{"id":12688,"date":"2013-01-29T19:45:27","date_gmt":"2013-01-29T18:45:27","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=12688"},"modified":"2013-01-29T19:46:20","modified_gmt":"2013-01-29T18:46:20","slug":"premio-racconti-nella-rete-2013-langelo-pahaliah-di-cav-emilio-michele-fairendelli","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=12688","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2013 &#8220;L&#8217;Angelo Pahaliah&#8221; di Cav. Emilio Michele Fairendelli"},"content":{"rendered":"<p><b><i>L\u2019Angelo Pahaliah<\/i><\/b><\/p>\n<p><b><i>\u00e8 il ventesimo degli Angeli del Nome.<\/i><\/b><\/p>\n<p><b><i>Egli regna sui nati dal 27 giugno al 1 luglio.<\/i><\/b><\/p>\n<p><b><i>La sua natura \u00e8 femminile.<\/i><\/b><\/p>\n<p><b><i>La sua essenza \u00e8 Redenzione.<\/i><\/b><\/p>\n<p><b><i>Il suo dono sono le labbra del profeta<\/i><\/b><\/p>\n<p><b><i>ed il vedere del mistico, i mali che devono<\/i><\/b><\/p>\n<p><b><i>essere trasformati la menzogna e il libertinaggio.<\/i><\/b><\/p>\n<p><b><i>Nell\u2019antichit\u00e0 Pahaliah veniva invocato<\/i><\/b><\/p>\n<p><b><i>cos\u00ec dai suoi figli:<\/i><\/b><\/p>\n<p><b><i>\u201cVieni!, Pahaliah, Angelo del Signore,vieni!,<\/i><\/b><\/p>\n<p><b><i>libera la mia vita dalle labbra di menzogna,<\/i><\/b><\/p>\n<p><b><i>dalla lingua ingannatrice, dammi il potere <\/i><\/b><\/p>\n<p><b><i>di compiere il mio viaggio\u201d.<\/i><\/b><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><b><i>\u00a0<\/i><\/b><b><i>\u201cTrattato di angelologia\u201d, K. Scott Wallace, pag. 116<\/i><\/b><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Il destino, l\u2019infinito futuro, stanno racchiusi in un solo giorno, il giorno della nostra nascita.<\/p>\n<p>Non occorre altro che quel giorno, il disegno di pianeti e di stelle che si forma &#8211; unico e irripetibile negli eoni &#8211; nell\u2019istante in cui vediamo la luce, per dire ogni cosa di noi.<\/p>\n<p>Il giorno che lo precede, quello successivo, sono aureolati dalla sua essenza.<\/p>\n<p>Il 27 giugno del 1957 mio padre e mia madre si sposarono in una piccola chiesa di periferia a Milano.<\/p>\n<p>Riguardo quel film: mio padre, il suo viso, la figura vergine della mamma.<\/p>\n<p>Nella vecchia pellicola in bianco e\u00a0 nero volano ali scure, si accendono punti luminosi, grigi globi d\u2019argento crescono e poi\u00a0 scompaiono.<\/p>\n<p>L\u2019azione degli acidi degli anni e del mondo sul nitrato di cellulosa ma, insieme, la presenza degli Angeli che, solo grazie a quel disfacimento\u00a0 \u00e8 ora possibile vedere.<\/p>\n<p>Quando comprenderemo come le cose sono realmente, ci\u00f2 che le collega oltre e contro ogni evidenza sconvolgendo la sintassi e la causalit\u00e0 del reale, rendendole sempre, in ogni istante, ci\u00f2 che \u00e8 uno?<\/p>\n<p>Uomini grigi come fantasmi muovono nella pellicola.<\/p>\n<p>In uno degli ultimi fotogrammi la mamma sorride in un raggio bianco verso altrove, verso il tempo, verso il <i>qui<\/i>: luce da luce, vero da vero, carne da carne.<\/p>\n<p>Cos\u00ec ogni cosa viene decisa e le anime cadono nel tempo.<\/p>\n<p>Nacqui il 29 giugno del 1959, due anni e due giorni dopo.<\/p>\n<p>Quando stavo per compiere quarantacinque anni, il 28 giugno del 2004, mia madre mor\u00ec.