{"id":12614,"date":"2013-01-21T18:13:14","date_gmt":"2013-01-21T17:13:14","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=12614"},"modified":"2013-01-23T12:03:33","modified_gmt":"2013-01-23T11:03:33","slug":"premio-racconti-nella-rete-2013-i-suoi-capelli-doro-di-pierluigi-de-stefano","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=12614","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2013 &#8220;I suoi capelli d&#8217;oro&#8221; di Cav. Emilio Michele Fairendelli"},"content":{"rendered":"<p>Da anni il Commissario Bruno Dolano veniva invitato alle cene che la vicina &#8211; una vedova pallida, raffinata e cortese che abitava l\u2019appartamento sotto il suo &#8211; organizzava con regolarit\u00e0.<\/p>\n<p>Gente interessante<\/p>\n<p>Vite brillanti, pensava ogni volta.<\/p>\n<p>Lui era da tempo in pensione ma gli era sempre piaciuto raccontare le sue storie.<\/p>\n<p>Ne aveva viste cos\u00ec tante e gli altri non si stancavano mai di chiedere.<\/p>\n<p>Terminata la cena, davanti a un brandy, nel salone cos\u00ec scuro, la Verit\u00e0 sul racconto che esponeva, sull\u2019uomo o la donna che gli aveva dato vita in un tempo lontano\u00a0 sembravano apparirgli per la prima volta con chiarezza.<\/p>\n<p>Non la verit\u00e0 dei fatti e dei conti della giustizia umana &#8211; cadaveri questi oramai da tempo come gli assassini e\u00a0 i colpiti &#8211;\u00a0 ma la Verit\u00e0 essenziale, quella eternamente vivente.<\/p>\n<p>Solo perch\u00e9 Lei avesse potuto mostrarsi, apparire sulla Terra, accadevano l\u2019orrendo e l\u2019innominabile.<\/p>\n<p>Cos\u00ec credeva il Commissario.<\/p>\n<p>Al mattino parenti ed amici avevano partecipato al funerale della padrona di casa.<\/p>\n<p>Era morta nel sonno due giorni prima.<\/p>\n<p>Eugenia, la sorella che viveva in Francia e che lui conosceva bene aveva insistito perch\u00e9 restasse con loro a cena.<\/p>\n<p>Il fratello Alberto, il pi\u00f9 giovane, alcuni cugini, gli amici pi\u00f9 cari.<\/p>\n<p>Nelle stanze l\u2019 ombra della morta si aggirava senza requie, come avrebbe fatto ancora per qualche giorno.<\/p>\n<p>Sfiorava soffitti e pareti.<\/p>\n<p>Toccava gli oggetti e gli specchi, forse convinta che attraverso di loro avrebbe di nuovo potuto raggiungere la realt\u00e0.<\/p>\n<p>Chi poteva sapere cosa avrebbe visto Luisa nel suo Bardo?<\/p>\n<p>Alla fine si rimase tutti intorno al grande tavolo ellittico, che fu liberato.<\/p>\n<p>Eugenia stava mostrando un sottile libro nero.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Il\u201cPensa, l\u2019ho terminato solo venerd\u00ec scorso, il giorno prima che mi telefonassero per Luisa. L\u2019abbiamo fatto noi. Un sito dove crei il tuo libro. Mi ha aiutato Ir\u00e8ne. Vero Ir\u00e8ne?\u201d<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Il Commissario guard\u00f2 la ragazza. Alta e magrissima, vestita di nero. Venticinque anni, forse meno. Occhiaie. Una dark. Nel profondo, qualcosa che nessuno sapr\u00e0 mai, le mangia il cuore. Odia.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Cos\u00ec, in uno sguardo, anche se non avrebbe mai svolto nessuna indagine, aveva compreso qualcosa ed era pronto a sapere altro.<\/p>\n<p>Si alz\u00f2 per andare alle spalle di Eugenia e guardare nel libro.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>\u201cQuesto \u00e8 il nonno, Mario. Guarda la grande motocicletta dietro di lui.\u201d<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>\u201cQui siamo al Touquet. Dio come eravamo giovani. Ecco Ir\u00e8ne nella culla, ha due mesi. Nel giardino.\u201d<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>\u201cIo e Luisa piccole davanti al cancello della casa. Alberto non era ancora nato.