{"id":12493,"date":"2013-01-13T19:06:34","date_gmt":"2013-01-13T18:06:34","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=12493"},"modified":"2013-01-13T19:06:34","modified_gmt":"2013-01-13T18:06:34","slug":"premio-racconti-nella-rete-2013-lei-legge-le-labbra-di-emanuele-vacchetto","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=12493","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2013 &#8220;Lei legge le labbra&#8221; di Emanuele Vacchetto"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: left;\">Tutto \u00e8 partito dal fatto che da bambina ero sorda. Loro dicevano \u2018sordastra\u2019, che sembra un insulto, come \u2018sorellastra\u2019, invece \u00e8 proprio una definizione medica, c\u2019\u00e8 nel dizionario. Vuol dire che non sei proprio sorda sorda, un po\u2019 ci senti, ma niente che sia utile a sopravvivere fra i normali. Ci sono praticamente nata, sorda. Mia madre era una di quelle stupide hippies di una volta, mangiava solo carote e barrette di cioccolato e fumava pakistano nero dal mattino alla sera. Dice che una volta era andata dal medico, cio\u00e8 il medico era andato da lei perch\u00e9 con la moto era finita in un negozio e non si poteva muovere, e poi lei e il medico erano diventati amici. Pare che al medico piacessero le rosse, e mamma aveva dei bellissimi capelli rossi, cos\u00ec quando pass\u00f2 all\u2019anfetamina c\u2019aveva le ricette gratis. Insomma il medico le disse che <i>forse <\/i>a fumare pakistano nero e prendere anfetamine a manciate <i>forse<\/i> poteva farle male. Certo che le faceva male, altro che forse! Ma il medico ci andava piano con la mamma, aveva il terrore della mamma, e tutti quei forse erano per non irritarla. All\u2019epoca mamma era andata a fare shopping a Londra (dice che l\u00ec arrivava il nero direttamente dall\u2019India e costava niente). E a Londra aveva conosciuto Elvis, un teddy-boy (allora i teppisti si chiamavano cos\u00ec) che girava in moto con una decina di altri delinquenti, spaccando vetrine e prendendo a catenate le vecchiette che uscivano dal Fortnum&amp;Mason Tea Room. E dato che una delle vecchiette risult\u00f2 essere la Regina Madre, al teddy-boy te lo sbattono in galera e mamma la rimandano in Italia col foglio di via. Partita pacifista allegra e tutta colorata come un arcobaleno, tornata una bestia, tutta nera, borchiata, incazzata, tossica\u2026 e incinta di me, un\u2019handicappata. Un bel percorso. Pare il simbolo della giovent\u00f9 degli anni \u201960, no?<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Una volta che ero piccola le ho detto: \u201cLe altre bambine hanno il pap\u00e0. Chi \u00e8 il mio pap\u00e0?\u201d.<\/p>\n<p>Lei apre un cassetto e tira fuori una vecchia foto.<\/p>\n<p>C\u2019erano un dozzina di motociclisti appoggiati alle loro moto, tutti vestiti di nero, occhiali neri, tatuati da tutte le parti che tenevano a testa in gi\u00f9 un benzinaio in tuta blu, con la testa in un secchio. Sullo sfondo una stazione di servizio in fiamme.<\/p>\n<p>Dice: \u201cUno di questi, vedi tu\u201d\u2026<\/p>\n<p>Cos\u00ec ne ho scelto uno, un biondino, un po\u2019 slavato ma comunque il pi\u00f9 bello. Io non sono mai stata bionda e nemmeno mamma, per cui difficile che quel biondino\u2026 Ma insomma, se una il padre se lo deve scegliere almeno se lo sceglie carino.