{"id":12257,"date":"2012-12-28T17:56:01","date_gmt":"2012-12-28T16:56:01","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=12257"},"modified":"2012-12-28T18:25:26","modified_gmt":"2012-12-28T17:25:26","slug":"premio-racconti-nella-rete-2013-i-due-paradisi-di-rolando","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=12257","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2013 &#8220;I due paradisi&#8221; di Rolando Lambiase"},"content":{"rendered":"<div>\n<p>Alla scadenza della mia vita ho finalmente avuto ci\u00f2 che desideravo: la possibilit\u00e0 di conoscere da vicino i miei idoli dei tempi remoti e recenti. Non che ne sia morto dalla voglia, beninteso. No, non sono mai stato uno di quelli che sprecano desideri e speranze in tali scempiaggini, strappandosi i capelli al concerto di tizio, bagnandosi le mutande sognando di questa o di quella, mettendosi in fila chilometrica per comprare il biglietto per il cinema o lo stadio, l\u2019unica tappa del tour italiano della grande star planetaria. Quelli, io li ho sempre compatiti.<\/p>\n<p>Il fatto \u00e8 che tante volte, superati i sessanta, mi ero incaponito a immaginare se, che so io, un Battisti, un Tenco, un Sinatra continuassero a cantare anche a riposo (eterno), gi\u00e0 che cantare era stata l\u2019essenza della loro vita. Un usciere mi conduce attraverso una gola angusta delimitata da altissime siepi di mirtillo ben rasato di cui non \u00e8 possibile scorgere le sommit\u00e0. Il sentiero \u00e8 ombreggiato, come si pu\u00f2 ben capire, ma \u00e8 interamente chiazzato di fulgida luce che trafigge le pareti in moltissimi punti. \u201cSiamo quasi arrivati\u201d mi fa, imperturbabile come un maggiordomo inglese aduso a qualsiasi tipo di richiesta. \u201cEcco la piazza dei grandi del pop. La lascio coi suoi idoli.\u201d<\/p>\n<p>E\u2019 come Piazza S. Pietro (moltiplicata per un milione) la mattina di Pasqua, gremita sino all\u2019inverosimile. All\u2019altro lontanissimo lato una strettoia identica a quella appena attraversata, stesse pareti di mirto svettanti verso l\u2019alto infinito: \u2018sar\u00e0 per coloro che abbandonano la piazza\u2019, rimugino. Resto a scrutare la moltitudine nella speranza di riconoscere qualche volto noto: impossibile. Molti sono in piedi, parlottano e gesticolano proprio come nelle piazze dei paesini italiani la domenica mattina. Altri sono in gruppo, in circolo o estemporaneamente sistemati. In pi\u00f9 punti noto pianoforti a coda accerchiati da figure, chitarre a tracolla di dietro e davanti. Eppure non si ode un suono chicchessia. Forse la piazza \u00e8 insonorizzata ed io non ne ho ancora penetrato l\u2019invisibile blindatura. Il primo crocchio sulla destra \u00e8 totalmente in nero. Smoking e papillon. Due-tre donne, anch\u2019esse in abito da sera, sfavillanti di lustrini e lam\u00e9, collane e diademi. Una \u00e8 di fronte al pianista: bianco lui, nera lei. Lei canta<i> Summertime<\/i>, lui l\u2019accompagna magistralmente. Ella Fitzgerald \u2013 la riconosco dalla voce, soffice come un cuscino di piume \u2013; lui \u00e8 George Gershwin (me lo suggerisce Frank, uno dei pochi chiari di pelle). Ella tira la prima parte della melodia, poi passa il refrain proprio a lui, \u201cThe Voice\u201d. La seconda parte del brano rimbalza con la voce roca di un altro nero che stira le note scuotendo la testa a destra e a sinistra. Inconfondibile: \u00e8 Ray Charles, pi\u00f9 avvezzo di tutti alle tenebre perenni. La conclusione \u00e8 ancora nera. Nat, il re Cole, fa vibrare le sue corde zuccherate e mette il punto alla canzone. Estasi divina.