\u201d<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Era un libro di foto di famiglia.<\/p>\n<p>Ogni tanto Eugenia ne chiudeva la copertina\u00a0 dove si vedeva uno stemma con un rosso toro rampante.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Alla fine il Commissario rimase solo con lei e la figlia.<\/p>\n<p>Tendeva ad andarsene sempre per ultimo.<\/p>\n<p>Deformazione professionale: qualcosa avrebbe potuto sempre accadere, anche all\u2019ultimo istante.<\/p>\n<p>Gli\u00a0 sarebbe poi\u00a0 bastato salire le scale e avrebbe trovato subito i suoi libri, il suo luogo.<\/p>\n<p>Chiese se in qualche modo avrebbe potuto rendersi utile.<\/p>\n<p>Le questioni pratiche.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Eugenia scosse la testa.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>\u201cBruno quanto le voleva bene Luisa. Venga, si sieda ancora un poco.\u201d<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Ir\u00e8ne se ne era andata in una delle camere, senza salutare.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Sedettero. Lei teneva in grembo il libro.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>\u201cCos\u00ec.\u201d &#8211; disse piano il Commissario.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>\u201cCos\u00ec.\u201d &#8211; rispose Eugenia.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Aveva aperto il libro.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>\u201cLei Bruno sapeva di Anna?\u201d<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Disse di no.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Gli mostr\u00f2 allora una pagina del libro e lui la vide.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Una bambina di cinque o sei anni.<\/p>\n<p>Anche dalla foto grigia e cos\u00ec rovinata la sua bellezza appariva sovrannaturale: lunghi capelli che cadevano in giri d\u2019oro, una fronte luminosa, gli occhi due piccoli punti di stampa pi\u00f9 chiara che sapevi essere stati laghi di colore celeste.<\/p>\n<p>Una veste candida fermata da una cintura.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>\u201cLa mia sorellina.\u201d<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>\u201cUn giorno \u00e8 scomparsa. Mai pi\u00f9 ritrovata. Sua madre mor\u00ec di crepacuore dopo nemmeno un anno. Dicevano fossero spariti alcuni bambini in quegli anni, nei paesi lungo quella riva del Lago. Un maniaco, forse. Pap\u00e0 ci ha raccontato la storia, poi. Ninni, la chiamavano. Aveva una valigia con le sue cose e io e Luisa a volte l\u2019aprivamo: vestiti, piccoli giochi, disegni. Dopo qualche anno lui si rispos\u00f2 e siamo nate io, Luisa ed Alberto.\u201d<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>\u201cNon sapevo.\u201d &#8211; disse il Commissario.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>\u201cPi\u00f9 di settant\u2019anni fa. Lei crede Bruno si potrebbe sapere qualcosa, dopo cos\u00ec\u00a0 tanti anni di una storia come questa? Pensi che sfida affascinante per lei. Ricordo bene qualcuna delle sue indagini. Luisa me ne parlava spesso.\u201d<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>\u201cNon fossi cos\u00ec stanco, Eugenia. La cosa pi\u00f9 orrenda del Male \u00e8 il suo ripetersi, sempre uguale, nei secoli dei secoli. Non che rimpianga qualcosa circa il mio lavoro ma forse non credo pi\u00f9 nel suo senso. E\u2019 in me, ma come un aculeo intellettuale, un gioco di enigmi di cui si compiace la mente e solo in parte il cuore, l\u2019Anima. Non pensi ad Anna. Tutto \u00e8 davvero impossibile e dopo tanto tempo saranno morti non solo l\u2019assassino ma anche i suoi figli. Lasci ogni cosa in pace, nel silenzio.