<\/p>\n<p>La foto poi gliel\u2019ho rubata e l\u2019ho nascosta. L\u2019ho tenuta per tanto tempo fino a che, dopo che mamma se n\u2019\u00e8 andata, ho fatto stampare da un fotografo la faccia di pap\u00e0, da sola, senza tutte quelle altre facce da delinquenti intorno. Volevo metterla in una cornice sul tavolino da notte, ma era troppo piccola e a ingrandirla si sgranava. Cos\u00ec l\u2019ho ritagliata e l\u2019ho messa nel medaglione a forma di cuore che porto sempre al collo.Mi aiuta, in qualche modo\u2026<\/p>\n<p>Nel medaglione c\u2019\u00e8 il posto per un\u2019altra foto, ma \u00e8 vuoto. Volevo metterci la foto di suor Amelia, ma non ne esiste nemmeno una. Allora ci avevo messo la foto di un paio di scarpe. Belle. Di Ferragamo. Le avevo ritagliate da un giornale, le portava Imelda Marcos e mi ero innamorata. Delle scarpe, non di Imelda Marcos\u2026 Poi si \u00e8 saputo che Imelda Marcos era una criminale miliardaria, e allora non mi \u00e8 sembrato bello portare le sue scarpe appese al collo. Poco dignitoso, insomma.<\/p>\n<p>Il medico, il feticista dei capelli rossi, aveva cercato (moooolto cautamente, perch\u00e9 mamma menava con la catena della moto), aveva cercato di farla smettere perch\u00e9 il bambino, cio\u00e8 io, poteva nascere mal-for-ma-to. Infatti sono nata sorda. E c\u2019era quasi riuscito, il medico. Sembrava davvero innamorato di lei, aveva deciso di salvarla. Ma era solo un bastardo di masochista, che adorava essere frustato con una catena di moto da una tizia coi capelli rossi. Mamma lo accontentava e tutto andava per il meglio. Lei sembrava che avesse messo la testa a posto. Aveva perfino smesso di impasticcarsi. Lui voleva anche sposarla, con tutto che mamma aveva me nella pancia. Sembrava una cosa fatta. Insomma, la gente si sa cosa pensa no? Tra essere la figlia sorda di una zoccola tossica e la figlia di un medico, anche se solo delle Asl, \u00e8 meglio la seconda, no?<\/p>\n<p>Invece no. Sembra che una volta lui la porta alle terme di Saturnia, acque sulfuree vulcaniche a 37 gradi, il bagno di notte sotto la luna piena, tutta una cosa romantica, una volta tanto niente sadomaso\u2026 ma: sar\u00e0 il calore, sar\u00e0 lo zolfo, saranno le due cose insieme, succede che la tinta si squaglia. Una tinta da quattro soldi, da povere donne che si fanno la tinta in casa. I capelli della mamma diventano castani con qualche patetico barlume di arancione e, orrore!, qualche filo bianco. Figurarsi il masochista feticista dei capelli rossi, \u2018sto figlio di mignotta! Sparito, il medico di merda! Lui li voleva <i>naturali<\/i> i capelli rossi, capito? Con la tinta non gli veniva duro, al maiale!<\/p>\n<p>Da una parte meglio cos\u00ec, meglio senza padre che un padre maniaco.<\/p>\n<p>Cos\u00ec mamma prima ricomincia a fumare e a impasticcarsi, e a impasticcare me, disgraziata che le stavo nella pancia, poi cerca di ammazzarsi con i barbiturici, e io dentro, che tanto di sicuro ero strafatta anch\u2019io e se morivo neanche me ne accorgevo\u2026 Ma all\u2019ultimo l\u2019hanno salvata, e cos\u00ec non sono morta neppure io.<\/p>\n<p>Per\u00f2 sono nata sorda. Cio\u00e8 non proprio nata sorda. Nascere sono nata normale, dice. Ma dice che avevo le difese immunitarie sotto zero per tutto quel pakistano, le carote crude e neanche una proteina animale, cos\u00ec la prima cosa che mi sono beccata \u00e8 stata un\u2019infezione generale orecchie naso gola. Otorinolaringoiatrica totale. Insomma, avevo un mese di vita e una faccia cos\u00ec, la bocca a salvadanaio e le orecchie due aquiloni. Sembravo il Jolly, quello di Batman. Naso e gola sono poi guariti, ma le orecchie, dentro, no.