<\/p>\n<p>Persa nel nulla dell\u2019Alzheimer, costretta da tempo all\u2019immobilit\u00e0 da un altro male, la sua vestaglia sintetica aveva preso fuoco nel tentativo di accendersi una sigaretta.<\/p>\n<p>Nessuno era con lei.<\/p>\n<p>Solo il suo Angelo le era accanto: da un angolo della stanza\u00a0 aveva contemplato in un sorriso\u00a0 ci\u00f2 che accadeva, ci\u00f2 che la liberava da tutto tramutando ogni cosa, il suo corpo afflitto e la poltrona che la costringeva, in una fiamma alta e silenziosa.<\/p>\n<p>Dopo pochi minuti, la domestica era risalita dal piano inferiore e, terrorizzata, aveva cercato di spegnere il fuoco con dell\u2019acqua.<\/p>\n<p>All\u2019ospedale la sua agonia dur\u00f2 meno di un giorno.<\/p>\n<p>Le fui accanto per ore, fissando da lontano quel viso color del sangue senza pi\u00f9 lineamenti, il petto fragile sotto il lenzuolo che si alzava in un respiro rovesciatovi solo dalle macchine, le libere greche di fiori dipinti sulla parte alta delle pareti e sul soffitto della terapia intensiva e che parevano chiamarla.<\/p>\n<p>Poi, fu finita.<\/p>\n<p>Due giorni dopo vidi una bara tra molte altre in un salone dell\u2019obitorio dell\u2019ospedale di Niguarda.<\/p>\n<p>Imbevute di sole, alle finestre altissime tende bianche si muovevano avanti\u00a0 e indietro nel vento, come se il pneuma appena liberato di quei corpi indugiasse nel suo distacco dal mondo.<\/p>\n<p>Ancora due giorni e lei non fu che un\u2019urna, ceneri infine immobili chiuse in quello spazio cos\u00ec piccolo.<\/p>\n<p>Restava il presente, la soglia che ero chiamato a varcare.<\/p>\n<p>Dell\u2019Angelo Pahaliah, che governa il giorno della mia nascita, sapevo.<\/p>\n<p>Un sito internet dovevo avevo acquistato alcuni libri mi sugger\u00ec di aggiungere il \u201cTrattato di angelologia\u201d di K. Scott Wallace.<\/p>\n<p>In lingua inglese, dalla copertina dolciastra, certamente annacquato e dozzinale, conteneva le formule di invocazione dei settantadue Angeli del Nome.<\/p>\n<p>Lo ordinai.<\/p>\n<p>Adottai la dieta prescritta, il venerd\u00ec di completo digiuno.<\/p>\n<p>Ogni sera prima di prendere sonno e ogni mattino nella sua ora di reggenza, tra le sei e le sette, invocavo Pahaliah con le parole di rito.<\/p>\n<p>Con questo non intendevo raggiungere mia madre, sapere di lei nei nuovi mondi che abitava, ma sfiorare il vero, portare sulle labbra come una goccia di vino, come la scheggia di un frutto, il <i>sapore<\/i> dello spirito, dare un luogo giusto,\u00a0 il <i>suo<\/i> luogo,\u00a0 a quanto era intollerabile: la pesantezza e la prolissit\u00e0 del reale, la morte.<\/p>\n<p>All\u2019inizio mi fu difficile comprendere.<\/p>\n<p>Ignaro di ogni legge e di ogni gerarchia angelica, credetti di avere stabilito un contatto con Lui, il Trono, Pahaliah.<\/p>\n<p>Non era cos\u00ec.<\/p>\n<p>Allo stesso modo minuscole ostie di ghiaccio\u00a0 portate nell\u2019aria dal vento annunciano il grande, regale cadere della neve che verr\u00e0 solo dopo ore.<\/p>\n<p>L\u2019Angelo apparve mentre leggevo ed annotavo un libro alla mia scrivania.<\/p>\n<p>Lo specchio di fronte a me rifletteva l\u2019altra parete<\/p>\n<p>Lo vidi, e pi\u00f9 chiaramente in uno sguardo laterale, non diretto.<\/p>\n<p>Stava a lato del piccolo arazzo appeso.<\/p>\n<p>Mi vegliava.