\u201d<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Tacque e poi riprese:<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>\u201cMi piacerebbe avere quel libro, lei crede che&#8230;\u201d<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>\u201cMa certamente Bruno, scriver\u00f2 pi\u00f9 tardi a mio marito e quando lo far\u00f2 aggiungo il suo nome sul sito dove da domani potr\u00e0 scaricarlo con questa password.\u201d<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Si alz\u00f2 per scrivere qualcosa su un foglietto che diede al Commissario.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Lui era gi\u00e0 in piedi e si conged\u00f2:<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>\u201cGrazie Eugenia, buonanotte. Domani pomeriggio passer\u00f2 a salutarla.\u201d<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Lei ci sarebbe stata, partiva solo il giorno successivo.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Toccando il primo gradino della scala lui sapeva gi\u00e0 ogni passo che avrebbe compiuto.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Si coric\u00f2 volentieri, pensando, e si addorment\u00f2.<\/p>\n<p>Il mattino successivo, con il caff\u00e8 caldo ancora davanti, scaric\u00f2 il libro.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Stamp\u00f2 su un foglio la foto di Anna e la pose davanti a s\u00e9 sul tavolo.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>La guard\u00f2 a lungo, poi si risolse e scrisse:<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>\u201cAnima mia, devo vederti. Dimmi se posso essere da te domani nel pomeriggio. En sof or. Io.\u201d<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>La donna rispose a sera.<\/p>\n<p>Era sola, nessuno dei ragazzi, s\u00ec, poteva venire a casa.<\/p>\n<p>L\u2019indomani prese il primo treno per Trieste dove arriv\u00f2 all\u2019ora di pranzo: il ristorante, poi lungo il Molo Audace, il mare, il vento che allontanava ogni peso.<\/p>\n<p>Si incammin\u00f2 verso casa di lei.<\/p>\n<p>Forse sei anni, dall\u2019ultimo incontro, pens\u00f2 il Commissario.<\/p>\n<p>Nell\u2019elevatore guard\u00f2 il suo volto nello specchio: cos\u00ec vecchio, carico di peccati e di cose sbagliate.<\/p>\n<p>Ma mai per lei, Cristina.<\/p>\n<p>Quando apr\u00ec la porta e lo fiss\u00f2 con quello sguardo carico di dolcezza e di vertigine lui prov\u00f2 come ogni volta il desiderio di inchinarsi.<\/p>\n<p>Nulla tra di loro aveva mai parlato solo il linguaggio della carne, dell\u2019amore che vibra senza consistere: una Luce, una presenza bagnava anche ora di S\u00e9 le pareti della stretta anticamera e ogni cosa.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Lei disse calma: \u201cAnima mia.\u201d<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Sedettero. Il Commissario le chiese dei ragazzi, della loro vita.<\/p>\n<p>E di lei: andava tutto bene?<\/p>\n<p>La guardava: il viso chiaro e affilato, le mani dalle dita sottili e nervose oramai macchiate dagli anni.<\/p>\n<p>Con quelle\u00a0 e non con gli occhi,\u00a0 pensava il Commissario, lei <i>vedeva<\/i>.<\/p>\n<p>Un giorno tanto lontano l\u2019aveva conosciuta: un banale furto in appartamento.<\/p>\n<p>Aveva un marito e tre figli.<\/p>\n<p>Lei inizi\u00f2 a <i>vederlo<\/i>, nelle notti.<\/p>\n<p>Stavano, insieme, sotto un albero, un mandorlo, in una Luce assoluta.<\/p>\n<p>Una voce le diceva parole che lei ripeteva.<\/p>\n<p>En sof or, nella Luce senza fine.<\/p>\n<p>Le\u2019olam va\u2019ed, per l\u2019Eternit\u00e0.<\/p>\n<p>Jad\u00e0, Amore.<\/p>\n<p>Ben Gilgul, il figlio del tempo.<\/p>\n<p>Tehom, l\u2019abisso.<\/p>\n<p>In quell\u2019altro mondo lei baciava la sua gola e gli occhi, il Commissario incideva con una lama lettere sul suo polso e poco sotto il cuore.