<\/p>\n<p>Per vent\u2019anni sono rimasta sorda come una campana, poi mi hanno fatto una plastica dentro l\u2019orecchio, si chiama timpanoplastica, e ho cominciato a sentire. Ma \u00e8 stata dura. Magari mi potevano anche curare da piccola, se solo la stronza se ne fosse accorta in tempo. Invece niente, sempre strafatta dal mattino alla sera. Dopo un po\u2019 ci hanno separate. Lei in galera per spaccio e io all\u2019orfanotrofio.<\/p>\n<p>Io neanche parlavo. Se non senti non parli, no? Adesso invece ci sento e ho imparato a parlare benissimo. Apelle figlio d\u2019Apollo fece una palla di pelle di pollo, tutti i pesci venivano a galla per vedere la palla di pelle di pollo fatta da Apelle figlio di Apollo. Bravina, eh? Lezioni di logopedia. Grazie a suor Amelia.<\/p>\n<p>Poi, un giorno che ero gi\u00e0 uscita da anni dall\u2019orfanotrofio e gi\u00e0 collaboravo con la polizia, e per quanto ne sapevo mamma era morta e sepolta, ti ricevo una cartolina. Da Goa, India centrale. Goa, il paradiso degli hippies. Quarant\u2019anni dopo. Totalmente regredita. <i>Anjuna, Goa, Flea Market<\/i>. Che poi sarebbe il mercato delle pulci di Goa. C\u2019era scritto: qui si sta una favola! la mamma.<\/p>\n<p>Ma disgraziata di una strafattona, c\u2019hai quasi settant\u2019anni e ancora vai a pakistano nero a Goa?! E soprattutto, <i>adesso<\/i> ti fai viva?<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Per\u00f2 devo dire che la sordit\u00e0 \u00e8 stata la mia fortuna. L\u2019orfanotrofio non era male, checch\u00e9 se ne dica. Suor Amelia mi adorava, \u00e8 lei che mi ha insegnato a leggere le labbra. Suor Amelia era stata missionaria in mezzo mondo, cos\u00ec mi ha insegnato a leggere le labbra anche in francese, in inglese, in tedesco e in spagnolo. Una dura. \u201cSei tu che devi adattarti al resto del mondo, non sperare che il resto del mondo si adatti a te!\u201d. Mi ha anche insegnato a cucinare, cucina indiana, la sua preferita. Mi aveva dato anche la ricetta del suo favoloso <i>chutney<\/i> di datteri, una salsina piccante a base di peperoncino verde, zenzero verde e aglio. Me l\u2019aveva dettata, l\u2019avevo scritta, ma me la sono persa chiss\u00e0 dove. E lei non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 a dettarmela di nuovo.<\/p>\n<p>Suor Amelia era un po\u2019 maga, un po\u2019 veggente. Roba che aveva imparato da missionaria, roba di trib\u00f9 africane, o indiane, va a sapere\u2026<\/p>\n<p>Lei l\u2019aveva visto, il mio angelo: \u201cL\u2019Angelo delle Lingue\u201d, diceva. Cos\u00ec ha voluto che uscissi dalla mia malattia, dal mio silenzio. Diceva che c\u2019era una frattura da qualche parte nel cuore, uno strappo, e che dovevo ricucirlo. Con dei fili di luce, diceva. E lo faceva davvero. Una cosa che se la racconto mi prendono per matta\u2026 Cio\u00e8 lei si sedeva davanti a me, mi guardava negli occhi, e fingeva di infilare un ago con dei fili che acchiappava al volo nell\u2019aria. \u00a0Matta, no? \u00a0Poi mi metteva una mano sul cuore e fingeva di cucire, come a mettere una pezza su un buco che c\u2019era nel cuore e che solo lei vedeva. Proprio matta. Eppure dopo stavo meglio, ero pi\u00f9 allegra, pi\u00f9 viva. Insomma, mettila come vuoi ma funzionava. Cara suor Amelia. Diceva: \u201cNon c\u2019\u00e8 motivo di rinunciare a una bella teoria solo perch\u00e9 non \u00e8 vera\u201d.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Cos\u00ec ha voluto che studiassi. E che parlassi. Oltre che sentire. E ho imparato bene, eh! Ogni tanto da sola mi esibisco. Sopra la panca la capra campa sotto la panca la capra crepa. Mica male per una sordomuta. E\u2019 che, grazie a suor Amelia, ho fatto la scuola di logopedia. E adesso parlo. E sento. E ascolto. E guardo. E guardo quelli che parlano. Guardo le loro labbra. Leggo le loro labbra.