi\u00e0 da tempo semplicemente ribrezzo \u00a0ma proprio quella sera, diversamente da tutte le altre volte, si era resa conto di esser diventata ella stessa parte integrante del sistema che ripudiava e il disgusto che provava non poteva oramai che rivolgersi anche nei confronti di se stessa.<\/p>\n<p>Sapeva gi\u00e0 cosa fare: l\u2019unica persona cui era sicura di importare davvero era Sara, che andava avanti a psicofarmaci per sopportare la sua, di vita. L\u2019unica oramai che le stesse vicino per affetto e non per moda. L\u2019unica che avrebbe capito anche ci\u00f2 che, con un improvviso lampo di lucidit\u00e0, le era venuto in mente di mettere in pratica.<\/p>\n<p>Una vendetta.<\/p>\n<p>Una vendetta ed una spiegazione, finalmente. Una manifestazione reale di disprezzo, per suo padre troppo distratto, per sua madre stronza insensibile, per tutti quegli idioti che di lei non avevano mai capito niente, per tutti gli uomini che l\u2019avevano scopata per poi scappare la mattina dopo, per quelli che l\u2019avevano tradita, per tutti quei boriosi del Bel Mondo che fingevano di sapere il latino.<\/p>\n<p>Tita riaccese il telefono, scrisse a Sara un sms di addio in cui dichiarava che le avrebbe lasciato il suo gatto Debord e tutti i suoi quadri come ultima volont\u00e0, lasciando sul letto il cellulare col messaggio. Scrisse poi sul blocchetto vicino al comodino \u201cL\u2019ARTE CONTEMPORANEA \u00e8 UNA CACATA\u201d, assicur\u00f2 delle calze di nylon al ballatoio, form\u00f2 un cappio all\u2019altro capo e se lo infil\u00f2 al collo.<\/p>\n<p>Si lasci\u00f2 nel vuoto ridendo.<\/p>\n<p align=\"center\">***<\/p>\n<p>\u00a0Dopo tre settimane la madre di Tita torn\u00f2 dall\u2019America: doveva firmare una liberatoria per autorizzare l\u2019esposizione delle Opere dell\u2019artista: una grande retrospettiva organizzata dal grande critico, Lodovico Corbelli Guidotti, che aveva avuto il grande privilegio di conoscerla in vita. Il titolo? \u201cTita De Luca, Ribelle per Arte\u201d. Un intero museo per ospitare tutte le <i>\u201ccacate\u201d, <\/i>esclusa l\u2019ultima sala, all\u2019interno della quale \u00a0si tenne il commosso discorso del Critico: una stanza vuota in cui campeggiavano le foto della vomitata di salmone stampate in<i> silverprint<\/i> su tela e rimaneggiate con varie tinte in perfetto stile Warhol ed accanto, su gentile concessione dei genitori, la gigantografia di Tita appesa alla balaustra, una testimonianza di quella che l\u2019esimio critico ed <i>opinion maker<\/i>, con un lampo di genio introspettivo, aveva intuito essere parte integrante del corpus di Opere della grande Artista in qualit\u00e0 di <i>Performance<\/i> finale.<\/p>\n<p>\u201cIl suicidio come evidenza di una vita non portata a termine. Il suicidio come Non Finito Concettuale estremo.\u201d Tra gli applausi inanellati, alla fine del discorso, il padre di Tita chiese a Corbelli Guidotti dove fossero i quadri della figlia, pensando sarebbe stato il caso di mostrare anch\u2019essi.<\/p>\n<p>Corbelli Guidotti rispose un po\u2019 stizzito che erano di propriet\u00e0 di una certa Sara, coinquilina di Tita che, seppur vivamente sollecitata, si era rifiutata di venderli.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_12720\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"12720\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 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contenuto\u00a0 simbolico che obbliga letteralmente il fruitore a fare i conti con l\u2019assenza di una reale possibilit\u00e0 di comunicazione tra passato analogico e presente tecnologico&#8230;\u201d, tuon\u00f2 la voce male amplificata del curatore durante il discorso di apertura del vernissage dell\u2019ultima personale [&hellip;]<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_12720\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"12720\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 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