{"id":1259,"date":"2009-05-05T16:16:12","date_gmt":"2009-05-05T15:16:12","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=1259"},"modified":"2009-05-05T16:16:12","modified_gmt":"2009-05-05T15:16:12","slug":"scarpe","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=1259","title":{"rendered":"Racconti nella Rete 2009 &#8220;Scarpe&#8221; di Ilaria Benini"},"content":{"rendered":"<p>E poi lo vedi il tuo zig zag tra le macchine, chiuso in un guscio di lamiera, nel buio bagnato di una notte metropolitana. Lo vedi e lo senti, e te lo stringi un po\u2019 anche, ma poi ti scivola via o te lo lasci scivolare.<\/p>\n<p>Io Irene l\u2019ho amata. Adesso, francamente, non me lo ricordo tanto bene, per\u00f2 so che \u00e8 cos\u00ec, che non \u00e8 una bugia, come quelle che mi racconto per fare pace e andare avanti. L\u2019ho amata perch\u00e9 non lo so, ed \u00e8 per questo che sono certo di averla amata. Poi ho smesso di amarla e questo lo so perch\u00e9, e infatti sono certo di non amarla pi\u00f9. L\u2019amore \u00e8 un mistero, se ce l\u2019hai non hai bisogno di chiedere niente, che se chiedi, anzi, come una rana ti scappa via, perch\u00e9 in realt\u00e0 \u00e8 una farfalla. \u00c8 quando finisce, invece, che di farfalle potresti farne una collezione e metterle in bacheca, imbalsamate di formalina, e sotto scritto: <em>Perch\u00e9 non ti amo pi\u00f9 due punti e a capo<\/em>. Anche se poi di mille ragioni potresti fare un bel fagotto e dire soltanto <em>Perch\u00e9 non sono felice<\/em>. \u00c8 cos\u00ec. \u00c8 semplicemente cos\u00ec. L\u2019uomo non \u00e8 fatto per l\u2019amore, l\u2019uomo \u00e8 fatto per la felicit\u00e0. Quando l\u2019ho capito erano anni che non ero pi\u00f9 felice con Irene, erano anni che non l\u2019amavo pi\u00f9, ma non riuscivo a dirglielo, perch\u00e9 poi, quando lo dici, finisci nell\u2019isola del giorno dopo e indietro non puoi tornare pi\u00f9. Irene, indietro, voleva tornare, ma indietro tanto, indietro all\u2019inizio e allora piangeva, urlava, e mi rinfacciava ci\u00f2 che ero stato e che non ero pi\u00f9, come se l\u2019amore avesse il diritto di scattarti una fotografia e dietro scriverci cos\u00ec per sempre. No, quello non \u00e8 amore, forse una prigione, e anche un po\u2019 la morte.<\/p>\n<p>Torno a casa, apro la porta, dietro, lo so gi\u00e0, la prossima litigata, e infatti \u00e8 cos\u00ec; nell\u2019aria volano le stesse parole di sempre, che adesso neanche le ricordo, ricordo solo lo squillo, il telefono, le urla dei suoi insulti, le braccia che si muovono e poi la sento parlare, con voce impostata, tranquilla, falsa \u2026va bene mamma, allora facciamo cos\u00ec, d\u2019accordo, ci vediamo domani\u2026 Mi apro una birra. Aspetto. Aspetto che finisca la sua telefonata, per poter finire, poi, il nostro litigio. Continuo ad aspettare, intanto penso, penso che non ne posso pi\u00f9, che io lavoro tutto il giorno e torno a casa per stare sereno, che bisogna smetterla, che chissenefrega di tutto, che lei deve capire, che io non posso solo capire lei, e cos\u00ec mi faccio il film da solo, s\u00ec, solo, perch\u00e9 lei non torna. Mi alzo e la vado a cercare. Sta andando a letto.<br \/>\n\u2013 Beh? Che stai facendo?<br \/>\n\u2013 Non lo vedi?<br \/>\n\u2013 Certo che lo vedo, ma non mi sembra il momento.<br \/>\n\u2013 A me invece s\u00ec.<br \/>\n\u2013 Stavamo discutendo\u2026<br \/>\n\u2013 Quindi?<br \/>\n\u2013 Quindi dovremmo finire la nostra discussione.<br \/>\n\u2013 Finiscitela da solo.<br \/>\n\u2013 Se \u00e8 cos\u00ec, allora, posso anche vivere da solo.