<\/p>\n<p>Perch\u00e9 questo \u00e8 il mio lavoro, un lavoro altamente specializzato: io leggo le labbra. Le labbra dei sospettati, le labbra degli assassini, le labbra degli spacciatori, le labbra dei terroristi. Io so origliare con gli occhi. E lo so fare in una dozzina di lingue, compreso l\u2019arabo e il basco e il tamil. La natura mi ha fatto nascere sorda, ma poi mi ha ripagato con un dono straordinario. Io ho l\u2019Angelo delle Lingue.<\/p>\n<p>Suor Amelia diceva che c\u2019\u00e8 l\u2019angelo custode, che \u00e8 l\u2019angelo individuale che si occupa di ciascuno di noi. Poi c\u2019\u00e8 l\u2019angelo del gruppo, per esempio se qui siamo a Roma c\u2019\u00e8 l\u2019angelo che si occupa dei romani. Sorveglia il traffico sul Lungotevere all\u2019ora di punta, tiene una mano in testa agli ubriachi del Testaccio il sabato sera, \u00a0cose cos\u00ec. E\u2019 l\u2019angelo che hanno solo i romani. I torinesi hanno l\u2019angelo torinese, i napoletani l\u2019angelo napoletano. Una volta ho visto un film, con tutti gli angeli tedeschi appollaiati sui tetti della citt\u00e0, un po\u2019 tristi ma si sa, i tedeschi\u2026 insomma a sorvegliare, aiutare. Beh, \u00e8 proprio cos\u00ec.<\/p>\n<p>E c\u2019\u00e8 una gerarchia: gli angeli delle citt\u00e0 italiane sono diretti dall\u2019angelo dell\u2019Italia, che \u00e8 come dire il loro capufficio, e ovviamente parla italiano. E se c\u2019\u00e8 l\u2019angelo dell\u2019Italia c\u2019\u00e8 anche l\u2019Angelo della Francia, quello della Germania, della Spagna, dell\u2019Inghilterra. Insomma, ogni nazione ha il suo angelo che parla la sua lingua. Anche l\u2019angelo dell\u2019eschimese, per dire. M\u2019immagino un angelo in eskimo appollaiato sopra un igl\u00f9. Insomma, ogni lingua del mondo ha il suo angelo.<\/p>\n<p>Poi c\u2019\u00e8 il grande angelo capo, l\u2019Angelo delle Lingue, quello che sa tutte le lingue. Beh, lui \u00e8 il mio angelo. Ho un contatto diretto, un canale privilegiato con lui. Lui mi sussurra le lingue.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Tutto questo discorso per dire che io leggo le labbra in tutte le lingue del mondo. Sono un mostro. E mi chiamano da tutto il mondo. Le polizie, le squadre antiterrorismo, l\u2019antidroga. Irlanda, America, Sudafrica, Colombia, Israele, tutto il mondo. Vado con le polizie di tutto il mondo, nei pedinamenti di terroristi, nei parchi affollati dove i signori della droga trattano quintali di coca, nei ristoranti rumorosi dove amanti diabolici si danno appuntamento dopo il delitto. Passo ore a decifrare, nel loro tremolante bianco e nero, le immagini rubate da una telecamera nascosta sopra un letto di amanti clandestini, dal parrucchiere dove la moglie di un ministro si confida con la manicure, o dietro la scrivania del presidente di una multinazionale che trama per rovesciare un governo all\u2019altro capo del mondo. L\u2019inudibile per me \u00e8 un libro aperto. Io fornisco una colonna sonora a ci\u00f2 che \u00e8 terribile e muto. Ho mandato in galera decine di terroristi, di assassini, di trafficanti, di psicopatici. Non c\u2019\u00e8 accento che mi freghi, non c\u2019\u00e8 volume che sia troppo basso, o rumore che sia troppo alto. Sono una macchina infallibile di intercettazione ambientale. Sono un\u2019arma segreta. E mi tengono segreta.