<\/p>\n<p>Contavano gemme su pettorali a terra in attesa di essere indossati, nominavano le Sefiroth come stelle, venivano sfiorati da Angeli delle schiere pi\u00f9 alte.<\/p>\n<p>Tutto sarebbe per sempre rimasto un mistero per Cristina, donna di cultura modesta, salvo la consapevolezza di essere una sola cosa con lui.<\/p>\n<p>Lui non la raggiunse cosciente, in quell\u2019altrove, che poche e confuse volte.<\/p>\n<p>Per il resto conosceva le sue notti, ci\u00f2 che lui stesso agiva, ci\u00f2 che lui stesso era, solo dai resoconti di lei.<\/p>\n<p>Cosa sapeva vedere?:\u00a0 la loro unit\u00e0 essenziale.<\/p>\n<p>Il cristallo\u00a0 attraverso il quale la Luce del Supremo riusciva ad apparirle era quello di Israele: simboli, lettere e linguaggio.<\/p>\n<p>In questo modo Cristina diceva all\u2019ebreo Bruno Dolano: io ti appartengo,\u00a0 qui e sempre,\u00a0 come ti sono appartenuta in mille altre vite.<\/p>\n<p>Cos\u00ec tutto trovava un senso profondo che non doveva produrre nulla: era sufficiente ricevere, contemplare, pronunciare.<\/p>\n<p>Al meraviglioso basta mostrarsi.<\/p>\n<p>Lei non lasci\u00f2 mai la famiglia.<\/p>\n<p>Oltre che in quelle notti luminose, non si videro che qualche volta.<\/p>\n<p>Era una veggente dal potere assoluto: un nome, una foto, un\u2019allusione le rendevano possibile conoscere la storia, il destino, la cifra di un uomo.<\/p>\n<p>Il Commissario tent\u00f2 diversi esperimenti.<\/p>\n<p>Cercava di capire, di dominare il potere di lei, di usarlo per il suo lavoro.<\/p>\n<p>Un giorno le chiese di pronunciare per sette volte &#8211; lui lo aveva immaginato al momento e divenne un dei loro metodi &#8211; un nome: Alexei Sultanov.<\/p>\n<p>Si trattava di un giovane pianista russo che il Commissario amava e che era morto giovane dopo un ictus.<\/p>\n<p>Per anni, il lato sinistro paralizzato, aveva suonato con una sola mano.<\/p>\n<p>Lei stette malissimo: un forte formicolio al braccio sinistro le dur\u00f2 per giorni, tanto che il marito dovette portarla in Ospedale.<\/p>\n<p>Lo aiut\u00f2 nelle indagini due volte.<\/p>\n<p>Lui riusc\u00ec a fare passare per colpo di fortuna, per intuizione bizzarra, ci\u00f2 che gli aveva permesso di risolvere il caso.<\/p>\n<p>Senza le sue visioni non sarebbe\u00a0 mai riuscito.<\/p>\n<p>Quando <i>vedeva <\/i>Cristina provava freddo, si indeboliva, a volte sveniva.<\/p>\n<p>I giorni successivi non mangiava, accusava assenze e paure.<\/p>\n<p>Era pericoloso, soprattutto quando le visioni avvenivano durante il giorno, con i figli piccoli\u00a0 in casa.<\/p>\n<p>Quando lei si spost\u00f2 in un\u2019altra citt\u00e0 continuarono una corrispondenza rara e accorata, mentre Cristina continuava a vederlo, nei mondi sottili, ogni notte.<\/p>\n<p>L\u00e0 nulla sarebbe mai cambiato.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>\u201cE\u2019 per qualcuno, vero?\u201d<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>\u201cS\u00ec.\u201d &#8211; rispose il Commissario.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>\u201cGiustizia, Luce sui dimenticati. E\u2019 un momento giusto, ora. Sono tua. Non ho paura. No.\u201d<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Lui apr\u00ec la busta che aveva lasciato sul tavolo e ne tolse la foto.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>\u201cAnna. Sette volte il nome, sette volte. Un piccolo paese sul lago.\u201d<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Lei &#8211; non aveva ancora guardato l\u2019immagine &#8211; disse: \u201cNon voglio che resti, prendi una camera o tornatene a casa. Io ti scriver\u00f2. Domani.\u201d<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>\u201cAnima mia.\u201d<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Prese una camera in una piccola pensione all\u2019isolato successivo e l\u2019indomani il treno per Milano.