{"id":12632,"date":"2013-01-23T19:53:31","date_gmt":"2013-01-23T18:53:31","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=12632"},"modified":"2013-01-26T12:29:19","modified_gmt":"2013-01-26T11:29:19","slug":"premio-racconti-nella-rete-2013-tra-latte-e-tabacco-di-gianmarco-cellini","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=12632","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2013 &#8220;Tra latte e tabacco&#8221; di Gianmarco Cellini"},"content":{"rendered":"<p>Anche oggi, seduto su questo divano &#8211; credo di averci fatto un buco: tre comodi posti, ma io sto sempre qui, da questa parte.<\/p>\n<p>Giorno dopo giorno, mi sembra che il tempo non passi mai, che le cose che ho intorno invecchino al posto mio, che le notti siano il giorno e il giorno le notti, se non fosse che la notte, quella che va dalla mezzanotte alle cinque, \u00e8 silenziosa.<\/p>\n<p>Domani compio cinquant\u2019anni o, come avrebbe detto mia nonna, li finisco. Quello degli anni che finiscono e non si compiono, anche se l\u2019etimologia delle parole ne denuncia una estrema fratellanza, \u00e8 una cosa che non ho mai digerito. \u201cHai finito 13 anni, ora entri nei quattordici\u201d: in questo modo non sembrava di avere un\u2019et\u00e0, ma di subire il tempo che scorreva addosso. Pensavo di poter dire, per tutto l\u2019anno a venire, di aver compiuto 13 anni, di avere 13 anni; invece mi si diceva che i 13 erano ormai finiti e che stavo gi\u00e0 vivendo i 14.<\/p>\n<p>Ma c\u2019era una cosa che mi teneva stretto ai miei anni: Donatella.<\/p>\n<p>Era in classe con me alle medie. Gi\u00e0: a quei tempi l\u2019et\u00e0 si misurava anche con il livello di conoscenze che si aveva e che era scandito dal nome della scuola che in quel momento si frequentava. Et\u00e0 della semplicit\u00e0, della conoscenza di base: allora eravamo alle scuole elementari; et\u00e0 in cui non sei n\u00e9 carne n\u00e9 pesce, quando ai maschietti la voce non ha pi\u00f9 identit\u00e0 e le femminucce scoprono di essere \u201csignorine\u201d: scuole medie; et\u00e0 in cui si crede di spaccare il mondo, ci sentiamo forti come mai lo siamo stati (e il pi\u00f9 delle volte non lo saremo mai): scuole superiori.<\/p>\n<p>Donatella, alle medie, era la pi\u00f9 bella della classe: alta, pelle chiarissima e vellutata, capelli biondi e lunghi, occhi verdi, labbra carnose, seno piccolo come fianchi e sedere. I genitori si erano separati quando lei aveva solo sei anni e da allora viveva solo con la madre; del padre non aveva pi\u00f9 avuto notizia. Donatella non si applicava molto nello studio ma la sua intelligenza fotografica le permetteva di superare interrogazioni e compiti a sorpresa sempre con quella sufficienza che l\u2019accompagn\u00f2 fino all\u2019esame di maturit\u00e0 che super\u00f2, seppi poi, con un significativo 36.<\/p>\n<p>Per\u00f2 si divertiva molto. Mai con le ragazze (non aveva un buon rapporto con le compagne), ma con i ragazzi, che faceva letteralmente impazzire e che giostrava a suo piacimento come farebbe un vecchio mago di strada.<\/p>\n<p>La volta in cui anch\u2019io entrai nella sua voluttuosa ragnatela e dalla quale mai pi\u00f9 sarei riuscito a staccarmi, era un giorno in cui a scuola c\u2019era sciopero dei docenti, due ore a met\u00e0 mattina, per cui fummo costretti a rimanere in classe in completo abbandono e anarchia.