\u00a0 Per proteggermi. Mi chiamano Fanny, ma non \u00e8 il mio nome vero. Il mio nome vero \u00e8 segreto, si capisce bene perch\u00e9. Con tutta la gente che ho mandato in galera, e anche alla sedia elettrica, avrei massimo due giorni di vita. Si sa che i criminali sono poco sportivi. Cos\u00ec sono sola, niente marito, niente figli, niente amici. Per\u00f2 ho girato il mondo, anche se non sono mai stata in un posto dove mi piacerebbe ritornare\u2026<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Ho imparato che la maggior parte degli uomini vive in una quieta disperazione\u2026 Ho imparato a conoscere la banalit\u00e0 del male. Ricordo una volta due ragazzi irlandesi in un parco. Non si potevano piazzare microfoni, cos\u00ec mi chiamano a me, col mio binocolo dietro un cespuglio. Loro discutevano su quanto Semtex serviva per la bomba, e in quale supermercato piazzarla. Passa un bambino e loro si interrompono, dolci, cortesi: \u201cCiao, come stai, vai a casa che \u00e8 tardi, mamma ti aspetta e si preoccupa\u201d. Ragazzi normali. E subito dopo di nuovo l\u00ec, a progettare morti nel supermercato. Li ho fatti arrestare prima che piazzassero la bomba. Gli hanno dato ventidue anni in massima sicurezza. Condannati dalle loro labbra e da me, la donna che le sa leggere.<\/p>\n<p>A volte leggo terribili fantasie sessuali, progetti per fare a pezzi corpi umani, bruciarli, scioglierli nell\u2019acido, farli sparire nei piloni di cemento armato di un\u2019autostrada.<\/p>\n<p>Ma anche banali dialoghi di vita quotidiana, la lista della spesa, l\u2019appuntamento dal parrucchiere, cose futili che riempiono lo spazio infinito fra un crimine e l\u2019altro.<\/p>\n<p>Ci sono anche cose buffe. Una volta ero in un bar, stavamo controllando a distanza due tipi sospetti, un uomo e una donna. E invece viene fuori che parlavano di sesso. Lei, un cesso tremendo, voleva portarselo a letto, lui resisteva e beveva. Alla fine lui cede: \u201cOk, andiamo a casa tua\u201d. E lei: \u201cForse \u00e8 meglio se aspettiamo che ti passa la sbronza\u201d. E lui: \u201cMeglio di no. Se mi passa la sbronza col cazzo che vengo a scopare con te\u201d. Ho riso cos\u00ec forte che ancora un po\u2019 mi scoprono.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Poi c\u2019\u00e8 stata quella storia del traffico di droga con l\u2019India. Insomma c\u2019erano chili di pakistano nero che dal Pakistan passava il confine indiano, scendevano a Goa, e da l\u00ec, con dei corrieri finti turisti, arrivava in mezza Europa. I corrieri li avevano individuati, ma bisognava incastrare i capi dell\u2019organizzazione. Cos\u00ec mi imbarcano su un aereo e mi portano a Goa.<\/p>\n<p>E dove sta il centro di raccolta e smistamento della droga? Indovinato! Anjuna, <i>Flea Market<\/i>, il mercato delle pulci di Goa. Lo stesso della mia cartolina. Una coincidenza? No. La coincidenza non esiste. Esiste la giustizia divina, che si prender\u00e0 pure il suo tempo, ma poi arriva, accidenti se arriva!<\/p>\n<p>Allora, io sto in mezzo a un gruppetto di turisti, una dozzina, tutti poliziotti. Il mercato delle pulci di Anjuna \u00e8 bellissimo, in riva all\u2019oceano. Centinaia di persone, un arcobaleno di teli colorati al vento, scialli luccicanti del Rajasthan, coperte di seta di Benares, immagini di tutti gli d\u00e8i dell\u2019India incise nel legno di sandalo, scolpite nella pietra, dipinte sul vetro di Tanjore. La gente pi\u00f9 pazza che puoi incontrare. Santoni nudi coperti dalle ceneri dei crematori, eremiti in penitenza con spilloni che gli attraversano le guance, giocolieri, ladri, accattoni, signore milanesi che cercano pelli di tigre per il salotto. Insomma di tutto. C\u2019erano anche i vecchi hippies, i figli dei fiori partiti negli anni \u201960 e mai pi\u00f9 tornati, ora vecchi e rincoglioniti dall\u2019ashish con una