<br \/>\n\u00c8 curioso, quella fu l\u2019ultima parola che ci siamo detti, io a Irene, Irene a me, \u201csolo\u201d, del resto soli, dentro le stesse lenzuola, lo eravamo da parecchio.<br \/>\nIrene si volta, si avvicina alla scarpiera, la apre, prende una delle mie scarpe, si gira di scatto e me la lancia addosso con tutta la forza che ha, mi colpisce in pieno volto, poi subito prende l\u2019altra e me la tira con pi\u00f9 forza ancora, e poi un\u2019altra, e un\u2019altra, e un\u2019altra, finch\u00e9 di scarpe non ce ne sono pi\u00f9, sono tutte in giro per la stanza, qualcuna \u00e8 finita in corridoio, probabilmente sto sanguinando sopra un occhio perch\u00e9 del calore mi cola gi\u00f9 dalla fronte, sulla guancia. Lei scoppia a piangere, io non dico nulla, poi prende la porta ed esce di casa. Rimango finalmente solo.<\/p>\n<p>Dieci anni sono tanti. In dieci anni si fanno tante cose. Eppure io l\u2019unica cosa che mi ricordo di aver fatto con Irene \u00e8 una cavalcata in campagna. Era un\u2019estate torrida, il tropico si era trasferito da noi e la terra cercava l\u2019acqua. Ci conoscevamo da poco, pochissimo. Lei mi era capitata a casa, ora di cena, con una scusa banale. Era emozionata, imbarazzata, quasi non la riconoscevo. <em>Cos\u2019\u00e8 questo atteggiamento di chiusura?\u2026<\/em> Allora lei si era guardata, le braccia chiuse, le gambe chiuse, seduta in un angolo di divano, e mi aveva sorriso\u2026 <em>Dici? \u2026 Beh, s\u00ec, dico\u2026 Cos\u2019\u00e8, hai fatto un corso di psicologia?\u2026 S\u00ec, body expression\u2026<\/em> avevamo riso\u2026 <em><em>Senti, ti va di venire con me in campagna? \u2026 Quando? \u2026 Fra cinque minuti\u2026 Fra cinque minuti?\u2026 S\u00ec, perch\u00e9? \u2026 Ma campagna dove?\u2026 Qui, fuori citt\u00e0, vado in un maneggio di amici, cos\u00ec poi domani mattina presto vado a cavallo\u2026<\/em><\/em> Io adoravo andare a cavallo la mattina quando il sole c\u2019\u00e8 ma ancora non lo vedi. <em>\u2026No, ti ringrazio, poi se tu devi andare a cavallo io cosa vengo a fare\u2026 Beh, vieni anche tu\u2026 No, dai\u2026 Va bene \u2026 Cos\u2019\u00e8 ti dispiace se non vengo?\u2026 Un po\u2019 s\u00ec\u2026<\/em> Ma io sapevo che dispiaceva anche a lei e sapevo che voleva venire, solo che lei era una brava ragazza e una brava ragazza non fa colpi di testa, perch\u00e9 una brava ragazza \u00e8 in cerca di un bravo ragazzo per iniziare una brava storia d\u2019amore. La lasciai uscire di casa e poi aspettai qualche secondo sperando di essere in un film di un regista pazzo che \u00e8 troppo bello per essere vero. Quando sentii di nuovo il campanello capii che quella notte avremmo fatto i cattivi ragazzi. E dopo la notte arriv\u00f2 la mattina e andammo fuori, presto, a cavallo. Io quello mi ricordo di quei dieci anni. Io, Irene, a cavallo, una mattina d\u2019estate, dopo aver fatto l\u2019amore la prima volta. Penso che in quella cavalcata ci siamo detti tutto, di noi, della nostra storia, e le parole che dopo hanno riempito i nostri dieci anni altro non sono che la copia, a volte brutta, a volte bella, pi\u00f9 spesso brutta, di quelle parole, al vento, alla luce, nel silenzio della campagna. Poi dopo il silenzio uno squarcio nel cielo: un temporale. <em>\u2026Dai, seguimi\u2026 <\/em>Ci ripariamo sotto un albero, ma la pioggia \u00e8 troppo forte, le foglie cominciano a gocciolare, io mi metto sopra di lei, la copro, la difendo, la bacio, sotto la pioggia, sotto l\u2019albero, sotto l\u2019arcobaleno. <em>\u2026Le mie scarpe\u2026 Cosa?