{"id":12403,"date":"2013-01-08T12:44:03","date_gmt":"2013-01-08T11:44:03","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=12403"},"modified":"2013-01-08T12:45:15","modified_gmt":"2013-01-08T11:45:15","slug":"premio-racconti-nella-rete-2013-binario-10-di-laura-visconti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=12403","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2013 &#8220;Binario 10&#8221; di Laura Visconti"},"content":{"rendered":"<p>Le stazioni.. Luoghi dove milioni di vite si passano accanto ogni giorno, spesso senza toccarsi. Si scrutano, si sfiorano, si accostano alle altre senza creare un contatto che non sia il tempo di uno sguardo o di una stretta di mano. Luoghi di passaggio, di attese, di ritardi, di partenze, che poi si tramutano in arrivi o in ritorni. Luoghi dove un \u201cciao\u201d pu\u00f2 significare \u201cben arrivato\u201d, oppure \u201carrivederci a presto\u201d o addirittura \u201caddio\u201d.<\/p>\n<p>Nelle stazioni c\u2019\u00e8 chi insegue la frenesia dei gesti, dei movimenti, chi trova l\u2019abitudine dello stesso treno ogni giorno, alla stessa ora, chi scopre un\u2019emozione nel rivedere qualcuno che la lontananza divide dalla propria vita, chi la scopre in un viaggio che diventa avventura, libert\u00e0.<\/p>\n<p>Nelle stazioni il tempo gioca con le persone, legandole a minuti precisi ma dando sempre loro una seconda possibilit\u00e0; se perdono un treno, presto o tardi, ne passer\u00e0 un altro. La vita raramente concede loro questo.<\/p>\n<p><i>Ore nove del mattino<\/i>. C\u2019era molta confusione ovunque, ai binari, nelle biglietterie, al bar, sui marciapiedi esterni. Un signore distinto con il cappotto lungo e la ventiquattro ore stretta nella mano destra pass\u00f2 a pochi centimetri di distanza da lui senza degnarlo di uno sguardo. Una signora piccola e paffuta con un foulard lilla legato al collo e una giacca nera punt\u00f2 gli occhi nella sua direzione, ma si accorse che non stava guardando lui, bens\u00ec lo schermo dove erano indicati i treni in partenza.<\/p>\n<p>\u201cIl treno regionale 5763 delle ore nove e dieci proveniente da Firenze Santa Maria Novella e diretto a Lucca \u00e8 in arrivo al binario 9, allontanarsi dalla linea gialla\u201d, annunci\u00f2 la voce proveniente dagli altoparlanti. Lui si volt\u00f2 verso sinistra e vide un ragazzo moro, con i capelli a spazzola, correre verso le scale che lo avrebbero condotto nel corridoio sotterraneo che portava ai vari binari. Tra le mani stringeva un piccolo bouquet di anemoni lilla. Chiss\u00e0 se il treno per Lucca era il suo e lo avrebbe portato da colei a cui erano destinati quei fiori o se le correva semplicemente in contro poich\u00e8 stava arrivando da lui. L\u2019anemone simboleggia la speranza e l\u2019attesa, un modo per dire \u201ctorna da me\u201d. Il fischio del controllore del treno lo distolse da quel pensiero..<\/p>\n<p><i>Ore dieci<\/i>. \u201cAnnuncio ritardo. Il treno regionale 8762 delle ore dieci e quindici proveniente da Pisa e diretto a Firenze Santa Maria Novella arriver\u00e0 con venti minuti di ritardo, ci scusiamo per il disagio\u201d. Un ragazzo con la borsa a tracolla sbuff\u00f2 vistosamente esclamando: \u201cMaledizione, arriver\u00f2 tardi all\u2019esame!\u201d. Allargando le braccia si diresse sconsolato verso la sala d\u2019attesa. Venti minuti ad aspettare. Prolungare un\u2019attesa significa mettere alla prova la pazienza, che prima era bilanciata su un certo lasso di tempo e poi deve essere ricalibrata, riadattata. Le stazioni sono i luoghi dove spesso quest\u2019ultima viene messa a dura prova.