<\/p>\n<p>Pass\u00f2 il pomeriggio ai giardini di Villa Reale.<\/p>\n<p>Camminando,\u00a0 guardando i calmi specchi d\u2019acqua, i cigni che vi si muovevano lentamente come incantati.<\/p>\n<p>Attendeva, come chi attenda una telefonata che dall\u2019Ospedale gli annunci la nascita di un figlio.<\/p>\n<p>A sera, dopo cena, giunse sul suo computer la risposta di lei:<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>\u201cUna donna. Ha una stella sulla fronte, \u00e8 rovesciata, non \u00e8 come la nostra. Algol. Cerca Algol. Non \u00e8 lei che l\u2019ha uccisa ma ha governato tuttto. Tante volte. Algol. La allatta con il sangue ma lei non \u00e8 pi\u00f9 una neonata. E\u2019 orrendo. La costringe. Una grandissima stanza scura, c\u2019\u00e8 un rumore insopportabile, battono metalli contro metalli. L\u2019aria \u00e8 piena di dardi di fuoco. E\u2019 l\u2019Inferno? Un ragazzo guarda tutto questo, non lo sopporta. E\u2019 la sua casa, lui abita l\u00ec. Stringe le mani sul collo di lei, gli occhi si gettano fuori, le cartilagini del collo che cedono. La lingua fuori dalla bocca, lui la bacia. C\u2019\u00e8 una scatola dentro un\u2019altra scatola. Di ferro. Lei \u00e8 l\u00e0 dentro e guarda il cielo. Di nuovo scintille di fuoco, tutte intorno a lei. Poi silenzio. L\u2019acqua \u00e8 fredda e sempre uguale giorno dopo giorno. Silenzio.\u201d<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Quindici minuti dopo il primo giunse un altro messaggio:<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>\u201cQuattro grandi lettere, che stanno sopra tutto: R O T A. Ora ho freddo e devo stendermi. Credo di dover vomitare. Spero basti. E\u2019 difficile. Tua.\u201d<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Il Commissario inizi\u00f2 subito a lavorare.<\/p>\n<p>Prima dell\u2019alba aveva tracciato il suo disegno.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Avrebbe dedicato quel giorno alla riflessione sulle sue note e il giorno successivo sarebbe partito.<\/p>\n<p>In missione, come una volt\u00e0, pens\u00f2.<\/p>\n<p>Aveva gi\u00e0 inviato una richiesta di prenotazione ad un albergo in quel piccolo paese.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Il paese di Anna. E di Eugenia, Luisa e Alberto.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Riprese le sue considerazioni. Algol era la stella fissa pi\u00f9 nefasta del Cielo, stella di violenza e di morte. Il suo nome significava Satana.\u00a0 Ogni dodici ore la sua luce aumentava e qualcuno sulla Terra uccideva. Nessuno recuperer\u00e0 mai l\u2019ora di quell\u2019assassinio ma avvenne nell\u2019ora di Algol. Cristina aveva visto la Stella presiedere l\u2019uccisione della bambina. Era difficile distinguere nelle visioni tra momenti simbolici e visioni della realt\u00e0 come questa era accaduta, semplicemente per il fatto che per lei, la veggente, non esisteva alcuna differenza. La grande stanza scura piena di dardi di fuoco era una visione metafisica? Rappresentava il paesaggio interiore dell\u2019uccisore? Un ragazzo. La parola Rota. Molte altre volte Cristina aveva visto lettere e parole di lingue antiche e perdute muoversi nel cielo, scriversi sul proprio corpo o sulla fronte degli uomini nelle sue visioni. Forse la parola muoveva alta, lenta e perfetta nel cielo cos\u00ec come \u00e8 del destino di tutto, tempo, vittime, assassini, Universo. Simbolo del Cerchio dell\u2019Uno, che tutto include.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Quando arriv\u00f2 alla pensione era sera.<\/p>\n<p>Disfece la sua piccola valigia considerandone l\u2019ordine.<\/p>\n<p>Ordine e semplicit\u00e0 erano importanti, lo avrebbero aiutato.