<\/p>\n<p>L\u2019usciere \u00e8 sparito. Sar\u00e0 ritornato alla soglia per accompagnare qualche altro raccomandato predestinato. Non so da dove continuare il mio tourbillon onirico. Il silenzio ritorna sovrano. Ho capito che per sentire in presa diretta, ascoltare senza i tappi che mi otturano gli orecchi, c\u2019\u00e8 bisogno di entrare nell\u2019habitat circoscritto dei gruppi di anime. Una specie d\u2019impercettibile membrana del suono.<\/p>\n<p>Un capannello multicolore in lontananza attira la mia attenzione. Presumo che si tratti di uno strampalato drappello di Figli dei Fiori che, confesso, ho sempre invidiato e a\/odorato. Mi faccio largo zigzagando per un tempo lungo ma finito. Gli artisti qui sono disposti in cerchio, forse per attirare con pi\u00f9 efficacia gli eventuali fan-turisti. Al mio sopraggiungere il cordone suicida crea un varco grazioso e coreografico, attraverso il quale devo solo infilarmi, per poi fermarmi al centro (cos\u00ec almeno mi pare di interpretare gli inviti gestuali degli astanti). Basta torcere lentamente il collo \u2013 tipo giraffa scenica \u2013 per tentare di riconoscere gli anelli della catena variopinta. Di fronte vedo Hendrix, a destra Cobain, pi\u00f9 in l\u00e0 Morrison e \u2013 sorpresa che mi blocca il fiato \u2013 Tenco, mano nella mano della Martini: gli unici che conosco bene per averli cantati io stesso da ragazzo. Tutti gli altri sono icone stampate nella mente, figure collettive che hanno \u2013 ciascuno a modo suo \u2013 segnato almeno un paio di generazioni. Il cuore \u2013 si fa per dire &#8211; mi riprende a trottare alla vista di una bionda mozzafiato che si sgancia dal cerchio e caracolla sensualmente nella mia direzione. E\u2019 lei, senza (ombra di) dubbio: Marilyn. Comincia a fluttuarmi attorno, profumata come un giardino siciliano, poi mi carezza con un fil di voce irresistibilmente voluttuoso: <i>Bye bye baby<\/i>, eccetera eccetera. Qua e l\u00e0 spuntano chitarre rock che volentieri si adeguano al lento e suadente slow della dea hollywoodiana, io stordito e quasi etereo come loro, le star del rock assassino e suicida che ci accompagnano in coro celestiale, in netto contrasto con l\u2019ambiente (la \u2018piazza\u2019 \u00e8 una, senza dislivelli, n\u00e9 gironi). Non c\u2019\u00e8 verso di chiedere un <i>bis<\/i> o un pezzo da qualcun altro del gruppo. La scaletta dello show deve essere stata predisposta <i>ad hoc<\/i>. Ma non posso lamentarmene, sarei un ingrato.<\/p>\n<p>L\u2019atmosfera mi piace, non c\u2019\u00e8 che dire. Eppure mi sento un\u2019anima ancora insoddisfatta, come se il mio vagare avesse poco senso e non cogliesse la smania vera che mi rode al fondo. Riprendo allora a errare per la piazza, che adesso mi appare senza confini, sterminata come l\u2019acqua che ricopre il mio ex pianeta. Vago, giro, erro senza meta, nella speranza che nel frattempo lo struggimento che mi cova dentro senza un nome si dichiari apertamente (ah! che strana analogia con quel panico generato dal vuoto di memoria quando cercavo per ore la macchina parcheggiata chiss\u00e0 dove!).<\/p>\n<p>Quando m\u2019imbatto in un teatrino a semicerchio i cui spalti sono traboccanti di <i>hombre <\/i>immagino che uno show promettente stia per iniziare sul palco in basso di fronte. Gli spettatori sono in tunica di gala, rigorosamente bianca. Appaiono eccitati. Qualcuno mi fa cenno di accomodarmi in mezzo al pubblico. Mi indicano un posto vuoto proprio sotto la figura maestosa al centro delle gradinate che ha tutta l\u2019aria di essere un\u2019autorit\u00e0. Oltre alla tunica ha anche una lunga barba bianca. Lo chiamano Pietro. Sul palco sopraggiungono lemme lemme due vecchietti apparentemente male in arnese, ma vispi e carichi di adrenalina. Entrambi trascinano una sedia impagliata su cui vanno a sedersi. Uno ha il mandolino, l\u2019altro la chitarra. Non si concedono presentazioni e smancerie del genere: vanno subito al sodo, rilasciando nell\u2019aria armonie appassionate e coinvolgenti.