<\/p>\n<p>Considerava, forse invidiando la mia natura d\u2019uomo, desiderando essere me,\u00a0 quale trasformazione stavano producendo nel mio cuore le parole del poeta?<\/p>\n<p>Apparteneva ad un altro mondo e tuttavia era contenuto nella dimensione della stanza.<\/p>\n<p>Dalla sua fronte sgorgavano due fiotti di luce azzurroargentea che poi ricadevano al suolo lungo una linea d\u2019iperbole rovesciata.<\/p>\n<p>Erano emanazioni, quanto l\u2019Angelo portava nel mondo, la sua azione riversata lungo le colonne della manifestazione materiale.<\/p>\n<p>Quella forma ricordava gonfie ali\u00a0 aldisopra di un\u2019 aureola, ci\u00f2 che tante volte avevo visto nei dipinti: seppi\u00a0 cosa contemplarono gli antichi veggenti e come questa immagine, una volta portata nel mondo, avesse perso il suo potere degradando e corrompendosi in semplice figura di creature alate dai lunghi capelli.<\/p>\n<p>Da quel giorno l\u2019Angelo, che compresi poi essere un Angelo dell\u2019ultima schiera, l\u2019Angelo\u00a0 custode della mia forma materiale, fu con me.<\/p>\n<p>Lo avvertivo dal suo assentire, dal suo dilatarsi nelle mie ore pi\u00f9 alte.<\/p>\n<p>Lo vedevo, pi\u00f9 facilmente nel riflesso di un vetro.<\/p>\n<p>Presi l\u2019abitudine di portare con me un piccolo specchio circolare e molato che avevo trovato da un rigattiere.<\/p>\n<p>Trovavo a volte sul mio tavolo una fotografia o un libro spostati, ruotati di poco e come offerti alla mia attenzione.<\/p>\n<p>Nella folla della citt\u00e0 mi veniva indicato un uomo, una donna, un viso che seguivo nel gioco degli occhi e che forse, sotto le ali dei Troni, mi era stato compagno in altre vite.<\/p>\n<p>Quando riaprivo il computer al mattino qualche parola, qualcuna delle righe che avevo scritto la sera precedente erano mutate nel carattere o nella forma, nel colore.<\/p>\n<p>Non erano che\u00a0 giochi, fremiti del non materiale vissuti con colui che, con l\u2019assenso dei piani superiori, custodiva il mio corpo fisico: l\u2019Angelo della mia nascita e del Nome di Dio come si poteva udire quel giorno, Pahaliah, doveva\u00a0 ancora venire.<\/p>\n<p>Una notte mi svegli\u00f2 un senso di oppressione.<\/p>\n<p>Nello stesso tempo mi sentii innalzare.<\/p>\n<p>Volli aiutare quel movimento e venni come sospeso poco aldisopra del mio corpo.<\/p>\n<p>Vidi davanti a me un disco luminoso del diametro forse di cinquanta, sessanta centimetri.<\/p>\n<p>Non so cosa provai: gioia, desiderio, paura.<\/p>\n<p>La luce subito si rapprese in un punto che si allontan\u00f2 in una scia come di cometa.<\/p>\n<p>Per qualche minuto mi fu impossibile muovere il corpo e le labbra, tanto che temetti di essere stato preso da un colpo.<\/p>\n<p>Poi tutto torn\u00f2 normale.<\/p>\n<p>Guardi le ore: erano le sei e venti, l\u2019alba sorta da poco, era l\u2019ora di reggenza di Pahaliah.<\/p>\n<p>Per tutte le notti che seguirono mi addormentai invocando il nome dell\u2019Angelo, sperando di trovare il passaggio.<\/p>\n<p>Non accade nulla.<\/p>\n<p>Per quasi un anno cercai ogni aiuto possibile tra quelli suggeriti.<\/p>\n<p>Giunsi a porre un grande cristallo di quarzo grigio sotto il\u00a0 cuscino.<\/p>\n<p>Una mattina vidi qualcosa che mi parve un segno: un cieco nel parco, senza accompagnatori, attraversava l\u2019isola di ghiaia centrale tastando il terreno con il suo sottile bastone bianco.