<\/p>\n<p>Cen\u00f2 in una trattoria dove si trattenne a lungo, lavorando sul portatile per un po\u2019 di tempo.<\/p>\n<p>Al mattino ottenne dalla municipalit\u00e0, compilando una semplice richiesta, il certificato di nascita e morte di Anna.<\/p>\n<p>Ecco i due giorni, la luce e il buio.<\/p>\n<p>Meno di sei anni.<\/p>\n<p>Identific\u00f2 la casa della\u00a0 famiglia dalle indicazioni e dalle immagini del libro di Eugenia, che aveva con s\u00e9.<\/p>\n<p>La grande casa era stata divisa in alcuni appartamenti, forse negli anni settanta.<\/p>\n<p>Percorse la costa del lago lungo il paese, si spinse sino alle localit\u00e0 vicine.<\/p>\n<p>Era una magnifica giornata di Maggio.<\/p>\n<p>Respirava, cercava l\u2019attimo dell\u2019intuizione.<\/p>\n<p>Al tramonto, stanco, torn\u00f2 vicino alla casa della famiglia.<\/p>\n<p>Vide un grande spazio aperto poco distante e vi entr\u00f2.<\/p>\n<p>Era un centro commerciale, di quelli che oramai fanno dappertutto, anche nei paesi pi\u00f9 piccoli: una larga via centrale con tavolini all\u2019aperto, ai lati porticati con locali e negozi.<\/p>\n<p>Gli edifici in mattoni erano vecchi, forse dei primi del novecento.<\/p>\n<p>Erano restaurati con un gusto che il Commissario apprezz\u00f2.<\/p>\n<p>Si sedette ad un tavolo ed ordin\u00f2 un calice di vino.<\/p>\n<p>Pensava a come avrebbe proceduto.<\/p>\n<p>Guard\u00f2 l\u2019 edificio davanti a lui, alte e strette finestre che ora servivano due piani e un tempo un\u2019officina o un magazzino.<\/p>\n<p>Appena alz\u00f2 gli occhi vide in alto, enorme, nera sui mattoni rovinati, mantenuta dai restauratori, la scritta: \u201cM. ROTA &amp; figli.\u201d<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Ecco il velo alzarsi.<\/p>\n<p>L\u2019antro scuro, i dardi di fuoco di Cristina.<\/p>\n<p>Il ragazzo l\u2019aveva uccisa nell\u2019officina. Un giorno di festa, forse.<\/p>\n<p>Lui vi andava spesso e ci\u00f2 che vi accadeva\u00a0 &#8211; i forti rumori, le scintille di fuoco, i fiumi d\u2019oro dei metalli in fusione\u00a0 &#8211; ne accendeva la nascente follia.<\/p>\n<p>Dopo, il corpo di lei in una scatola di ferro\u00a0 nera, di quelle \u00a0per le barre metalliche.<\/p>\n<p>Chiudila, saldane gli angoli, lo sa fare.<\/p>\n<p>Basta una carriola su ruote, la sera buia e le rive frastagliate del lago.<\/p>\n<p>Lascia cadere, lascia tutto.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Al mattino successivo trov\u00f2 nella Biblioteca comunale alcuni dati.<\/p>\n<p>Fonderia e Fabbri \u201cM. Rota &amp; figli\u201d, una delle grandi aziende storiche del paese, fondata nel 1876 dal capostipite Michele, guidata poi dal figlio di lui, dal 1930 dai figli Giovanni e Mario. Nel 1975 la fonderia chiuse l\u2019attivit\u00e0 e i grandi edifici del complesso rimasero cos\u00ec per decenni. Vennero poi acquistati dal Comune e ristrutturati alle fine degli anni ottanta. Su un libro, la foto di un gruppo di uomini davanti all\u2019edificio principale.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Alla bibliotecaria, una signora cortese e in et\u00e0, chiese della famiglia Rota.<\/p>\n<p>Possedeva mezzo paese.<\/p>\n<p>Mario, l\u2019ultimo a mandare avanti l\u2019azienda, era morto da diversi anni.<\/p>\n<p>Nell\u2019immobiliare, i suoi figli.<\/p>\n<p>Una sorella, non so quanti figli.<\/p>\n<p>Giovanni, l\u2019altro fratello non c\u2019era mai stato molto con la testa.<\/p>\n<p>Una debolezza di nervi. Ricorrente, nella famiglia.<\/p>\n<p>Mai lavorato nella fonderia.<\/p>\n<p>Lui, lo seppe immediatamente, aveva ucciso.<\/p>\n<p>Lo conoscevano tutti: quasi novantenne viveva nella Casa di Riposo del paese, la S. Giuseppe.<\/p>\n<p>Il Commissario chiese dove si trovava.<\/p>\n<p>Salita Cappelletta.