{"id":12398,"date":"2013-01-08T12:42:27","date_gmt":"2013-01-08T11:42:27","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=12398"},"modified":"2013-01-08T12:42:27","modified_gmt":"2013-01-08T11:42:27","slug":"premio-racconti-nella-rete-2013-il-quaderno-di-rosario-di-lorenzo-santangeli","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=12398","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2013 &#8220;Il quaderno di Rosario&#8221; di Lorenzo Santangeli"},"content":{"rendered":"<p>Sono seduto in questa stanza che non \u00e8 la mia, e guardo per caso una piccola foto, che forse \u00e8 un disegno o magari entrambi, e mi torna in mente Rosario, una giovane donna che conobbi solamente per poche ore, quelle in cui davanti ai miei occhi si spense e mor\u00ec.<\/p>\n<p>Io e Rosario ci incontrammo per caso, da soli in una pineta di notte. La pineta iniziava in riva al mare e si estendeva per centinaia di metri nell\u2019entroterra. Un viale conduceva a una piccola riserva, mentre un sentiero sterrato e difficile da vedere (spesso ho tentato di ingannarmi dicendomi di averlo immaginato) conduceva al di l\u00e0, in una parte della pineta dove la vegetazione era pi\u00f9 fitta e le ombre pi\u00f9 dense, il sibilo di qualcosa che strisciava sui rami e sulle foglie incessante.<\/p>\n<p>Mi avventurai l\u00ec, quel giorno deciso a cogliere qualche bel fiore per mia sorella, che piccolina, nuova di quei luoghi, sembrava trovare piacere solo nelle cose belle della natura.<\/p>\n<p>Camminai per un p\u00f2. In breve fece notte, e io, osservando la pineta in quella nuova veste scura, mi sentii solo e perso. Emisi un grido, e nessuno mi rispose. Presi a camminare a grandi passi, poi a correre, infine sudato e stanco mi appoggiai ad un albero. Invocai aiuto, qualcuno che mi soccorresse, e a quel punto una voce rispose al mio appello. Proveniva dall\u2019ombra davanti a me, ma non vedevo niente. Nello stato in cui ero pensai a presenze fantastiche, un fantasma, una strega, uno spirito, una ninfa. Quando trovai il coraggio di avvicinarmi, scorsi invece lei, Rosario, vestita di chiaro, con la pelle sudata e le mani sanguinanti.<\/p>\n<p>\u00abChe fai qui?\u00bb le chiesi, \u00abTi senti bene, cos\u2019hai?\u00bb.<\/p>\n<p>Lei mi rispose che si era persa. Le mani e le braccia erano orribili, i segni, come morsi, le coprivano quasi del tutto e il sangue che colava lento dalle ferite si mischiava alla terra e agli aghi di pino. Tentai di aiutarla, ma lei mi ferm\u00f2. Mi disse \u00abNo, non mi importa pi\u00f9, piuttosto&#8230;\u00bb e mi indic\u00f2 una penna e un quaderno vicino le sue gambe. Mi chiese di prendere tutto e di aiutarla. Io non capivo cosa intendesse, ma quegli occhi e quella voce avevano su di me un effetto come magico, e solo molto tempo dopo capii che di magico non c\u2019era niente, piuttosto c\u2019erano una volont\u00e0 e una totalit\u00e0 che io non comprendevo. Non appena presi quaderno e penna Rosario mi disse di scrivere ogni cosa, ogni parola, ogni suono che fosse uscito dalla sua bocca, e poi si present\u00f2, scandendo il suo nome come se lo pronunciasse per la prima volta. Iniziai a scrivere, e lei mi disse che le era stata diagnosticata una malattia incurabile, una patologia rara del sistema nervoso che progressivamente avrebbe eliminato ogni capacit\u00e0 sensoriale. La guardai scioccato. Le dissi che allora doveva essere visitata, curata, dovevo portarla all\u2019ospedale pi\u00f9 vicino. Vengo proprio da l\u00ec, mi rispose, e aggiunse \u00abScrivi tutto per favore\u00bb. Mi indic\u00f2 l\u2019ospedale e mi stupii della mia paura, che quando mi fui convinto di essermi perso mi aveva impedito di vedere, di capire che non ero poi cos\u00ec lontano dal paese. \u00abVedi\u00bb disse, \u00abperder\u00f2 i sensi, non vedr\u00f2 pi\u00f9, n\u00e9 sentir\u00f2, e gi\u00e0 il tatto \u00e8 andato via completamente\u00bb. Guardai allora le mani di nuovo, e un orrore pi\u00f9 profondo mi colse. Si era morsa le mani e la carne e la pelle per disperazione, per capire, per paura, e poi per avere certezza. Mi chiese dei fiori che erano l\u00ec vicino, e mi chiese di farglieli annusare, che l\u2019olfatto era il prossimo. Sussultai. Pensai a quante volte, nel riconoscere un odore sgradevole, avevo desiderato di non distinguere pi\u00f9 alcun odore, e me ne vergognai. Prese a parlarmi di ricordi legati a quei profumi, di persone, di luoghi, di un giardino fiorito di molti anni prima, di un cimitero. La notte era scura e calda. Io scrivevo tutto, anche se mi era impossibile non distrarmi. Faticavo a non guardare quelle ferite e quelle mani. E quando le scorgevo, allora osservavo le mie, e mi sentivo in colpa. Rosario mi chiese di nuovo di avvicinarle dei fiori al naso, quelli che avevo colto, e dopo aver