<\/p>\n<p>Deviava, nel suo camminare sbandato il viso si alzava al cielo,\u00a0 infine &#8211; i suoi ultimi passi furono inspiegabilmente pi\u00f9 rapidi, come un cadere presentendo la meta &#8211; raggiunse un sedile di pietra.<\/p>\n<p>Quella stessa notte sentii premermi il petto.<\/p>\n<p>Scivolando dolcemente verso sinistra, il lato pi\u00f9 aperto, il lato del cuore, iniziai a salire.<\/p>\n<p>Poi mi liberai.<\/p>\n<p>Non ebbi paura.<\/p>\n<p>Dall\u2019alto guardai il mio corpo, l\u2019altro, dormire, innocente, indifeso, privato di una parte, forse la pi\u00f9 alta, di s\u00e9.<\/p>\n<p>Qualcosa di simile ad una corda d\u2019argento mi univa a lui, al plesso solare, poco sotto il cuore.<\/p>\n<p>Lo spazio\u00a0 era tracciato da una falda di luce.<\/p>\n<p>Non perfettamente verticale, leggermente inclinata, aveva sfondato il soffitto della stanza e ne attraversava il pavimento: un raggio, il tratto di un raggio infinito.<\/p>\n<p>Stravolgeva, squassava le misure della stanza e del tempo cos\u00ec come quelle della coscienza, sceglieva di abitare quello spazio cos\u00ec piccolo e povero: le pareti di intonaco, lo spigolo tra quelle dove l\u2019oscurit\u00e0 si raccoglieva come in una sottile lama nera, il poco, il caduto, il non redento della realt\u00e0 materiale.<\/p>\n<p>Provai il desiderio di volare, aprii le braccia di quel corpo che non vedevo n\u00e9 sentivo,\u00a0 attraversai in una leggera, dapprima esitante e poi decisa frizione il muro della casa, mi trovai sopra la citt\u00e0, la piazza dove abitavo, le case, le finestre buie.<\/p>\n<p>Fui attratto da una di esse e vi precipitai.<\/p>\n<p>Vidi in una stanza una donna che dormiva, volai nella sua stanza, sopra i suoi vestiti, i suoi oggetti.<\/p>\n<p>Mi avvicinai al suo respiro, agli occhi chiusi, entrai in quella fronte limpida e in lei, nella sua coscienza vitale.<\/p>\n<p>Sentii come ama una donna, la differenza tra essere penetrata e penetrare, tra accogliere e prendere, vidi il figlio che sarebbe venuto e che gi\u00e0 abitava il lago del suo cuore come un\u2019ombra raccolta.<\/p>\n<p>Uscendo dal suo essere qualcosa, creature scure che parevano battere le ali aldifuori della finestra della stanza, mi spavent\u00f2 e mi ritrovai nel mio letto e nel mio corpo di carne, ancora una volta incapace di muovermi, di parlare, per qualche minuto.<\/p>\n<p>Qualche giorno dopo rividi in strada la donna, una esile ragazza bionda che tante volte avevo notato e che abitava poco lontano da me.<\/p>\n<p>Da allora il viaggio della notte fu possibile: per abitudine mantenni l\u2019 aiuto della disordinata, certamente spuria invocazione del libro della Wallace.<\/p>\n<p>Il momento in cui il corpo si liberava\u00a0 e si innalzava sopra la citt\u00e0 era un momento di felicit\u00e0, una felicit\u00e0 profonda che non vibrava ma sapeva consistere, irraggiare.<\/p>\n<p>Solo pensando di inarcare quel corpo immateriale e invisibile riuscivo a volare nello spazio e nel tempo.<\/p>\n<p>All\u2019inizio raggiungevo, in virt\u00f9 di una\u00a0 gravit\u00e0 segreta, luoghi\u00a0 e persone che non riconoscevo, la cui storia apparteneva alla mia Anima, non a me.