{"id":12696,"date":"2013-01-30T10:47:27","date_gmt":"2013-01-30T09:47:27","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=12696"},"modified":"2014-02-18T10:41:07","modified_gmt":"2014-02-18T09:41:07","slug":"premio-racconti-nella-rete-2013-luomo-nel-coro-di-cav-emilio-michele-fairendelli","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=12696","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2013 &#8220;L&#8217;uomo nel coro&#8221; di Cav. Emilio  Michele Fairendelli"},"content":{"rendered":"<p>Occorreva salire per raggiungere l\u2019ingresso dell\u2019Hotel Adler.<\/p>\n<p>Un percorso breve, rettilineo, lastricato, cos\u00ec largo da avere un che di solenne.<\/p>\n<p>Si faticava con il proprio bagaglio, le macchine potevano raggiungere solo il piazzale pi\u00f9 sotto.<\/p>\n<p>Quando fui davanti alla vetrata guardai come facevo ogni volta la scura aquila di metallo appesa alla facciata.<\/p>\n<p>Mi pareva una scultura di alta qualit\u00e0, mi colpiva soprattutto l\u2019atteggiamento protettivo ed aggressivo ad un tempo che l\u2019animale aveva nei confronti di chi sotto di lui oltrepassava quella soglia,<\/p>\n<p>Sul retro dell\u2019edificio, in un prato bianco di neve si vedeva la grande piscina esterna a forma d\u2019arco.<\/p>\n<p>Vi si accedeva direttamente dalla vasca principale delle terme interne, dal primo seminterrato.<\/p>\n<p>Era un giorno di fine gennaio, il freddo era assoluto.<\/p>\n<p>Alcuni ospiti dell\u2019Hotel si muovevano nell\u2019acqua calda, in quel vapore capace di sciogliere la neve sino ad un metro oltre il bordo della piscina.<\/p>\n<p>Di alcuni, immobili mentre guardavano la lunga linea di corona di quei monti dei Grigioni, non si scorgevano che la testa e le spalle.<\/p>\n<p>Altri nuotavano &#8211; le braccia e le gambe si muovevano lentamente come volassero poco al di sopra della superficie liquida &#8211;\u00a0 o galleggiavano accarezzando l\u2019acqua con le mani, il viso leggermente inarcato all\u2019indietro, gli occhi al cielo.<\/p>\n<p>Il tutto\u00a0 pareva un limbo, uno spazio temporaneo e sospeso in cui qualcosa sarebbe potuto accadere.<\/p>\n<p>Da anni, e sempre in quel periodo di gennaio dove le tariffe erano migliori, venivo all\u2019 Hotel Adler di Vals: acque sulfuree e fanghi.<\/p>\n<p>Piacevole e, alla mia et\u00e0, consigliato dal medico.<\/p>\n<p>Quell\u2019anno la mia compagna, Maria Cristina, non aveva potuto raggiungermi e mi preparavo a trascorrere dieci giorni di riposo, di lettura, di cure vaghe e di indolenza serale &#8211; i notiziari, un giro di carte con qualche gruppo &#8211; da solo.<\/p>\n<p>Lui, lo vidi quella sera stessa, prima di cena, nella vasca delle rose, al termine del mio consueto giro del primo giorno alla ricerca delle novit\u00e0 di quell\u2019anno.<\/p>\n<p>Era una piccola vasca ipogea &#8211; non vi si poteva stare che\u00a0 in una decina &#8211; cui si accedeva da una scala di pietra.<\/p>\n<p>Nell\u2019acqua limpida e tiepida galleggiavano petali di rosa di diversi colori: all\u2019incirca ogni ora venivano aspirati e sostituiti.<\/p>\n<p>Dal fondo della vasca alcune luci rotonde proiettavano, tanto pi\u00f9 grande e vibrante, l\u2019 ombra dei petali sulla curva volta di pietra.<\/p>\n<p>L\u2019aria era carica di un profumo indimenticabile.<\/p>\n<p>L\u2019uomo, che stava seduto sulla panca perimetrale semisommersa, mi rivolse un silenzioso cenno di saluto.<\/p>\n<p>Rimasi per una ventina di minuti.<\/p>\n<p>Ad occhi chiusi lo sentii sussurrare a se stesso qualcosa: una frase in una lingua dura e scabra che in\u00a0 quel momento non riconobbi.<\/p>\n<p>Quando riaprii gli occhi se ne era gi\u00e0 andato.<\/p>\n<p>Lo rividi a cena occupare un tavolo singolo non lontano dal mio.<\/p>\n<p>Ero orfano di Maria Cristina, di un\u00a0 calice alzato con lei davanti ai suoi grandi occhi verdi e allo sguardo che mi riservava chiss\u00e0 da quale giorno del tempo, da quale altra vita; in questa, pensavo a volte malinconicamente, non me lo sarei mai potuto meritare.