<\/p>\n<p>Donatella stava scrivendo qualcosa sul suo diario, mentre due compagni le stavano dietro in silenzio, aspettando che lei li facesse suoi. Mi soffermai sulla scena perch\u00e9 notai una cosa strana: i due ragazzi, Andrea e Massimiliano, erano i bulli della classe, i pi\u00f9 scalmanati e, non da poco, i pi\u00f9 robusti. Ma vederli l\u00ec, fermi come ipnotizzati, immobili come due statue, mi faceva pensare che sarebbe successo qualcosa di sensazionale. Accadde infatti che Donatella finalmente si volt\u00f2 verso di loro ma con aria annoiata: \u201cAncora?!&#8230;\u201d<\/p>\n<p>\u201cS\u00ec d\u00e0i, ancora una volta\u201d, pregarono Andrea e\u00a0 Massimiliano.<\/p>\n<p>Donatella si mise a sedere sul suo banco e contemporaneamente Andrea e Massimiliano si misero a sedere a terra davanti a lei. Lei, come la maggior parte delle volte, indossava un vestito che le copriva spalle e scollatura e che le arrivava appena sotto le ginocchia. Guardandoli con aria annoiata, Donatella si carezz\u00f2 i capelli che le coprivano quasi completamente il petto, prosegu\u00ec incrociando le mani sul ventre per riordinarle poi sulle cosce. Le dita, che fino a quel momento erano rimaste tese, si contrassero a pugno, palmi sulle ginocchia, portandosi con s\u00e9 il tessuto del vestito che le scopr\u00ec le cosce maliziosamente socchiuse. I due ragazzi non avevano notato il viaggio delle mani, dalla testa fino a l\u00ec perch\u00e9 l\u00ec erano rimasti i loro occhi per tutto il tragitto.<\/p>\n<p>Cominciavo a immaginarmi quello che sarebbe successo e sentii dentro di me un calore che in poco tempo si concentr\u00f2 tutto sulle mie guance.<\/p>\n<p>Donatella inizi\u00f2 ad allargare le gambe: si sistem\u00f2 meglio sul banco finch\u00e9 l\u2019orlo del vestito, che era rimasto tra le sue ginocchia, cominciava a tendersi come la fune tra i due tiratori. Probabilmente Andrea e Massimiliano facevano ombra sullo spettacolo perch\u00e9 si spostarono entrambi all\u2019unisono con un brusco movimento laterale: il tempo di notare che le loro palpebre avevano raggiunto ma massima espansione che Donatella scese improvvisamente dal banco senza dire una parola rimettendosi a sedere per continuare a scrivere qualcosa sul suo diario con un atteggiamento liberatorio.<\/p>\n<p>I due spettatori si alzarono con un balzo felino, guardandosi con un\u2019espressione da vincitori stupefatti e si avviarono al loro posto senza prima non aver dato allo sventurato di passaggio uno scappellotto magistrale e senza motivo.<\/p>\n<p>Riportando lo sguardo verso Donatella mi pietrificai, perch\u00e9 vidi che mi stava fissando: avrei voluto voltarmi, ma un po\u2019 per la vergogna e un po\u2019 per la paura, sostenni il suo sguardo. Non so cosa cap\u00ec della mia situazione, ma mi lanci\u00f2 un sorriso mefistofelico.<\/p>\n<p>Da quel momento fu l\u2019oblio fino al ricordo abbagliante delle sue gambe che si aprivano davanti ai miei occhi:\u00a0non avevo mai visto un vero pube femminile e per un bel po\u2019 di tempo non seppi dare un nome a quello che Donatella mi faceva provare. Non appena ce ne fosse stato tempo e modo, Donatella mi mostrava la sua intimit\u00e0 e ogni volta c\u2019era sempre qualcosa in pi\u00f9 a disposizione delle mie fantasie per i momenti di masturbazione diventati ormai sempre pi\u00f9 frequenti.<\/p>\n<p>Un giorno accadde che uno di quegli spettacoli solo per me non sfuggirono allo sguardo allibito di Andrea e Massimiliano i quali, ormai caduti in disgrazia con Donatella ma senza conoscerne il motivo, ebbero le loro risposte.<\/p>\n<p>Adesso \u2013 tra qualche ora finisco cinquant\u2019anni \u2013 sono qui solo e solo con il mio bastone, compagno di una vita, della mia seconda vita. Non ho pi\u00f9 visto Donatella, non ho pi\u00f9 visto il suo sesso: non ho che pensato a quelle gambe, alla freschezza del corpo di una tredicenne.