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Lui avrebbe atteso l\u2019indomani.<\/p>\n<p>Alcuni eventi potevano accadere solo nella luce del mattino.<\/p>\n<p>Non c\u2019erano orari di visita fissati e vide molti parenti.<\/p>\n<p>All\u2019infermiera disse se poteva salutare Giovanni Rota.<\/p>\n<p>Lui era Bruno Dolano, un amico del fratello. Doveva lasciare un documento?<\/p>\n<p>Lei rispose che non era necessario e lo guid\u00f2.<\/p>\n<p>Il reparto azzurro, sul retro dell\u2019edificio, la vetrata del soggiorno dava su un giardino chiuso da un basso muro di pietra.<\/p>\n<p>Le indic\u00f2 l\u2019uomo.<\/p>\n<p>Stava, solo e come acceso dal sole, sulla sedia a ruote accanto a un tavolino rotondo, il viso torto sulla spalla destra, una coperta sulle gambe.<\/p>\n<p>Lui si avvicin\u00f2 e si sedette.<\/p>\n<p>Alla sua destra in modo che lui avesse potuto vederlo senza muovere la testa.<\/p>\n<p>Lo guard\u00f2, gli occhi\u00a0 dall\u2019iride opaco erano ancora vivi, inquieti, una grande massa di capelli bianchi.<\/p>\n<p>Sul volto, chiarissimi, i tratti dell\u2019antica follia.<\/p>\n<p>Il labbro inferiore gli tremava leggermente.<\/p>\n<p>Sembrava che una mano invisibile gli premesse il viso contro la spalla, da un lato.<\/p>\n<p>Rispose al suo saluto.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>\u201cVenti minuti al pranzo.\u201d &#8211; disse una voce di donna.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Il Commissario apr\u00ec allora la sua cartella e ne tolse la foto della bambina.<\/p>\n<p>La tenne tra le mani e la mostr\u00f2 all\u2019uomo.<\/p>\n<p>Disse due volte: \u201cAnna.\u201d<\/p>\n<p>Lui serr\u00f2 gli occhi, come\u00a0 se qualcosa lo avesse abbagliato.<\/p>\n<p>Li tenne chiusi a lungo, poi inizi\u00f2 a biascicare debolmente una frase.<\/p>\n<p>Gli accenti cambiavano ogni volta, sulle parole.<\/p>\n<p>Il Commissario non riusciva a comprenderla.<\/p>\n<p>Accost\u00f2 l\u2019orecchio, vicinissimo alla guancia di lui.<\/p>\n<p>Allora ud\u00ec: \u201cI suoi capelli d\u2019oro, i suoi capelli d\u2019oro, i suoi capelli d\u2019oro\u2026\u201d<\/p>\n<p>Dichiarava cos\u00ec &#8211; ancora adorando la bambina &#8211; il Male per ci\u00f2 che era, qualcosa che non era al suo posto e che la Luce pi\u00f9 alta avrebbe un giorno redento.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Rimise la foto nella cartella\u00a0 e se\u00a0 ne and\u00f2.<\/p>\n<p>La Verit\u00e0. Settant\u2019anni dopo.<\/p>\n<p>Eugenia avrebbe scritto prima o poi ma lui non le avrebbe detto nulla.<\/p>\n<p>Cos\u00ec giusto nel segreto dissolvere il nero, riguadagnare quel luogo alla luce.<\/p>\n<p>Solo per questo lontano nello spazio e nel tempo qualcosa, forse il destino dei nuovi nati, un gesto, un agire dell\u2019Anima, sarebbe avanzato nel chiarore con pi\u00f9 forza.<\/p>\n<p>Forse Ir\u00e8ne,\u00a0 nel cui cuore bruciava qualcosa del destino di Anna, avrebbe trovato un poco di pace.<\/p>\n<p>L\u2019indomani pomeriggio fu di nuovo a casa.<\/p>\n<p>Attese l\u2019ora pi\u00f9 scura e calma della sera per scrivere\u00a0 a Cristina: \u201cE\u2019stato fatto. Luce sui dimenticati. Le\u2019olam va\u2019ed.\u201d<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_12614\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"12614\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Da anni il Commissario Bruno Dolano veniva invitato alle cene che la vicina &#8211; una vedova pallida, raffinata e cortese che abitava l\u2019appartamento sotto il suo &#8211; organizzava con regolarit\u00e0. Gente interessante Vite brillanti, pensava ogni volta. Lui era da tempo in pensione ma gli era sempre piaciuto raccontare le sue storie. 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