<\/p>\n<p>Al termine del pranzo dell\u2019indomani, senza averlo deciso prima, avvicinai l\u2019uomo e gli chiesi se voleva condividere il tavolo.<\/p>\n<p>In quel momento eravamo gli unici ad essere soli nell\u2019Hotel e in fondo sarebbe stato piacevole, qualche parola, un commento sui piatti della cuoca.<\/p>\n<p>Accett\u00f2.<\/p>\n<p>A cena trovammo pronto un tavolo per due, i numeri delle nostre camere davanti al piatto di ognuno in un piccolo vaso basso con un fiore.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Era un uomo piacevole, i capelli bianchi e ordinati, elegante, sempre con una giacca e un girocollo scuri.<\/p>\n<p>Dissi che venivo all\u2019Adler da molto tempo, di solito con la mia compagna, ma un problema con la madre l\u2019aveva quest\u2019anno trattenuta.<\/p>\n<p>Qualche fango, e i massaggi.<\/p>\n<p>Poi tanto ozio, i libri che rimanevano non letti durante l\u2019anno.<\/p>\n<p>A Zurigo, abitavo a Zurigo.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>\u201cAnche io e mio fratello\u00a0 abbiamo abitato per molti anni a Zurigo.\u201d<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>\u201cVoltastrasse 15.\u201d &#8211; disse come se quel nome e quel numero avessero un potere magico.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>\u201cE\u2019 solo da qualche anno, da quando lui\u00a0 non c\u2019\u00e8 pi\u00f9, che mi sono trasferito in un piccolo villaggio, una ventina di chilometri a sud.\u201d<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Pensai che non eravamo pi\u00f9 noi due soli.<\/p>\n<p>Aveva voluto da subito, che suo fratello fosse con noi.<\/p>\n<p>Erano gemelli, aveva detto.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Pronunciammo i nostri nomi.<\/p>\n<p>Il suo era Richard Schwarz: un ebreo, quasi certamente.<\/p>\n<p>Capii immediatamente cosa gli avevo sentito dire nella vasca delle rose: una berakh\u00e0, la benedizione degli aromi.<\/p>\n<p>Doveva averla imparata tanti anni prima, forse da bambino e quella vasca era certamente un buon luogo per pronunciarla.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Era il primo anno per lui a Vals.<\/p>\n<p>Glielo aveva quasi ordinato il suo medico: schiena\u00a0 e nervi.<\/p>\n<p>La mattina gli era oramai impossibile alzarsi dal letto, occorreva una buona mezz\u2019ora prima che potesse muovere una gamba o un braccio.<\/p>\n<p>E una volta in piedi i primi passi erano quelli di un infermo.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>\u201cForse tutto simbolico, forse no. Meglio, sempre, provare a guarire.\u201d &#8211;\u00a0 aveva detto sorridendo.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Ci vedevamo a met\u00e0 mattina per un caff\u00e8, dopo l\u2019ora dei fanghi.<\/p>\n<p>Nella giornata ci incontravamo e ci lasciavamo diverse volte, tra le vasche delle terme, la sauna e i bagni a vapore, la grande hall.<\/p>\n<p>Ai pasti &#8211; due uomini che si conoscevano da poco eppure in qualche modo uniti da un legame &#8211; parlavamo di cos\u00ec tante cose.<\/p>\n<p>Da lui emanava una energia calma, che sentivo e che mi confortava.<\/p>\n<p>Ad entrambi piaceva uscire nel pomeriggio, poco prima che scurisse, nella piscina esterna.<\/p>\n<p>Guardavamo allora quelle montagne che non davano requie, tutt\u2019intorno.<\/p>\n<p>Il confronto che &#8211; silenziose &#8211; chiedevano, qualunque altro accadimento sarebbe stato rimandato all\u2019indomani.<\/p>\n<p>Il buio scendeva.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Fu due giorni prima della sua partenza, noi due soli nella hall deserta intorno alla mezzanotte, un brandy, una candela accesa sul piccolo tavolo rotondo, che torn\u00f2 a parlarmi del fratello.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>\u201cSa come sono i gemelli.\u201d<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>\u201cQuando la carne \u00e8 stata un tempo, nel ventre di nostra madre, una, lo \u00e8 anche l\u2019Anima.