dato una grande annusata mi disse che non sentiva un granch\u00e9 e fu allora che un lampo le attravers\u00f2 gli occhi ed emise un grido che mi sconvolse. In un attimo, simile a una belva, allung\u00f2 il collo e morse i fiori. Ritrassi la mano appena in tempo, e ci furono momenti di silenzio. Anche questo \u00e8 perso, annunci\u00f2, e con le mani al viso inizi\u00f2 a piangere. Poi si scus\u00f2, e mi chiese che fiori fossero. Io non lo sapevo, erano per mia sorella, le dissi. Volle ascoltare qualcosa su mia sorella, e io, che ormai la assecondavo stordito, le raccontai di quando era nata, di come era cresciuta, e di come, per troppo tempo, avevo faticato ad essere presente nella sua vita. Nell\u2019ascoltarmi sembr\u00f2 rilassarsi, e parlammo ancora un p\u00f2, di noi, di cosa facevamo, di cosa ci piaceva, come ad un primo appuntamento. Lei parlava; io parlavo e scrivevo. Lei mi guardava attenta, con occhi curiosi come quelli di un bambino. Da lontano udii lo scoppio di fuochi d\u2019artificio. Li vedemmo alti nel cielo tra i rami dei pini, e Rosario cap\u00ec di aver perduto anche l\u2019udito. Da quel momento la malattia fu ancora pi\u00f9 rapida, in breve perse vista e gusto e io fui spettatore inerte di quello svanire. Iniziai a scrivere frasi sconnesse, e non perch\u00e9 ero nervoso o sconvolto, ma perch\u00e9 lei ora si era abbandonata ai ricordi, di ogni genere e tempo, di libri che aveva letto e amato, di persone o fantasmi, di luoghi, di canzoni. Tutto divenne un unico flusso instabile che sfilava davanti a me. Io non parlavo pi\u00f9, non ce n\u2019era bisogno. Quando solo la voce rimase a dare vita a quel corpo (e a quella mente, perch\u00e9 la mente c\u2019era ancora senza dubbio), io ero stremato, straziato, e volli salvarla pi\u00f9 che mai. Deve esserci qualcosa che si pu\u00f2 fare! Devo portarti all\u2019ospedale! Devo salvarti! e allora lei, che non mi sentiva, n\u00e9 mi vedeva, come se avesse percepito le mie intenzioni fece no con la testa, e con gesti sconnessi si scopr\u00ec le gambe e in mezzo, tra le cosce, comparve un coltello. Ripensai a come l\u2019avevo trovata, mi sono persa, mi aveva detto, e rividi il suo sguardo che mi fissava e i suoi occhi che mi fissavano. Compresi finalmente le sue intenzioni e rabbrividii, mi sentii cadere, le gambe tremavano, e il pensiero and\u00f2 a mia sorella, alla sua voce, al suo sorriso. \u00abUccidimi\u00bb, mi disse Rosario. E nella sua voce non c\u2019era n\u00e9 dramma n\u00e9 tristezza n\u00e9 rassegnazione, solo lucidit\u00e0. La sua era una richiesta dettata solo dalla sua logica, che per\u00f2 non era la mia, non sono un assassino. Nella mia mente, il ricordo di quello che accadde quando afferrai il pugnale \u00e8 confuso, e mi pare come parte di una vita vissuta tempo fa, in un altro corpo, in un luogo fantastico. Non usai il pugnale, ma le strinsi il collo con le mani fino a toglierle il fiato. A volte durante la notte mi sveglio di soprassalto e non dormo pi\u00f9. Ricordo vagamente il viso di Rosario, per cui ora sono un assassino. La sua immagine si fonde con il resto come fosse stato un sogno, e se non tenessi questo suo quaderno con me mi sarei gi\u00e0 convinto di aver immaginato tutto.<\/p>\n<p>Ho trascorso molto tempo a interrogarmi su queste pagine, e ogni volta che le rileggo piango e penso che avrei potuto salvarla, ma poi dico di no, sarebbe stato impossibile, e pensieri terribili mi invadono la mente. Sono un assassino, ma non sento di esserlo. Spesso ho pensato di costituirmi, ma chi sarebbe in grado di comprendermi? Ho scritto la mia confessione su questo quaderno, e quando sar\u00e0 il momento ognuno emetter\u00e0 il suo giudizio, che per\u00f2 non ricadr\u00e0 su di me n\u00e9 su Rosario.<\/p>\n<p>Ho il quaderno qui nelle mie mani. Da quella sera lo porto sempre con me, e non so bene neanche per quale ragione, forse per non diventare pazzo o forse per qualche altro motivo, non lo so. Quante volte l\u2019ho letto. Lo poso vicino la fotografia, e la vegetazione ritratta nella cornice somiglia a quella pineta. C\u2019\u00e8 una macchia bianca che non avevo notato prima, una farfalla, forse, vicino una siepe, un cespuglio d\u2019erba lungo il viale di ghiaia e ciottoli che si allunga stretto stretto fino a svanire del tutto.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_12398\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"12398\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Sono seduto in questa stanza che non \u00e8 la mia, e guardo per caso una piccola foto, che forse \u00e8 un disegno o magari entrambi, e mi torna in mente Rosario, una giovane donna che conobbi solamente per poche ore, quelle in cui davanti ai miei occhi si spense e mor\u00ec. 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