<\/p>\n<p>Andrea e Massimiliano mi aspettarono fuori dalla scuola, erano grossi e indossavano un giubbotto di pelle che, a quei tempi, era segno di trasgressione. Mi fissarono finch\u00e9 non gli fui a pochi metri. Ero talmente ipnotizzato che non tentai neppure di cambiare strada, anche se capii subito che non sarebbe stato un bel momento: sapevo, come scritto sulla mia pelle col mio stesso sangue, che sarebbe stato un episodio che mi sarei ricordato per molto tempo: ma solo poche ore dopo avrei constatato che sarebbe stato per tutta la vita.<\/p>\n<p>\u201cRagazzi, lasciamo perdere. A me non interessa: \u00e8 lei che mi cerca\u201d, tentai di svicolare.<\/p>\n<p>\u201cAh, pure vigliacco!\u201d. Era vero, non sapevo come uscirne. \u201cMa a noi non interessano i tuoi avanzi, abbiamo gi\u00e0 le nostre donne. E sono anche grandi!\u201d esplosero in una fragorosa risata.<\/p>\n<p>\u201cBene, allora buon per voi. Io devo andare.\u201d<\/p>\n<p>\u201cFermo bamboccio!\u201d, mi bloccarono per un braccio, con una presa che era tutto un programma.<\/p>\n<p>\u201cMa se lei non vi interessa, cosa volete da me?\u201d, chiesi cercando senza successo di liberarmi.<\/p>\n<p>\u201cFammi pensare\u2026\u201d ormai nei miei ricordi Andrea e Massimiliano sono un\u2019unica entit\u00e0 e non saprei distinguere n\u00e9 ricordare chi fosse a parlare. \u201cSai cosa dicono? Che Donatella avrebbe scelto te perch\u00e9 ce l\u2019hai pi\u00f9 grosso\u2026 Allora guarda qui!\u201d, si calarono i pantaloni per mettere in evidenza i loro sessi di una dimensione effettivamente esagerata. \u201cQuesti s\u00ec che sono grossi e duri!\u201d.<\/p>\n<p>Mi lasciarono il braccio ma iniziarono a spogliarmi. Nonostante mi dimenassi come un serpente e urlassi come una sirena, non riuscii a impedirgli di togliermi pantaloni e mutande. La paura aveva ridotto il mio membro a un oggetto quasi impercettibile, che fu chiaramente oggetto del loro dileggio.<\/p>\n<p>Rantolante a terra, vidi con la coda degli occhi Donatella che si avvicinava con aria impaurita ma determinata a dire qualcosa ai due.<\/p>\n<p>\u201cCosa cazzo state facendo!\u201d, url\u00f2 ai due bulli, ma appena le furono a tiro sub\u00ec un pugno che la scaravent\u00f2 a terra.<\/p>\n<p>\u201cZitta puttana!\u201d urlarono Andrea e Massimiliano rabbiosi come cani, \u201cvai a farti fottere da un\u2019altra parte, ci fai schifo! Sai cosa ha detto il poverino? Che lo importuni! Povero scemo&#8230;\u201d<\/p>\n<p>Donatella non insistette, mi guard\u00f2 con compassione mista a disgusto e se ne and\u00f2.<\/p>\n<p>Andrea e Massimiliano continuarono ad accanirsi su di me. Probabilmente, se anche allora avessi avuto tra le mani questo bastone, cos\u00ec duro e nerboruto, le cose sarebbero andate diversamente. Ormai il compagno fedele della mia esistenza, non potrei farne a meno: ha sostituito con onore la diffidenza e la falsit\u00e0 delle persone che mi hanno orbitato intorno: unico amore indissolubile, certezza inossidabile.<\/p>\n<p>Andrea e Massimiliano, mentre ero ancora a terra, iniziarono a calciarmi: percepivo con dolore immane la punta dei loro stivali che si insinuava con forza tra le mie natiche, andandomi a colpire lo sfintere inducendomi una estrema voglia di defecare. E cos\u00ec fu: uno schizzo diarroico che per un pelo non li invest\u00ec, lasci\u00f2 Andrea e Massimiliano impietriti e allibiti. Dopo un momento di smarrimento, cambiarono l\u2019obbiettivo dei loro calci: prima lo stomaco, poi la schiena ed infine il volto.