trib\u00f9 di figli nipoti e pronipoti, tutti rincoglioniti come loro, tollerati delle autorit\u00e0 indiane perch\u00e9 fanno colore e attirano i turisti. Si fanno fotografare a pagamento dalle famiglie indiane in gita turistica. Uguale ai fieri guerrieri Masai in Kenya, ormai senza nemici da combattere n\u00e9 leoni da infilzare con le lance. Una generazione di stronzi insomma, partiti quarant\u2019anni fa per l\u2019India in fuga dal consumismo e alla ricerca della pace interiore. La maggior parte di loro \u00e8 morta di malattie tremende. Quelli che avevo davanti erano i sopravvissuti, accattoni, deprimenti, patetici\u2026<\/p>\n<p>E c\u2019era anche la mamma. L\u2019ho riconosciuta subito. Una vecchia rugosa vestita\u00a0 di veli e di specchietti colorati, coi capelli bianchi raccolti in una crocchia gigantesca tenuta su da spilloni come ferri da calza. Intorno quattro o cinque bambini, di certo i suoi nipoti, <i>e miei nipoti<\/i>, luridi e frignanti. Li accarezzava come non aveva mai accarezzato me. Sorrideva a loro, come non aveva mai sorriso a me\u2026<\/p>\n<p>E vicino c\u2019era seduto uno dei motociclisti della foto. L\u2019ho riconosciuto subito, anche se era anche lui vecchio e grasso, e calvo, anche lui vestito di veli e di specchietti: Elvis, il teddy-boy con cui era scappata la prima volta, convertito anche lui da picchiatore naziskin a figlio dei fiori. Forse per amore di mamma, chiss\u00e0. Insomma patetico. E comunque un maiale.<\/p>\n<p>Mi sarebbe piaciuto ci fosse il mio pap\u00e0 biondo, quello della foto che porto al collo. Ma forse lui era morto ormai, dopo tutti quegli anni.<\/p>\n<p>Poi Elvis si alza, va vicino a un ragazzo indiano dai capelli lunghi e un gilet a fiori verdi e comincia a sussurrargli qualcosa all\u2019orecchio, la voce coperta dallo strepito del mercato.<\/p>\n<p>E io faccio il mio lavoro: comincio a leggere le labbra, pronta a ripetere al cellulare collegato con l\u2019ispettore capo e col registratore piazzato in un pullmino fermo da qualche parte l\u00ec intorno.<\/p>\n<p>Dunque non parlano in hindi\u2026 non \u00e8 neppure gujar\u00e0ti\u2026 non \u00e8 tam\u00ecl\u2026 ecco s\u00ec, \u00e8 bengali. Mi collego con l\u2019Angelo del Bengali, ed ecco, in un istante capisco tutto e sono pronta a tradurre.<\/p>\n<p>Io lo odio, Elvis. E\u2019 lui che mi ha portato via la mia mamma. E\u2019 colpa sua se sono nata sorda. E\u2019 colpa sua se sono finita in un orfanotrofio. E il fumo c\u2019\u00e8, la droga sta in una casa rossa sulla spiaggia, dicono. L\u2019hanno portata via mare dal Pakistan la notte prima con un battello di pescatori, nascosta in un doppio fondo. Hanno corrotto la polizia. Dieci chili di pakistano nero.<\/p>\n<p>Fregato, ti ho fregato Elvis! E anche te mamma. La lingua mi scorre chiara nelle orecchie, sopra il frastuono del mercato. Non sono un microfono io, non mi guasto, non mi inceppo, non ho problemi di fruscii o rumori di fondo. Vi ho fregati. Questa s\u00ec che \u00e8 legge del karma, perd\u00eco!<\/p>\n<p>Sto per tradurre tutto, sto per mandare in galera mia madre e il suo uomo. Vecchi come sono ci moriranno, in galera. E nelle galere indiane s\u00ec che ci muori, schifose come sono.<\/p>\n<p>Invece succede qualcosa. Vedo suor Amelia, seduta vicino a mia madre, in mezzo a tutto quel casino, i colori dei tappeti, le urla dei venditori, la musica battente dei tabla. Suor Amelia \u00e8 morta dieci anni fa, ma ora \u00e8 l\u00ec, seduta in mezzo a tutto quel casino che guarda la mamma. Poi mi sorride. E comincia a pescare invisibili fili nell\u2019aria, uno, due, tre, a infilarli in un invisibile ago e, con una mano sul petto della mamma comincia a rammendarle i buchi nel cuore.