<\/p>\n<p>Sono melodie che conosco a memoria, provengono dalle mie parti. Le avevo un po\u2019 trascurate quando ero un capellone arrabbiato e ribelle e guardavo troppo lontano. Come gli altri giovani, del resto. Io e i miei conterranei, in questo, siamo stati ciechi e sordi. Ingrati e snob. Ci accorgevamo della bellezza delle classiche partenopee solo quando arrivavano nella <i>Top Chart <\/i>in altra lingua: <i>Surrender <\/i>(Torna a Surriento), <i>It\u2019s now or never <\/i>(\u2019O sole mio), <i>Oi Mari <\/i>(Maria, Mar\u00ec) e altre.<\/p>\n<p>Il repertorio dei due posteggiatori \u2018non finisce mai\u2019, <i>Carmela<\/i>, <i>Reginella<\/i>, <i>Funicul\u00ec Funicul\u00e0<\/i>. <i>Fenesta<\/i> <i>Vascia<\/i>, <i>I\u2019 te voglio bene assaje,<\/i> <i>I\u2019 te vurria vasa<\/i>\u2019. Il santo pubblico \u00e8 incantato, il Capo \u00e8 annichilito, pietrificato dalle note vibranti e appassionate. Io sono un\u2019anima in lacrime. Applausi silenziosi e convinti. Il duetto sommessamente s\u2019inchina, strumento sorretto a due mani. Uno di loro annuncia: \u201cSi permettite, nuje v\u2019avimm\u2019\u2019a saluta\u2019\u201d e girano i tacchi e s\u2019avviano dietro le quinte.<\/p>\n<p>\u201cChe fate, site pazze!\u201d grida Pietro inchiodandoli sulla scena. \u201cNun vulite resta\u2019 cc\u00e0?\u201d<\/p>\n<p>No, i due vecchietti declinano l\u2019invito garbatamente ma risoluti. Il paradiso loro ce l\u2019hanno gi\u00e0 e si chiama Napule. Non vedono l\u2019ora di tornarvi e suonare tra tavoli fumanti di spaghetti e baccal\u00e0. Quattro lacrime napoletane, due il mandolinista due il chitarrista, scivolano per i volti rigati dal sole e dagli anni. S\u2019arrende l\u2019audience, beata e spossata da tanta malinconica bellezza di cui \u00e8 stata entusiasta testimone. E una colpevole e irrefrenabile punta d\u2019invidia annienta il crocchio dei santi-spettatori, turbati all\u2019idea che il loro paradiso possa essere soltanto una sede staccata del \u2018Paese d\u2019\u2019o sole\u2019.<\/p>\n<p>Io per\u00f2 non ci casco. Magnifico concerto, niente da eccepire. Emozioni a non finire. Ora so dove venire quando ho voglia di un temporaneo ritorno alle radici: chiss\u00e0, forse un assolo di Caruso o uno show confidenziale di Murolo padre e figlio. I due anziani posteggiatori non sono che ingenui mistificatori e inguaribili romantici. Napoli-Paradiso, nel VI anno E.F., \u00e8 un\u2019associazione per lo meno impropria, se non ingannevole. Ma tant\u2019\u00e8: ci sarebbe voluto un altro mezzo secolo per \u2018Napule \u00e8 \u2019na carta sporca\u2019 e ristabilire metaforicamente un equilibrio pi\u00f9 attendibile. Non si tratter\u00e0 allora, salomonicamente, del celebre e ambiguo Purgatorio, visto che latinamente <i>in medio stat virtus<\/i> esprime il meglio, cio\u00e8 l\u2019equilibrio tra il bello e il brutto, il bene e il male? Ancora no. Napule non ha mai amato le mezze misure, la mediocrit\u00e0. \u2018Napule \u00e8\u2019 e basta. Non \u00e8, invece, mai stata Inferno (i Campi Flegrei sono fuorvianti), n\u00e9 Paradiso (uno dei <i>Dduje Paravise<\/i> di Ciro Parente e E.A.Mario): \u00e8 semplicemente un\u2019atipicit\u00e0 terrestre, un marchio irriproducibile, \u2019<i>o paese add\u00f2 tutt\u2019 \u2019e parole, so\u2019 doce o so\u2019 amare, so\u2019 sempe parole d\u2019ammore<\/i>.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>\u00a0\u00a0<\/p>\n<p>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_12257\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"12257\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Alla scadenza della mia vita ho finalmente avuto ci\u00f2 che desideravo: la possibilit\u00e0 di conoscere da vicino i miei idoli dei tempi remoti e recenti. 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