\u2026 Sono bagnate\u2026 Beh, non solo le scarpe se \u00e8 per questo\u2026 S\u00ec, ma io non le tollero, non tollero le scarpe bagnate\u2026 <\/em>Torniamo al maneggio, scendo da cavallo e il mio unico pensiero sono le mie scarpe, le mie scarpe bagnate. Corro in macchina, apro il baule, prendo la mia sacca, dentro un paio di scarpe asciutte, me le cambio, con fretta avida. Irene \u00e8 l\u00ec, l\u00ec che mi guarda. La abbraccio fortissimo, <em>io non so quanti anni avevo, loro si sono dimenticati di me, tutti e due, non so dove fossero andati, io tornavo da scuola, alla stessa ora, come tutti i giorni, ma non erano in casa, avevo freddo, e pioveva, pioveva tanto, e non c\u2019era nessuno, io suonavo e chiamavo forte, pap\u00e0, mamma, sono qui, ma loro non erano l\u00ec, e non sapevo dove fossero, sapevo solo che pioveva, mi pioveva sulla testa, mi pioveva sulla cartella, e mi pioveva nelle scarpe, soprattutto nelle scarpe, io ero fermo, in piedi davanti alla porta, e l\u2019acqua mi scivolava addosso e mi colava nella scarpe, acqua, tanta acqua, e non potevo fare nulla, e le scarpe erano talmente bagnate e inzuppate che non si muovevano pi\u00f9, e io ero l\u00ec, immobile, solo, abbandonato\u2026<\/em> Irene mi abbraccia fortissimo, Irene avrebbe voluto abbracciarmi anche quel giorno, quel giorno che ero solo, con mia madre a giocare a bridge chiss\u00e0 dove e mio padre a tradirla chiss\u00e0 con chi, Irene avrebbe voluto darmi tutti gli abbracci che non avevo mai avuto, e io penso che non mi importa pi\u00f9 niente degli abbracci che non ho avuto perch\u00e9 ora ho lei.<\/p>\n<p>Bastano poche cose per andare via da una casa. A me sono bastate le mie scarpe. Irene era uscita, di corsa, piangendo. Io mi sono seduto sul letto, ho preso la testa tra le mani, e mi sono detto oggi ci trasferiamo nell\u2019isola del giorno dopo, anzi, quello dopo ancora. Nell\u2019armadio ho trovato un paio di borse capienti, le ho aperte, le ho appoggiate per terra e ho cominciato a raccogliere le scarpe, una dopo l\u2019altra, e a metterle dentro. Le coglievo come fossero fiori e invece erano cadaveri, cadaveri di un amore che ci era morto in mano. Le avevo riposte quasi tutte, e stavo per andare, ma poi mi sono ricordato che ne mancavano un paio. Ho pensato che era meglio lasciarle l\u00ec, dov\u2019erano, sepolte, tra i cimeli di un giorno di festa che non c\u2019era pi\u00f9. Poi ho avuto voglia, almeno, di salutarle come si saluta un amico caro che non vedi da anni ma che sai ti vuole sempre bene. Ho preso la scala e sono salito su in alto, ho ritrovato la scatola, ancora nuova. Le guardavo, ma pi\u00f9 le guardavo pi\u00f9 mi sembrava che fossero loro a guardarmi.. <em>\u2026Perch\u00e9 non metti le scarpe nere?\u2026 Quali Irene?\u2026 Quelle che hai messo quando mi hai sposato\u2026 Ah, quelle\u2026 non mi entrano pi\u00f9.<\/em> Le scarpe capiscono tutto, prima.<\/p>\n<p>Lo zig zag \u00e8 bastardo, i pensieri ti portano fuori e basta un niente. La sirena in lontananza, le luci rossi delle macchine in colonna, la curiosit\u00e0 morbosa per un corpo disteso sull\u2019asfalto. La pioggia scende, e continua a scendere, le mie scarpe si bagnano, goccia dopo goccia, e dentro ci sono i miei piedi, e dentro ci sono io, che poi non sono pi\u00f9 l\u00ec.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_1259\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"1259\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>E poi lo vedi il tuo zig zag tra le macchine, chiuso in un guscio di lamiera, nel buio bagnato di una notte metropolitana. 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