\u201d<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>\u201cCi separammo dopo gli studi universitari, pur abitando nella stessa citt\u00e0. Ci vedevamo ogni fine settimana, non potevamo farne a meno, ma iniziammo a vivere due vite diverse. Sapevo che insegnava matematica all\u2019ETH, sapevo di una sua compagna per qualche tempo, di quanto amava e cercava.\u201d<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>\u201cA settembre di quell\u2019anno, io e Daniel avremmo compiuto quarant\u2019anni, fui chiamato dalla ragazza che abitava sotto di lui. Mi conosceva.\u201d<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>\u201cVeli di acqua sporca avevano iniziato a dalle fenditure del vecchio solaio di legno. Aveva suonato senza ricevere risposta e mi aveva chiamato credendo mio fratello fosse via per lavoro. Sapeva che avevo le chiavi della casa.\u201d<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>\u201cQuando arrivai trovai Daniel disteso nella vasca dalla quale usciva un\u2019acqua rossa. I polsi recisi da un coltello che vidi a terra, gettavano fiotti di sangue color rubino ad ogni battito del suo cuore. Aveva gi\u00e0 perso conoscenza, il viso, pallido e bellissimo come mai lo avevo visto, stava di un lato, appoggiato sulla spalla sinistra.\u201d<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>\u201cL\u2019ambulanza arriv\u00f2 in pochi minuti. Ci vollero due giorni per salvarlo, per farlo ritornare nel mondo. Poch minuti di ritardo e sarebbe morto.\u201d<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>\u201cFu quando tornai nell\u2019appartamento una mattina, per preparare il suo rientro e sistemare le cose, che vidi quel quaderno. Stava, chiuso, sul tavolo. Lo avevo gi\u00e0 notato ma non avevo immaginato contenesse le parole di mio fratello, il senso del suo gesto, il messaggio per me.\u201d<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>\u201cLessi tutto. Tutto. Daniel si era macchiato di una colpa innominabile, tra le pi\u00f9 orrende che un uomo possa compiere. Una colpa che non nominer\u00f2. Morire gli sembr\u00f2 un nulla, ma un giusto contrappasso, il primo passo verso un tempo nuovo: per s\u00e9 e per la propria Anima che nello Sheol avrebbe vagato per mille e mille anni prima di trovare un\u2019altra possibilit\u00e0 di redenzione nella realt\u00e0 materiale, per la memoria del mondo e per quella di chi era stato colpito e forse ancora esisteva ma solo come un curvo fantasma legato alla ragnatela di quel Male.\u201d<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>\u201cQuando fu tempo, tornammo insieme nella sua casa. Abitai con lui per un mese. Avevo riposto il quaderno nella libreria, a lato di un libro che lui amava. Quando lo avesse aperto, per rileggere le lunghe note che aveva lasciato in una grafia sempre pi\u00f9 agitata, avrebbe trovato al fondo una scritta con il mio nome: tuo fratello, Richard Schwarz. Non ne parlammo mai.\u201d<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>\u201cLa convalescenza di Daniel fu rapida e sicura: il supporto psicologico che l\u2019Ospedale gli aveva indicato fu efficace e continu\u00f2 poi i colloqui negli anni. Torn\u00f2 al lavoro e l\u2019anno successivo la pubblicazione di due articoli su una rivista di studi matematici gli valse la Cattedra di ordinario.\u201d<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>\u201cCon il tempo la nostra frequentazione torn\u00f2 quella di un tempo: una visita settimanale alla casa di uno di noi, l\u2019intera giornata\u00a0 passata insieme parlando di tutto, del passato e non del futuro ma come se ancora condividessimo quella stanza di Voltastrasse.\u201d<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>\u201cOltre che ai suoi studi di dedicava a quelli religiosi ed esoterici. Non ho ancora terminato di decifrare i torrenziali appunti che riempiono i margini dei testi della biblioteca che ho ereditato.\u201d<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>\u201cDaniel era stato da ragazzo, con grande soddisfazione di nostro padre, un ottimo cantore di Sinagoga. Entr\u00f2 nel coro della Predigerkirche, la chiesa domenicana a pochi isolati da lui.