<\/p>\n<p>Passarono cinque minuti, dieci, una ragazza con i capelli a caschetto biondo e magra vedendo il giovane lo salut\u00f2 con enfasi, si sorrisero. \u201cDa quanto tempo! ma prendi sempre il treno a quest\u2019ora?\u201d, chiese lei.<\/p>\n<p>\u201cVeramente no, oggi il mio \u00e8 in ritardo di venti minuti e cos\u00ec sono qui ad aspettare\u201d, rispose lui.<\/p>\n<p>\u201cEcco perch\u00e9 non ti avevo mai visto!\u201d, esclam\u00f2 lei.<\/p>\n<p>\u201cGi\u00e0, a quanto pare non tutti i mali vengono per nuocere\u201d, disse lui guardandola con gli occhi sorridenti. Lei arross\u00ec. Insieme si diressero verso il binario 1 chiacchierando con entusiasmo. A vote i treni giocano anche con le coincidenze e le stazioni diventano luoghi di appuntamenti con il destino.<\/p>\n<p><i>Ore undici<\/i>. Una signora con un viso piccolo e stanco trascinava dietro di s\u00e9 un trolley grande la met\u00e0 di lei, tenendo la testa bassa. Aveva un\u2019espressione infinitamente triste, quasi le avessero spento gli occhi. Non si capiva se era pi\u00f9 pesante ci\u00f2 che c\u2019era nella valigia o ci\u00f2 che c\u2019era dentro di lei. Si ferm\u00f2 davanti al tabellone delle partenze e guard\u00f2 prima il biglietto che teneva in mano, poi le scritte luminose. Scosse la testa. \u201cBinario 5..Perch\u00e8?\u201d la sent\u00ec esclamare con voce roca tra s\u00e9 e s\u00e9. Poi la vide voltarsi e guardare verso la direzione dalla quale era venuta. C\u2019\u00e8 chi, facendo le valigie, ci mette dentro i sogni e chi invece ci ammassa i ricordi che non riesce a lasciarsi alle spalle.<\/p>\n<p><i>Ore dodici<\/i>. \u201cIl treno Eurostar Italia proveniente da Roma Termini e diretto a Parigi delle ore undici e diciotto \u00e8 in arrivo al binario 8, allontanarsi dalla linea gialla.\u201d Due ragazzi e due ragazze con degli zaini enormi sulle spalle salutarono un uomo e una donna che predicavano raccomandazioni, prudenza e responsabilit\u00e0. \u201cAspettavamo questo giorno da tantissimo tempo, finalmente! Sar\u00e0 un\u2019avventura fantastica!\u201d, esclam\u00f2 una delle due ragazze, saltellando e facendo dondolare il sacco a pelo appeso allo zaino. Si salutarono di nuovo e si divisero, i quattro ragazzi scesero le scale, i due adulti si avviarono verso l\u2019uscita. Quando si \u00e8 giovani la vita \u00e8 una scoperta del mondo, un tuffo nell\u2019ignoto, e poco importa da dove inizia il viaggio, l\u2019importante \u00e8 dove ti porter\u00e0 e questo avrebbe esercitato su di loro una mutazione indelebile, non sarebbero pi\u00f9 state le persone che erano al momento della partenza.<\/p>\n<p><i>Ore tredici<\/i>. Molta gente iniziava a dirigersi verso il bar, anche la fame ha il suo orologio. Una mamma teneva per mano un bambino che camminava incerto. Lo salut\u00f2 con la mano e altrettanto fece il piccolo, sorridendo dietro al ciuccio arancione. La donna lo sollev\u00f2 da terra e lo fece sedere sulla panchina vicino all\u2019edicola. \u201cAdesso aspettiamo qui che arrivi pap\u00e0. Guarda, vedi quelle scale?\u201d, disse lei indicandole con il dito, \u201cPap\u00e0 arriver\u00f2 da li da un momento all\u2019altro\u201d. Il bimbo batt\u00e9 le mani tutto contento e la donna guard\u00f2 nel tabellone gli orari degli arrivi, gli occhi le brillavano. Ci sono attese che nutrono non solo il tempo, ma anche le anime. La voce dall\u2019altoparlante annunci\u00f2 l\u2019arrivo del treno del marito al binario 3. Poco dopo un uomo alto e robusto con la divisa da militare e un bosrone sulle spalle apparve all\u2019improvviso. Appena vide la donna e il bambino si mise a correre a braccia aperte e altrettanto fecero loro. Tutti e tre si strinsero forte appena si raggiunsero e l\u2019uomo baci\u00f2 prima il figlio e poi la moglie. Fu come se il tempo si fosse fermato, imprigionato in quell\u2019abbraccio.