<\/p>\n<p>Per molto tempo visitai un uomo che abitava una casa isolata, non lontano da una grande scogliera, forse in Bretagna o in Inghilterra.<\/p>\n<p>Lo vedevo sorridere a una bambina, in momenti di intimit\u00e0 familiare, mentre raccoglieva della legna, mentre camminava verso il mare agitato in buie giornate d\u2019inverno.<\/p>\n<p>Non seppi mai chi era e cosa ci aveva legato, in che tempo aveva vissuto.<\/p>\n<p>Presto imparai a guidare il mio viaggio l\u00e0 dove sentivo, dove volevo.<\/p>\n<p>Fui nel cimitero di un piccolo paese dove un bambino della mia famiglia era sepolto da pi\u00f9 di un secolo dopo essere stato dimenticato, vegliai\u00a0 per ore l\u2019ultimo, sereno sonno di un compagno di liceo che era morto in un incidente tanti anni prima, fui nella casa che mia figlia avrebbe abitato un giorno, nel passato della donna che amavo, lei bambina, i\u00a0 lunghi capelli mossi dal vento sul pontile di una barca in una giornata incendiata dal sole, vidi, solitarie, le vette pi\u00f9 alte della terra, vidi Alessandro guardare nel mattino la piana di Isso prima della battaglia.<\/p>\n<p>Una notte desiderai volare nel buio dello spazio e l\u00e0 mi apparve la sfera d\u2019opale\u00a0 della terra, pi\u00f9 chiara delle immagini che ricordavo.<\/p>\n<p>In lei gli strati di atmosfera, i veli turbinanti delle nubi muovevano come le acque organiche di una cellula, come i liquidi di un corpo.<\/p>\n<p>Altro,\u00a0 aldil\u00e0\u00a0 dell\u2019uomo, da lui e per lui, attendeva di nascere.<\/p>\n<p>Guardai, non lontana, la luna, poi\u00a0 le stelle e le galassie, gelide, deserte, a una distanza infinita.<\/p>\n<p>Pensai al lavoro di tutto il manifestato e delle ere perch\u00e9 in quella perla azzurra, la terra, potessero sorgere la vita e la coscienza.<\/p>\n<p>Poi sentii avvicinarsi una forza suprema e vidi Pahaliah.<\/p>\n<p>Nella figura di una croce radiante, il suo corpo regnava dall\u2019alto dei cieli su una parte dell\u2019universo, quella dove nascevano i suoi figli.<\/p>\n<p>La sua dimensione e il suo splendore erano inimmaginabili.<\/p>\n<p>Compresi che tutto ci\u00f2 che era avvenuto, sin dai primi richiami dell\u2019Angelo custode della mia forma, non aveva rappresentato che la\u00a0 sua convocazione.<\/p>\n<p>Sei emanazioni, sei braccia, sei ali, le sei ali dei Serafini e dei Troni disegnavano la sua croce: le dimensioni della materia e del tempo.<\/p>\n<p>Le due emanazioni superiori\u00a0 vibravano verso l\u2019 alto come immense fiamme d\u2019argento, raggiungendo il luogo in cui Pahaliah e gli altri Troni contemplavano l\u2019Impensabile e ne eseguivano la volont\u00e0.<\/p>\n<p>Per un attimo l\u2019Angelo Pahaliah mi <i>vide<\/i>, con tutto il suo potere.<\/p>\n<p>Ricaddi nel mondo materiale.<\/p>\n<p>Da allora i viaggi astrali divennero intermittenti, deboli, vaghi, sino a scomparire del tutto in poche settimane.<\/p>\n<p>Non dimenticai, mai, ci\u00f2 che Pahaliah mi aveva mostrato guardandomi: l\u2019Opera Divina. Attendo il giorno che verr\u00e0, il giorno di una nuova chiamata.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_12688\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"12688\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L\u2019Angelo Pahaliah \u00e8 il ventesimo degli Angeli del Nome. 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