\u201d<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>\u201cLe Cantate, la Grande Messa in si minore. Non mancavo mai, alle rappresentazioni pi\u00f9 importanti. Gli archi, la gioia delle trombe, la musica che ti\u00a0 colpiva come un\u2019onda. Il \u201cDona nobis pacem\u201d alla fine di tutto. Guardavo con il mio binocolo da teatro i volti dei coristi, labbra ed occhi aperti in quel volo del respiro e di tutto il loro s\u00e9 come il Direttore sembrava chiedere, donne giovani e meno giovani, i loro lunghi capelli, uomini dallo sguardo limpido e aperto, altri che parevano compresi in un dolore, in uno smarrimento, poi lui, Daniel, mio fratello. Nel suo canto, che sapevo attento e preciso, fissava un punto oltre di noi, in alto, tra le scure volte della chiesa. Pensai che da l\u00ec sperasse venire, crollati quei muri larghi metri, una Luce, una Luce che nulla dimentica ma tutto include nell\u2019Eterno. Non sapr\u00f2 mai se gi\u00e0 la vedeva, se mai ne avesse visto almeno qualche segno.\u201d<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>\u201cE\u2019 morto anni fa. Io ero all\u2019estero e arrivai solo dopo qualche giorno.\u201d<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>\u201cEcco, \u00e8 tutto. Mi perdoni, ho parlato per pi\u00f9 di un\u2019ora e di una sola cosa. Quale interesse per lei, poi. Ma era il mio gemello. Non me ne voglia. Domani, a pranzo e cena, ascolter\u00f2 io.\u201d<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Il giorno successivo era l\u2019ultimo che avremmo trascorso insieme.<\/p>\n<p>Sarebbe partito molto presto la mattina del luned\u00ec.<\/p>\n<p>A pranzo discorremmo di cose inessenziali e vaghe, del profilo e delle gambe di Monika, una delle cameriere pi\u00f9 giovani.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Non lo incontrai che verso sera, nella sauna.<\/p>\n<p>Era seduto, immobile, nudo, gli occhi chiusi.<\/p>\n<p>Rivoli di sudore scendevano lungo ogni parte del corpo.<\/p>\n<p>Le braccia erano rilasciate sulle cosce, i palmi leggermente ruotati perch\u00e9 il corpo potesse respirare appieno.<\/p>\n<p>Vidi solo allora le due cicatrici ai polsi, larghe e rettilinee, irrimediabili.<\/p>\n<p>Le portava come medaglie, pensai.<\/p>\n<p>Dopo pochi minuti, silenziosamente, uscii.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Lui era Daniel.<\/p>\n<p>L\u2019altro, il gemello, forse non era mai esistito.<\/p>\n<p>Solo in quel modo aveva potuto raccontarmi la storia, sperare di condividerne il senso.<\/p>\n<p>Lui aveva compiuto quel delitto inimmaginabile, lui era guarito nel tempo &#8211; forse togliendo da s\u00e9 e dal mondo quel Male agendolo, cos\u00ec come il corpo rigetta in modo orrendo il cibo corrotto dopo ore di sofferenza &#8211; lui era il professore di matematica, l\u2019esoterista.<\/p>\n<p>Lui era l\u2019uomo nel coro.<\/p>\n<p>Mi sembra di rivederlo con gli altri nella Predigerkirche.<\/p>\n<p>Cos\u00ec diversi, non erano che uno.<\/p>\n<p>Chi sarebbe potuto mancare in ognuna delle file?<\/p>\n<p>Nessuno, mai.<\/p>\n<p>Mentre la musica si alzava visi e labbra, ogni intenzione della voce, ogni sguardo, mostravano la propria imperfezione, la propria distanza dalla purezza assoluta.<\/p>\n<p>E tuttavia qualcosa, precursore di quella Luce che Daniel dalla gola e dal fondo degli occhi chiamava, accadeva.<\/p>\n<p>La notte sognai spalti infiniti, un coro di milioni dove eravamo io e Maria Cristina e Daniel e Richard ed ogni altro.<\/p>\n<p>Gli avevo promesso che mi sarei alzato per salutarlo e cos\u00ec feci.<\/p>\n<p>Lo vidi nella hall, una grande valigia al fianco.<\/p>\n<p>\u201cAll\u2019anno prossimo, allora.\u201d<\/p>\n<p>L\u2019anno prossimo, l\u2019anno prossimo a Vals.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_12696\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"12696\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Occorreva salire per raggiungere l\u2019ingresso dell\u2019Hotel Adler. 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