<\/p>\n<p>Dio mio, sono pazza, ho pensato.<\/p>\n<p>E poi il mio Angelo del Bengali se ne va, non capisco pi\u00f9 il bengali, non capisco pi\u00f9 niente di cosa si dicono Elvis e il ragazzo. Non posso pi\u00f9 tradurre, non posso pi\u00f9 denunciare\u2026<\/p>\n<p>Sento la sua voce: \u201cOgni tanto bisogna seguire il cuore. E per seguire il cuore bisogna fare la cosa sbagliata\u201d.<\/p>\n<p>E allora li vedo come sono, la mamma ormai vecchia e travolta dalla vita, rifugiata in quell\u2019angolo sperduto del mondo, dove \u00e8 straniera agli stranieri. E lui, Elvis, un grasso calvo e bolso ex angelo dell\u2019inferno, ex teddy-boy sfigato e battuto. Tutti e due pi\u00f9 di l\u00e0 che di qua. Tutti e due vinti e perduti. Forse felici, chiss\u00e0. Ma di una felicit\u00e0 rinchiusa in se stessa, priva di respiro, impossibile da condividere.<\/p>\n<p>Gli occhi mi si riempiono di lacrime. Piango di nascosto, come una fontana, al mercato delle pulci di Anjuna, a Goa. E traduco al mio capo che sta aspettando dall\u2019altro capo del cellulare quello che mi detta suor Amelia, il mio Angelo della Compassione.<\/p>\n<p>E\u2019 la ricetta del suo <i>chutney<\/i> di datteri. \u201cCinquecento grammi di datteri, quindici grammi di zenzero verde , sette grammi di aglio, un bicchiere di aceto, mezza tazza di zucchero\u2026\u201d<\/p>\n<p>\u201cChe cazzo dici?\u201d, urla il capo. Ma io vado avanti imperterrita, mentre la pietra che avevo sul cuore si scioglie in un bagno di lacrime segrete:<\/p>\n<p>\u201cSnocciolate i datteri e poi tritateli insieme a peperoncino, zenzero, aglio, bagnando con un po&#8217; dell&#8217;aceto. Con l&#8217;aceto rimanente e lo zucchero preparate uno sciroppo; aggiungetevi gli ingredienti tritati e il sale e cuocete a fuoco lento finch\u00e9 il composto \u00e8 ben denso. Togliete dal fuoco, lasciate raffreddare, mettete in un vaso e chiudetelo. Servite freddo.\u201d<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_12493\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"12493\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Tutto \u00e8 partito dal fatto che da bambina ero sorda. Loro dicevano \u2018sordastra\u2019, che sembra un insulto, come \u2018sorellastra\u2019, invece \u00e8 proprio una definizione medica, c\u2019\u00e8 nel dizionario. Vuol dire che non sei proprio sorda sorda, un po\u2019 ci senti, ma niente che sia utile a sopravvivere fra i normali. Ci sono praticamente nata, sorda. [&hellip;]<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_12493\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"12493\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"author":3222,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[84],"tags":[],"class_list":["post-12493","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-premio-racconti-nella-rete-2013"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/12493"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/3222"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=12493"}],"version-history":[{"count":7,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/12493\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":12502,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/12493\/revisions\/12502"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=12493"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=12493"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=12493"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}