<\/p>\n<p><i>Ore quattordici<\/i>. Anche lui decise che era ora di mettere qualcosa sotto ai denti. Entr\u00f2 nel bar, si mise in fila e si guard\u00f2 attorno: uomini che bevevano di corsa l\u2019ultimo sorso di caff\u00e8, altri che prendevano un sacchetto con il pranzo da portare via, chi leggeva il giornale, chi mangiava da solo consultando l\u2019oroscopo, pensando che le stelle potessero decidere al posto suo l\u2019andamento della giornata.<\/p>\n<p>\u201cIl treno Frecciarossa 7795 proveniente da Venezia Santa Lucia e diretto a Napoli Centrale delle ore quattordici e dodici partir\u00e0 dal binario 4 anzich\u00e9 dal binario 1\u201d. Una massa di persone inizi\u00f2 a spostarsi dal marciapiede adiacente al bar verso la scalinata. Qualcuno si mise a correre, una donna quasi inciamp\u00f2 nelle sue due valigie e un uomo gentilmente l\u2019aiut\u00f2 a trasportarle. Quando un qualcosa stravolge all\u2019improvviso i piani ci si fa sempre prendere dal panico. Nella confusione una giovane ragazza si scontr\u00f2 con un\u2019altra che correva nel senso opposto. La seconda fin\u00ec per terra, ritrovandosi seduta sull\u2019asfalto. La prima l\u2019aiut\u00f2 a rialzarsi, dicendole qualcosa. Da dietro la vetrata del bar lui continuava ad assistere alla scena, le ragazze continuarono a parlare per qualche istante; la ragazza che cadde a terra indic\u00f2 il tabellone al binario 1, l\u2019altra scosse la testa e indic\u00f2 le scale, mostrando quattro dita della mano. Entrambe corsero dietro a tutte le altre persone che si stavano spostando al binario 4. Il destino ha la sua puntualit\u00e0 e quando meno te lo aspetti ti cambia le carte in tavola, o i binari del treno. Magari a met\u00e0 del viaggio le loro strade si sarebbero divise, ma quell\u2019imprevisto le aveva fatte incontrare, anzi, scontrare.<\/p>\n<p><i>Ore quindici<\/i>. Di fronte alle biglietterie un ragazzo con i jeans aderenti e un cappottino nero corto parlava a voce alta al telefono camminando avanti e indietro, gli si leggeva l\u2019agitazione nel tono, nei movimenti. \u201cCome non hai preso il treno? Cosa significa che non te la senti pi\u00f9? Voglio vederti dobbiamo parlarne assieme, non puoi prendere una decisione cos\u00ec da sola\u201d, diceva lui in preda ad un misto di rabbia e un principio di disperazione. \u201cPrendi il prossimo treno, sistemeremo tutto\u201d, le disse quasi implorandola, con gli occhi sbarrati dallo stupore. Inizi\u00f2 a guardarsi attorno in preda al panico, poi fiss\u00f2 il tabellone delle partenze, guard\u00f2 il cellulare, premette il tasto rosso e se lo mise in tasca. Corse al primo sportello libero della biglietteria e chiese un biglietto di sola andata per Torino. Non aveva borse, valigie, nulla. Aspettarsi \u00e8 pur sempre un modo di restare legati, nel tempo, nello spazio, nei desideri e se si spezzano le attese viene reciso quel filo invisibile che tiene unita una persona ad un\u2019altra.<\/p>\n<p>\u201cIl treno Frecciabianca 9763 proveniente da Roma Termini e diretto a Torino Porta Nuova delle ore quindici e ventitr\u00e9 \u00e8 in arrivo al binario 6, allontanarsi dalla linea gialla, la prima classe \u00e8 in testa al treno\u201d.<\/p>\n<p>Le attese sono legate al domani e se vengono infrante si resta inchiodati all\u2019oggi senza pi\u00f9 riuscire a fare un passo oltre il calare del sole, perch\u00e8 un\u2019attesa infranta non vedr\u00e0 pi\u00f9 l\u2019alba di un nuovo giorno.