<\/p>\n<p>\u201cNo, fermo! Lo ammazziamo\u2026\u201d<\/p>\n<p>\u201cMacch\u00e9\u2026 questo lurido vigliacco deve vivere e raccontare questa storia!\u201d<\/p>\n<p>Dopo quei due ultimi calci, svenni.<\/p>\n<p>Non ebbi pi\u00f9 notizie di Donatella: sperai, desiderai, pregai che venisse a trovarmi in ospedale, ma non accadde. I miei genitori denunciarono Andrea e Massimiliano e le loro famiglie dalla vergogna \u2013 allora esisteva ancora \u2013 si trasferirono in non so quale citt\u00e0 al nord; e neppure loro vidi mai pi\u00f9.<\/p>\n<p>Domani entro nei cinquantuno, ho finito mezzo secolo di vita e cosa ho fatto? Ho sparso ovunque con egoismo e volutt\u00e0 il mio seme senza per questo ricevere mai niente in cambio, se non altro seme inerme.<\/p>\n<p>Invece Donatella mi aveva invaso, si era impossessata della mia volont\u00e0: dopo di lei ogni volta che ho posseduto una donna, ho sempre immaginato il suo viso candido e pulito, anche se gli occhi tradivano la sua impudicizia. I suoi seni piccoli e rosa; i capezzoli non ancora completamente maturi, con la corona piccola e solo leggermente pi\u00f9 scusa della pelle; la sua peluria, appena accennata e morbida; le cosce lunghe, snelle e apparentemente fragili; i glutei tondi e sodi che a toccarli rimanevano i segni delle dita. Il profumo della sua pelle: un melange tra latte e tabacco. Ogni donna, dopo di lei, per me\u00a0 non era tale se non emetteva gridolini infantili, se non mi implorava di smettere perch\u00e9 provava dolore ogni volta che la possedevo. Non importava che fossero giovani o mature: era importante che non tradissero il mio desiderio di avere tra le mani una fanciulla. E non poteva essere altrimenti: non c\u2019era modo di cancellare quei ricordi, n\u00e9 sostituirli: mi aggrappavo a quelle immagini come l\u2019unico modo per sentirmi ancora vivo. Anno, dopo anno, dopo anno e dopo anno, i miei sensi si sono fatti sempre pi\u00f9 pigri e la denuncia della giovinezza perduta diventa un nemico da combattere solo con il mio bastone.<\/p>\n<p>Era il 2 maggio del 1973, l\u2019ultima volta che ho visto Donatella. Quel giorno, come domani, era il mio compleanno \u2013 il tredicesimo \u2013 e lei aveva scelto di farmi il pi\u00f9 bel regalo.<\/p>\n<p>Prima che Andrea e Massimiliano si accorgessero della nostra relazione e sfogassero tutto il loro orgoglio sul mio corpo, avevo davanti a me l\u2019esperienza che pi\u00f9 di ogni altra pensavo mi avrebbe segnato e che avrebbe preso una parte importante dei miei ricordi del futuro. Oltretutto, a manipolare i miei ormoni e neuroni, si era messa anche la potenza invisibile delle sue parole: \u201cOggi pomeriggio i miei sono fuori. Vieni da me che voglio fare l\u2019amore. E poi ho appena finito le mie cose&#8230; mi hanno detto che \u00e8 impossibile che possa rimanere incinta. Quindi puoi venirmi dentro\u201d. Avrei mescolato il sangue del suo dolore con il piacere del mio seme: era il massimo per un ragazzino di tredici anni. Sarebbe stato il motivo di orgoglio da raccontare per un bel po\u2019 di tempo.<\/p>\n<p>Era il 2 maggio del 1973, l\u2019ultima volta che ho visto Donatella, ma anche l\u2019ultima volta che ho visto.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_12632\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"12632\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Anche oggi, seduto su questo divano &#8211; credo di averci fatto un buco: tre comodi posti, ma io sto sempre qui, da questa parte. 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