<\/p>\n<p><i>Ore sedici<\/i>. \u201cIl treno regionale 2491 proveniente da Siena e diretto a Grosseto delle ore sedici e tre \u00e8 in arrivo al binario 2, allontanarsi dalla linea gialla.\u201d Si era messo a sedere sul muretto della scalinata guardando le persone emergere dal sottosuolo. Proprio dal binario 2 vide arrivare una ragazza giovane dall\u2019aria spaesata che girava pi\u00f9 volte su se stessa, persa, disorientata. Trov\u00f2 un controllore e gli spieg\u00f2 che aveva sbagliato treno, doveva andare a Viterbo. L\u2019uomo le disse che avrebbe dovuto fare un po\u2019 di cambi, che era comunque stata fortunata, il treno diretto per Viterbo aveva avuto un guasto ed era fermo in mezzo alle campagne e a quanto pareva, li sarebbe rimasto per un bel po\u2019. Da un treno sbagliato si fa sempre in tempo a scendere e qualche volta uno sbaglio pu\u00f2 essere la cosa pi\u00f9 giusta che si possa fare.<\/p>\n<p><i>Ore diciassette.<\/i> Un macchinista sulla sessantina scese dalla carrozza in testa al treno e tocc\u00f2 con il palmo della mano quella sua fredda lamiera. \u201cA domani\u201d, disse, come se stesse salutando una persona. Faceva quel lavoro da pi\u00f9 di trentasette anni, l\u2019orologio sempre infilato nel taschino, puntuale e preciso. Le sue giornate erano scandite dagli orari dei treni, che ormai sapeva a memoria. Ogni giorno partiva dal binario 7 alle ore sei e quarantacinque, tre ore e venti di viaggio, quindici di pausa, poi ripartiva alle nove e venticinque, arrivava tre ore e venti minuti dopo e cos\u00ec via. Quei treni lo aspettavano ogni mattina, erano una sorta di intima sicurezza, senza di lui non sarebbero andati da nessuna parte, li guidava lungo le rotaie, ne conosceva i meccanismi, l\u2019andatura, i rumori. In quelle lunghe ore di lavoro qualcuno, indirettamente e inconsapevolmente, aspettava lui, per essere condotto al lavoro, a casa, in un\u2019altra citt\u00e0, lontano..<\/p>\n<p>Il buio si era fatto fitto. L\u2019autunno inoltrato rapiva troppo presto la luce del sole al cielo. Lui guardava con curiosit\u00e0 quell\u2019uomo le cui giornate ruotavano attorno alle attese, sue e degli altri. Quando sai cosa aspettare e cosa aspettarti non ti curi nemmeno delle stagioni che cambiano. Si guard\u00f2 ancora una volta attorno, come aveva fatto per tutto il giorno. Quella mattina era passato alla stazione senza nemmeno sapere il perch\u00e9, forse voleva partire o sognare che arrivasse qualcuno. Ma non era accaduto nulla di tutto questo.<\/p>\n<p>Si avvi\u00f2 verso le scale, le discese e percorse il lungo corridoio guardando le varie destinazioni dei treni. Arriv\u00f2 al binario 10, l\u2019ingresso era sbarrato da una rete arancione bucherellata. Decise di spostarla tanto quanto bastava per riuscire a passare, fece i venti gradini che aveva davanti a s\u00e9 e si ritrov\u00f2 sul marciapiede di quel binario quasi fantasma. L\u00ec non arrivava e non partiva nessun treno. Si sedette sulla panchina di marmo sotto al tabellone ancora coperto dai cartoni e dallo scotch da pacchi. Per un senza tetto come lui la vita era come un vecchio treno merci fermo e abbandonato sulle rotaie.<\/p>\n<p>..L&#8217;ATTESA..<\/p>\n<p>Pu\u00f2 essere una benedizione o una maledizione, se non sai chi o cosa aspettare ma soprattutto, se non sai per quanto tempo..<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_12403\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"12403\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Le stazioni.. 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